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COMMENTO
21/01/2010
  •   |   Giuseppe Caliceti
    La scuola (e l'Italia) sempre più indietro

    Il governo in carica ci tiene ad avere un popolo sempre più ignorante. Sono i fatti a dirlo. C’era una volta l’obbligo scolastico, ora non c’è più: per questa maggioranza si può andare tranquillamente al lavoro a 15 anni d’età, un anno prima dell'attuale obbligo fissato a 16 anni. Così la scuola italiana continua a fare passi indietro. Gli ultimi studi dell'Organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico e la Banca d'Italia raccomandano esattamente l’opposto? Cioè ripetono di investire in istruzione? Questo governo se ne frega. Come se ne è fregato di tutti i docenti, degli studenti e dei genitori degli alunni che sono da mesi contro le riforme targate Gelmini.
    Se qualche mese fa, grazie a una proposta della Lega, si è ridotto a carta straccia il titolo di studio perché considerato qualcosa di «troppo burocratico», adesso è stato leso direttamente il diritto allo studio dei nostri studenti. Un anno in più sui banchi di scuola renderebbe, secondo gli economisti Federico Cingano e Piero Cipolline, esperti di Bankitalia, nel medio-lungo periodo, quasi il 9% in termini di remunerazione del lavoro; i vantaggi maggiori sarebbero per i laureati, il cui titolo di studio può fruttare più del 10% e il diploma di maturità, il 9,7%. Ma a questo governo non interessa. La possibilità di tornare all’apprendistato a 15 anni, nonostante l’obbligo scolastico arrivi fino a 16 anni, è stato un cavallo di battaglia del ministro del welfare Maurizio Sacconi che aveva lanciato l’idea già alla fine dello scorso anno. Adesso a prevederlo è un emendamento del relatore del ddl lavoro, Giuliano Cazzola, approvato ieri dalla commissione Lavoro della Camera. La cosa ridicola è che secondo Cazzola «la norma consente di contrastare l’evasione dell’obbligo scolastico che è molto diffusa nell’ultimo anno». Certo: sbattendo i ragazzi fuori dalla scuola un anno prima del previsto. E prevedendo per legge che l'apprendistato possa valere a tutti gli effetti come assolvimento dell'obbligo di istruzione. Come se si trattasse della stessa cosa. L'Unione europea e tutti i più recenti studi ci chiedono di aumentare la permanenza a scuola dei nostri adolescenti e ridurre la dispersione scolastica. Niente da fare, questo governo non ascolta nessuno. Non si occupa degli italiani di oggi, figurarsi di quelli di domani.
    E così, addirittura, anche il senatore Antonio Rusconi, componente della commissione cultura di Palazzo Madama, afferma che «il governo Berlusconi sembra orientare la scuola e la società italiana verso indirizzi 'classisti': la serie A dei licei, la serie B degli Istituti tecnici, la serie C dei professionali, e ora, per qualcuno, immediatamente dopo la terza media, l'idea di andare subito al lavoro».

    Nella foto: 1932, Regia scuola di avviamento professionale commerciale. Classe di dattilografia


I COMMENTI:
  • Ormai l'idea che si vuole far passare in modo ossessivo, specialmente nei giovani, è che nella vita quello che conta veramente è diventare ricchi e famosi, e che per ottenere tutto ciò non serve studiare, basta essere belli, palestrati o urlare più forte degli altri. Lo scopo di tutto ciò è sempre lo stesso: è più facile governare una massa di pecoroni ignoranti che gente in grado di usare il cervello.
    Saluti a tutti. 22-01-2010 14:51 - Pietro
  • il problema è che si vuole creare una schiera di ricattabili perche tutti sanno che oggi il processo di accumulazione capitalistico non è piu materiale ma è immateriale ed è la scuola il luogo dove acquisire quegli strumenti, sempre in modo critico, di resistenza al presente. 22-01-2010 11:03 - vincenzo88
  • A me usare l'euroconvertitore per stabilire quanto vale in termini salariali l'istruzione di una persona non piace. Primo, perchè nessuno viene da marte e ce ne accorgiamo tutti di essere circondati di dottori disoccupati e somari che se la stragodono. Secondo, perchè è ovvio che i laureati sono per lo più figli di papà, quindi il fatto che un laureato guadagni di più non significa che il merito sia della laurea.
    Terzo, perchè c'è arrivata persino la lega, a capire che non è quello il punto: il dialetto a scuola non lo pretende per la sua utilità professionale, ma come status di identità collettiva. Quarto, se ragioniamo a percentuali, allora è vero che ha senso solo l'istruzione professionalizzante, e allora ha ragione la linea moratti-gelmini. 21-01-2010 22:59 - andrea61
  • <<Se pensate che l’istruzione sia costosa, provate con l’ignoranza>>.
    Derek Bok
    Presidente emerito dell'Università di Harvard 21-01-2010 22:44 - enrico monzatti
  • Ciò che non hanno fatto i barbari e i barberini, sta facendo il governo Berlusconi. Sono semplicemente senza parole, attonito. Questo non è un governo, è un'associazione a delinquere. 21-01-2010 19:23 - Spartacus
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