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redazione
Una sfida alla politica
È una nuova generazione che entra in campo. È la rete che scavalca la televisione. È la politica che spiazza i partiti. Poi la vecchia guardia segue, i giornali trainano, le forze politiche si accodano. La manifestazione del 5 dicembre mostra il volto di una nuova gioventù. Che non ha fatto il '68, che non ha esperienza di partito, che di questa sinistra non vuole condividere afasie e retroguardie. Che vuole, invece, diventare una voce pubblica.
Il No B-day cambia innanzitutto la condizione di una generazione, la fa uscire dalla rabbia individuale, la porta a diventare un soggetto politico e, proprio per questo, a influenzare il clima generale del paese. Dice a Berlusconi che il suo tempo è finito. Non si dimetterà, ma il suo mondo è il passato.
Superando ogni previsione della vigilia, un enorme, allegro, pacifico, ma niente affatto pacificato, popolo viola si prende Roma. Piazza S. Giovanni diventa troppo piccola per accogliere chi vuole uscire dall'incubo di un paese sfigurato dalla violenza sociale, giuridica, economica del berlusconismo.
Una folla straripante alza la voce ( «basta», parola-basic del corteo), nell'Italia «trasformata nella sua ombra grottesca», come ha detto ieri lo scrittore Saramago.
L'autorganizzazione di una così straordinaria partecipazione è il valore aggiunto, la novità dell'evento romano. Prende forma e forza l'autonomia dell'iniziativa politica. L'idea nasce per piccoli gruppi e cresce a valanga, i clic del computer diventano una comunicazione articolata tra voci uguali. Ciascuno ha il suo individuale, personale No B-day da mostrare agli altri. Una folla di tante persone con la voglia innanzitutto di esserci, ognuno con il suo cartello. La signora che vuole l'acqua pubblica, la ragazza che critica il maschilismo del cavaliere, il signore che lo vorrebbe vedere in galera, i tanti che sventolano l'agenda rossa, la «bandiera» di Borsellino, l'esibizione delle edizioni più diverse della Costituzione. Si esprime così la necessità di prendere la parola individualmente, senza delegare fantasia e slogan alle forze politiche di una sinistra che ha perso l'una e gli altri, smarrendo il suo mondo. Anche se erano molte e molto visibili le bandiere di Rifondazione comunista, quelle di Di Pietro, delle altre sigle della sinistra, la stragrande maggioranza della manifestazione era fuori dai vecchi recinti, camminava accanto alle bandiere rosse ma con una consapevolezza diversa, segnata dalla scelta simbolica del colore viola.
Che si tratti di un inizio, di una partenza, di una stagione che carica la molla del futuro è una speranza fondata. Da ragioni ideali ma anche molto materiali. I giovani del No B-day, come ha scritto sul manifesto Paul Ginsborg, non hanno la retrovia di un lavoro in cui rifugiarsi, sono costretti a scendere in piazza per ottenere lo statuto di una nuova cittadinanza che li emancipi dallo stato di sudditanza, forti solo di un capitale culturale da spendere.
Spetta ora a chi ha a cuore la nascita di una nuova sinistra, darsi da fare per aiutare la protesta, di un'opinione pubblica giovane e informata, a diventare motore di una prospettiva politica. Con attenzione, passione e rispetto per chi nella giornata di ieri ha dimostrato di aver saputo trasformare un'esperienza virtuale in una voce reale.
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Pure le aperture "non autorizzate" verso Stati facenti parte dell'internazinale del terrore, come l'Iran, e fino a qualche tempo fa la Libia, o i "nemici della democrazia" come il biellorusso Lukashenko, o l'algerino Bouteflika, sono poco gradide dagli alleati d'oltre oceano.
Ora questi nodi stanno venendo al pettine,giorno dopo giorno, ma l'Italia non sembra voler retrocedere dalle decisioni già prese.Così dagli ammonimenti alle diffamazioni personali, si è passati all'azione diretta attraverso la riproposizione in Italia di un copione ampiamente collaudato in altri contesti sociali: quello dei moti colorati.
Tutti quelli che si sono prestati a questa operazione di dubbia spontaneità, consapevolmente o meno, stanno contribuendo al piano statunitense indirizzato a destabilizzare l'Italia.
Saluti
gianchi 09-12-2009 02:27 - gianchi
Non me la prendo, perchè la manifestazione è ben riuscita e se non fosse ben riuscita sarebbe stata la fine della storia dell'opposizione politica in Italia. Ma me la prendo perchè ho la sfiga di avere molto più di vent'anni, e questo copione l'ho già visto praticamente ad ogni legislatura. Qualcuno vede un consenso di massa in aumento attorno a temi costruttivi ben precisati? Quelli che non sono d'accordo sono (siamo) sempre gli stessi, obbligati a fare sempre più casino per riuscire a farsi sentire. Agli snodi del potere, anche a basso livello, abbiamo sempre meno accesso. Allora, o arrivi ad un livello stile rivoluzione arancione, in cui riesci a tenere fisso nelle piazze di cinque città italiane un presidio di 50-100mila persone per un mese, o riesci veramente a fare una roba tipo funerali di Gandhi (e questa non lo era, scusate se non mi bevo le cifre) o finita la festa è cambiato ben poco. Mancano le idee (aggreganti e concrete), manca gente che le rappresenti in modo convincente, manca in modo abissale il feeling delle tante sfumature della società italiana di oggi. 08-12-2009 13:09 - andrea61
Andrea M. 08-12-2009 11:40 - Andrea M.
http://sitoaurora.splinder.com/post/21776705/Il+NObday+nato+spontaneamente%3F 08-12-2009 09:23 - kulma
Ma questa esaltazione di un semplice happening, di una kermesse non esattamente eroica come un evento che segna la nascita di un nuovo protagonista - senti, senti - "politico" penso stia facendo rivoltare Luigi Pintor nella tomba. 08-12-2009 05:17 - chinpoko