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Vincenzo Consolo
L'oracolo di Termini
Antica, antichissima Termini Imerese, preistorica e quindi greca, cartaginese, romana... L'Himera greca, distrutta dai cartaginesi, rinasce presso le Terme, le fonti d'acqua radioattive.
Dopo Termini, a sinistra dell'autostrada da Palermo a Messina, si stende, sotto il monte San Calogero, la pianta dell'agglomerato industriale. È una piana affollata, oltre che da una centrale elettrica intitolata a Ettore Majorana, da miriadi di capannoni deserti, ormai cadenti, quasi distrutti. Sono capannoni degli industriali che, presa la sovvenzione dello Stato e dalla Regione Sicilia, avevano aperto e subito chiusa la loro attività, lasciando vuoti, deserti i loro capannoni. In quella piana sorge anche la famosa Fiat, il marchio di Marchionne, che vuole oggi chiuderla, lasciando sul lastrico, nell'assoluta povertà, migliaia di operai e le loro famiglie. Ancora un'illusione infranta dopo quella petrolifera e pestifera di Augusta, Melilli, Gela, della industrializzazione in Sicilia dopo la distruzione dell'agricoltura.
C'è una poesia del brasiliano Murilo Mendes, pubblicata negli anni Cinquanta, dal titolo Canzone di Termini Imerese. Recita (qui nella traduzione della lusitanista Luciana Stegagno Picchio):
A Termini Imerese son venuto/ da Termini Imerese m'allontano./ Ricerco la forma nel caos/ ricerco il nucleo del suono./ A Termini Imerese son venuto/ da Termini Imerese m'allontano./ A mia immagine mi son mutato/ e sono io stesso l'oracolo.
Ma l'ha scritta Murilo Mendes questa poesia o l'ha scritta Marchionne? L'ha scritta Cavour, Vittorio Emanuele II, Umberto di Savoia o Emanuele Filiberto, il ballerino? L'ha scritta l'avvocato Gianni Agnelli, Luca di Montezemolo o Elkann? Boh, chi lo sa. Quando questi operai licenziati di Termini emigreranno a Torino, i torinesi esporranno ancora i cartelli con su scritto: «Non si affitta ai meridionali?» Boh, chi lo sa.
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Il problema del ciclo brevissimo dell'avventura industriale del Sud è un altro problema da affrontare più seriamente. 12-02-2010 14:15 - irisblu
Bellissimo il commento di Mariani
cosa aggiungere? Che hai siciliani resta pur sempre la forza della parola 09-02-2010 00:06 - carlo barbanente
non sono leghista, ma vorrei ricordarti che le donne delle nostre regioni non hanno bisogno di nessun intermediario: decidono loro chi conoscere e chi no
Le donne di qui, come di qualsiasi altro luogo, non sono trofei per nessuno, nemmeno per i sedicenti "rivoluzionari" a parole come te. 08-02-2010 20:41 - aiace
La Sicilia è di nuovo un'isola.
Altro che treni a 300 kilometri e ponti faraonici.
I fichi d'india si stanno riprendendo l'isola e questa in fondo è anche una fortuna.
Almeno quei fichi,impediranno alle montagne di scendere a valle.
I fichi al posto delle auto.
I siciliani produrranno fichi d'india e gli indiani le auto italiane.
Che contrasto.
La FIAT è una multinazionale che toglie lavoro agli italiani e lo offre ai popoli che stanno alla fame.
Ma poi quelle auto le venderanno ai popoli che le producono perche noi non avremo più la possibilità di comprare.
La Sicilia torna a essere la terra di Verga.
Invece di Roscio malpelo,ora c'è Nero malpelo.
Torneremo a produrre lupini.
Alla festa di Santa Rosalia,tutti a vendere le candele e i lumini.
I nostri figli torneranno a popolare le zolfatare e i Gattopardi ci faranno fare qualche giornata nelle loro sconfinate terre.
Oppure,riprenderemo la valigia di cartone e anche noi partiremo per la grande Milano.
Leghisti,preparate le vostre case e fateci conoscere le vostre donne,che stiamo arrivando di nuovo in massa.
La Sicilia ritorna antica e in mano ai baroni mafiosi.
Viva l'Italia! 08-02-2010 19:30 - maurizio mariani