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Valentino Parlato
Diecimila abbonamenti ora, per cominciare
Cari lettori e (benché il termine sia un po' in disuso) cari compagni. Siamo alla fine dell’anno e quindi bisogna attrezzarsi per un nuovo inizio, per continuare
a diffondere la nostra voce per tutto il 2010. Per riuscirci, lo strumento più importante sono gli abbonamenti, fare in modo cioè che un buon numero
di lettori scommetta sul manifesto per tutto il 2010: chi si abbona compra il giornale per tutto l’anno. I più impegnati, fiduciosi e ottimisti potranno anche arrischiare l’abbonamento triennale al prezzo secco di 1.000 euro. Ma per i meno avventurosi ci sono gli abbonamenti postali annuali al prezzo di 240 euro e quelli annuali con i coupon al prezzo di 330 euro. Poi offriamo altre convenienti forme di abbonamento che troverete indicate sulle pagine del giornale e sul nostro sito.
Ma veniamo subito alla sostanza: per questo 2010 ci siamo posti (un obbligo per continuare a combattere) l’obiettivo di 10.000 abbonamenti. Quasi il raddoppio di quelli dell’anno che sta finendo. 10.000 abbonamenti e anche quest’anno un numero speciale a 50 euro, che va ormai considerato non come una misura di emergenza, ma come una condizione necessaria, una tassa annuale se volete, per la continuità di questa impresa. Oggi parte la corsa,
e ogni settimana daremo i risultati della scalata a quota diecimila.
Anche negli anni passati (ormai sono quasi 39) vi abbiamo rivolto appelli
di questo tenore, ma oggi non si tratta solo della sopravvivenza del manifesto, ma di qualcosa di molto di più e di molto più impegnativo per tutti.
Mai come in questa stagione la democrazia e i conseguenti diritti sono stati così minacciati. I politici di governo e anche la stampa «indipendente» annunciano che stiamo uscendo dalla crisi economica, ma con una crescita della disoccupazione, cioè di donne e uomini impoveriti e divisi tra la rabbia e la necessità di raccomandarsi a qualche potente. La recessione sta accentuando una delle crisi della democrazia più gravi della storia della repubblica. Il Parlamento conta sempre di meno, i decreti del governo pesano molto di più delle leggi. La magistratura è continuamente sotto accusa (i magistrati sarebbero gli ultimi comunisti della nostra storia). L’esecutivo, cioè il governo, si riduce (salvo qualche bisticcio nella maggioranza) al potere esclusivo del Cavaliere che già pratica una forma strisciante di presidenzialismo. La pubblica amministrazione e i beni che amministra passano in mani private. Quel che avviene oggi nelle carceri, sovraffollate e omicide, è un altro specchio del paese. E, come dice il proverbio, al peggio (salvo una resistenza e una rinascita della democrazia di chi lavora, di chi è disoccupato o precario) non c’è mai fine. Della libertà di stampa è meglio non parlare.
Bisogna tenere e passare alla controffensiva. I nostri diecimila abbonati, che pagano l’abbonamento e non sono pagati da nessuno, possono essere le forze speciali di una democrazia in spaventoso declino. Una risorsa contro le barbarie.
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a me il giornale piace specie da quando ha dato piu' spazio ai temi del sociale. la pagina dei territori poi è davvero succosa
ciao e domani mi riabbono alla faccia dei disfattisti
ERIC- Sestri Levante 01-12-2009 18:23 - eric
Ogni anno pianger miseria e appellarsi ad alti valori, la democrazia bla bla bla, al momento di batter cassa.
Mi sento infastidito da questo atteggiamento cronico del Manifesto.
Condivido completamente quanto scrive Andrea61:
"Io penso che qui servirebbe un po' più di verve [...] Non ci vuole molto a capire che il 90 percento dei lettori di queste pagine è "occasionale" e 240 euro per avere il cartaceo nella buca delle lettere la mattina non ce li metterà mai. Pensate a cifre più basse per servizi di tipo diverso. Nelle nostre facoltà ce ne sono di ragazzi in gamba, pescatene uno sveglio e che abbia meno di 22 anni e vedrete che lui se li sa inventare, i modi di rendere un servizio utile che la gente ripaga volentieri."
Suvvia.
Pietro. 01-12-2009 11:25 - pietro