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Valentino Parlato
Campagna d'inverno
Sempre sugli abbonamenti, cioè di partecipazione all'impresa del manifesto, sono tornato a scrivere il 6 dicembre del 2009. Ora che siamo nel 2010 mi sembra doveroso dare conto a tutti voi dei primi risultati.
Alla data del 12 gennaio di quest'anno gli abbonamenti nuovi o rinnovati dall'inizio della campagna avviata il 26 novembre erano 1.743, un po' meno di quelli, alla stessa data, dell'anno scorso, quando erano 1.986. Un ulteriore, seppur piccolo, arretramento, che ci allontana dall'obiettivo di 10.000. Sempre alla stessa data del 12 gennaio gli abbonamenti attivi ammontavano a 6.138, una buona cifra, leggermente superiore a quella dello scorso anno (5.998), ma di 3.862 abbonamenti al di sotto dell'obiettivo.
Come dicevo, una buona cifra e, forse, ci si potrebbe contentare, ma non nelle condizioni nelle quali il manifesto sta messo oggi. Continuerò a informarvi di come vanno le cose, ma serve un rinnovato slancio, almeno altri 4.000 abbonamenti. Vorrei che il 21 marzo, festa della primavera, segnasse una primavera anche per il nostro/vostro giornale.
Gli abbonamenti possibili (desiderabili e necessari) sono qualcosa di molto più della vendita giornaliera in edicola: esprimono la fiducia e il sostegno per lunga vita al giornale. Sparsi per l'Italia ci sono molti circoli del manifesto o gruppi di compagni che ci sostengono e ci hanno sostenuto in questi quasi quarant'anni di vita. Li invito a insistere: se ogni gruppo riuscisse a raccogliere almeno cinque (5) abbonamenti sarebbe un bel risultato.
Questa la situazione, ma vorrei aggiungere qualche altra considerazione. Siamo dentro una crisi della sinistra e della democrazia. Il populismo privatistico sul quale galleggia e governa Berlusconi è certamente dominante e si insinua anche nelle forze che si dichiarano contrarie. Ma fino a quando può durare questo «populismo privatistico» (la formula è di Giorgio Ruffolo)? Oggi, mi pare certo, ci domina, ma mi pare egualmente certo che non possa diventare un regime stabile e duraturo. Anche il fascismo crollò e in Italia emerse la Resistenza. Qualcuno obietterà che ci volle una guerra mondiale, ma il fascismo era cosa più pesante e seria. Per la caduta dell'attuale regime non mi pare necessaria un'altra guerra, anche se (va sottolineato) viviamo, sopravviviamo, in una crisi più pesante e pericolosa di quella famosa del 1929. Il berlusconismo, anche con le sue aspirazioni presidenzialistiche non riuscirà a fronteggiarla (Rosarno è un primo segnale) e nascerà, per vincere, una nuova Resistenza.
Ma, scusate l'insistenza, proprio per questo dobbiamo abbonarci,. Per fare crescere una forza di fronte alla crisi di regime che verrà e che è inevitabile. Questo giornale, che ha una storia difficile, ma seria, non è e non vuole essere un partito, ma un lievito che aiuti a fare emergere le spinte democratiche e socialiste (comuniste anche) che pure cominciano a manifestarsi. Insomma, resistere per cambiare, battere il congiunto di forze oggi dominante.
Discutiamo del prossimo futuro, ma intanto forza con gli abbonamenti. Non facciamoci disarmare dalla situazione presente e dalla conseguente, ovvia, depressione.
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l'importante è che il Manifesto svolga la sua funzione, cioè informare (controinformare). La situazione dell'informazione in Italia è tale che ogni voce non allineata è importante. 17-01-2010 00:48 - Morlock
rinnoverò l'abbonamento con molta fatica, non appena mi accrediteranno il prossimo stipendio, perché -con tutti i suoi limiti- il Manifesto è l'unico giornale che sbatte in prima pagina i "negri" di Rosarno e pubblica un editoriale dal titolo "Con loro". Detto questo, lasciando da parte qualsiasi critica alla linea politica del giornale, non posso non osservare che la politica economica del quotidiano è quella di chiedere soldi ai lettori militanti: perché non pensate ad una seria diminuzione dei costi per esempio sopprimendo Alias, un inutile e costoso inserto i cui contenuti elitari non interessano a nessuno? Perché non ridurre l'impaginazione e concentrare l'attenzione sulla cronaca e sulla riflessione politica italiana e internazionale? E' troppo pretendere una risposta su tali questioni da parte di chi chiede ai lettori continue sottoscrizioni?
Cordiali saluti. 16-01-2010 12:19 - davide
Era una casa abusiva in mezzo a tante altre case abusive.
Attualmente ho lo stesso indirizzo ,sulle macerie della casa.Incredibile vero.
Eppure è vero.
La casa la si può vedere distrutta in via Ceri n117.Cerveteri.Roma.
Perciò io dovrei abitare su quelle macerie.Grazie ai miei parenti,dormo per un pò da uno e per un pò dagli altri e l'indirizzo per l'abonamento,non lo posso mantenere per tanto.
Ma sappi che il giornale lo compero sempre.
Siete i migliori sulla piazza e guai se anche il Manifesto dovesse sparire.
La casa, quindi non l'ho più.
Mi fu abbattuta appena ho cominciato a scrivere sui giornali.
Non era perche era solo abusiva.
7x7 metri quadrati su 2000 metri di terreno agricolo in mezzo ai prati e nascosta alla vista panoramica.
Come ai palestinesi che protestano contro la violenza ebraica,io mi sono visto abbattere l'immobile.
Oramai aspetto altro,perche non ho intenzione di smettere.
Se mi succederà qualche cosa di brutto o di misterioso,ricordati di questa lettera.
Ciao e stammi bene! 16-01-2010 11:04 - maurizio mariani
la redazione: Gli abbonamenti nuovi o rinnovati fra il 10 dicembre e il 12 gennaio sono circa 1800; sommati a quelli in corso e che scadono dopo il 12 gennaio si arriva a 6138.
Parlato diventa sempre più ridicolo quando invita a scrivere, criticare e suggerire e poi attuano una censura che te la raccomando...
Sul loro giornale non puoi criticare la scelta di appoggiare la guerrafondaia Bonino, criticare Israele è impossibile.
Allora che chiuda questo giornale che non serve nemmeno a contenere i pesci.
Il ruolo del manifesto è quello di accompagnare la morte della sinistra, ruolo macabro e scontato. 15-01-2010 22:44 - francesco giordano