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COMMENTO
20/12/2009
  •   |   Alberto Asor Rosa
    L'eterna bicamerale

    Quando qualche tempo fa scrissi e pubblicai su queste colonne un articolo intitolato Il golpe bianco (5 dicembre), non mi sarei aspettato che di lì a qualche giorno (10 dicembre) il Cavaliere sarebbe volato in soccorso delle mie tesi con le sue clamorose esternazioni al Congresso del Ppe, che sembravano fatte apposta per convalidarle e renderle definitive: ripeto, definitive. 
    Siamo usciti allora dal clima provvisorio di (presunta) isteria e di (patologica) rabbia: i tre elementi fondatori della strategia berlusconiana, - la denegazione del prestigio, dell'autorevolezza e della funzione di garanzia delle massime cariche dello Stato (Presidenza della Repubblica e Corte costituzionale), lo scardinamento dell'autonomia del potere giudiziario e la revisione del dettato costituzionale in vista di un proprio illimitato e sconfinato nel tempo potere personale, - venivano ormai sotto tutti gli occhi di tutti, il «golpe bianco» prendeva la sua forma finale, per giunta di fronte ad una platea europea, cosa che anch'essa finora non era mai avvenuta (il fatto che non ci siano state reazioni visibili costituisce di per sé un avallo importante alla strategia in quella sede chiaramente delineata).
    Questo è avvenuto negli ultimi quindici giorni in Italia e su questo occorre tornare a riflettere, riflettere, riflettere. Insomma, il ragionamento è davvero elementare: se in Italia c'è «lo stato di eccezione» (E. Mauro, La Repubblica, 11 dicembre), la strada da battere è una; se non c'è, è un'altra. Questo è il punto: se sia in atto oppure no in Italia un processo strisciante di natura eversiva, che scende dall'alto, risponde a un disegno preciso (non sussultorio, non puramente difensivo) e si avvale per ora, con estrema durezza, di tutti gli strumenti istituzionali attualmente disponibili. E' ovvio che, in base alle risposte, se ne dipanino due possibili (e ampiamente contrapposte) risposte politiche. Le risposte politiche, e le conseguenti iniziative, invece sembrano arrivare senza che il punto nella sua essenza sia minimamente affrontato. Il massimo che si ottiene è che vengano avvistate, - e qualche volta persino denunciate, - le singole eccezioni alla regola. Ma non si vede, o non si vuole vedere, la trama che le unisce organicamente l'una all'altra, cioè non si vede, per tornare a noi, lo «stato d'eccezione». E questa rimozione (in molti casi voluta) mi sembra di per sé una terribile debolezza. CONTINUA|PAGINA10
    Lo strillo di Pier Ferdinando Casini dopo le ultime esternazioni, - «se vuole trasformare la repubblica in una monarchia, faremo fronte comune, e ci saranno delle sorprese», - forse dettato da emotività (ma vivaddio, in casi del genere), poteva essere l'inizio di un discorso, anche dalle ridotte ricadute pratiche sul momento, ma significativo politicamente e idealmente. Invece niente.
    In questa davvero eccezionale segmentazione dell'analisi dei singoli fenomeni dalla causa vera che li determina, oltre a vasti settori dei media e dell'informazione, sarebbe vano tentare di celare che si distingue l'attuale gruppo dirigente del Pd. Tutto ciò meriterebbe un lungo ragionamento a parte, me ne rendo conto, ma ne accenno per la parte che riguarda più direttamente questo discorso. Se non c'è lo «stato di eccezione» e se di conseguenza viene scartato lo sforzo più intenso allo scopo di creare un vasto schieramento onde fronteggiarlo, - allora cosa c'è?
    Lo dice, a piccoli tocchi e a prudenti dinieghi, l'attuale segretario Bersani, ma lo dice, come al solito con grande decisione e chiarezza, Massimo D'Alema, in una illuminante intervista al Corriere della Sera (17 dicembre). Agli «opposti populismi», - quello di Berlusconi e quello, ca va sans dire, di Tonino Di Pietro, - va contrapposto secondo lui il disegno serio e responsabile di un grande partito riformista, il quale, scrive D'Alema, deve avere «il coraggio di dire che le riforme istituzionali comportano una comune assunzione di responsabilità, senza temere l'accusa (va detto che, comunque, la lingua batte dove il dente duole) di voler fare inciuci». Lo scopo è quello, niente di meno!, «di rifondare il sistema politico e questo è l'unico spazio in cui il Pd può agire, tra gli opposti populismi». 
    Ma come si fa a pensare che si possa ragionare di riforme con la canea urlante di turibolanti e di corifei che costituisce la corte dell'Uno? Si può benissimo: «interloquendo con quelle componenti riformiste presenti anche nel centrodestra». Ad esempio? Ma è ovvio, come non pensarci: uno che anche nelle opposte, «violente strumentalizzazioni» di questi giorni, fa «considerazioni molto (apprezzare l'intensificazione) ragionevoli», e cioè, of course, Gianni Letta. E Berlusconi (di cui peraltro Gianni Letta è un fedelissimo grand commis)? E il suo disegno eversivo? Non si sa, o, a quanto sembra, non importa.
    Dunque la risposta allo «stato d'eccezione», sul quale beninteso D'Alema non spende neanche una parola, né per negarlo né per denunciarlo, è l'«eterna bicamerale», perché non esiste altra parola per definire questa singolare risposta alla crisi verticale del paese. 
    Sarebbe più ragionevole dire che, se al populismo berlusconiano non si contrappone, e per giunta con qualche fortuna, null'altro che il populismo dipietrista (per quanto, a dir la verità, anche della nutritissima piazza antiberlusconiana non si fa cenno, ed è, occorre dirlo, un silenzio sprezzante, come si conviene ad un adoratore del «politico puro»), la responsabilità sarà se mai proprio del Pd, che non riesce a elaborare una risposta politico-sociale a tale crisi, che appaia più persuasiva di quella del dipietrismo, e al contrario s'infila nel vicolo cieco delle «riforme condivise», nel nome del supremo interesse del paese.
    O non l'abbiamo già vista questa storia? Prima di entrare nel merito di una risposta alternativa e possibile, che è la cosa che c'interessa di più, e che cercheremo di fare più avanti, avanziamo alcune facili previsioni. La proposta di una nuova bicamerale con Berlusconi è dirompente: per chi la fa, naturalmente. Bersani potrebbe rapidamente giocarcisi il posto. 
    Il «populismo» dipietrista risulterebbe agli occhi di un numero sempre più grande di cittadini l'unica opposizione possibile. E il Pd, se non m'inganno, andrebbe a spaccarsi lungo una linea trasversale che taglia tutte le forze che lo compongono. 
    Siccome a me sembrerebbero tutt'e tre conseguenze non auspicabili, spero che il gruppo dirigente Pd ci ripensi.


I COMMENTI:
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  • Questa storia dimostra senza filtro, cosa sia il Pd e una politica italiana che permette a quella carogna di D'Alema di continuare ad appestare l'aria. Basta, sta diventando veramente inaccetttabile. PEr ora l'unica opposizione concreta è senza dubbio IdV, e Di Pietro ha dato un bel pò di zampate a Lupi giovedì scorso. Se IdV cala c'é di che preoccuparsi, perché vuol dire che i Tg plagiano le persone (vedi il Tg1 e Porta a Porta). Qui l'unica cosa è di fare cambiare i leader al PD e sopratutto DI COLLEGARLO alle esigenze reali delle persone, che non sono certo le 'riforme' condotte assieme a degli eversori fascio-leghisti-mafiosi-piduisti. Semplifico? Beh è esattamente quello che accade. 21-12-2009 20:35 - Graziano
  • D'Alema si vuole accreditare come uno statista (futuro). E non guarda alla grave situazione in cui versa L'Italia in mano a questa gentagli. Egli considera questo aspetto in modo cinico. Vuole soltanto rimanere sulla cresta dell'onda(non della barca), per trovare una collocazione seria e ben pagata in un futuro prossimo. Le sue scelte e le sue analisi,sono quindi esclusivamente pragmatiche e meramente opportunisticamente personali. In sostanza è un arrivista. Io, di sinistra, non voto PD o IDV ma un partito di sinistra. Il PD è preoccupato del IDV perché non ha una base ideologica, ma prende voti, come li prende la Lega.Attecchisce sull'elettorato. C'è da tenere in considerazione un aspetto molto importante e cioè che la Lega governa e Di pietro che era stato messo nel Mugello per evitare che si presentasse da solo, acchiappa voti. Cosa vuol dire? secondo me che il PD versa in cattive condizioni, che gli italiani hanno perso la trebisonda, la sinistra s'è smarrita "nonostante il mio voto" che non si è fatto fregare dal "voto utile" e che "tu" e io siamo incazzati! Cosa possiamo fare "tu" e io in questo oceano di merda? Niente! Allora come la mettiamo col fatto che la democrazia in Italia è fortemente a rischio e in due non possiamo cambiare niente? Chiediamolo a Prodi, e a quel "comunista" che ci portarono a elezioni anticipate. Il Mastella di Ceppaloni non c'entra niente,dovevamo pensarci prima e così gli italiani alle urne non avrebbero riempito di voti la destra. In soldoni dobbiamo stare uniti e quando si va al governo si devono fare cose di sinistra. Se un centrosinistra va al governo e fa una politica di destra, è chiaro che la gente s'incazza e te la fa pagare alla prima occasione. Spero che questa sia l'ultima volta che dei coglioni che vanno al governo anche per conto mio facciano errori madornali. Per me Prodi, D'alema e Veltroni sono i veri responsabili del fatto che siamo governati da Berlusconi. Non gli hanno toccato il tema fondamentale del conflitto d'iteressi perché sono dei cagoni. E se dovessero andare oggi a governare Casini Rutelli D'alema Bersani Fini e Di Pietro, saremmo nella stessa identica situazione in quanto uomini di destra filo industria e filo banche. Non guardano al vero problema dell asocietà tutta nel suo complesso. Non si tratta dunque di togliere le proprietà ai ricchi e mangiarci i bambini, ma di creare una società in cui vi sia un equilibrio. Una vera ridistribuzione delle risorse. Lo deve dire Draghi che ci sono due milioni di persone senza welfare? Ma per favore D'Alema: vai a pescare le spigole! 21-12-2009 18:29 - CLAUDIO
  • a dal pozzo: la repubblica cartacea oggi contiene un lungo commento chiaramente ostile all'attuale atteggiamento pd, e immagino che se bersani dichiara una cosa, un giornale non possa scrivere che ne ha detta un'altra. Il vero problema mi sembra venga dal pd, più che da giornali e movimenti di opinione che in questa storia la loro parte la stanno facendo. Anche perchè non esiste un solo elettore di centrosinistra, e lettore di repubblica manifesto etc, che non abbia chiarissima la vergognosa strumentalizzazione che papi sta operando della propria disavventura. Chi purtroppo ne è completamente irretito è il pd, che continua a manifestare il virus del governo prodi: il sentirsi rappresentante di interessi superiori non ben precisati, invece che delle opinioni ed interessi del proprio elettorato. 21-12-2009 18:09 - andrea61
  • Caro Ger dal+pozzo.
    Ma secondo te la Repubblica, accusata tutti i giorni di essere il mandante morale di Tartaglia, fa la quinta colonna?
    Repubblica e Corriere sono giornali diversi, ma se D'Alema tira fuori di nuovo l'inciucio, cosa dovrebbero fare, riportare qualcosa di diverso da quello che ha detto?
    Se in un sondaggio Di Pietro cala, che fanno, non lo dicono per non fargli dispiacere?
    Questo complottismo da quattro soldi e' speculare a quello di Berlusconi, perche' e' altrettanto fanatico ed astratto. Di Pietro, sia pur rozzamente denuncia cose giuste. Se cala nei sondaggi nonostante questo, c'e' da riflettere.
    La Sinistra al momento pensa a dividere l'atomo (prossimo congresso al CERN), il PD non ha significato alcuno. Tu che fai? Te la prendi col giornale che ha denunciato tutti gli scandali di Berlusconi.
    Ma per piacere... 21-12-2009 17:49 - Francesco Rocchi
  • Sono sbalordito delle critiche a D'Alema,invece si esalta Veltroni,nel giudicare si ha la memoria molto corta.Ma veltroni,non è quello che ha fatto sparire la sinistra e ingrassato il manettaro fascista Di Pietro.Ricordo che 2 anni fà diceva:dobbiamo farla finita,con lo scontro frontale e con i veleni.Oggi invece sfila con il trattorista di Montenero di Bisaccia:L'inciucio con Silvio va bene solo se lo fà lui,a me sembra una vecchia zitella invidiosa. 21-12-2009 17:27 - enzo
  • Piccole tecniche di manipolazione dell'opinione pubblica.

    Avete visto come il sito di Repubblica.it sta pian piano facendo passare la linea del dialogo con Berlusconi proposta da Dalema?.
    Sono tre giorni che pubblica articoli senza dare mai la possibilità di intervenire nei forum, come fa sempre per la maggior parte delle notizie di una certa rilevanza.
    Sa benissimo che i commenti a caldo sono più che negativi.
    Oggi addirittura pubblica in maniera tempestiva un sondaggio che riporta il ritorno alla popolarità del premier e la conseguente caduta di Di Pietro, accusato di esser stato troppo duro dopo "l'incredibile" attentato della scorsa settimana.
    Ed infatti ecco cosa pubblica pochi minuti fa: "Bersani: Sì alle riforme, ma in Parlamento".
    Dimenticavo, anche il sito del Corriere applica la stessa strategia, fino a questa mattina apparivano una ventina di commenti ma non era più possibile lasciarne di nuovi (il perchè è chiaro, bastava leggere il tenore degli interventi). 21-12-2009 16:14 - Ger dal+pozzo
  • L' opposizione vive in un'ottica da anni '80, quando Berlusconi non era in politica, e fatica a capire che il pericolo di un passaggio ad un regime autoritario è veramente imminente. Si perde in riti sorpassati da prima repubblica ed in quell' otmosfera è disposta a parlaredi rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio ecc., senza accorgersi che sarebbe un passo fatale alla nostra democrazia. 21-12-2009 15:29 - a.chico
  • Ononewishrevole Dalema a garanzia dell'assetto democratico del paese è necessario che lei diventi presieda il copasir 21-12-2009 15:06 - Miria
  • qualche giorno fa D'Alema era candidato al "ministero" degli affari esteri della Commissione Europea, grazie anche al sostegno di Berlusconi. All'epoca da una parte come dall'altra (che però ormai è quasi la stessa parte, vero Bersani ?), mettendo le mani avanti, invitarono a non pensare a chissà quale accordo (inciucio ? non ricordo però se il termine fu usato). E oggi, dopo la dichiarazione di uno dei leader più catastrofici del dopoguerra, cioè l'on D'Alema (e lo invito, dati alla mano, a provare il contrario), che cosa bisogna pensare ?
    Speriamo che questo regalino abbia la stessa sorte del regalino fattogli dagli amichetti del PdL.
    Aggiungo che, vista la cultura d'impresa che và tanto nel PD (concordo con quanti, su queste colonne, lo considerano un partito di centro e penso che la loro leadership non pretenda d'altronde di essere altro), perché questa tanto amata cultura d'impresa non la applicano a loro stessi ? Un dirigente d'azienda con i risultati di D'Alema (o Veltroni) sarebbe stato ringraziato e inviato a casa (o in barca), con una bella buonuscita, s'intende.
    Vero è, come dice Asor Rosa, che l'unica cosa sensata sembra essere venuta da Casini, il che la dice lunga sulla pochezza della dirigenza PD.
    Per quanto riguarda poi l'IDV, penso che sia un'esperienza interessante e vista la mancanza di forze antagoniste in Parlamento (per colpa di dirigenti che son riusciti a spaccarsi in quattro alla ricerca dell'omeopatia politica probabilmente) penso che sia il solo partito che in questo momento faccia opposizione. 21-12-2009 14:21 - Spartacus
  • D'Alema ma perchè non fa un ulteriore passo indietro
    quello definitivo di sparire
    dalla scena politica ? 21-12-2009 14:16 - Paola
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