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Alba Sasso
Ritorno alla scuola del più forte
Annidato in un emendamento a una legge sul lavoro un colpo mortale al sistema scolastico italiano. In pratica la soppressione dell'obbligo scolastico ma solo per alcuni : «i meno volenterosi». A questi ragazzi si indica sbrigativamente un'altra strada: quella dei percorsi di apprendistato. L'apprendistato è una non scuola e un non lavoro. Una parte dei ragazzi continuerà a studiare, un'altra sarà dirottata a un semilavoro precario e sottopagato. Altro che valenza formativa del lavoro! E vogliamo ancora credere che le imprese abbiano voglia di formare la propria forza lavoro, quando i contratti di apprendistato sono serviti in questi anni a tutt'altro: a ridurre le retribuzioni e ad aggirare le norme per l'applicazione dello Statuto dei lavoratori, dal momento che gli apprendisti sono esclusi dal numero dei dipendenti?
Qualche mese fa un rapporto di Bankitalia dimostrava come sia produttivo l'investimento in istruzione. E in questo ultimo anno molti paesi europei e gli Stati uniti hanno affrontato la crisi finanziaria economica e sociale investendo massicciamente nel settore della conoscenza.
In Italia invece un pauroso salto all'indietro. Drammatico in un Paese dove, come documenta l'Istat, ancora nel 2008 il 47% della popolazione italiana ha come titolo di studio più elevato solo la licenza di scuola media inferiore. Non c'è solo l'assurdità di cancellare l'obbligo di istruzione almeno fino a sedici anni, presente in tutti i paesi civili. C'è una brutale volontà di ritorno al passato: di cancellare quel nesso tra istruzione e sviluppo che fu alla base della riforma della scuola media unica del '62 e persino di negare l'idea positivista d'inizio secolo, secondo la quale il progresso sociale doveva misurarsi con la necessaria alfabetizzazione di vasti strati della popolazione.
Una scelta confusa e pasticciata (a quindici anni e quindi dopo un anno di permanenza nella scuola secondaria). Ma qualcuno pensa a queste ragazzi e ragazzi più fragili culturalmente, più deboli socialmente sballottolati da un percorso all'altro ai quali si nega formazione e futuro?
In realtà dietro tutto questo c'è un'idea precisa di società - la società del più forte - e di governo - forte con i deboli e debole con i forti. E c'è un attacco alla democrazia perché è scelta di democrazia, quella di un paese che riesce a garantire livelli diffusi di istruzione al più alto numero di cittadini, combattendo l'idea che la formazione serva solo a selezionare i migliori, piuttosto che a intercettare e valorizzare le capacità specifiche di ognuna e ognuno. La scuola non può essere «un ospedale che cura i sani ed espelle i malati», ma deve essere un luogo, che continuando a garantire a tutti l'accesso all'istruzione , è in grado di intercettare il merito dovunque si nasca e da qualsiasi famiglia si provenga.
Questa norma -sottratta a ogni discussione- e che bisogna cancellare subito è un attacco alla democrazia sostanziale, è una scorciatoia per non affrontare con riforme vere il tema drammatico della dispersione scolastica . Una ferita per tutto quanto costruisce civiltà, democrazia e futuro per il Paese e per le nuove generazioni.
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5) la scuola è incapace di formare le nuove generazioni, specie se queste nuove generazioni intendono rivolgersi al lavoro manuale;
6) la cosiddetta formazione culturale, come imparare la Lingua italiana e la Storia, è completamente inutile, e può bastare la formazione che si riceve ascoltando qualche spettacolo televisivo;
7) non è coniugabile la formazione della scuola con esperienze lavorative e si preferisce sostituire la scuola con il solo apprendistato in un’azienda;
8) chi si avvia a un lavoro manuale, meno sa e meglio è; avrà meno grilli per la testa.
Infine, si vogliono perseguire due effetti considerati benefici:
- per il Governo avere meno studenti e di conseguenza meno insegnanti a cui dare uno stipendio;
- per le aziende, inquadrare giovani a livelli retributivi più bassi rispetto al lavoro effettivamente svolto, e godere di forti sgravi contributivi con le norme sull’apprendistato.
Il ragazzo di 15 anni, demotivato o motivato verso lo studio, è un ragazzo in formazione che spesso non sa che cosa vuole, è in quella età di mezzo che a volte si vive drammaticamente. La scuola gli permette di pensare ancora un po’ sulle sue scelte e nel frattempo gli può dare qualche strumento formativo.
francesco zaffuto www.lacrisi2009.com 21-01-2010 17:33 - francesco zaffuto
E' alto il livello culturale (diffuso) in quei paesi (esempio, germania o russia) nei quali la cultura è vista come un oggetto d'arte, inutile ma con un valore intrinseco, una sua bellezza. A Mosca nella povertà generale i libri sono comprati, venduti e scambiati di continuo, la gente legge nelle tante attese ed i libri, rilegati in modo vagamente artigianale, hanno un aspetto suggestivo. Le case degli artisti, dei letterati, dei teatranti di inizio secolo sono tutte trasformate in piccoli musei. Insomma, ci sono popoli che considerano la parola, le tradizioni, il pensiero, del proprio paese come un bene collettivo prezioso. Da noi, siamo al "voglio insegnanti che parlino il dialetto".
Io non me la sento di farne una colpa agli italiani, dato che il problema ha una stranota matrice storica nella controriforma, ma resta il dato attuale. E siccome siamo in democrazia, con questa mentalità un governo con le scuole può fare quel che vuole, non perderà consensi per questo. 21-01-2010 13:56 - andrea61
Non è una novità. La novità però è che con il passare del tempo aumenta sempre più il numero di Leggi fasciste in vigore in Italia, fino a quando raggiungeremo a pieno titolo agli occhi del mondo, la denominazione di Stato fascista.
L'idea di mantenere ignorante il popolo non è nuova, era presente già nell'epoca precristiana in Cina per esempio.
Le motivazioni a quel tempo e in quei luoghi non erano molto diverse da quelle di oggi.
la giustificazione principale che veniva usata era che il popolo non doveva essere istruito affinchè l'impero prosperasse.
Già, a quel tempo c'era un Imperatore che regnava mentre qui oggi abbiamo un presidente del Consiglio che per fortuna e per il momento imperatore ancora non è. 21-01-2010 12:45 - Gb