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Nicola Cipolla
Un referendum per le energie rinnovabili
Dopo l’esito deludente dell’incontro di Copenhagen sul clima, l’Europa continua la sua battaglia. Nove paesi tra i più avanzati sul piano delle energie alternative (Germania, Gran Bretagna, Francia, Belgio, Danimarca, Irlanda, Olanda, Svezia, Lussemburgo e Norvegia) hanno deciso di costituire una alleanza per sviluppare le energie rinnovabili (idroelettriche, eoliche, solari, biomasse e geotermiche) con la costruzione ex novo di reti di distribuzione di energia rinnovabile che difficilmente può essere immessa nelle reti costruite per trasmettere agli utenti solo l’energia prodotta da fonti fossili.
Tra questi paesi c’è la Svezia, che si è posta l’obbiettivo, entro il 2030, del 100 per cento di energie rinnovabili o la Germania che ha già superato i 25mila Mw di eolico (equivalenti a 15 milioni di tep, un quinto del petrolio consumato dall’Italia in un anno) e che ha già oltre 4mila Mwdi energia solare, rispetto ai meno di mille dell’Italia malgrado che lo stesso pannello fotovoltaico montato
a Berlino produca in un anno 800 kw di energia contro 1.400 se montato in Sicilia.
Nel Mediterraneo, la Spagna va raggiungendo sempre nuovi primati con effetti positivi importanti sullo sviluppo industriale e occupazionale. Il 30 dicembre
scorso, a causa della forza del vento, i 16mila Mwdi potenza eolica installati hanno prodotto il 54,1 per cento di tutta l’energia immessa in rete. È la terza volta che ciò avviene in un anno. Si è avviato da parte della Siemens spagnola la costruzione a Barcellona di un impianto per la produzione di grandi torri eoliche destinate ai primi dodici impianti off shore, già autorizzati, ognuno dei quali ha una potenza da 300 a 500 Mw. Per fare, al solito, un paragone in Italia, specie nel sud, ci sono meno di 4 mila Mw.
In Italia, la questione ambientale non esiste nel dibattito in corso sia per quanto riguarda le alleanze sia per quanto riguarda le eventuali riforme. Il governo Berlusconi del resto ha avuto un atteggiamento ostile nel dibattito sulle proposte dell’Unione da presentare a Copenhagen. Anche nel messaggio del Presidente della Repubblica di fine anno ogni riferimento a Copenhagen e al pericolo che incombe sull’umanità è trascurato.
La Puglia è al primo posto per le energie eoliche e solari, per la difesa del carattere pubblico dell’acqua ed è stata la prima regione ad opporsi al nucleare di Berlusconi. Alla presa di posizione della Puglia si sono associate finora molte altre regioni. Ultima, in ordine di tempo, la Campania di Antonio Bassolino che fu uno dei promotori del referendum assieme a Nichi Vendola in un momento in cui la maggioranza della direzione del Pci era favorevole al nucleare.
Ancora una volta l’Italia dei Valori ha preceduto, come in occasione della manifestazione del 5 dicembre, tutte le altre forze antinucleari presentando il quesito che è stato giù pubblicato sulla Gazzetta ufficiale; Di Pietro ha accettato però di discutere nel mese di gennaio la questione con le altre forze antinucleari.
Ermete Realacci ha sottolineato negli scorsi giorni che ci sono in costruzione solo due impianti, in Francia e in Finlandia, del tipo scelto dal governo in ritardo sui tempi attesi e con costi in aumento rispetto al previsto. In Italia, aggiungo io, invece delle quattro centrali atomiche (previste in funzione nel 2020) basterebbe, dare via libera rapidamente alle domande di eolico giacenti nelle regioni meridionali, ed in particolar modo in Sicilia, Puglia e Campania, per realizzare in pochi mesi, o al massimo in pochi anni, la stessa quantità di energia prevista per le quattro centrali.
La scelta atomica del governo Berlusconi, dell’Enel e degli altri grossi complessi
energetici semipubblici o privati serve essenzialmente a bloccare lo sviluppo delle energie alternative, che si affermano invece negli altri paesi europei. Perciò, ed è qui la proposta, è necessario che la raccolta delle firme per il referendum sul nuovo nucleare sia associata in modo visibile ad una richiesta in positivo di una nuova legislazione che favorisca lo sviluppo delle energie rinnovabili.
Occorre l’iniziativa non solo delle formazioni politiche, Idv, Federazione della Sinistra (Prc, Pcdi, Socialismo 2000), Sinistra Ecologia e Libertà e tutti quelli
che nel Pd e in altre formazioni politiche sono interessati, ma anche dei centri studio, delle associazioni e soprattutto degli organi di stampa: bisogna convocare una conferenza nazionale che elabori, guardando ai paesi più avanzati d’Europa, un progetto di legge di iniziativa popolare da far sottoscrivere assieme alla richiesta del referendum nei luoghi dove saranno
raccolte le firme.
Ventitre anni fa a Palermo, in un convegno promosso dal Cepes, in collaborazione con Legambiente e i sindacati, in cui si incontrarono per la prima volta esponenti del nascente ambientalismo come Gianni Mattioli e Massimo Scalia con Bassolino e il Crs di Ingrao, fu proposta l’alternativa al nucleare delle energie rinnovabili. Queste allora erano in fase sperimentale, mentre oggi sono una realtà in grande espansione.
Tenere l’Italia fuori da questo processo di sostituzione storica delle energie fossili con le energie rinnovabili significa abbandonare anche ogni prospettiva di rinnovamento dell’economia e della stessa democrazia.
Ventitre anni fa il manifesto fu il principale sostegno alla campagna antinucleare. Può essere anche oggi tra i promotori di questa giusta battaglia di rinnovamento?
- 31/01/2010 [5 commenti]
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E, come chi mi ha preceduto, invidio anch'io i paesi davvero avanzati del resto d'Europa. Peccato che invece qui si stiano prendendo decisioni irresponsabilmente in contro-tendenza, probabilmente su consiglio dei soliti due o tre "esperti" da quattro noccioline e un fico secco.
Comunque: per cercare di evitare che il treno lo si perda proprio del tutto (perché temo che farsi "folgorare sulla via di Damasco" fra vent'anni servirà a poco: a quel punto, i costi della conversione di una grossa parte del sistema energetico industriale e civile alle rinnovabili saranno inevitabilmente tornati a salire... o, detta altrimenti, i "posti sul treno" saranno già tutti occupati) la battaglia va fatta.
"Common", guarda caso, è il codice che ho dovuto inserire per postare. E questa è proprio una questione di beni comuni globali e di responsabilità intergenerazionale. È una questione di civiltà... 21-01-2010 10:44 - Mario Grilli
e' possibile in Italia e puo' essere l'asse di uno sviluppo nuovo, che fa uscire dil paese alla crisi. E' fondamentale che le nuove iniziative politiche della sinistra sul tema si fondino su uno studio serio dei termini tecnici in cui si pone la questione. In nessun caso, ma sopratutto qui, puo' essere accettata l'approssimazione.
La destra si trova su questo tema fortemente spiazzata dalla piega che hanno preso gli avvenimenti; e' il caso di approfittarne con proposte fattibili. Su questo terreno la sinistra puo' ricostruire la sua egemonia culturale perduta. 21-01-2010 00:37 - Paolo
C'e' bisogno di un'accurata pianificazione territoriale a livello nazionale, e di scelte oculate su quali fonti incentivare con denaro pubblico.
Ma soprattutto, bisogna mettere in atto strategie per il risparmio energetico e la riduzione dei consumi.
Il ricorso alle fonti rinnovabili rischia paradossalmente di aumentare le pressioni sull'ambiente, se non si riducono sostanzialmente i consumi energetici. 21-01-2010 00:07 - Antonello
Giovedì 28 gennaio 2010
Ore 10,30 – 14
Palazzo Rospigliosi Pallavicini – Sala delle Statue
Via Ventiquattro Maggio, 43
Roma 20-01-2010 23:04 - fausto