-
|
Roberto Natale, Presidente Fnsi
Quel silenzio distratto
I numeri sono duri, durissimi. Quelli delle copie perse e quelli dei giornalisti in uscita dalle redazioni: settecento almeno, entro l'anno prossimo. La mappa delle espulsioni non presenta eccezioni: quotidiani e settimanali, nazionali e locali. E ancor più dure sono le storie di vita e di professione dietro le cifre: viene tagliata la generazione dei nemmeno sessantenni, vanno in pensionamento anticipato interi capitoli della storia del giornalismo italiano. Un bilancio che avrebbe potuto essere persino più pesante se non ci fosse stato un corpo a corpo, testata per testata, condotto dalla rappresentanza sindacale per intaccare, talvolta dimezzare, le previsioni di "esuberi".
Eppure non sta nei numeri, per quanto aspri, il peggio di questa crisi. Ci può stare, in tempi in cui la pubblicità tracolla ovunque nel mondo, la durezza degli editori: è parte del loro mestiere. Quel che non ci può stare, che suscita rabbia, è che sappiano fare solo questo: concentrarsi sui tagli, considerare il dimagrimento un valore assoluto, senza abbinargli uno straccio di idea che restituisca attrattiva al prodotto-giornale e lo sottragga a questo declino nemmeno più tanto lento. Nel rapporto sui media Censis-Ucsi presentato quaranta giorni fa c'è un'indicazione drammatica: cresce in fretta il press divide, aumenta cioè la quota di cittadini italiani che nelle loro diete mediatiche non prevedono il consumo di quotidiani. Anche tra i livelli di istruzione medio-alta, nella cosiddetta classe dirigente, il giornale sembra sempre più un accessorio fuori moda. Una certificazione di imminente inutilità, accolta però da un silenzio distratto, stordito. Proprio come se questi editori avessero ben altro per la testa, che non preoccuparsi dell'editoria: stretto fra edilizia e energia, fra cliniche e petrolio, fra auto e assicurazioni, fra banche e autostrade, il giornale è una voce come un'altra del bilancio aziendale, utile in quanto strumento di pressione e di scambio per puntellare gli interessi extra-editoriali, quelli più autentici. E' di questo che si avverte la mancanza: di editori che abbiano l'orgoglio di sé, della funzione che svolgono, del senso civile di quei fogli di carta che mandano in edicola mentre lo spirito del tempo - aiutato dal conflitto di interessi - soffia impetuoso altrove, gonfiando le vele delle tv (anche in termini di introiti pubblicitari) come non capita in nessun'altra parte d'Europa. Sarebbero temi eccellenti intorno ai quali convocare nel 2010 gli Stati Generali dell'editoria, promessi dal governo italiano sulla scia di quanto aveva fatto Sarkozy: solo che in Francia, dopo pochi mesi, erano disponibili i risultati finali della consultazione; qui da noi siamo rimasti all'annuncio di tredici mesi fa. E' un appuntamento che non può tardare ancora, e se il governo non sarà capace di indirlo dovrà farlo chi lavora nel settore. Per ragionare non di come accompagnare altri addetti all'uscita, ma di come ricostruire un futuro: per esempio andando incontro ai ragazzi delle scuole superiori, che oggi un giornale non lo incrociano nemmeno per sbaglio.
- 30/12/2009 [16 commenti]
- 30/12/2009 [2 commenti]
- 30/12/2009 [23 commenti]
- 29/12/2009 [33 commenti]
- 28/12/2009 [4 commenti]
- 28/12/2009 [18 commenti]
- 26/12/2009 [73 commenti]
- 25/12/2009 [26 commenti]
- 23/12/2009 [8 commenti]
- 23/12/2009 [7 commenti]
- 22/12/2009 [15 commenti]
- 21/12/2009 [14 commenti]
- 20/12/2009 [60 commenti]
- 19/12/2009 [18 commenti]
- 18/12/2009 [7 commenti]
- 17/12/2009 [8 commenti]
- 17/12/2009 [8 commenti]
- 16/12/2009 [31 commenti]
- 15/12/2009 [68 commenti]
- 14/12/2009 [169 commenti]
- 12/12/2009 [63 commenti]
- 11/12/2009 [46 commenti]
- 10/12/2009 [5 commenti]
- 10/12/2009 [1 commenti]
- 08/12/2009 [57 commenti]
- 07/12/2009 [22 commenti]
- 05/12/2009 [14 commenti]
- 04/12/2009 [17 commenti]
- 01/12/2009 [19 commenti]
-
Siccità: sei errori in Maharashtra
| di Marinella Correggia del 22.05.2012 -
Un appello da Fukushima
| di *** del 18.05.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
-
“Narrazioni ribelli” per donne rivoluzionarie
di Luisa Betti - 23.05.2012 03:05
-
Roman Polanski & Sharon Tate
di Filippo Brunamonti - 22.05.2012 23:05
-
Fiat a lezione d’Europa
di fpaterno - 22.05.2012 15:05
-
Putin III, il sociale. Dimezzate le borse di studio?
di a. d. - 22.05.2012 12:05
-
I porfughi del 2011 “vincono” sei mesi
di cinzia - 22.05.2012 11:05
-
I personaggi più belli della televisione
di nefeli - 20.05.2012 06:05
-
Armi di Alimentazione di Massa
di luca celada - 20.05.2012 02:05
-
Elenita compie 80 anni
di gianni - 19.05.2012 07:05
-
Ricatto alla squadra Afro Napoli
di francesca - 18.05.2012 19:05
-
La Francia del “no” in primo piano nelle relazioni internazionali
di Anna Maria - 17.05.2012 15:05
-
San Pietro in Vincoli, crolli sulla facciata
di arianna - 17.05.2012 13:05
-
marciare divisi per colpire uniti: lo strano caso di “The Umbrella Academy”
di Andrea - 16.05.2012 17:05
-
NO CENSURA: SCRIVI AI NOTAV IN CARCERE
di orsola - 27.04.2012 12:04
-
Crimini, impuniti, contro le donne afghane
di giuliana - 14.04.2012 23:04
-
Vuoi fare il ricercatore? Paga
di Roberto Ciccarelli - 27.03.2012 21:03











La crisi dei giornali, il cui effetto è questo prepensionamento di massa, di persone ancora nel pieno della loro maturità individuale e sociale dipende da:
l'illeggibilità dei giornali per connaturale frivolezza e supoerficialità di ogni articolo, dagli editoriali, alle cronache;
l'accesso alla professione non ha mai avuto un minimo di selezione: quindi redazioni e loro anticamere affollate di giovani volenterosi, ma destinati a conoscere poco più dell'abc del mestiere, da qui la loro debolezza anche umana;
l'elevatissimo costo di produzione dei giornali dovuto a troppe pagine inutili, i cui articoli non interessano nemmeno "i diretti interessati" e dei quali nessuno legge nemmeno i titoli;
infine, e soprattutto, l'editoria impura, l'essere diventati i giornali megafono, o manganello di interessi politici ed economici.
I mea culpa dovrebbero essere molti, ma non se ne sente nemmeno un sussurro. Quindi la malattia dei giornali, finché non la si curerà, è destinata ad aggravarsi. 02-01-2010 09:16 - michele
Noi consulenti assortiti siamo in mezzo alla strada e basta. Chi ci assume a 50 anni suonati? 01-01-2010 15:09 - gatto rosso
auguro un buon anno a tutti. 31-12-2009 23:00 - gabriele