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COMMENTO
05/01/2010
  •   |   Gianni Ferrara
    Le riforme istituzionali tra Brunetta e Napolitano

    Il ministro Brunetta ha dichiarato che non significa nulla aver stabilito, al primo articolo della nostra Costituzione, che “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”. Delle due l’una. O tale ministro ha rivelato un bassissimo profilo per non aver capito l’essenza ed il valore del principio ideale, politico e giuridico su cui si fonda la Repubblica o ha voluto manifestare disprezzo per tale principio che, peraltro, vorrebbe cambiare con gli slogan nefasti dell’assolutismo liberista. Si è quindi di fronte o alla clamorosa inidoneità di un titolare a coprire la carica pubblica cui è preposto o ad un ministro che giura fedeltà alla Costituzione ma ne rinnega il principio supremo. In un Paese serio a tale dichiarazione seguirebbe l’immediata sostituzione di tale ministro, per dimissioni impostegli dal Presidente del consiglio che lo propose o per sfiducia individuale votatagli da una delle due Camere. Da noi quindi non gli sarà chiesto di dimettersi, non gli si voterà la sfiducia individuale.
    Nel nostro Paese si vorranno fare, invece, le riforme istituzionali. Con una maggioranza che esprime un tal ministro dovrebbe sembrare impossibile. Ma la “disciplina repubblicana” cui richiama il Presidente della Repubblica impone che ci si provi. Per la verità, il Presidente Napolitano, col rigore consueto, ha chiarito che deve trattarsi di “revisioni” costituzionali, non degli stravolgimenti blaterati anche di recente. Il che, in senso tecnico, significa che debbano essere modifiche da adottare con la procedura prevista nella stessa Costituzione evidentemente per far sì che si possano inquadrarle nello stesso contesto. Ha così escluso espedienti che si distacchino dalla Carta costituzionale nella forma oltre che nell’ispirazione. Ha quindi ricordato i limiti che la revisione incontra. Quanto a materie indicando come legittimo campo nel quale la si può esercitare solo quello della Seconda Parte. Quanto a finalità, e quindi ad estensione del potere di revisione, il Presidente ha ribadito l’essenzialità che, in un “rinnovato ancoraggio a quei principi che sono alla base del nostro stare insieme come nazione siano sempre garantiti equilibri fondamentali tra governo e Parlamento, tra potere esecutivo, potere legislativo e istituzioni di garanzia e che ci siano regole in cui debbano riconoscersi gli schieramenti di governo e di opposizione”.
    Emergono con estrema chiarezza ambiti e limiti, possibilità e preclusioni. Se, ad esempio, per il potere di revisione è disponibile l’estensione numerica della rappresentanza, se è disponibile la questione del bicameralismo, se è disponibile, in particolare, la composizione della seconda Camera qualora la si volesse mantenere come rappresentativa delle realtà territoriali diretta o istituzionalizzata nelle Regioni-enti, non è disponibile certo l’effettiva rappresentatività della democrazia italiana. Se è disponibile il rapporto tra Presidente del Consiglio e ministri, non è disponibile, invece, la forma di governo. Non lo é quanto al ruolo di garanzia che esercita e deve esercitare il Presidente della Repubblica nella dinamica istituzionale, cioè nel farsi dell’indirizzo politico e nelle relazioni con gli altri organi costituzionali. E non può degradare di un millimetro, per non rompere l’equilibrio che deve essere di pari ordinazione tra Parlamento, governo, magistrature, Corte costituzionale e Presidenza della Repubblica. Altro, quindi, ben altro che premier delegato dal popolo ad esercitarne la sovranità. Così come non è per nulla disponibile la forma di governo, quanto a rapporto di fiducia tra rappresentanza parlamentare della Nazione e governo. Rapporto di fiducia che può essere razionalizzato (già lo è e non si vede come potrebbe esserlo di più).

    Razionalizzato ma non mistificato, spezzato, capovolto, come è diventato con la legge elettorale costituzionalmente aberrante anche se vigente per grave acquiescenza dell’allora Presidente Ciampi. Deve restare e consolidarsi il rapporto di fiducia. Perché non può essere oggetto di revisione costituzionale la forma parlamentare della Repubblica. Lo ha riconfermato il corpo elettorale il 24-25 giugno di tre anni fa. Dovrebbe bastare se si avesse effettivo rispetto per la volontà popolare ribadita dai sondaggi più recenti sull’adesione vasta e profonda alla Costituzione della stragrande maggioranza degli interpellati. Dal che si potrebbe dedurre anche che le riforme costituzionali interessano solo il ceto politico. Ma si deduce certamente che quasi il 90 per cento degli italiani dimostra maggiore saggezza e maggiore sensibilità costituzionale sia dei pasdaran dell’acclamazione del capo, sia di chi si appresta a pasticciare ibridazioni più o meno disgustose e sicuramente disastrose delle due forme di governo.
    Staremo a vedere, vigilando ed informando. È in gioco l’avvenire delle future generazioni, la nostra dignità civile.


I COMMENTI:
  • Una boutade come quelle che avviarono il nazismo.E' tutto studiato per abbassare il livello di attenzione dell'opinione pubblica. Ti si presentano vestiti da tirolesi e coi baffetti ridicoli, e poi ti installano le camere a gas.

    ''O tale ministro ha rivelato un bassissimo profilo ..'

    D'accordo. 11-01-2010 23:01 - s.m.
  • credo che sarebbe ora di finirla con le litanie del comunismo, dei partigiani e dei nani e andare al merito delle cose e in questo caso delle proposte di revisione. Quella di Brunetta probabilmente e solo una boutade 11-01-2010 20:05 - GUIDO CUCCHIARA
  • Battiato l'ha definito un bassotto. Grillo, uno che sembra lontano anche quando è vicino. De André che ne direbbe .. he, troppo facile.

    Non è che la statura sia in sé criticabile. Uno è uno psiconano per quello che è dentro, non fuori. Brunetta è un altro rigurgito degli anni '80, di quel socialismo che adesso fa le vie a Craxi e i ponti sullo Stretto.

    Questa gente, signori miei, che non solo è parlamentare, ma che è anche ministro ha GIURATO sulla Costituzione, e come tale, dismettendola così, dovrebbe essere accusata di 'alto tradimento' (alto magari no, che Brunetta non c'arriva) e processata. Ma con che faccia questi buzzurri possono chiedere agli immigrati di essere persone 'integerrime' per avere la cittadinanza italiana, quando loro ne abusano così? Ma come è possibile che i mass-media facciano così pena nell'informare, che Brunettolo è uno dei ministri più acclamati? Ma ci rendiamo conto? Questi qua, se la gente non fosse totalmente rincoglionita dal mix micidiale dei problemi di tutti i giorni, e dai mass-media che fanno i tromboni del potere, questi qua dicevo, sarebbero inseguiti dalla folla e non per chiedere autografi. Oramai non hanno più pudori e minacciano di far saltare la Costituzione se non gli fanno il lodo salvaberlusconi: parlano di attentati, e loro sono i più grandi dinamitardi di tutti! 09-01-2010 00:46 - s.m.
  • Non è possibile che il PD possa pensare a delle riforme istituzionali con un governo così.Tutto quello che il PDL vuol fare è per il bene del partito e, in particolare, del capo del governo.
    Occorre difendere la democrazia e la separazione dei poteri. E questo il PD lo deve fare con tutti i partiti che ci stanno ma, sopratutto, con la società civile che spesso non capisce bene come stanno le cose. 06-01-2010 18:05 - valeca
  • Sono convinto che dagli anni 70 sta vincendo un concetto che il lavoro non valga niente, non porti merito, che e´ in palese contrareita´ con il semplice fatto che il lavoro compiuto nelle condizioni dell´apprezzo dagli gestori e della solidareita´ con il grande scopo dell´impresa (che non dovrebbe essere solo mero profitto) porta dignita´ e potere e fiducia al di la´ della busta paga.

    Per trent´anni o di piu´ abbiamo sentito che il lavoro non porta dignita´ e che i leggi che proteggono e sviluppano il lavoro sono invecchiati, una reliquia di un altra epoca.

    Noi moderni possano fare meglio senza parole imbrattate su vecchia carta - ci ha assicurato nostro grande capo Bush - consegniamo le parole nel museo mentre facciamo lo shopping con soldi che non abbiamo, mentre trasformiamo la societa´ per la nuova schiavitu´, mentre bombardiamo il resto del mondo fin alle macerie. Un tale futuro ci offrono, un tal pillole amaro mandiamo giu´ non pensando neache´ sulla dignita´ che passiamo agli nostri figli. Va bene a loro che distruggono. Va male a loro che conservano. 06-01-2010 16:17 - Brian
  • Significa, egregio ministro, che il lavoro, in una società civile libera l'uomo dalla schiavitù, come dice la Costituzione se pagato adeguatamente per permettere una vita dignitosa, offre ad ogni essere umano la libertà di pensiero, di scrittura di sesso e di religione.

    Lo libera dal parassitismo dalle mafie, dal malaffare, dall'accumulo di denaro avvenuto con disonestà.

    Ministro lei dovrebbe sapere che lo stato italiano è mantenuto tramite le tasse quasi esclusivamente dal lavoro dipendente.

    Miria Bisi. 06-01-2010 14:46 - Miria
  • Ancora una ragione in piu' , semmai dovessi andare a votare , per dare fiducia a ANTONIO DI PIETRO , l'unico dei politici dell'opposizione che con forza e senza mezzi termini difende la COSTITUZIONE dai continui attacchi .
    ...Altro che Bersani , Franceschini , Veltroni , Letta , Fassino !!!

    Quest'ultimi hanno dimenticato le origini per difendere il loro status di privilegiati !!! 06-01-2010 14:45 - Viridans
  • Se mio padre sapeva che fare il partigiano,cacciare i nazzi e istaurare una Costituzione che oltre, essere stata violata per 50 anni,oggi è messa in discussione da persone che ti fanno pensare che è stato tutto inutile.
    Mio nonno con i suoi volantini nei pomelli del letto,che lo portarono in prigione.
    Mio padre che rifiutò di fare il soldato per la Repubblica Sociale e rimase in un campo di concentramento a morire di fame.
    Tutti i partigiani che hanno dato la loro vita e con il sangue hanno scritto le loro lettere alle mamme e ai fratelli.
    Io non posso sopportare questa infamia.
    Non ci sto!
    Chiamo tutti i sinceri patrioti alla mobilità.
    Facciamo vedere che siamo patrioti.Impediamo a questi nani di parlare.
    Basta!
    Viva la Costituzione nata dalla resistenza.
    Viva la società dei lavoratori.
    Viva L'Italia!
    Una resistenza fisica.
    Patria o morte!
    Vinceremo! 06-01-2010 13:39 - maurizio mariani
  • piu' andiamo avanti mi convinco di piu' che è vero quello che dice il caro!!!ministro,e poi quando lo dice lui ,dobbiamo credere,?!!ha ragione ,non ha senso l'articolo uno della costituzione ,mentre i furbi disonesti fottono miliardi e non pagano un ca..o,parlare di lavoro è una cazzata ,e noi anche ,dobbiamo fare come il suo capo,e vediamo dove anderemmo a finire,pero' per noi ci sranno cavoli amari ,con sanzioni che ti fanno pentire di essere nato 06-01-2010 12:29 - vaibarma
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