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Valentino Parlato
Al cuore dello Stato
Siamo a una crisi istituzionale, dell'equilibrio tra i poteri costituzionali della Repubblica, come non ne ricordo. A questo punto mi viene da scrivere che siamo alla vigilia di un colpo di stato o al 25 luglio di Silvio Berlusconi (per i più giovani ricordo che il 25 luglio il Gran consiglio fascista liquidò Benito Mussolini). L'aggressività smodata del presidente del consiglio è sintomo della sua insicurezza e, quindi, della volontà di fare il colpo di stato, sferrare l'attacco finale. Vorrei ricordare che il 12 ottobre di quest'anno Il Giornale (la proprietà è nota) scriveva: «Se eleggessimo noi l'uomo al Quirinale?» L'annuncio della volontà di fare dell'Italia una repubblica presidenziale, non all'americana, ma piuttosto fascista.
Silvio Berlusconi ha scelto il congresso del Partito popolare europeo, a Bonn, per sferrare un attacco durissimo, e con la volgarità che si accoppia alla violenza, alla magistratura, alla Corte costituzionale e ai presidenti della Repubblica (gli ultimi tre, tutti di sinistra e tutti responsabili dei suoi guai). In sintesi l'attacco centrale è alla Costituzione che va violata, roba di un passato da rigettare. Mai un riferimento negativo al fascismo o, positivo, alla resistenza o anche alle potenze che sconfissero Hitler e Mussolini. Di conseguenza, il suo stato maggiore chiama a una grande manifestazione a Milano dei suoi sostenitori.
A Bonn non mi risulta che abbia avuto applausi, la Merkel si è tenuta al no comment. In Italia ci sono state le reazioni non solo di Di Pietro, ma anche di Fini che ha voluto ricordare a Berlusconi gli articoli 1, 134 e 136 della Costituzione che per Fini è ancora vigente. E, sempre Fini, si augura che «il premier trovi modo di precisare meglio il suo pensiero». Ma un Berlusconi che proclama, anche a Bonn, di «avere le palle» non rettifica. Sarebbe un suicidio. Anche il Quirinale (dove c'è il terzo presidente di sinistra) ha espresso «profondo rammarico e preoccupazione» per «il violento attacco» alla Costituzione. Bene, ma questo non mi sembra tempo di «rammarichi». Eloquente il silenzio (almeno fino a ieri sera) del presidente del Senato.
Ripeto, e temo di non sbagliare, siamo alla liquidazione della Costituzione e di tutti i poteri costituenti, compreso il Parlamento. Occorre produrre, d'urgenza una risposta proporzionata al pericolo. E, francamente Bersani, il segretario del maggiore partito di opposizione, non può limitarsi a dar ragione a Napolitano e dire che i popolari europei, sentendo Berlusconi si sono resi conto dei pericoli del populismo. Lui, Bersani e il suo partito, che fanno?
Oggi a Roma c'è una grande manifestazione sindacale, di lavoratori qualificati e importanti: pubblico impiego e istruzione: lo Stato e la cultura. Non possono fermarsi alle legittime e giuste rivendicazioni sindacali. Debbono andare oltre. In queste settimane è in gioco la democrazia, l'eguaglianza (almeno formale) tra i cittadini.
Tutti dobbiamo metterci in movimento: non possiamo attendere tranquilli la grande manifestazione di Milano per l'aspirante duce Silvio Berlusconi.
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E' chiaro che Berlusconi alza il tiro. E', è sempre stata, e sempre sarà la sua tattica. La tattica del "poker bluffer": ha in mano due scartine, e fa credere a tutti di avere una scala reale. Non la trovo affatto una sorpresa.
Quello che invece mi sorprende è che, a 18 anni dalla "discesa in campo" del nostro, in questo paese si riescano ancora a riempire pagine e pagine di giornali assortiti con i suoi bluff e ci si possa ancora stupire per questi suoi "tatticismi". Tatticismi che, a voler ben vedere, di loro sarebbero anche mediocri: ma che puntualmente vengono elevati al rango di "grande strategia politica" - nelle menti più o meno obnubilate dei suoi sostenitori ad oltranza - o di "minacce alla democrazia" e "prove tecniche di dittatura" - nell'immaginazione degli "avversari" - perché in effetti, nel resto del paese, è gravemente carente la capacità di analisi, quel che servirebbe per andare a "vedere le carte" e mostrare che l'esimio "bluffeur" ha appunto in mano solo due scartine. Marx, purtroppo, è lontano, e mi pare che ormai il motto sia "qui si naviga a occhio (e croce) e si arriva (quando si arriva) per combinazione".
E così, tutti, a cominciare da Parlato, puntualmente abboccano al bluff (oggi è "l'aspirante duce", il "dittatore in pectore": ieri erano "le dieci domande" o l'attentato alla dignità "della Donna", l'altro ieri ancora era "il patto del predellino"... e via discorrendo, e fatuamente perdendo tempo, e riempiendo di fuffa lo spazio. Per inciso: Parlato, al quale voglio peraltro una bene dell'anima, forse perché mi ricorda mio padre, non era quello che anni fa, in occasione di un'altra campagna elettorale, più o meno dello stesso tenore di questa per le imminenti regionali, diceva "accettiamo le pubblicità di Mediaset sul manifesto perché così intendiamo dare il nostro contributo a 'rasserenare' il clima"?), e il nostro esimio "bluffeur" si porta a casa il piatto un'altra volta.
Ora, però, se questo genere di "ingenuità" la si può anche accettare da chi - e non voglio fare nomi - è più o meno connivente, è a libro paga. ha code di paglia di varie lunghezze, oppure semplicemente è come don Abbondio, incapace - diciamo così - di "alzarsi per i lacci delle proprie scarpe", non lo si può tollerare da un giornale che si picca di continuare a definirsi "comunista". Ripeto: Marx, il "disvelatore di misteri", è lontano anni luce. Adesso impera il pensiero "liquido", anzi, gassoso, la bibbia delle differenze e dei distinguo, il vangelo delle moltitudini. Impera il pensiero dell'inazione: sicché - verrebbe tanto da dire - chi ha voluto il post-moderno si arrangi, visto che ora dovrà (ri)imparare ad analizzare politiche di stampo quasi pre-moderno. Quel poco di affetto che resta porterebbe a consigliare di leggersi qualche buon conservatore, per vedere se si fa ancora in tempo a capire come va il mondo.
E allora, la dice lunga, appunto, il modo dissennato in cui sono stati trattati questi due fatti recentissimi: la dice lunga l'essere stati incapaci di prevedere che il "taglio" dei fondi pubblici all'editoria sarebbe durato lo spazio di un mattino (per l'ovvia ragione che a subirne gli effetti ci sarebbero stati "Padania", "Libero", "Secolo d'Italia": talché, parrebbe quasi che la minaccia - altro bluff! - sia stata fatta più per lanciare un messaggio ai non-allineati "interni" che per mettere la mordacchia al "manifesto" e a "liberazione": i quali, purtroppo, nella fase attuale contano come il due di picche a briscola quanto a capacità di incidere), o l'essere caduti nell'ennesima trappolina dell'esimio di cui sopra.
Non con la chiamata alle armi su cui poggia l'articolo, si va a svelare che il re è nudo: ma mostrando appunto che il re è nudo. Mostrando che, per esempio, continua a non esserci alcuna copertura finanziaria per la gran parte - per non dire la totalità - dei provvedimenti economici in via di adozione: a cominciare dalla pseudo-post-riforma universitaria. Oppure mostrando che, come dicono per esempio quelli de 'lavoce.info', di questo passo, a suon di provvedimenti "una tantum", scudi fiscali, tagli "alla cieca" di qui e di là e altre analoghe panzane, come sono l'insieme delle misure che il governo si appresterebbe a varare, ci vorranno vent'anni per uscire dalla crisi economica. Mostrando che i grandi geni attuali della destra italiana non sanno nemmeno dove diavolo andare a sbattere la testa per attuare IL LORO PROGRAMMA, quello per cui sono andati a chiedere voti (tant'è vero che le poche teste più o meno pensanti che avevano accompagnato il Berlusca all'inizio della sua avventura sono andate tutte quante più o meno a nascondersi: e quel che resta ora sono le frattaglie, lo scarto, la spazzatura): voti che comunque puntualmente ricevono, come il buon Pavlov riceveva la bava dal suo cagnolino dopo aver suonato il campanello, e come qui poi tocca ricevere lezioni di democrazia dai soliti due o tre soloni da quattro soldi. E infine, perché no?, provando a dimostrare a questi ultimi che, a parte i soliti detentori di patrimoni a molti zeri, nemmeno loro, la gran massa dei sostenitori ad oltranza del PDL, ricaveranno alcun beneficio dalle politiche del governo in cui ciecamente si riconoscono (o paiono riconoscersi).
Certo: è un lavoro lungo, paziente, richiede tempo, richiede chi si vadano a scovare e ad analizzare i dati (la storia di quel giornalista del NYT che è stato capace di scartabellare fra diverse annate di dati quantitativi dell'EPA, e ha potuto dimostrare INCONTROVERTIBILMENTE che oltre il 20% delle reti idriche pubbliche americane è INQUINATO A LIVELLI ESIZIALI, non vi insegna nulla?). Ma non vedo alternative. Soprattutto, però, non vedo a che serva aizzare la piazza contro i fantasmi. Cosa credevate, che la manifestazione di sabato scorso avrebbe davvero potuto cambiare istantaneamente qualcosa? E meno male che siete sulla scena da cinquant'anni! Purtroppo - o per fortuna, non lo so - siamo fuori dal parlamento: a un anno e mezzo dal disastro, conviene cominciare una buona volta a farsene una ragione e lavorare per l'alternativa. Abbiamo già buttato via un anno e mezzo.
Infine, spiace dover dare ragione ad uno dei destrorsi qui sotto, ma è la sacrosanta verità: la democrazia parlamentare funziona così. Uno governa se ha il consenso: e IN QUESTO MOMENTO noi non ce l'abbiamo. Continuare a pretendere di esorcizzare la nostra DRAMMATICA (e lo ripeto: DRAM-MA-TI-CA!! Tant'è vero che per cercare di avere lumi siamo costretti ad andare a interpellare Guido Rossi o Tito Boeri: il che - con tutto l'enorme rispetto che nutriamo per entrambi - è tutto dire!) mancanza di idee in tema di economia, ambiente, lavoro, sviluppo, finanza, facendo gli isterici e chiamando la piazza alla rivolta ad ogni stormir di fronda all'interno di quel pateracchio che governa attualmente e che pretende di chiamarsi "solida maggioranza" non ci aiuterà né punto né poco a tornare in condizioni di governare, né alle prossime elezioni né mai.
Ora, se a voi tutto questo va bene, e vi sta bene continuare a sollazzarvi nell'autocelebrazione di "come eravate belli e puri" quarant'anni fa, oppure attardarvi nell'autocommiserazione su "come è diventata brutta l'Italia adesso" (il che è VERISSIMO: ma continuare solo a dirlo, con i toni più o meno drammatici dei cronisti "di nera", dei "notai del disastro", o sperare di far miracolosamente invertire la tendenza con periodici sacri bagni di folla, non ci fa fare un passo avanti CHE SIA UNO sulla strada verso l'uscita DALLA NOSTRA CRISI!!), pace. Ce ne faremo una ragione.
A me, non sta bene. Mi spiace. 12-12-2009 15:38 - Mario Grilli
Allora dovreste sapere che in democrazia è necessario vincere le elezioni per governare.
Invece di inveire sempre e comunque contro B. , perchè non vi date da fare per vincere le prossime elezioni e mandare B.a casa ? Se poi le perderete ... be allora vuol dire che la maggioranza degli italian non vi vuole e non vi crede. E'tutto molto semplice ;Amen! 12-12-2009 13:46 - Amen
La parola è ancora quella della nostra storia recente, la trovo scritta sui casolari diroccati del mio Appennino, la vedo nel rosso di quelle bandiere che hanno ancora il coraggio di sventolare, negli occhi innocenti dei ragazzini che sfilano con me nei cortei di questi giorni, occhi che hanno bisogno di futuro e di vita,
La parola è quella del passato e del futuro, ma bisogna farla diventare azione nel presente.
La parola magica è RESISTENZA! 12-12-2009 10:47 - Geronimo