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Giuseppe Di Lello
Nel nome del padre
Quando una battaglia antimafia è condotta con il contributo decisivo della testimonianza di Ciancimino jr è meglio essere molto prudenti. Soprattutto perché l'impressione che si può trarre dalle dichiarazioni che il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo sta facendo nel corso del processo al generale Mori è che a parlare sia soprattutto il padre, attraverso i ricordi del figlio. A un certo punto addirittura Massimo Ciancimino ha provato a tenere fuori dalla responsabilità del sacco di Palermo don Vito, che invece com'è noto ne è stato il principale protagonista.
Così a proposito della nascita di Forza Italia che Ciancimino ricostruisce come il frutto di una trattativa tra lo stato e la mafia viene da dire che sicuramente la genesi del partito berlusconiano è stata una vicenda ben più complessa. Che ha avuto a che fare con la scomposizione delle vecchie forze di governo, in rotta per le inchieste di mani pulite, e con la ricomposizione di parte di quelle forze attorno a un progetto che possiamo sbrigativamente chiamare di modernizzazione in chiave efficentista. Non c'è dubbio che, specialmente nel Mezzogiorno, quelle forze avevano in buona parte già incorporato la mafia e che dunque Cosa nostra è entrata si potrebbe dire naturalmente dentro il progetto di Silvio Berlusconi. Attribuire quindi la nascita di Forza Italia alla realizzazione di un patto con la mafia mi pare assai riduttivo, sostenere invece che la mafia abbia partecipato a quell'impresa seguendola da vicino e persino costituendone un pezzo importante è un'ipotesi più che plausibile. Indimenticabile e chiarissimo il risultato delle elezioni politiche del 2001 quando il Popolo della libertà vinse in Sicilia 61 seggi a 0.
Al di là delle semplificazioni, dunque, fa male il ministro Alfano a definire le parole di Massimo Ciancimino «agguato al governo» e appare addirittura goffo nel sostenere che «mai abbiamo avuto la sensazione che Forza Italia possa aver avuto collegamenti con la mafia» solo ricordando che uno dei suoi fondatori, in Sicilia e nel resto d'Italia, Marcello Dell'Utri, è stato condannato in primo grado per concorso esterno a Cosa nostra. Si tratta del resto dello stesso ministro che in queste ore ha annunciato un decreto legge per riportare la competenza dei processi di mafia ai tribunali per sterilizzare una sentenza della Cassazione che dopo la legge Cirielli (votata dal centrodestra) rischia altrimenti di annullare molti processi ai boss mafiosi. Peccato che sempre Alfano abbia presentato in parlamento un progetto di legge di riforma della procedura penale dove si torna ad attribuire, così come ha sentenziato la Cassazione, la competenza dei processi per associazione mafiosa alle corti d'assise.
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In quanto al modo di governare di Berlusconi, faccio notare che le elezioni, quando è stato il caso, le ha anche perse in tutti questi anni: politiche, europee, amministrative. Quindi un elettorato che decide c'è. E se non vota a sinistra da quattro anni c'è qualche motivo. Anche gli elettori di Berlusconi sanno benissimo che fa gaffes, frequenta prostitute, è maschilista, ha corrotto giucidi, evaso le tasse,...eppure viene votato. Per me la responsabilità principale è nel vuoto totale che c'è a sinistra e nell'incapacità di capire gli elettori e fare ciò che chiedono. Quindi, continuare a demonizzare Berlusconi e i suoi non serve a nient'altro che a rafforzarlo. E' ora di fare politica proponendo cose che alla maggioranza degli elettori risultino condivisibili. Tutto lì: That's the democracy, baby. The democracy! And there's nothing you can do about it. Nothing! 10-02-2010 15:35 - danilo recchioni+baiocchi
basta con questa ipocrisia! 10-02-2010 03:30 - flaner
I distinguo che intravedo in questo articolo mi paiono i busillis di azzeccagarbugli.
Anche se ci fssero delle cose piu' complesse, e sicuramente ci sono, mi dite che cosa significa? Nulla, assolutamente nulla di fronte alla sostanza del fatto. 10-02-2010 00:21 - murmillus