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Norma Rangeri
Terrorismo in aula
L'onorevole Fabrizio Cicchitto, ex socialista lombardiano, poi gelliano, ora berlusconiano, si è alzato dal suo banco di Montecitorio versando sul parlamento purissima benzina. Fino a scandire la lista dei terroristi, i nomi dei mandanti del folle di piazza Duomo: il gruppo Repubblica-Espresso, Annozero, Il Fatto, Travaglio, Di Pietro, i pubblici ministeri. Giornalisti, politici, magistrati, tutti con le mani insanguinate. Ponendo infine l'aut-aut: subito «leggi funzionali», cioè leggi speciali a protezione del capo. E quando ha preso la parola Antonio Di Pietro, l'incendiario è uscito dall'aula insieme ai parlamentari del Pdl, concludendo una sequenza di arroganze verso ogni forma non concordata di opposizione al governo. Come dimostrava, di lì a pochi minuti, l'ennesima richiesta di voto di fiducia sulla legge finanziaria, costringendo il presidente Fini a parlare di «deprecabile impedimento all'aula di pronunciarsi», scontando le repliche avvelenate degli uomini del cavaliere.
Che la campagna di odio non si sarebbe fermata era prevedibile, che aumentasse di intensità e virulenza anche. Dai comizi al parlamento, naturale approdo per chi punta al massimo traguardo: il bersaglio costituzionale.
Il segretario del Pd indietreggia, si difende dall'assalto di Cicchitto definendolo «il pompiere incendiario», rileva il pericoloso distacco del governo da un paese stremato dalla crisi. Accusa i colpi indiretti (contro Di Pietro) e quelli portati nelle sue stesse file (contro Rosy Bindi). Cerca di fuggire dal terreno su cui l'avversario gli lancia la sfida, senza tuttavia riuscire ad imporne un altro. Mentre la Cgil è esclusa dal tavolo del governo, e nelle fabbriche si applicano gli accordi decisi da rappresentanze minoritarie, facendo così saltare il già debole gioco della democrazia sindacale, ultimo ammortizzatore di un malessere profondo.
Al resto, al bombardamento quotidiano sul pericolo terrorista che vuole rovesciare il potere del popolo, ci pensa la televisione. La regina del populismo moderno, berlusconiana (di nome o di fatto), tiene alto il fuoco nelle case italiane, a colpi di telegiornali e vita in diretta, di talk-show e intrattenimento. La tv monta la panna acida del vittimismo berlusconiano, punta la telecamera contro l'opposizione, esalta la figura del piccolo padre, ferito custode di un amore sconfinato «per la gente, nella gente, con la gente», come recita il mantra ossessivo dell'onnipresente portavoce-sottosegretario Bonaiuti, confondendo Vespa che lo chiama «Berlusconi». Tanto odio contro un uomo buono, come non è mai successo, ripetono i suoi, mai una campagna è stata mirata a sconfiggere un politico.
Invece una battaglia all'ultimo titolo contro un leader italiano ci fu, condotta proprio sulle colonne di questo giornale. La inventò Luigi Pintor contro Amintore Fanfani, candidato al Quirinale. Era il mese di dicembre del 1971, e ai titoli di carta seguì una manifestazione, proprio a Milano. Contro il «fanfascismo», forma primitiva di presidenzialismo. Fu durissima, ma abbondantemente ripagata dalla vittoria di un appena nato quotidiano comunista. Noi siamo sempre gli stessi, ma al confronto Fanfani era un galantuomo.
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non potevi scrivere una conferma migliore sullo snobbismo che (autodistrugge) la sinistra. Dimmi allora (e sopratutto, lo dica la redazione del Manifesto) quali sono i ns punti di riferimento 'de sinistra'. Avete dato più attenzione a D'Alema, e ad altri cialtroni che adesso inciuciano con grande passione.
E chi fa opposizione, non sono pippe mentali (casomai quelle le fanno i sinistrati, se vogliamo buttarla giù dura), per ora vedo in Parlamento solo Di Pietro. La Snx non c'é più, ma la colpa è in larga misura loro, che hanno buttato il 6% di voti perché dovevano presentarsi ognuno per i fatti suoi. Ps bravo Ferrero, almeno una cosa giusta l'hai fatta: cacciare quell'altro materasso di Sansonetti da Liberazione, anches e poi Vendola s'é arrabbiato.. è l'ora di farla finita con questi 'pseudosinistri' che sono più a destra di Fini. Di Pietro a loro confronto è Lenin, ma che importa, continuiamo ad avere fiduca in D'Alemix, che va benissimo così no? 21-12-2009 20:50 - Graziano
che tristezza. 17-12-2009 08:47 - maurizio giorgio
questo è il blog del manifesto, quotidiano comunista. Se cerchi pippe mentali con di pietro vai da santoro o da beatrice borromeo
w il manifesto 17-12-2009 08:06 - giullare da+nobel