-
|
Marina Forti
Iran, un paese diviso
Che paradosso: in Iran, lo stato nato da una rivoluzione popolare vieta le commemorazioni funebri in memoria di uno dei padri fondatori di quella stessa rivoluzione. Poi, quando le strade si riempiono e la commemorazione diventa contestazione, fa sparare sui manifestanti. ll bilancio è sanguinoso, 15 morti ammette la tv di stato. Un potere sempre più arroccato si scontra con una protesta che tende a radicalizzarsi.
Le proteste viste domenica in Iran sono state le più massicce dopo quelle di giugno, quando parecchie centinaia di migliaia di persone scesero per le strade di Tehran e altre città per contestare il risultato delle elezioni presidenziali: segno che la crisi politica aperta da quelle elezioni è tutt'altro che ricomposta. Ad innescare la nuova contestazione è stata la morte del grand ayatollah Hossein Ali Montazeri, anziano religioso che, dopo essere stato tra gli artefici della Repubblica islamica, ne è diventato un grande critico: ha cominciato negli anni '80 denunciando le esecuzioni di oppositori in carcere e ha finito per dichiarare illegittimo un potere che si fa scudo della religione. Si capisce che una figura simile, acclamata dall'opposizione, sia diventata fonte di imbarazzo per il potere. Non solo. La scomparsa è avvenuta nei giorni di Moharram, festività dell'islam shiita in cui convergono passioni religiose e politiche; domenica culminava nell'Ashura, il giorno più importante del calendario shiita, celebrazione del martirio dei giusti contro un sovrano iniquo. Vietare le processioni di Ashura? Paradossale e vano: e infatti le strade si sono riempite di folla, da Tehran a decine di città grandi e piccole.
Dunque la protesta continua, e va ben oltre il risultato elettorale. Gli slogan urlati dai manifestanti ignorano il presidente Ahmadi Nejad e il suo governo: nominano invece il Leader supremo Ali Khamenei, dicono «morte al dittatore». Invocano a volte Mir Hossein Musavi, l'ex candidato presidenziale divenuto figura di riferimento dell'opposizione: ma la protesta scavalca anche lui.
L'Iran vive una crisi profonda. Alcune notizie parlavano di agenti di polizia che non hanno voluto sparare sui manifestanti, domenica: se confermato sarà un elemento importante, un altro segno di lacerazione in un paese diviso. Anche l'establishment è diviso: ma il potere è sempre più controllato da una fazione ormai arroccata. Vani sono stati gli appelli alla riconciliazione lanciati anche da molti conservatori moderati. Il potere ha risposto al dissenso da un lato con la forza, dall'altro con il discredito: per Ahmadi Nejad, i manifestanti sono «quattro ragazzini ricchi» della Tehran bene e pochi intellettuali manipolati da potenze straniere. Difficile però spiegare con ingerenze straniere un movimento che continua a sfidare la repressione. E il malessere va oltre i buoni borghesi della capitale: proteste e scontri sono avvenuti nei quartieri bassi di Tehran sud, nella religiosa Qom, nella moderna Isfahan, in cittadine di provincia. Non è neppure un'opposizione organizzata, non ha una struttura. E' un movimento di protesta in nome dei principi repubblicani iscritti nella costituzione, contro anni di divieti e censure.
- 30/12/2009 [16 commenti]
- 30/12/2009 [2 commenti]
- 30/12/2009 [23 commenti]
- 29/12/2009 [33 commenti]
- 28/12/2009 [4 commenti]
- 28/12/2009 [18 commenti]
- 26/12/2009 [73 commenti]
- 25/12/2009 [26 commenti]
- 23/12/2009 [8 commenti]
- 23/12/2009 [7 commenti]
- 22/12/2009 [15 commenti]
- 21/12/2009 [14 commenti]
- 20/12/2009 [60 commenti]
- 19/12/2009 [18 commenti]
- 18/12/2009 [7 commenti]
- 17/12/2009 [8 commenti]
- 17/12/2009 [8 commenti]
- 16/12/2009 [31 commenti]
- 15/12/2009 [68 commenti]
- 14/12/2009 [169 commenti]
- 12/12/2009 [63 commenti]
- 11/12/2009 [46 commenti]
- 10/12/2009 [5 commenti]
- 10/12/2009 [1 commenti]
- 08/12/2009 [57 commenti]
- 07/12/2009 [22 commenti]
- 05/12/2009 [14 commenti]
- 04/12/2009 [17 commenti]
- 01/12/2009 [19 commenti]
-
La Somalia va a pesca
| di Giorgia Fletcher del 21.12.2012 -
La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
-
Dogfighters
di Filippo Brunamonti - 19.09.2013 01:09
-
Confronto pubblico a Roma sul decreto 93 (DL femminicidio V parte)
di Luisa Betti - 18.09.2013 15:09
-
La terra dei fuochi come il Vajont
di francesca - 16.09.2013 21:09
-
Ridiamoci sopra, Alberto Perino
di massimozucchetti - 16.09.2013 12:09
-
Larry Summers fuori
di luca celada - 16.09.2013 08:09
-
E’ morto il biologo Albert Jacquard, un grande umanista
di Anna Maria - 12.09.2013 14:09
-
Le sigle televisive – una carrellata
di nefeli - 11.09.2013 11:09
-
Scuola: precari assunti con lo stipendio bloccato
di Roberto Ciccarelli - 11.09.2013 10:09
-
Metà fumetto e metafisica: Valvoline e dintorni sotto il segno inquietante di Giorgio De Chirico
di Andrea - 05.09.2013 16:09
-
Egitto: da Tahrir a Otranto
di giuseppe.acconcia - 05.09.2013 15:09
-
Ghosn, un uomo (sempre più) solo al comando
di fpaterno - 04.09.2013 17:09
-
La foto
di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
-
Arrivano i vostri ovvero la sindrome di Sansone
di gianni - 06.08.2013 06:08












gratuite contro i manifestanti, scesi "pacificamente" in piazza in nome della libertà e di uno stile di
vita simil-occidentale, di cui gli studenti persiani sono strenui sostenitori.
Che il Politically Correct dei mezzi d’informazione si butti sulla rivolta con tutto lo sciacallaggio di
cui è capace non mi sorprende affatto, ciò che mi lascia interdetto è, invece, l’adesione alla linea prooccidentale
della stampa nostrana e delle televisioni da parte di chi professa un antiamericanismo ad oltranza ,
quando si tratta di criticare le ingerenze statunitensi in Sud America ma poi si fa prendere dai palpiti
del cuore allorché arrivano le meritatissime randellate sui contestatori, i quali se pur ignari di essere
eterodiretti da forze estranee alla loro cultura e agenti contro gli interessi del loro paese ancora sovrano, sono
ancora più meritevoli di repressione.
In realtà, in questo frangente, i rivoltosi verdi meriterebbero molte più percosse di quelle
che stanno subendo perché consentono la destabilizzazione del loro Stato, ancora sovrano, in nome e per conto di
aggressori stranieri.
gianchi 29-12-2009 23:07 - gianchi
Perché ci si mobilita solo contro i governi occidentali o filo-occidentali ? 29-12-2009 14:38 - Daniele
Che cos'è che tiene in piedi un regime che parrebbe fuori dalla storia? Nessuno lo spiega. 29-12-2009 13:55 - andrea61