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Mariuccia Ciotta
Somari per legge
«Io ti vedo» è il leit-motiv di Avatar, vedere come conoscere, l’altro. La conoscenza è allenamento a modificare lo stato di cose esistenti, attrezzo creativo, sconfinamento mentale e materiale, e non a caso la riforma della scuola in via d’approvazione cancella la geografia nei licei, mentre si edificano
confini anti-alieni.
L’idea di società del governo è invece quella di scollegare l’istruzione dal progresso, smantellare i principi base di ogni civiltà e rendere più fragili i piccoli
umani, destinati a non sapere. Così ecco pronto l’emendamento per rubare un anno di scuola ai ragazzi, quindicenni fannulloni da mandare a lavorare, apprendisti stregoni a servizio dei «migliori» (fuori i figli degli immigrati). La misura che viola la legge sull’obbligo scolastico fino a 16 anni e sull’età minima
per entrare nel mondo dei (dis)occupati è il segno della regressione del paese, che colleziona decreti su misura per il capo azienda. Non solo Berlusconi impone di stravolgere le regole a suo benificio, la legge non è uguale per tutti, ma istiga i suoi ministri a nuove invenzioni per privare i cittadini dei diritti che
sembravano intoccabili.
L’attacco agli studenti, che si coniuga con la riduzione delle ore di lezione e degli insegnanti, nasconde non solo la concezione della cultura come valore superfluo, ma la paura di coloro che sanno. E dal momento che non è solo in aula che si apprende, l’ultima trovata è il famoso decreto Romani: spazzare via
l’obbligo di programmare audiovisivi italiani ed europei (invece di aprirsi a quelli asiatici e africani), abrogare gli investimenti riservati al cinema e al documentario indipendente e imbrigliare la Rete. L’iniziativa, contro cui ha scioperato martedì l’intero settore, è in perfetta sintonia con il taglio dell’ultimo anno scolastico. Più si impara a decostruire l’immagine e la parola, a individuare l’ubicazione reale e fantastica di mondi diversi, più aumenta la capacità critica, e
magari si smaschera il tg della sera.
Nelle pieghe del decreto cancella visioni di qualità, si nasconde anche un’altra perla. A partire dal 27 gennaio, data di attuazione della norma che regola «l’esercizio delle attività televisive», si stringe il cappio sulle tv a pagamento (o pay per view) che ancora possono trasmettere film vietati ai minori di 18 anni
(Lynch, Almodovar, Scorsese). La Rai non può mandarli in onda neppure a notte fonda, secondo la legge Mammì, e adesso Sky (e non solo) dovrà spingersi oltre le ore 23 per mostrare un’«opera per adulti» (che non equivale a pornografia). E questo in nome della «tutela dei minori», gli stessi che vengono arruolati in età scolare ai lavori forzati. La conseguenza sarà una perdita per il rivale Murdoch, e un vantaggio per le reti «spettinate» berlusconiane, ma anche
un’ulteriore aggressione all’integrità del film, sforbiciato per farlo rientrare nelle «fasce protette». Gli spot però non fanno male, e potranno correre tranquillamente sul piccolo schermo dedicato ai teen-ager. Massima coerenza
con la società del «fare», dell’iperconsumismo e della vanità. Studia ragazzo, studia.
- 31/01/2010 [5 commenti]
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A leggerti pare che a te invece farebbe bene ritornare sui banchi di scuola. Infatti, il tuo scrivere è ricco di errori di ogni natura e pregiudizi e povero di idee. Solo la solita minestra riscaldata dalla destra: i fannulloni, gli ignoranti, i mantenuti, la meritocraxia...
Il fatto che questa riforma rappresenti una menomazione del diritto allo studio e alla conoscenza è sotto gli occhi del mondo.
Un consiglio:rilassati.
Cordialità.
. 31-01-2010 20:42 - francesco
Questi sono pazzi. E' chiaro che oramai stanno approfittando a man bassa della non-opposizione per dare sfogo a tutti i loro folli istinti e intendimenti. Tra scuola, giustizia ed economia, siamo di fatto uno stato mafioso e al contempo, sotto assedio sì, ma ai cittadini. Con la Gelmini e gli altri farabutti, qui finisce come con Farheneit 451, ma non il film, il mondo descritto dal film! E forse non è un caso che né questo, né 1984, né Il mago di Oz, né i film di M.Moore sono tra i più assidui presenzialisti dei ns palinsesti: diciamo che messi tutti insieme fanno un centesimo di Gasparri, e il che è tutto dire. 25-01-2010 15:11 - s.m.
Il problema non è mio, o del collega, che non facciamo i cani da guardia durante gli esami; il problema è che le aule sono pieni di muli ai quali importa solo portare a casa il voto.
Così si è snaturato il senso dell'istruzione superiore.
Se si ha coraggio si faccia questa di riforma, non le stupidate che propone il governo, fatte di tagli e di corsi soppressi perchè non utili all'industria e alla diretta occupazione.
In questo modo si assimila l'Università ad un ufficio di collocamento e non c'è nulla di più sbagliato che approcciarla in questo modo da parte dei giovani.
my two pence. 24-01-2010 21:13 - Stefano
dove arriveremo?
suggerimento: chi può emigri 23-01-2010 13:53 - carlozen
aveva pur sempre.
Certo "declassamento" ma anche forte gerarchizzazione...competitività individuale laddove necessita la cooperazione e quant'altro.
mentre la sinistra(?) vecchia e nuova si attarda a lantarsi circa i sacri principi costituzionali...la "costituzione materiale" e questa qua... 23-01-2010 10:11 - spartaco
Education was an important component of the Rockefeller plan, and he hired a reassuring Baptist minister, Frederick Gates, to set up his General Education Board in 1902 to oversee this effort. From this position, Gates wrote Occasional Letter No. 1 (published 1912), stating that “in our dream, we have limitless resources, and the people (rural folk) yield themselves with perfect docility to our molding hand… unhampered by tradition.” Rockefeller education initiatives applied to city schools, too, as Mayor John Hylan of New York City said in THE NEW YORK TIMES (March 27, 1922): “One of my first acts as mayor was to pitch out… from the educational system of our city the Rockefeller agents” and others who planned “to fit the children for the mill and factory.” 22-01-2010 23:39 - mariuccia sapio