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COMMENTO
27/01/2010
  •   |   Valerio Evangelisti
    Sindaci rossi, una crisi che viene da lontano

    Un poeta bolognese dei primi del Novecento, Olindo Guerrini in arte Lorenzo Stecchetti, scrisse dei versi intitolati Primo Maggio. Vi si descriveva la marcia lenta, solenne e silenziosa di un corteo di operai. «Toccandosi le mani ognun di loro / cerca il vicin chi sia. / Se i calli suoi non vi segnò il lavoro, / quella è una man di spia».
    Senza rimpiangere (ma un poco sì) l'intransigenza dei socialisti di epoca prefascista, fama meritata di onestà a tutta prova ebbero anche i sindaci comunisti del dopoguerra. Io nacqui al tempo di Giuseppe Dozza, magari stalinista, però uomo tutto d'un pezzo, che ancora appariva in pubblico con un fazzoletto rosso al collo.
    Un mito d'uomo, tanto che mio padre, pur lontano dal Pci (era socialdemocratico), lo ammirava senza riserve. Ugualmente limpidi sotto il profilo morale furono i successori di Dozza: Guido Fanti, Renato Zangheri, Renzo Imbeni - uno dei sindaci migliori che abbia avuto la mia città. Persino Zangheri, che combattei nelle strade nel '77, era dal punto di vista personale di un'onestà ineccepibile. Nessuno avrebbe seriamente immaginato che lo slogan settantasettino «Bologna è rossa/è rossa di vergogna» potesse essere riferito, di lì a trent'anni, ai comportamenti del suo sindaco.
    Il fatto è che il Pci, con gli anni Ottanta e ben prima dell' '89, iniziò a rompere silenziosamente con la propria tradizione. Gran parte della sua base era transitata dalle classi subalterne al ceto medio, con vocazione prevalentemente commerciale, e in parallelo era cambiata l'ideologia di cui era stata portatrice. Avanguardia della trasformazione fu forse la Lega delle Cooperative, passata a un modello compiutamente capitalistico che poco conservava di "alternativo"; seguirono a ruota tutte le altre istituzioni informali o formali cui il movimento operaio aveva dato vita. L'elogio smodato della piccola impresa diventò, sic et simpliciter, elogio dell'esistente. Ciò condusse all'amministrazione del sindaco Walter Vitali, pronta a tutte le privatizzazioni in campo ospedaliero e scolastico, e alla mano dura contro gli immigrati che avevano osato occupare (nel senso di entrare e restarvi) la basilica di San Petronio. Fu scandaloso vedere il Gabibbo accorrere in soccorso di poveracci ricoverati dal Comune, dopo lo sgombero, in un edificio scolastico abbandonato: una spelonca sporca, fredda e fatiscente.
    Dopo la pausa politica di Guazzaloca, vincitore grazie all'avversione che il suo predecessore era riuscito a suscitare, Cofferati si incaricò di portare a termine il lavoro avviato da Vitali. Politiche tutte incentrate sull'ordine pubblico, misure proibizionistiche, guerra ai nomadi e ai poveracci, chiusura di centri sociali, semi-militarizzazione dei vigili urbani, ecc. Fino al divieto di costruire una moschea in un quartiere periferico. Ciò rispondeva al profilo di un partito che ormai si era sfaldato. Nei suoi ranghi rimaneva un pugno di militanti «usi a obbedir tacendo», ammiratori di D'Alema perché ha i baffi come Stalin, e segretamente convinti che i programmi neoliberisti del Pd siano una raffinata mossa tattica in direzione del comunismo. Accanto a costoro, però, stavano prendendo posto nuovi rampanti usi più ai salotti che alle riunioni di sezione, al richiamo dei vip che ai volantinaggi. Esattamente come il Psi negli anni di Craxi (ritenuto da Fassino e altri una specie di modello). Poco interessati, di conseguenza, alla cosiddetta «questione morale». Ideologia comune? Nessuna ideologia, salvo l'avversione nei confronti della volgarità berlusconiana, troppo plebea e sguaiata per i loro gusti raffinati.
    Nemmeno Vitali e Cofferati, specchio delle diverse fasi di una trasformazione di base, furono attaccabili sul piano della condotta personale. Perché si arrivasse a questo era necessario che il partito (intendo il Pci-Pds-Ds-Pd) perdesse gli ultimi brandelli di coerenza, scoprisse i benefici dell'atlantismo e delle guerre umanitarie, i valori di mercato, l'utilità delle privatizzazioni a oltranza, la consonanza - a fini elettorali - con forze politiche popolate da personaggi collusi con la mafia, oppure fautrici di un ultraliberismo di stampo reaganiano e capaci di proporre lo scioglimento dei sindacati. A quel punto, con un partito ormai privo di organizzazione e di tenuta ideologica, quale fu il Psi di Craxi al tempo «dei nani e delle ballerine» (forma organizzativa attualmente chiamata «primarie», come surrogato della democrazia interna), c'era spazio per ogni avventura.
    L'ultima di esse: candidare a sindaco Delbono. Non so se colpevole o innocente (spero nella seconda ipotesi), ma comunque, a differenza dei suoi predecessori, sospettabile di corruzione. Meno incattivito - nel suo breve mandato - nella persecuzione delle minoranze, etniche o politiche, di quanto lo fosse Cofferati, ma subito impegnato nel licenziamento di centinaia di precari e nel finanziamento pubblico delle scuole private. Cosa che lascia indifferente il suo partito (ammesso che esista ancora), proteso verso ben altri, superiori fini. Cioè trovare, attraverso le consuete «primarie», un nuovo candidato sindaco decente. Compito quanto mai difficile.
    Temo che Stecchetti, se potesse vivere nella Bologna attuale, di mani callose ne noterebbe poche o nessuna. Di «man di spia» invece tantissime. Fortuna che gli ultimi sindaci di centrosinistra hanno vietato i cortei, nei fine settimana.
    Persino questo bisognava vedere.


I COMMENTI:
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  • @andrea61 - Ma la correttezza nei confronti degli elettori comprende l'onestà richiesta a gran voce dagli stessi. Forse il suo ragionamento è frutto di un abbaglio. Il sindaco in questione è stato accusato di reati ben più gravi della semplice scappatella, che per altro non credo sia una fattispecie penale. Di questi, in almeno un caso ha già ammesso le proprie responsabilità. Ben poca cosa rispetto ad altre ruberie, e comunque un impatuto è innocente fino a prova del contrario. Però il sindaco si è dimesso, persino troppo repentinamente. Forse qualcosa a tutti noi ancora non è dato sapere. 28-01-2010 18:23 - mario65
  • certi commenti mi fanno veramente oltre che schifo anche tanta paura,l'oesta' è la prima cosa che dobbiamo chiedere a un nostro candidato ,gli imbroglioni e figli di buona madre ,si trovano al angolo di ogni strada ,loro, i nostri politici per prima devono essere puliti ed onesti,altrimenti ,che cavolo stanno a fare li',ho tanta paura per i nostri poveri figli che dovranno crescerer in questo paese ,un futuro con gli uomini disonesti affaristi senza coscenza ( non dire che sono balle perche chi gli chiama stronzate sta guadagnando un oceano di soldi )ci portera in un posto che uscirne sara molto difficile ,senza dire troppe filosofie 28-01-2010 16:10 - vaibarma
  • I traditori, si sa, tendono ad essere piu' realisti del re. 28-01-2010 15:51 - murmillus
  • a mario65: Pretendere un partito non liquido significa pretendere un tipo di attitudine ai rapporti interpersonali che nella società attuale è impensabile. Questo mi sembra rimpianto o per il passato, o per una terra dei puri che non si vede all'orizzonte. Scegli tu.
    Per questo penso che sarebbe ora di riformulare le richieste, con realismo.
    Io da un politico non pretendo onestà, e che faccia un po' di impicci nel suo do ut des con una bella donna me lo aspetto. Al suo posto tanta gente che lancia anatemi farebbe altrettanto. E poi ricordo mia nonna che era fissata col duce che non si era mai preso un soldo.
    Io mi contenterei di molto meno dell'onestà: pretendo correttezza con i propri elettori. Il guaio è che manca anche quella: tu eleggi un governo con un certo tipo di mandato, e quello se ne frega completamente. Eleggi uno che in parlamento urla che papi è un criminale, e a telecamere spente ci prende un caffè e qualcosina di più. Io penso che nell'italia di oggi queste cose sarebbero evitabili, mentre l'onestà immacolata sia chiedere troppo. 28-01-2010 15:18 - andrea61
  • @ amen
    sarei interessato al filosofo da te citato, cercando su google non ho trovato niente 28-01-2010 11:40 - marco
  • Alam Ross: uno che scrive e dice la sua, i calli (metaforici, per inciso) li ha nell'anima e nella percezione arguta che ha della visione del mondo. scrivendo così lei dimostra di avere poco spirito critico, affidandosi a banali offese e per giunta gratuite. 28-01-2010 11:36 - monk
  • A dire il vero biognerebbe interrogarsi oltre che sul PD e sulla nuova sinistra, anche sulla trasformazione che hanno subito i sindacati, che oggi sono uno dei maggiori cardini del blocco sociale, cioè delle vere è proprie forze reazionarie e clientelari.
    Basta pensare che dopo più di 20 anni, ancora non sono arrivati a capire le trasformazioni del mondo operaio, non più relegato al lavoro in fabbrica, ma a quello nettamente più umiliante di consulente nell'industria privata. 28-01-2010 11:34 - Dario Cerchia
  • Bellissimo articolo. Apparte i commenti di tale Amen che sono da morire dal ridere (scommetto che sei un mussiano), la moralità deve essere al primo posto ma non è l'unica cosa. Il guaio è che i nuovi politici assecondano le paure del Popolo, paure che sono sempre esistite (verso il diverso, lo straniero, l'ignoto ecc) e che sono da sempre utilizzate dalla classe dominante per condurre una guerra fra poveri. Assecondare e aizzare i timori e le paure, come fanno Lega, IDV, Grillo, PDL, quasi tutto il PD è pericolosissimo. Questi politici non hanno più alcuna credibilità da nessun punto di vista così come non la hanno più i partiti (ridotti a comitati elettorali e affaristici). In Italia una simile situazione portò a Tangentopoli (più di recente) o al Fascismo. 28-01-2010 11:12 - Mirko 84
  • un bel pezzo 28-01-2010 09:45 - marco
  • Conosco da tempo Valerio Evangelisti come stimato romanziere di genere storico e fantastico, e sapevo delle sue opinioni politiche ben difinite a sinistra, che ho avuto modo di ascoltare durante una sua recente visita a Trieste. Non posso che essere d'accordo con le sue analisi. Ho conosciuto Bologna proprio nel " mitico " 1968 durante il servizio militare. Una città accogliente dove si viveva bene, piena di gente cordiale e simpatica. Ci sono tornato ad intervalli sempre più lunghi nel corso degli anni, e nelle ultime visite l'ho trovata irriconoscibile: sparite le vecchie osterie, il centro è invaso da una massa enorme di fast food, bar e ristoranti dove si entra solo con la carta di credito. Negozi super- eleganti per ogni dove, e gente presuntuosa ed egoista che non ti saluta nemmeno. Bologna è diventata uguale ad una delle tante città del centro- nord dove dominano i leghisti. La responsabilità è soprattutto dei rappresentanti dei DS -PDS -PD che hanno rovinato tutto ed hanno la faccia tosta di affermare ancora di essere di sinistra. 28-01-2010 07:03 - gianni
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