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Micaela Bongi
Dal predellino all'autogolpe
È difficile che qualcuno potesse averla immaginata così. Non era probabilmente nella fantasia del «cofondatore», che si era dato tempi lunghi per prendersi il partito. Non era, sicuramente, in quella del fondatore, che all'esplodere del Noemi-Patrizia-gate gridava al complotto.
E invece, a un anno dalla sua nascita (ironia della sorte, il primo compleanno sarà «festeggiato» proprio nei giorni delle già disastrose elezioni regionali del prossimo 28 marzo) il Pdl si accortoccia su se stesso per un «autocomplotto» che neanche «Vogliamo i colonnelli». Omaggio involontario a Mario Monicelli che appena sabato scorso dal palco dei viola invocava: «Bisogna spazzare via tutte le classi dirigenti». Ai «colonnelli» pensa forse seriamente il ministro della difesa Ignazio La Russa quando, in attesa del responso sulle liste taroccate o non presentate per tempo, minaccia: «Non vorrei fare la parte dell'eversivo, ma se ci impediscono di correre siamo pronti a tutto». Si adegua Renata Polverini, aspettando di capire se lei stessa potrà corerre alle regionali: «Vogliono la prova di forza della piazza e gliela daremo». Preoccupanti colpi di coda di una compagine che, ormai in preda dalla guerra tutti contro tutti esplosa al suo interno, per dimostrare di avere una bussola minaccia di travolgere i nemici della democrazia versione Arcore con le sue stesse macerie.
Proprio La Russa qualche giorno fa, di fronte alla bufera giudiziaria che si è abbattuta su Guido Bertolaso e sullo stesso coordinamento del Pdl (diventato terra di conquista non appena Denis Verdini è incappato nella magistratura), descriveva il suo partito come in preda a «branchi» che «digrignano i denti». E il leader, Silvio Berlusconi, deluso. Un leader che, come tutta la vicenda delle regionali ha dimostrato e lui stesso ha confermato di fronte al moltiplicarsi delle inchieste e al conseguente rischio di un flop nelle urne, non controlla la sua creatura partorita sul predellino e ormai può fare affidamento solo sui paladini di Michela Brambilla.
Di fronte al disastro delle liste, i leghisti non si stringevano intorno al Cavaliere, ma dileggiavano il «dilettantismo» altrui pensando al bottino di voti da conquistare al nord. Con la momentanea esclusione di Formigoni, sono ora meno spavaldi.
A non disperarsi è invece Gianfranco Fini, che tra un'improbabile tregua e l'altra tesseva la sua tela. Dopo un pranzo con Casini e Pisanu e una nuova serie di bacchettate al Cavaliere, ha deciso di rompere gli indugi proprio nel momento più difficile per il suo ex amico Silvio: questo Pdl non va. Anche se la sua Renata Polverini non c'è la farà, il «cofondatore» del partito che non c'è e che non c'era (non può essere «una caserma», un «organigramma» statico, lamentava l'ex leader di An), è già pronto a individuare i responsabili della disfatta e chiedere il conto. A cominciare da coloro che lo avevano lasciato solo in quella che sembrava una corsa senza sbocchi e che semmai avrebbero trattato da una posizione di forza, come il sindaco di Roma Gianni Alemanno.
Il sovrano che non si arrende al suo declino oggi era atteso in piazza per la «prova di forza» promessa da una candidata che nemmeno voleva. Tenterà il colpo di reni, «dobbiamo essere pronti a tutto», erano le parole con cui l'altra sera incitava Renata Polverini. L'occupazione definitiva delle televisioni è già realtà: questa sera al posto di «Annozero» andrà in onda «La carica dei 101».
- 31/03/2010 [46 commenti]
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Secondo il mio teorema,Berlusca sta facendo delle forzature sull'esecutivo,per sfrantumarlo e renderlo morbido e maleabile.
Dopo che la Polverini,sarà rientrata con qualche inciucio,la legge come è stata fino ad oggi interpretata diventerà un altra cosa.
Più morbida e più maleabile, per le riforme costituzionali.
Insomma,queste per me sono:Prove tecniche di conduzione.
Il fascismo avanza,ma non con i camion pieni di reduci e disoccupati.
Questa volta il fascismo entra come l'acqua sulle montagne calabresi.
Ammorbidire la magistratura.
Ammorbidire le leggi.
Fare i finti scemi, che per mangiare, si scordano il loro lavoro.
Ma chi ci crede::!
Ma siamo diventati tutti un pò scemi,in questi ultimi tempi?
Ci siamo fatti umbriacare di stupidaggini che non riusciamo più a capire le mosse del nemico?
Io non credo.
Credo invece che si vuole fare le scarpe questa repubblica e alla sua Costituzione.
Credo che quando il baro,cambia il gioco, oltre le carte,o si e più scemi dei scemi che stanno nella repubblica di stupidiggio o si sta facendo i finti tonti e permettere al peggio del gruppo, di fare il colpo di stato.
Benissimo hanno fatto i radicali ha denunciare il complotto.
Non mi piace la Bonino,ma in questo caso,brava! 05-03-2010 11:27 - maurizio mariani
marasma interno con una guerra politica fratricida sotterranea e strisciante. Quando si hanno tutti gli assi in mano come è il caso del PDL, e si commettono simili errori, significa che c'è molto marciume all'interno, oppure che bisogna cambiare mestiere e darsi all'ippica.
Spero che il Capo dello Stato trovi una soluzione adeguata che ci risparmi ulteriori brutte figure a livello internazionale. 05-03-2010 05:58 - gianni
Mi è giunta una informazione, che, se vera, dovrebbe far riflettere ben oltre il senso di ridicolo che la faccenda già suscita.
Dico subito che la fonte è Mario Di Carlo, dirigente romano del PD, peraltro
tristemente noto per una sua improvvida intervista a Report del novembre 2008…
La domanda fondamentale è: cosa cavolo ha fatto il signor Milioni allo scadere dei termini per la presentazione della liste?
Non vale la pena dar retta a lui, visto che, tra una minaccia di suicidio e l’altra, prima ha detto che è uscito a farsi un panino, poi che la sua bambina aveva la febbre (padre sciagurato…), poi che non è uscito come tutti dicono
(e hanno visto e filmato!!!), infine che è stato aggredito dai radicali (sic!).
Insomma, sotto ci sta qualcosa di incoffessabile.
Pare che tutto sia dovuto al tentativo di far fuori dalle liste PdL Samuele Piccolo,
giovane rampollo già consigliere comunale romano PdL, che passa il suo tempo a coordinare un call center che contatta circa 20000 persone al giorno, da cui, chiedendo tra le altre cose quale preferenza le persone esprimono (centro-destra o centro-sinistra), classifica tali utenti in fasce d’età, reddito, sesso, titolo di studio, ecc. e organizza “eventi” mirati a ciascuna categoria, tipo: balli di liscio per gli anziani, feste in discoteca per gli under 25, festa della donna per l'8 marzo, ecc.
Con questo giochino, il Piccolo è riuscito a mettere su una macchina potentissima
di costruzione del consenso, tanto che, pare, per questa tornata elettorale, erano previste circa 30 serate tematiche al Palacavicchi, da circa 1000 persone
ognuna!!!
Insomma, questa potenza di fuoco ha destato qualche perplessità nelle stesse fila PdL, che hanno cercato di far fuori il Piccolo, evidentemente troppo temibile dai suoi stessi colleghi, cancellando il suo nome dalle liste pronte per la consegna.
Solo che, al momento di portare tutto in Tribunale, pare che alcuni compari del Piccolo si fossero recati proprio lì per scongiurare manipolazioni e colpi di mano…
Da ciò, il tentativo maldestro di Milioni di uscire fuori dagli uffici, gli schiamazzi suoi e dei radicali che hanno assistito al tentativo di sbianchettamento e, infine, la campanella del termine di presentazione…
Insomma, per farne fuori uno, si sono segati le gambe di tutti!!!
Un vero capolavoro di idiozia…
Ovviamente è lecito sospettare che tutto sia falso.
Ma:
- perché il signor Milione non ha fornito una versione credibile di quanto accaduto, possibilmente coerente con il filmato “telefonico” che lo inchioda?
- perché il Cavaliere non si è ancora espresso sulla vicenda, Gianfranco Fini si dice poco soddisfatto dell’attuale gruppo dirigente PdL e Gianni Letta, consigliere principale di Berlusconi, dice che non si può modificare la legge e invita tutti ad assumersi le proprie responsabilità? Insomma, perché i vertici non vogliono compromettersi con questa storia?
L’assessore Di Carlo sostiene che a questo punto il PdL è fuori, anche perché
le altre liste pro-Polverini stanno già festeggiando per i posti vacanti che loro potranno comodamente occupare.
Inoltre, un vero ricorso ai tribunali amministrativi rischierebbe di far scoprire il
tentativo di manipolazione, su cui peserebbero le testimonianze oculari. Quindi, meglio lasciar perdere.
In ogni caso, sarebbe bene cercare di smascherare la faccenda, visti i toni da crociata che hanno già assunto alcuni figuri tipo Polverini, Alemanno, La Russa e Cicchitto, che sbraitano a casaccio contro fantasiose lesioni al diritto di voto.
Non vi pare? 04-03-2010 20:25 - Alessandro Riatsch