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COMMENTO
17/01/2010
  •   |   Tommaso Di Francesco
    Obama, Haiti e l'imperialismo degli aiuti

    «Che fa Obama, il primo presidente nero degli Stati uniti?» chiede davanti a una telecamera un giovane tra i disperati superstiti che si aggirano per l'inferno di Port-au-Prince devastata da una catastrofe che non ha pari. Viene fatto di rispondere che quel giovane non sa ancora quel che ha deciso Obama, non può saperlo. Oppure lo sa fin troppo bene, e s'interroga sui limiti di questo intervento.
    Perché Obama ha fatto tantissimo, forse troppo: ha parlato due-tre volte dalla Casa bianca, l'ultima volta è comparso dalla massima tribuna americana preceduto dai suoi ministri, schierati al lato della tribuna, non era accaduto nemmeno per la decisione di escalation della guerra afghana. E ha preso la decisione d'inviare seimila marine, e subito dopo di aggiungercene altri diecimila, quasi la metà di quelli che stanno partendo in guerra per Kabul. Là c'è il terrorismo - senza nominarlo - di al Qaeda da combattere, qui c'è il terremoto, vale a dire il terrore della natura aiutata dalle devastazioni ambientali dell'uomo, il terrore della morte da disastro, della fame, della disperazione. E, nel più perfetto stile presidenziale Usa, ha nominato responsabili della task force per Haiti i due ex presidenti, Bill Clinton - protagonista delle sconfitte politiche dell'America nella gestione della crisi haitiana dal 1994 in poi - e addirittura George W. Bush, che tutti ricordano come «grande esperto» di disastri naturali nel caso dell'uragano Katrina e degli effetti mortali a New Orleans. 
    Così, in questa che qualcuno vorrebbe come grande eterogenesi dei fini dove un gigantesco apparato di guerra sarebbe ora a disposizione delle forze del bene, stanno arrivando ad Haiti già le prime migliaia di militari. Quando servirebbero sedici mila medici e personale infermieristico, ingegneri, psicologi, panettieri e cuochi. Hanno invece tute mimetiche i marines, quelle delle guerre, sui vistosi elmetti ancora portano la luce dei puntamenti laser di armi sofisticatissime, imbracciando mitra voluminosi. Se ne arriveranno sedici mila, vorrà dire montagne di spedizioni solo per sostenere la vita dei soldati americani (quattro pasti al giorno, acqua, viveri, sanità, vettovaglie, tende per dormire). L'assetto di guerra, si dirà, alla fine servirà ai civili e intanto serve subito a fugare i malintenzionati col machete che assaltano gli aiuti che devono essere protetti - e alle rivolte dei poveri contro i quartieri dei ricchi intatti nonostante il terremoto come risponderanno i soldati Usa, con i bombardamenti? 
    È un doppio - una doppiezza? - quello tra militare e civile che non serve e non ha pagato nemmeno nelle zone della guerra afghana e irachena. Tanto meno ad Haiti, dove più che di un corpo di spedizione militare servirebbe una polizia internazionale abituata allo scopo. Ma nessuno mette in evidenza che ci troviamo di fronte all'ennesima occasione persa: quella di restituire potere politico, centralità, ruolo e intervento alle Nazioni unite, peraltro colpite ad Haiti dai crolli anche perché presenti con le proprie strutture e, in queste ore, nonostante tutto quasi le uniche con il Pam e i medici dell'Oms a soccorrere davvero la popolazione.
    Esiste, purtroppo, una geopolitica dei disastri. Valse per l'ormai più che dimenticato tsunami che sconvolse il sud est asiatico solo cinque anni fa. E vale tuttora, con gli Stati uniti che hanno deciso un «intervento militare contro il terremoto»: non è un paradosso, le cose stanno proprio così. Non sarà che tra un anno, quando della tragedia di Haiti si parlerà molto meno, avremo in più, insieme a decine di migliaia di fosse comuni, qualche base militare americana strategicamente posizionata ad Haiti - quasi fosse la 51 stella dell'Unione - tra Venezuela e Cuba a ridosso di Guantanamo, e impegnata da subito a controllare la pericolosa immigrazione dei disperati in fuga dalle macerie del terremoto? 
    Non facciamoci illusioni: senza la centralità di una organizzazione umanitaria internazionale con cui costruire un vero potere d'intervento civile, quale solo l'Onu può essere - e che è l'unico che infatti abbia stanziato 550milioni di aiuti civili - il bisogno di soccorsi per sopravvivere crea solo subalternità e ad Haiti è destinato solo a riprodurre sudditanza all'imperialismo degli aiuti e alle politiche economiche shock e di chi li comanda.


I COMMENTI:
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  • Francamente di questo articolo, a parte la natura evidentemente provocatoria, non ho capito se si tratti di un saggio di antropologia astratta o di un articolo di discussione su un tema reale inerente un altrettanto reale tragedia. Non sono certo un "militarista", ma se mi si chiedesse su due piedi chi manderei in un posto in cui non ci sono più né strade, né acquedotti, né telecomunicazioni, né comunicazioni in generale, macerie da asportare, con Uffici Pubblici inesistenti, rischio epidemie e servono piani immediatamente operativi di protezione civile, io riponderei: l'Esercito. La sua "duplice funzione" non è un'ambiguità, ma un fatto, anche poi sul paradosso che ciò rappresenti si può sempre intavolare una interessantissima discussione, in salotto però...). Inoltre, un'occupazione militare di Haiti da parte degli USA non avrebbe nessun senso, né militare, né strategico. Ok quindi la discussione, diciamola "antropologica" sulla "doppiezza" della natura degli eserciti, e "sull'imperialismo degli aiuti" ma a parte l'interesse prettamente "filosofico" della discussione, mi sembra decisamente fuori luogo farla ora. D'accordo invece sul discorso relativo al "ruolo mancato dell'Onu", anche se però obiettivamente ciò comporterebbe forse tempi di azione molto meno rapidi e nella situazione di Haiti l'utlità degli aiuti è inversamente proporzionale alla rapidità con cui arrivano...In sunto: questo articolo, a parte la forse interessante "provocazione culturale" sulla doppia natura degli eserciti (ma esiste una sola istituzione umana che non abbia una tale "doppia natura"? Anche i giornali, possono essere "di regime" e quindi strumenti di oppressione e non di libertà...)mi sembra una davvero gentiale ed interessantissima esibizione di "non attitudine al governo"...
    Saluti 18-01-2010 16:02 - Antonio Aghilar
  • peppino ha sante ragioni: in irpinia c'ero anch'io, e il casino me lo ricordo bene. Come ricordo che tutti gli avventurieri e i magnasbafo d'italia sembravano essersi dati appuntamento lì. E i poteri locali davvero non davano una mano. I militari facevano almeno il 50 percento del lavoro. Poi c'erano croce rossa, scout, caritas, militanti pci, e piccoli reparti di truppe estere. Tutti a lavorare duro, però la logistica di un esercito non la puoi improvvisare. Comunque se l'UE ha voglia di mettere in piedi una sua protezione civile di alto livello, prego.... Ma chi ci crede? 18-01-2010 15:42 - andrea61
  • caro Francesco che parli di ideologia. Agli ignoranti e ai qualunquisti come quello che non si pulisce la bocca quando parla di Comunisti, dimenticando che se viviamo in democrazia, è proprio garazie al loro sacrificio, agli ignoranti, dicevo non serve informarsi. basta che sparino stupidaggini a raffica, senza sapere che Cuba ha inviato decine di medici ed infermieri. Che bello poter stare da nessuna parte e poter dire che anche i paesi ex comunisti non hanno fatto un bel niente. Ma come li preferivi 'sti paesi Francesco? comunisti o ex comunisti? o ti fa comodo mescolare tutto? sei più contento adesso che ti puoi portare a letto per pochi euro moldave, ucraine, rumene? e che puliscono il sedere, sempre per pochi euro ai tuoi poveri genitori? o preferivi che restassero di là? vittime di quel mostro che li ha costretti a diventare perlopiù medici ed ingegneri? Vedi Francesco, devi solo chiarirti un po' le idee. Cordiali saluit
    Vittorio P 18-01-2010 15:23 - vittorio p
  • Io ero tra i volontari che parti' per aiutare i terremotati dell'Irpinia nell'80.Quando arrivammo sul posto,il caos era totale,le istituzioni locali erano tutte sotto shock,gli unici in grado di ragionare e coordinare gli sforzi dei volontari erano i militari.Io convinto antimilitarista e pacifista dovetti fare uno sforzo enorme per mettermi agli"ordini".pero' dopo un po capii che era l'unica maniera per massimizzare il nostro sforzo ed essere davvero d'aiuto.Purtroppo non c'e'una forza internazionale organizzata per questi scopi.Per prepararla ci vorrebbero anni.Anni che i disperati di Haiti non hanno.quindi accontentiamoci dell'impegno militare Americano e ringraziamoli a nome dei disperati di Haiti. 18-01-2010 14:58 - peppino tripodi
  • dunque gli aiuti urgenti e ingenti sempre o quasi sono portati dall'esercito sopratutto se c'e' urgenza, pure nel terremoto del Friuli;
    rimane il pericolo che ci rimangano questo e' vero;
    la mia speranza e' che dopo questo terremoto gli haitiani, non certo gli USA, vogliano creare delle infrastrutture decenti; 18-01-2010 13:35 - marco
  • Mah, articolo in pieno stile Manifesto: ovvero inconcludente, fazioso, retorico e maledettamente prevedibile. Della stessa caratura alcuni dei commenti scritti dai soliti radicalproletari... 18-01-2010 12:41 - Slan
  • Minchia che analisi. Compagni, sveglia, che il mondo corre. 18-01-2010 12:24 - alberto
  • "bastava una polizia internazionale a guida ONU" e vi pare poco? praticamente una veramente efficace non c'è mai stata e prendete che si dovesse inventare adesso, in due giorni, per soccorrere i terremotati? o forse nel mondo delle utopie non sono previsti i tempi (per le inevitabili discussioni sui capi, i fini, i contributi, i contingenti ecc.), tutto è sempre presente...
    invece, involontariamente parlando nel mondo reale, l'autore dell'articolo una riflessione seria la fa fare, cioè riguardo allo scarso sostegno che il buon Obama ha dato finora all'ONU.. che poi vai a capire fino a che punto è così o ci appare così dai media italiani (manifesto compreso).

    forse non dovremmo chiedere cosa è preso a lui ma cosa è preso a noi, che prima l'abbiamo visto come volevamo vederlo (buonissimo e comunista) e ora lo vediamo come vogliamo vederlo (doppigiochista e imperialista). 18-01-2010 11:39 - pietro spina
  • Fra qualche giorno uscirá qualche articolo di Chiesa e Mazzucco che ci chiarirá che il terremoto lo hanno provocato gli USA, per i soliti biechi obbiettivi. Forza Giulietto sei tutti noi. 18-01-2010 11:18 - vittorio
  • L'apocalisse che si è abbattuta su Haiti e il suo sviluppo,dimostra al mondo intero che la libertà,se non è accompagnata da una vera indipendenza,diventa inutile e veramente sarebbe meglio essere ancora dei schiavi.
    Dicono che Haiti è un paese che si è autodistrutto.
    Non è affatto vero.
    La responsabilità di questa situazione va data a chi ha sfruttato indirettamente la nazione.
    Gli americani "Yuma" sono i veri responsabili di tutto questo.
    Fare alberghi e case per i ricchi e non pensare mai al popolo che invece vive nelle barracchie di latta e cartoni.
    Infatti le morti maggiori si contano tra quella popolazione che stava meglio.
    Tra i proletari di Haiti,la situazione è sempre la stessa.Quando sono caduti gli edifici in testa alla gente piccolo borghese,sulla testa dei proletari gli è caduta la barracca di latte e cartoni.
    I soccorsi oggi sono tutti all'interno delle città,mentre nelle periferie la situazione era disastrosa perche non avevano acqua nelle barracche,ma oggi è lo stesso.
    Le interviste delle nostre giornaliste,tutte improfumate e con i capelli messi bene,lo testimoniano.
    Haiti era un inferno anche prima del terremoto per gli operai e la gente povera.
    Oggi Haiti è un inferno per tutti.
    Gli ambasciatori dell'ONU che stavano a visionare la nazione,sono morti sotto le macerie di un'isola abbandonata a se stessa.
    Gli americani a stelle e strisce dicono che non hanno colpa.
    Loro con le loro Coca Cole e con i loro prodotti commerciali,hanno sedotto un popolo e lo hanno ridotto a essere un derelitto senza più alberi e senza uno sviluppo suo.
    I negri che partono per lavorare negli USA e portano in cambio delle loro braccia,tonterie e prodotti di bassa qualità.
    Tutti alla ricerca di assomigliare alla grande "Mela".
    Ora che tutto e giù per terra,ci si guarda in faccia e si accorge di essere stati traditi.
    Quei capelli allisciati dalla lisciva sono improvvisamente arricciati e le facce sono identiche ai primi schiavi imbarcati dai "pellegrini"della famosa nave negriera.
    Come stona il presidente nero su tutto questo.
    Pare un negro di quelli che un tempo si vestivano come i signori per fare vento.
    Il Famoso,MORETTO! 18-01-2010 11:14 - mariani maurizio
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