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Giuliana Sgrena
L'America scopre che la guerra afghana è inutile
Riusciranno gli Stati uniti a realizzare quell'accordo con i taleban che Hamid Karzai insegue da tempo? Un tentativo avviato dagli Usa fin dal 2003, ma ora forse i tempi sono maturi per una trattativa aperta tra i protagonisti in campo: gli Stati uniti forti di oltre 100.000 uomini e i taleban che sono in grado di agire (militarmente) su circa il 70 per cento del territorio, andando ben oltre le zone pashtun (abitate dalla loro etnia di provenienza). Se così fosse verrebbe in qualche modo valorizzato quell'ossimoro di origine latina che dice: se vuoi la pace prepara la guerra. Ma solo apparentemente. E poi di quale pace di può parlare se ci sono voluti otto anni di guerra e tanto spargimento di sangue.
L'elemento nuovo sta nelle dichiarazioni del generale statunitense Stankey McChrystal, comandante Nato in Afghanistan, arrivato alla conclusione che: «Come soldato, il mio sentimento personale è che si è combattuto abbastanza. Quello che dobbiamo fare è creare le condizioni che permettano al popolo di arrivare a una soluzione veramente equa sul tipo di governo che deve guidare il paese». Finora avevamo sentito parlare di nuova strategia da individuare prima dell'invio di nuove truppe in Afghanistan e siccome il generale McChrystal è stato uno degli artefici della nuova spedizione, si può supporre che la sua sia anche la strategia di Barack Obama: rafforzare le posizioni per poi trattare, quello che stanno facendo anche i taleban a suon di attentati. Si sa i militari sono più pragmatici e sono i primi ad accorgersi quando una guerra è persa, anche se non sempre hanno il coraggio di ammetterlo, o comunque non c'è nessuna possibilità di vincerla militarmente. E nessuna potenza militare (britannica, sovietica, americana) è mai riuscita a controllare l'Afghanistan. Meglio trattare, e con chi se non con i nemici? I taleban, per l'appunto. Sembra la solita storia, ma non è così. Per la prima volta gli americani sembrano fare una distinzione tra taleban (insorti) e terroristi di al Qaeda, e non è poca cosa. «È impossibile dipingere i taleban con lo stesso pennello ... (i comandanti e le truppe) non vogliono continuare a pagare il prezzo imposto da al Qaeda per sempre», ha detto il generale McChrystal.
Forse l'insegnamento agli americani è venuto dall'Iraq, pur con tutte le differenze che esistono tra i due paesi. Sconfiggere al Qaeda (almeno in parte) voleva dire riconoscere che non tutti gli insorti erano jihadisti. Ma in Iraq c'era un interlocutore politico credibile, in Afghanistan invece ci sono forze sostenute da una ideologia fondamentalista di cui forse non si è ancora capita la portata. Questo fa la differenza. Ma tant'è.
Ad accelerare i tempi per un tentativo di soluzione è la conferenza internazionale che si terrà giovedì a Londra e che vedrà la partecipazione di 60 paesi che in qualche modo sono coinvolti nel futuro afghano e speriamo contribuiscano a una soluzione che valga per tutti. Alla vigilia si assiste a una gran fermento, tutti si stanno posizionando: gli Stati uniti con il generale McChrystal, i presidenti afghano e pakistano sono riuniti ad Ankara sotto l'egida della Turchia, la Merkel riunisce il suo gabinetto, la Gran Bretagna si esprime, anche se non sui tempi, con il ministro della difesa, il rappresentante speciale dell'Onu in Afghanistan Kai Eide va oltre chiedendo la cancellazione di alcuni dei taleban dalla lista dei terroristi e il rappresentante americano per l'Afghanistan Richard Holbrooke si dice d'accordo nel rivedere la lista. E l'Italia che fa? Aspetterà la decisione degli altri per accodarsi? Ancora una volta si rinuncia ad avere un ruolo politico di pace, persino quando potrebbe approfittare delle dichiarazioni del generale McChrystal che parla di soluzione politica inevitabile in ogni conflitto. Otto anni di guerra non sono forse già troppi?
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Nemmeno come in Somalia,quando dopo le botte prese si sono precipitati fuori dalla nazione e ancora oggi i neri se la ridono...
Vorrebbero fare una elegante ritirata.
Magari cercando un accordo con il futuro e vero governo che nascerà in Afganistan.
I talebani,stanno riprendendosi il paese e presto gli USA si siederanno sui cuscini dei talebani a trattare una resa decorosa.
E' solo questione di tempo.
Prima lo fanno e meglio sarà per tutti.
L'oleodotto si farà e i talebani riceveranno un tanto al litro.
E' finito l'imperialismo.
Ogni giorno di resistenza lo paga il mondo.
Obama,si metta l'animo in pace e dia ai talebani quello che è dei talebani. 26-01-2010 14:02 - maurizio mariani
La guerra è iniziata soprattutto per poter invadere uno stato sovrano che, anche se noi non ne comprendiamo il motivo, voleva e vuole rimanere LIBERO, e che forse pensa "meglio sotto la scure dei talebani che in guerra con gli americani".
La guerra è iniziata perchè gli americani avevano progettato un oleodotto che doveva tagliare in due l'afghanistan,
Ora però per concludere i progetti geopolitici americani cosa bisogna fare? Qual'è il prossimo passo da compiere per terminare l'oleodotto??
Sicuramente in uno stato in guerra tutto diventa più difficile. E allora.... 26-01-2010 11:35 - JJL