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Loris Campetti
La politica non sale sui tetti
Quando quest'estate il caso Innse conquistò le prime pagine dei giornali e bucò il video, fummo facili profeti nel prevedere che, con l'arrivo dell'autunno, le nebbie della «politica» avrebbero oscurato le mille lotte nate sull'esempio di quei lavoratori sul carroponte. La prima volta i gesti estremi fanno notizia, tanto più se è estate con la «politica» in vacanza. Il ritorno alla «normalità» abitua ai tetti invasi da operai che difendono il posto di in ogni modo. Non era successa la stessa cosa con la strage alla Thyssenkrupp? Grande risonanza mediatica e politica, ma chi vede oggi i 3-4 morti al giorno sul lavoro? Ci spiegano anzi che i «caduti» sono un po' diminuiti nel 2009, nascondendo l'evidenza: la crisi ha ridotto fortemente le ore lavorate e il risparmio di vite è numerico, non percentuale.
Lavoro oscurato, lavoratori rimossi. Non è una scelta che riguardi soltanto i media: dov'è finito l'interesse - se non la centralità - del lavoro nelle agende di gran parte della sinistra, anzi dell'opposizione al governo Berlusconi? E se compare in qualche postilla delle agende, è inutile cercarlo nelle pratiche e nelle scelte politiche. Una conferma illuminante viene dal dibattito e dai conflitti che sulle alleanze elettorali, le scelte di candidati sindaci e presidenti di regioni. Il lavoro - le persone fisiche che si arrabattano nella precarietà e nella cassa integrazione, quelle che si incatenano ai cancelli o scalano i tetti per difendere salari, dignità e futuro, gli ex lavoratori vittime della crisi e della sua gestione - ridotti a comparse. Si può obiettare che i contenuti in generale e non solo il lavoro sono estranei ai processi politici elettorali. Un'aggravante, non una consolazione.
Il criterio che muove la ricerca di alleanze da parte del Pd (e non solo) è «geografico», centrato sulla conquista del «centro» dello schieramento politico, salvo poi accorgersi, in molti casi, di essere stati da esso conquistati ed espugnati. Chi ancora ragiona sulla composizione sociale per definire le alleanze e si chiede quali siano il campo e gli interlocutori di un «blocco» antiberlusconiano, mette a fuoco i diritti civili, perdendosi per strada quelli sociali. E' vero o no che la libertà vale doppio, rispetto all'eguaglianza e alla fraternità? I lavoratori dipendenti, per non dire degli operai, meritano interesse solo in quanto «cittadini», anzi come consumatori farebbero più punti ma dentro la crisi sono piuttosto latitanti. Per fare solo un esempio, la candidatura di Emma Bonino alle elezioni regionali del Lazio è senz'altro coraggiosa, se non altro perché la città di Roma vive gomito a gomito con un sempre più invadente Vaticano. Un segnale in controtendenza. Però non si può nascondere l'imbarazzo di tanti lavoratori segnati dalla crisi a esprimere un voto a chi pensa che per uscire dalla crisi provocata dal liberismo si debbano scegliere ricette liberiste. Quella croce sulla scheda elettorale sarà sofferta per una parte del popolo dei cancelli, degli uffici, dei tetti e dei silos. C'è da sperare che non prevalga il masochismo di chi si sente «tradito», fino al punto di dare un voto di protesta a una «sindacalista», per quanto post-fascista, come la Polverini - una candidatura populista ma certamente furba. E c'è da temere il non voto.
Cambiare l'interlocutore è legittimo, bisognerebbe capire se paga anche in termini elettorali. L'importante è che il giorno del prossimo scrutinio nessuno che voglia costruire un'alternativa a Berlusconi, ci inondi con le sue lacrime e le sue domande sulle ragioni del «tradimento» degli operai e dei lavoratori. Quel rancore nei confronti della sinistra è figlio di un precedente e più grave «tradimento».
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Ma chi sta sui tetti,insieme ai lavoratori?
D'Alema ha detto che stiamo bene così.
Non siamo in emergenza.
Il paese regge.
Se muoiono qualche milione di lavoratori,è calcolato,come quando si fa un guerra.
Sono sempre i stracci,quelli che pagano.
I generali da sopra le colline guardano i soldati saltare sulle mine.
Pezzi di carne che volano e bambini che piangono fuori dalle fabbriche.
Non temete,il generale D'Alema è in un posto dove le bombe non arrivano.
Tutti ben protetti.
Loro si, che stanno in un ventre di vacca.
I lavoratori precari,invece,senza neanche la divisa,cercano scampo da questo bombardamento eonomico.
Non hanno scampo,corrono di qua e di la,ma non ci sono rifugi.
Un precario ha raccolto una pistola nella battaglia.
(Butta quella pistola,che ti arrestano...)
Tanto le bombe li fanno saltare come burattini.
Un altro disoccupato ha preso un bastone e lo brandisce in modo minaccioso.
Ma cosa fate,pensate a morire piuttosto....
Ora tutti si sono fermati e guardano le colline affollate di politici,VIP,ladri,puttane e papponi.
Si guardano intorno e decidono di uscire da quel gioco.
La guerra come nel 17 diventa rivoluzione.
Proletari di tutto il mondo unitevi.
Ma D'Alema,non è con gli operai e chiama le guardie per arrestarli.
Secondo D'Alema,questo è il miglior mondo possibile.
Ma per voi operai? 30-01-2010 10:27 - maurizio mariani
PD = liberal-riformismo alla vecchia maniera "laissez faire et laissez passer".Ecco perché é ora di cambiare rotta per i milioni e milioni di operai e di tutti coloro che vivono del proprio lavoro.Ecco perché é ora di dire basta ai padroni di ieri e di oggi.Ecco perché é ora di promuovere una campagna per la nazionalizzazione della FIAT e di tutte le fabbriche e attività industriali ed economiche che hanno chiuso o stanno chiudendo in Italia. Ecco perché é ora di votare per quei partiti che si battono coraggiosamente per l'abbattimento del capitalismo e l'avvento di un Socialismo autenticamente nuovo ! EVVIVA IL SOCIALISMO DEL XXI SECOLO !!!!! 30-01-2010 09:35 - ermanno
Ma non vi sembra già masochista la scelta della candidata Bonino ? 30-01-2010 02:00 - gianchi
I politici sono mediocri, ma se la società sotto di loro non trova la forza di rimettersi in moto, la loro mediocrità è un seme che incontra un terreno fertile. 29-01-2010 21:32 - andrea61
applicata alle multinazionali che oggi "dislocano" la produzione in qualsiasi parte del mondo dove il lavoro costa loro molto meno. Lo fanno dopo avere separato la produzione dalla finanza potendo passare impunemente, e con un solo "clic", sulla pelle dei lavoratori proprio di quei paesi che hanno alle spalle un
movimento operaio storicamente organizzato. Cosa aspettano i partiti della sinistra di questi paesi ad elaborare una strategia per una lotta di classe su base mondiale?
Pippo Tomaselli - Firenze 29-01-2010 20:59 - Pippo Tomaselli
PD e PDL cambiano solo nella sigla ma non nella sostanza. 29-01-2010 17:58 - carlo marchi