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Valentino Parlato
Sinistra alla prova
L'avvio di queste elezioni regionali e i bagliori della caccia al lavoratore immigrato a Rosarno illuminano di una luce sinistra quel che, forse, resta della sinistra. Quella che conoscevamo non c'è più. Il Pd, ricco solo di contrasti interni, per un verso è al guinzaglio dell'Udc di Casini (fa bene Clemente Mastella a dire: «Se in Puglia vince Boccia, Casini sarà il candidato premier del centrosinistra»), nel Lazio è messo in tilt dalla mossa a sorpresa della Bonino, in Umbria esibisce ricchezza di divisioni interne, nelle altre regioni non va meglio.
Le sinistre resistenti non stanno tanto bene, ma bisogna dare atto a Nichi Vendola di averle smosse con la sua giusta e ostinata resistenza all'intimazione di mollare il governo della Puglia e di contentarsi di qualche premio di consolazione. La resistenza di Vendola ha prodotto la ripresa di contatti tra le componenti di quella che chiamerei «sinistra resistente», ma fino a ieri divisa e conflittuale. C'è stato un incontro positivo tra Vendola e Ferrero e la prima pagina di Liberazione del 7 gennaio si presentava con una grande foto di Ferrero e Vendola sorridenti. All'interno una vivace intervista ancora a Vendola («Casini ha lanciato l'opa sul Pd»).
Queste forze potrebbero presentare liste comuni alle regionali. In tanto disastro un segno buono. Ma attenti: non si tratta di rifare un Arcobaleno e tanto meno di incollare quel che c'è. Quel che c'è, quel che queste forze oggi sono, non basta. Bisogna ricostruire i fondamenti politici, sociali e culturali per costruire una sinistra adatta ai tempi e alle trasformazioni della società. Gli accordi elettorali sono utili, ma insufficienti di fronte alla crisi presente.
Alcuni mesi fa questo giornale aveva invitato Ferrero e Vendola a un forum presso la nostra sede per discutere del che fare (ma anche dell'essere) di forze che vogliano essere di sinistra nel nuovo secolo. Purtroppo quell'invito (forse intempestivo) non ebbe accoglienza: lo ripetiamo. Questo manifesto, che ha alle spalle una combattiva storia di sinistra, anche di rottura con il Pci, è ben consapevole, testardamente consapevole, che deve impegnare tutte le sue forze (purtroppo non grandi) nel lavoro di ricostruzione della sinistra italiana. Luigi Pintor in un editoriale del 24 aprile del 2003 scriveva «La sinistra italiana che conosciamo è morta. Non lo ammettiamo perché si apre un vuoto che la vita politica quotidiana non ammette. Possiamo sempre consolarci con elezioni parziali o con una manifestazione rumorosa. Ma la sinistra rappresentativa, quercia rotta e margherita secca e ulivo senza tronco, è fuori scena. Non sono una opposizione e una alternativa e neppure una alternanza, per usare questo gergo». E Pintor concludeva: «Non deve vincere domani, ma operare ogni giorno e invadere il campo. Il suo scopo è reinventare la vita in un'era che ce ne sta privando in forme mai viste».
Ciascuno nella sua autonomia, speriamo ogni giorno a «invadere il campo». La via delle trovate astute è quella del suicidio.
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Non lo so, vogliamo riprenderci anche bondi se ce lo chiede?
La dignità di una persona conta o meno a sinistra, fatemi capì.
Capisco che avevate la candidata per SEL ma per favore... eravate un giornale comunista, in dissenso con il pci e delle manovre di vendola non ve ne accorgete? O vi vanno bene? Sinceramente io non sono "dura e pura" ma onesta si e certa gente non fa parte del mio modo di intendere la politica di sinistra.
ps. prima che mi parliate di "allora teniamoci la destra" discorso che fa di solito il pd, sbaglio o sul gionrale di sansonetti (l'altro-altri, che pure le testate si fregano) si sdoganava casapaund con il silenzio di vendola? Vendola eletto con i voti dell'estrema destra?
Beh io prima d'averlo in casa uno così ci penso una due mille volte. Sbaglierò, ma la macchina non gliela presterei.
Laura 12-01-2010 03:27 - laura
Le trovo puntuali. Il girare in tondo della cosiddetta sinistra e il suo continuo mordersi la coda alla ricerca dela pulce perduta si possono spiegare con l'incapacita' di comprendere la situazione politica attuale.
Il rincorrere demenzialmente i movimenti/moti acefali della societa' civile o di internet mi pare siano il risultato di questa incapacita' di capire e quindi di formulare una ipotesi autonoma dal capitalismo diventato ferocemente aggressivo. Un capitalismo ormai monopolista sia dei beni di produzione intellettuale oltre che materiale e che bolla ogni opposizione come terrorista.
Vedo un minimo di barlume in rifondazione ma ancora non vedo analisi sul punto sollevato da Ocalan.
In un sistema bipolare ogni parvenza di democrazia parlamentare scompare e diviene evidente la vera natura delle democrazie borghesi: una spietata dittatura in cui non c'e' sostanziale differenza tra i dui gruppi che si dividono il potere politico. E la lotta politica diviente una esclusiva dei gruppi di potere forte, le oligarchie del sistema.
A chi vorrebbe fare opposizione rimane l'illusione del voto.
Ed e' per questo che bisogna costruire una nuova alternativa, rimanendo ben coscenti che gli spazi di manovra sono pochi,la possibilita' di alleanza poche a meno di rinunciare alla propria identita' e venire inglobati nel magma del rock and roll capitalista. 11-01-2010 20:59 - murmillus