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COMMENTO
07/01/2010
  •   |   Marco Mancassola
    Il corpo del viaggiatore

    A ogni decennio la sua tecnologia. Il primo grande gadget tecnologico a conquistare la scena degli anni 10 usa onde elettromagnetiche che oltrepassano i vestiti, rimbalzano su curve e superfici, rimandano su uno schermo l'immagine del corpo umano esaminato. No, non si tratta dei sedicenti occhiali a raggi X pubblicizzati un tempo sui giornali di fumetti. Si tratta di qualcosa di assai più serio e costoso. Mentre a Bruxelles si riunisce il Comitato europeo per la sicurezza aerea, il dibattito sull'uso del body scanner negli aeroporti suggerisce una commistione sempre più stretta di ansia di sicurezza, politiche di controllo e brivido voyeuristico. Al centro, ancora una volta, il corpo del cittadino.
    Comprensibilmente, non tutti sono entusiasti. Le associazioni europee e americane contrarie all'uso del body scanner ricordano i rischi per la privacy, quelli non ancora chiariti per la salute, i problemi culturali che lo strumento solleva: per alcuni, l'esposizione sotto qualunque forma della propria nudità rimane un tabù etico-religioso. Autorità di controllo e aziende produttrici ribattono che non esistono rischi per la salute, e che i problemi per la privacy possono essere superati. I volti dei passeggeri possono essere oscurati, le immagini dei corpi opacizzate, gli operatori allo schermo saranno fisicamente separati dai passeggeri oppure, addirittura, non ci saranno operatori: all'aeroporto olandese di Schiphol si ipotizza l'uso di computer che analizzino da soli le immagini. Soprattutto, si ribadisce, in nessun modo le immagini saranno conservate o diffuse. Salvo poi ammettere il possibile problema rispetto a scanner corporei di minorenni. Problema, questo, significativo dei tempi in cui viviamo (la paranoia della sicurezza che incrocia la paranoia della pedofilia) e rivelatore di evidenti contraddizioni: perché ammettere il pericolo, se si è appena detto che le immagini non hanno modo di venire conservate o diffuse?
    Ai dubbi morali si aggiungono quelli pratici. Sempre in Olanda, il ministro degli interni Guusje Ter Horst ha riconosciuto che non esistono garanzie sul fatto che un body scanner possa rilevare piccole quantità di esplosivo come quella nascosta dall'attentatore del volo di Natale. In Gran Bretagna, è stato tra gli altri Ben Wallace, deputato ed ex-dipendente di un'azienda produttrice di sistemi di sicurezza, la QinetiQ, a riconoscere lo stesso tipo di dubbi in un'intervista alla Bbc.
    In Italia, nel frattempo, nessun dubbio invece per i ministri Frattini e Maroni, ansiosi di gettare il paese, con entusiasmo senza pari, nella corsa al body scanner. Nelle rispettive dichiarazioni, entrambi i ministri hanno espresso l'idea, di questi tempi seducente, che la sicurezza vale più della privacy. Idea, questa, destinata a essere impugnata sempre più spesso come un ariete, per sfondare resistenze già molto fiacche. In fondo, la privacy del corpo ha poche possibilità di resistere in un contesto culturale in cui la privacy dell'identità è già obsoleta da tempo: basti pensare a come un decennio di reality tivù e social network usati come vetrine della nostra intimità abbiano modificato, senza ritorno, la nostra concezione dello spazio privato.
    Resta evidente che gli allarmi sulla sicurezza, di cui le minacce terroristiche rappresentano la faccia più spaventosa, offrono uno spunto perfetto, e purtroppo difficile da smentire, per realizzare una delle ambizioni più tipiche di ogni autorità di controllo: scrutare nei recessi del corpo del cittadino. Non si tratta di una novità. La novità è la pronta disponibilità di tecnologia capace di assecondare questa ambizione. I primi modelli di body scanner per la sicurezza risalgono ad alcuni anni fa, aspettavano solo le condizioni per diffondersi.
    Il rischio, a questo punto, è che il corpo del viaggiatore diventi qualcosa di simile al corpo del paziente negli ospedali: un corpo sequestrato, spersonalizzato, sempre più indagato e gestito come una cosa. Lo strumento per compiere questo passaggio resta la tecnologia, declinata nel suo lato più alienante. Al di là di ogni considerazione pratica o morale, c'è qualcosa di semplicemente inquietante, o forse solo ripugnante, nell'idea di venire fotografati nudi, uno dopo l'altro, un corpo dopo l'altro, da una macchina asettica e indiscreta. L'immagine del nostro corpo indifeso, fotografato nel suo intimo e riprodotto in colori metallici sullo schermo di un operatore alla sicurezza aeroportuale, rischia di diventare un'immagine emblematica del nostro presente. Siamo corpi nudi di fronte alla macchina.


I COMMENTI:
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  • Prima si diffonde la paura, poi con la scusa della sicurezza si sottopongono i cittadini ad ogni genere di controllo e vessazione. E' un mondo sempre più orwelliano. 07-01-2010 19:54 - Morlock
  • Tutti i dubbi espressi nell' articolo sono legittimi e condivisibili. Inoltre qualcuno dei soliti noti, in palese conflitto d' interesse, ci guadagnerà sicuramente dei bei soldi, come espresso anche in un altro articolo del giornale.
    Rimane però un fatto: esiste qualche metodo alternativo altrettanto o più efficace? Senza dimenticare che introdurre sistemi di sorveglianza aggiuntivi potrebbe in parte scoraggiare chi abbia strane idee per la testa. Anche questo è un segnale ed in questo caso una evidente limitazione della privacy mi sembra preferibile al rischio dell' inazione. 07-01-2010 19:52 - Fabio Vivian
  • ci sarebbero altri sistemi per controllare sia i passeggeri che gli operatori negli aeroporti , manca la competenza ed il più delle volte la sicurezza è affidata a persone escludendo le forze dell'ordine, che di sicurezza ne sanno ben poco 07-01-2010 18:34 - gius
  • Invece a me questo articolo è piaciuto tantissimo. Il domandarsi criticamente dove ci porta questa ricerca di "sicurezza" e non della sicurezza diplomatica che si riconosce nella ricerca di pace e di affievolimento dei conflitti, ma una sicurezza dettata dalla diffidenza del sistema (macchina) nei confronti dell'uomo portata all'estremo tanto da mettere l'oumo a "nudo". In tutto questo ci si chiede, oltre alla difesa dal terrorismo, quanto questo controllo tenti di omologare l'oumo al modello di uomo imposto dal sistema. Quanto la paura di avere quasiasi cosa di "diverso" possa portare a dei problemi in tutti i "luoghi di passaggio" dove il sistema mette le sue mani e impone le sue regole, ma sopratutto quanto il sogno di libertà che il liberismo aveva fatto scorgere al suo nascere sia sempre più una libertà di qualcosa di esterno a noi contro di noi. Grazie per il bellissimo articolo. 07-01-2010 17:16 - Giorgio
  • "Grazie" all'attentatore più maldestro del mondo, si è passati ad un'ulteriore fase e, pensando anche al database dei "lavoratori" tedeschi (ovvero di tutta la popolazione), manca solo la ciliegina "nella" torta per la "sicurezza" (di chi ?): il microchip VeriSign.
    Le domande da farsi sono del tipo: perchè il primo governo Berlusconi ha modificato la legge sul Colpo di Stato ? 07-01-2010 16:31 - Diego
  • non ho capito cosa c'entrava il primo commento con body scanner,comunque non mi intressa tanto questi tipi di commentare,in ogni caso credo al contrario di tantissimi cittadini di tutti colori politici ,sopratutto quelli che hanno regalato il cervello ai midia americani o anche nostrane ,non credo che c'è stato nessunissimo attentato ,non credo ,enon credevo neanche azioni dell' undici settembre ( NON dite che sono uno che vive nella fantasia )invece credo in BUSH ,che diceva colpisci e terrorizza ,velo ricordate ??non credo in un ragazzino nigeriano ,figlio del miliardario ,studente del migliore universita' londinese ,che avesse potuto compiere una cosa del genere,credo come tante altre cose americane e sopratutto israiliane ,sono delle invenzioni create per poter fottere i poveri Yemeniti (chi sa ,sicuramente avranno scoperto dei nuovi minerali in Yemen )apposito di questi macchinari credo che saranno sicuramente dannosi,se i telefonini cellulari di dieci centimetri creano il campo elettromagnetiche figuriamoci un scanner di quella dimenzione ,e se una piccolissima quantita' di esplosivo poteva mandare in aria un aereo di quella grandezza allora che bisogno c'era di costruire le mambome di dieci tonellate? per buttare sulle teste dei poveri Afgani ???!!! 07-01-2010 16:28 - vaibarma
  • Come al solito il Manifesto rende complicato ciò che potrebbe non esserlo affatto, con un compiacimento non dissimile da quello che segue uno sfogo onanistico. Dicesi anche "sega mentale". Che bello essere comunisti, prima si cerca di imbrigliare la realtà nei modelli giocattolo del materialismo storico, al fine di guidarne il divenire, e poi si spacca il capello in n parti, con n arbitrariamente grande, pur di diagnosticare gli eterni mali del mondo capitalistico occidentale... 07-01-2010 15:15 - Slan
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