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Rossana Rossanda
Non è questione di guardie e ladri
Il successo di Di Pietro nella sinistra si deve al fatto che egli soltanto, e il suo bizzarro partito, esprimono la protesta di quella metà degli italiani che vede Berlusconi chiedere con prepotenza di essere esentato dai processi che ha in sospeso. Perché questa elementare decenza non gli viene chiesta anche da quel Pd che si dice di opposizione, anzi pretende di rappresentarla quasi tutta? Onestà e legalità sono il minimo che si esige da chi esercita una carica pubblica e se il Pd non lo fa si deve pensare o che si comporterebbe esattamente come il Cavaliere, o che, come lui, pensa che il consenso elettorale valga più della legge, o che tenda a mettere le mani assieme a lui sulle riforme istituzionali. Né servono a fugare il sospetto i perpetui richiami del Presidente della Repubblica a ritrovare un accordo tra le parti per procedere più presto.
Ma quali riforme si potrebbero fare con un leader dalla cui filosofia, più volte espressa, esula qualsiasi simpatia per la repubblica parlamentare che abbiamo voluto essere? Che le camere gli diano solo fastidio lo ha detto a chiare lettere, farebbe più e meglio senza di esse, e queste potrebbero ridursi a cinque o sei portavoci. Che la divisione dei poteri gli sia concetto estraneo al punto di vedere nei suoi istituti un nemico personale da abbattere è altrettanto chiaramente dichiarato. Quali riforme si farebbero dunque con lui? Sarebbe come se la Repubblica di Weimar avesse proposto al nazismo di concordare una costituzione che gli andasse bene. Ma, mi si può obiettare, Berlusconi non è Hitler, non ne ha né la ferocia né l’ideologia. È soltanto un padrone, convinto che se potesse dirigere l’Italia da solo tutto andrebbe meglio. E chi lo vota pensa lo stesso. Stupisce che il Pd non si ponga questo problema, quasi che assumesse questa mentalità aziendale come un contributo alla modernizzazione del paese.
In questo senso l'opposizione non solo non indebolisce Berlusconi ma indebolisce il Pd medesimo. A chi possono guardare i suoi seguaci? A Casini, disposto a sbarazzarsi del Cavaliere solo se il Pd si sbarazza di quel che resta di Rifondazione e dei Verdi? Non gli resta che affidarsi a Di Pietro, piaccia o non piaccia stare alla falde di un ex pubblico ministero incline a vedere ogni problema in chiave di guardie e ladri.
Che sia questa l’inclinazione converrà anche Revelli. La democrazia non si identifica con il codice penale, come Marco Bascetta ha seriamente argomentato. Pretende molto di più ed è meno punitiva. Di più, perché ha esigenze di metodo e costume che il codice non contempla e non vorremmo che contemplasse. Esige cultura e stile che il cavaliere non ha. Farsi portare una ventina di ragazze a Palazzo Grazioli e sceglierne una o due con cui andare a letto, non è proibito dalla legge: fa soltanto del premier una figura fra ridicola e maniacale, indicativa del suo modo di considerare gli uomini e le donne. Lo stesso indicano le battute sessiste in tv, di cui si vanta. O l’imbarazzo in cui ha messo i partiti popolari europei sulle persecuzioni che subirebbe in Italia. Essere chiamato da un tribunale non è una persecuzione; Andreotti, che è uomo di altro spessore, non s’è mai sognato di dirlo. Non lo è neanche l’essere colpito in volto da un modellino del duomo tirato da un infelice disturbato, incidente che perfino lui, ci è parso, tendeva a ridurre di peso, prima che i suoi consiglieri lo inducessero a parlare di sé come neanche di Aldo Moro. Il solo argomento politico che il Cavaliere agita con ragione è che Di Pietro e non solo preferirebbero liberarsi di lui con lo strumento giudiziario piuttosto che con quello politico. Pd incluso. Non era del tutto normale imporgli di rinunciare alle sue reti televisive, come succede negli altri paesi? Ma non lo si fa. Non sarebbe stato del tutto normale permettere al Parlamento di fare una opposizione ribaltando una legge elettorale definita dal suo stesso promotore una porcheria? Ma non lo si è fatto.
La forza di Di Pietro viene da quel che il Pd non fa. Non si tratta di ridurre la conflittualità, ma di civilizzarla. Non è un affare di tribunali, ma di democrazia pura e semplice.
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Berlusconi,Di Pietro e PD fanno questioni e polveroni che lasciano trasparire la non organica conoscenza del vero Stato.
La loro interpretazione di stato è verticista nel senso che si limita alla destinazione delle risorse pervenute dal fisco.
Non conosco i motivi che hanno portato il presidente del consiglio a fare quel che ha fatto della sua vita.
Presumo che siano analoghi ai motivi di Tartaglia.
Senza contare che Berlusconi era un imprenditore di potere,il cui figlio era minacciato di rapimento da gruppi di potere oscuro.
Unire questo dato al suo carattere ormai risaputo,rende la questione (a me)imponderabile dal punto di vista giudiziale.
Ho semplificato la politica in modo da pensarla così:
della persone sono accomunate da un bisogno e mandano un messaggero nel luogo dove si può trovare provvisione o informioni circa l'agevolazione al soddisfacimento.
Auguro al manifesto e anche a me un anno di assestamento e di dignità.
Ciao Rossanda. 03-01-2010 14:48 - t.o.
Oramai ho un certa età, non sono un ottuagenario però mi sembra chi in questo pezzo si condensino alcuni fantasmi ed errori in cui una certa sinistra, di cui mi ritengo parte, ricorre dagli anni settana in poi.
Manca completamente la lucidità di considerare la democrazia come una serie di azioni semplicie e concrete. Regole e prassi il cui rispetto e la cui condivisione del non ripetto sono alla base delle attuale deriva autoritario/furbesca. In questo contesto la questione della giustizia rappresenta una clamorosa forzatura dello stato di diritto e quindi della democrazia: non è tutto ma rappresenta l'ultimo baluardo di civiltà (dopo di ciò ci sarà soltanto lo stato di natura: la legge della Jungla).
Per altro in termini concreti stimo assistendo ad una offensiva autoritaria non legale portata anche con nuovi e potentissimi mezzi di coercizione. Faccio esplicito riferimento a titolo di esempio al fenomeno che viene spacciato per "digitalizzazione dei servizi" che invece è una violentissima operazione commerciale i cui grandi beneficiari sono tutti da scoprire ma non da immaginare.
Mi spiace sottolineare il ritardo nell'analisi e nella denuncia del Manifesto anche in questo. Anche questa operazione sarà indispensabile contrastarla se possibile con mezzi legali, ricorrendo, tra l'altro, alla magistratura e non con dei bei ma anche vaporosi discorsi sulla democrazia. Per me il fatto che si ponga anche la questione in termini di guardie e ladri è effetto e non causa del clima culturale. sacusate per la franchezza ma non mi sono mai piaciute le "sommesse considerazioni" 02-01-2010 19:41 - raffaele berti