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Maria Teresa Carbone
La donna-merce non è "normale"
Sono passati solo cinque giorni da quando, insieme a Silvia Nono, Serena Perrone e Adriana Valente, abbiamo deciso di far circolare tra le persone che conosciamo un appello ai candidati di sinistra delle prossime elezioni regionali perché inseriscano nel loro programma una dichiarazione: «Io non considero normale che le donne siano trattate come merce di scambio nelle relazioni personali e professionali, nella politica, nella comunicazione». Nei nostri tempi internettiani, un appello è un'iniziativa che rischia di svuotarsi di senso prima ancora di nascere, tanto veloce è il tempo di firmare, copia-incollare e spedire via email ad altre, altri, che altrettanto distrattamente ripeteranno i nostri gesti. Forse per questo, mandando in giro il nostro messaggio, non abbiamo pensato all'effetto che l'appello avrebbe avuto, ma ci siamo mosse, perché - come abbiamo scritto nel preambolo - eravamo stanche di lamentarci tra noi, ogni volta che sentivamo ripetere che, suvvia, quello che ci succede intorno (per dirne una, le ragazze offerte in premio ai guerrieri più o meno stanchi) è, appunto normale. «Furibonde pudibonde» ha del resto titolato spiritosamente il «Foglio», per definire noi e la nostra iniziativa: come a dire che chi non si riconosce in questo mondo fatto di «veline» e di «letterine», di strizzate d'occhio e di allusioni neanche troppo allusive, non può che essere una moralista bacchettona, una «signorina di buona famiglia» timorosa del sesso e della nostra allegra modernità.
Quello che non ci aspettavamo, e che ci ha regalato una notevole soddisfazione, è che, a quanto pare, sono in tante, e in tanti, a «non considerare normale» quanto sta succedendo nell'Italia di oggi. Nel giro di poche ore le firme in fondo al nostro appello erano così numerose, che siamo state felicemente costrette ad attivare uno spazio in rete (e da ieri un vero e proprio sito, http://www.nonconsideronormale.com) e un gruppo su Facebook che ha raccolto più di duemila aderenti. Ma soprattutto, insieme alle firme, sono arrivati a centinaia commenti articolati e proposte concrete, perché l'iniziativa si estenda e vada oltre una semplice dichiarazione di intenti. È il caso, per esempio, di «Non sono in vendita», campagna di boicottaggio lanciata l'altro giorno ancora su Facebook da Eva Bellu e Rossana Campo, «di tutti i prodotti, le marche, i giornali i programmi televisivi che utilizzano nelle loro pubblicità un'immagine svilente e da prostitute delle donne». E già si stanno organizzando nei prossimi giorni incontri su questi temi con i candidati alle regionali.
A proposito delle elezioni, alcuni ci hanno fatto notare che nel nostro messaggio abbiamo scelto di rivolgerci solo ai candidati di sinistra - una obiezione alla quale ha risposto bene un altro dei firmatari del nostro appello, Giulio Mozzi, su Vibrisse (vibrisse.wordpress.com): «L'elettorato di destra chiederà certe cose ai candidati di destra, l'elettorato di sinistra chiederà certe cose ai candidati di sinistra. Le persone che hanno scritto l'appello fanno parte dell'elettorato di sinistra, e si rivolgono quindi alle persone per le quali voteranno. Se qualcuno nell'elettorato di destra riterrà opportuno chiedere un simile impegno ai candidati di destra, ne sarò felice». Magari succedesse.
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Non mi dilungherò molto perché sono le 2 e ho un sonno becco, mìcmq in risposta alla tua: no, non c'è alcuna garanzia che un politico faccia quello che dice, lo sappiamo. Però da qualche parte bisogna iniziare. Siamo sempre qui a discutere, ad indignarci e soprattutto ad essere ferite nella nostra più intima coscienza... ma finché non si coinvolge direttamente la politica non otterremo nulla. Non devo ricordarti il femminismo negli anni '70, che storpiato dai cronisti e giornalisti uomini, è giunto a noi come un vestito vintage poco interessante. Eppure è solo grazie a quel periodo che abbiamo conquistato molti dei diritti individuali.
Insomma, senza la politica nun se quaglia.
Ti do ragione su tutto il resto, salvo che poi dovremo essere noi per prime* a far rispettare gli impegni presi da chi ce l'ha promesso.
*Anzi, per primi. Perchè anche molti uomini hanno a cuore questa faccenda. Peccato che tutti dovrebbero avercela, perché fino a prova contraria anche voi siete nati da donne, e almeno per le vostre madri e sorelle dovreste prendere coscienza.
Sai che c'è? Che anziché criticare sterilmente questa iniziativa, potresti unirti al coro e proporre qualcosa di concreto. E poi farlo :) 04-03-2010 01:50 - Monica Jay
Sì, è vero. E'una distinzione da fare anche perchè conservatori e tradizionalisti si stanno approfittando di queste vicende per dire che la colpa è del '68 e della rivoluzione sessuale (come se il mercato del sesso non ci fosse stato anche prima). Quelle battaglie di libertà vanno difese. Gli alfieri reazionari di Dio Patria e Famiglia non devono averla vinta. 01-03-2010 20:18 - paolo1984
Non so se vendersi sia segno di libertà, ciò che mi premeva era difendere il principio "il corpo è mio e lo gestisco io".
E mi preme anche difendere "il diritto a sedurre" di uomini e donne, diritto che prescinde dalla bellezza fisica: ad esempio Anna Magnani non era bellissima, ma comunque io l'ho sempre trovata molto seducente. E difendo anche il diritto di vivere il sesso anche in modo "disimpegnato", di "farlo per passione" come bocca di rosa non perchè questo stile di vita mi appartenga, ma semplicemente perchè penso che la libertà sessuale sia importante.
Certo che poi ci siano persone (donne perlopiù, ma non solo) che usano il sesso e la seduzione per far carriera a scapito di colleghi e colleghe più meritevoli, bè è sbagliato, ma io non mi sento di condannarle del tutto: finchè ci saranno uomini talmente stupidi da vedere la donna solo come l'apparato locomotore di una vagina ci saranno sempre donne che sfrutteranno questa cosa per emergere e perchè non dovrebbero? Come ho già detto la cosa si combatte con strumenti culturali, non criminalizzando la figura della velina (che comunque non è sinonimo di puttana), ma parlando delle tante donne che ce l'hanno fatta nei diversi ambiti della società con il proprio talento, il proprio coraggio, il proprio carisma, il proprio cervello.
Certo quando vedi che tanti ricercatori e ricercatrici universitari, e anche lavoratori e lavoratrici vivono nella precarietà più totale è pure lecito che un giovane (maschio o femmina) si domandi: "ma perchè dovrei studiare e farmi strada col mio cervello?"
Insomma sono questioni complesse e di non facile soluzione.
Comunque, Irene, grazie ancora. 28-02-2010 13:45 - paolo1984
Hai ragione, avrei dovuto specificare. Mi riferivo al commento di giancarlo e a quello "fatalista" di marco (se non ricordo male), che sembra sostenere che in Italia questi comportamenti sono inevitabili. Ho letto vari dei tuoi interventi e li apprezzo molto (anche se sono convinta che vendersi non abbia niente a che fare con la libertà), ma tanti altri uomini mi fanno davvero rabbia. Farebbero meglio a stare zitti perché se vogliono fingere di stare dalla nostra parte gli riesce proprio male. La verità è che non stanno difendendo i nostri diritti, ma il loro di essere clienti, e per di più con la coscienza pulita. Non per niente sei stato tu l'unico a prendere in considerazione il mio commento. 28-02-2010 11:04 - Irene
Non capisco con chi ce l'hai però se "spari nel mucchio" senza specificare mi sento chiamato in causa. Io ho solo detto che una donna (come un uomo, del resto) col suo corpo può farci quel che vuole: se decide di vivere come una puritana ha tutto il diritto di farlo, io personalmente non condivido questa scelta,ma non posso impedirla nè lo farei. Stesso discorso per chi senza costrizione decide di farsi pagare una prestazione sessuale, non mi piace vedere il corpo femminile ridotto a merce di scambio così come non mi piacciono i bourka e il puritanesimo sessuofobico anche quando queste cose sono scelte dalle donne (ma se dovessi scegliere direi meglio prostituirsi liberamente magari "per passione" come bocca di rosa piuttosto che autorinchiudersi nella gabbia della sessuofobia e del tradizionalismo religioso) ma sia una cosa che l'altra vanno combattute con strumenti culturali mostrando che tra puttana e santa ci sono tante alternative, mostrando tutte le donne che lavorano nella scienza, nella cultura, nell'arte, nella società in generale.
Ribadisco che io non sono mai stato con una prostituta nè mai ci andrei, ma sono convinto che una sinistra degna di questo nome debba difendere la libertà sessuale tra adulti consenzienti. 27-02-2010 14:49 - paolo1984
1. Così com'è posta dall'appello, la questione non è affatto problematica. Chiunque oggi, compresi Berlusconi e Barbablu, alla richiesta di dire se consideri o meno - cito da qui sopra - «normale che le donne siano trattate come merce di scambio nelle relazioni personali e professionali, nella politica, nella comunicazione», risponderebbe NO! CI MANCHEREBBE!, e poi si impegnerebbe solennemente a fare qualunque cosa gli/le si chieda.
Ergo, un impegno che chiunque può assumersi e sottoscrivere "gratis", a nessun costo, è un impegno che non vale pressoché nulla e rischia di essere nient'altro che l'ennesimo tributo a M. de la Palisse. Non fa avanzare di un millimetro in nessuna direzione.
2. Faccio però anche fatica a capire perché un candidato, dopo aver solennemente dichiarato «Io non considero normale che le donne siano trattate come merce di scambio nelle relazioni personali e professionali, nella politica, nella comunicazione», dovrebbe automaticamente risultare, qualora lo eleggessero, un buon amministratore.
Diciamo, in altre parole, che OK, io sono un candidato di centro-sinistra che ha bisogno del tuo voto, e dunque ti firmo l'appello e inserisco nel mio programma personale la solenne dichiarazione di cui sopra: anche perché in fondo ne condivido l'essenza, visto che tutto sommato è una innocente dichiarazione d'intenti di quelle che non costa niente sottoscrivere (e per giunta fanno assai chic).
Una volta eletto, siccome faccio parte di una corrente "sviluppista" del partito, che ha promesso ad un certo gruppo di investitori costruttori ed immobiliaristi vari di concedere, una volta eventualmente guadagnato il potere, varie licenze di edificazione per un totale di molti milioni di ulteriori metri cubi di cemento, 1) se insieme al partito sono al governo e siamo maggioranza, approvo le decisioni in merito e voto a favore della svendita di altri cento o duecentomila metri quadrati di territorio alla speculazione immobiliare; e, 2) se invece siamo finiti all'opposizione, mi asterrò quando si voterà per l'altro progetto, quello della destra, che di metri quadrati di territorio ne consuma il triplo, perché tanto è un progetto che, pur non essendo il mio, va comunque nella nostra direzione.
In compenso, nella mia dichiarazione elettorale, c'è scritto a caratteri di scatola, corpo 36, che «Io non considero normale che le donne siano trattate come merce di scambio nelle relazioni personali e professionali, nella politica, nella comunicazione» ¬¿¬
È plausibile, un comportamento del genere? Eh... hai voglia! Basta guardare gli ultimi quindici anni di centrosinistra rutellian-veltronesco a Roma.
Ecco perché dubit(av)o (e infatti avevo semplicemente posto una domanda) che ci fosse/sia qualcosa di cui discutere, e che questo sia davvero un problema di cui (valga la pena di) occuparsi con tanta urgenza... 25-02-2010 15:18 - Harken
Vedi tu, di cosa si sta parlando qui?
E se così non è cerca di spiegarti meglio. 24-02-2010 20:38 - Monica Jay