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Micaela Bongi
Sotto il treno dell’Udc
Scene da un partito impegnato a «costruire l’alternativa». In Puglia l’assemblea regionale convocata per ratificare la candidatura di Michele Emiliano viene rinviata «a data da destinarsi» perché gli iscritti vogliono dire la loro e, insieme agli altri sostenitori di Nichi Vendola, espongono cartelli fuori dalla sede della riunione. In sostanza, perché sul nome dell’attuale sindaco di Bari, aspirante governatore a giorni alterni, il partito rischia di esplodere. Nel Lazio, il tavolo del centrosinistra che avrebbe dovuto fare un po’ di luce sul percorso verso le urne viene prima disdetto, poi, nel pomeriggio, riconvocato per il 29 dicembre. Qualcosa nel frattempo accadrà.
Il caos regna sovrano. Per ora. Di questo passo, i democratici rischiano di essere travolti dalle macerie che loro stessi hanno preparato. In nome dell’alleanza con l’Udc di Pierferdinando Casini, architrave del lungimirante progetto che dovrebbe portare il Pd al governo di qualche «regione chiave» ora, del paese poi. Il «dalemone 2.0» è semplice: il leader centrista vuole impedire che Berlusconi, nel voto di marzo, stravinca. Per questo, dove può essere determinante, tratta con il Pd. E per il «leader Massimo» il vantaggio, anche in prospettiva nazionale, è evidente.
Dunque, a costo di qualche sacrificio (ad esempio Nichi Vendola in Puglia), bisogna ascoltare le richieste di Pierferdinando. In questi termini, più o meno, pone appunto la questione Massimo D’Alema, assecondato dal segretario Pierluigi Bersani. A ruota dell’Udc, dunque, anche a costo di rischiare il certo per l’incerto, di smontare amministrazioni ben avviate che potrebbero finire in mano alla destra, ma poi si vedrà. Se Emiliano lascia Bari per la regione, al comune ci si penserà in un secondo momento, nel frattempo un lodo ad hoc (il sindaco non si dovrebbe dimettere, come prevede l’attuale legge elettorale, ma passerebbe la palla al suo vice per un anno), potrebbe tornare utile.
Non sono previsti «lodi» per la provincia di Roma. Ma il pressing per una candidatura del suo presidente Nicola Zingaretti a governatore del Lazio è stato incessante e ancora non completamente abbandonato. Perché è quello che ha più chance di vincere e ovviamente perché piace a Casini. Forse. O forse non abbastanza. Perché invece Casini potrebbe avere già deciso di schierarsi con la candidata del Pdl Renata Polverini (la apprezza, e sostenendola il leader dell’Udc consoliderebbe l’asse con Gianfranco Fini). I centristi comunque non hanno fretta (nel frattempo i manifesti di Polverini tappezzano Roma), anche per capire cosa accadrà in Puglia. E tengono il Pd sulla corda, dimostrando di tenerlo anche in pugno: «Il Lazio? Sarà l’ultima regione sulla quale stabiliremo un accordo», dice il segretario regionale Luciano Ciocchetti. In Calabria l’Udc viaggia spedito verso il sostegno del candidato del Pdl, Scopelliti. Ma il democratici della regione si sperticano nell’elogio dei centristi, sperando in chissà quale ravvedimento.
Alla vigilia di Natale, intervistato dall’Unità, descritto come «irritato» e a tratti «furioso», D’Alema tuonava: «Vogliono spaccare il Pd». Non si riferiva certo a Pierferdinando Casini. Che negli ultimi giorni è passato dalla convocazione del «fronte repubblicano» contro Silvio Berlusconi candidandosi a guidare tutto il centrosinistra in un ipotetico voto anticipato, all’invocazione di un tavolo con il Pdl sulle riforme. Mentre D’Alema è irritato e a tratti furioso perché gli hanno attribuito un mai pronunciato «elogio dell’inciucio». Anche sulle riforme la strada l’ha indicata Casini: si facciano insieme quelle condivise, si faccia opposizione su quelle indigeste, lasciando che la maggioranza se le approvi da sola. Un «doppio binario» che i finiani approvano e rilanciano: in un ramo del parlamento si dialoga, nell’altro si parlano lingue diverse. Il Pd per ora insiste sul no alle leggi ad personam. Ma chissà che non decida di seguire anche in questo caso la ferrovia dell’Udc. Rischiando di finire su un binario morto. Mentre Casini fa e disfa, e nel giorno in cui il centrosinistra si frantuma in Puglia, fa una sola dichiarazione: «In queste feste abbiamo fatto e ricevuto centinaia di auguri. Vorrei aggiungere un mio pensiero di augurio e di serenità per Sandra Lonardo Mastella».
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oppure appoggiarsi ad un parco elettorale già costruito da altri.
O azzardare la conquista dei voti con l'oppio del culto della personalità e dell'immagine.
Le prime due ipotesi vincolano il mandato ai rispettivi gruppi di riferimento.
L'ultima consente maggiore autonomia decisionale,ma non è di fatto rappresentanza:è tràino.
Da qui una piccola considerazione.
Vendola avrebbe potuto rendere popolari le conoscenze intorno e dentro ai mezzi di produzione energetica alternativi;
non l'ha fatto,e uno spettro si aggira per la puglia:lo spettro del nucleare. 30-12-2009 15:45 - t.o.
chissà se stavolta ha imparato...
chissà se sarà ancora disposto a seguire i vari veltroni,d'alema e bininetti nella distruzione della sinistra. 30-12-2009 15:05 - Andrea B
Ma non eravamo contro alle leggi ad personam? 30-12-2009 13:01 - licia
vuole allearsi con l'udc anche nel resto d'italia e che spera do ottenere?qualche posticino da assessore per i suoi... e poi sul nucleare, sull'acqua ,sul precariato,sulla questione morale che cosa ha da spartire con casini?
non ha capito che il centro sinistra più udc lo vogliono soltanto per portare un pò di voti, poi il programma lo fanno loro ,,lontano, lontano dalle idee di vendola....
purdo governare ,caro vendola vendi l'anima a quella gente... 30-12-2009 11:23 - angelo
DI PIETRO è un populista, non ho mai sentito nulla se non rumore senza idee da lui.
VIA DI PIETRO, BERLUSCONI, D'ALEMA E CASINI. 30-12-2009 10:54 - Mirko
Sembrano una macchietta del "Modù" di Telenorba. Oltretutto mal riuscita perchè troppo "carica".
Come il video che circolava tempo addietro su Youtube e riproponeva un intervento "lunare" del Sindaco di Molfetta, Azzolini.
Mancava la Sceneggiata anche a Sinistra. E "giustamente" abbiamo subito provveduto. 30-12-2009 10:37 - Roberto Pontecorvi