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COMMENTO
06/03/2010
  •   |   Giuliana Sgrena
    Falluja, la strage infinita

    Sono passati sei anni da quando avevamo visto le nuvole bianche illuminare il cielo di Falluja, la città più martoriata e distrutta dell’Iraq. I profughi rientrati nella città dopo i bombardamenti ci avevano raccontato di una polverina bianca depositata su tutti i mobili di casa, che appena si toccava provocava la rottura delle vene. I militari americani avevano allora raccomandato alla popolazione di ripulire tutto con detersivi speciali, di non toccare la verdura coltivata in quei campi, di non mangiare animali allevati nella zona e di non concepire bambini. Ma ci volle del tempo prima che alcuni militari americani ammettessero l’uso del fosforo bianco per bombardare Falluja, una micidiale arma chimica portata dall’esercito americano per combattere Saddam che non possedeva più armi di quel genere, ma con il pretesto del possesso di armi di massa era stato attaccato.
    Sono passati sei anni e si vede il risultato: bambini nati con tre teste, con sei dita, con un solo occhio, con difetti al sistema nervoso (nel 2003 si riscontrava un caso sui bambini nati in un mese, ora un caso al giorno) e soprattutto con problemi cardiaci, i difetti congeniti al cuore riguardano 95 neonati ogni mille, tre/quattro casi al giorno, una percentuale 13 volte più alta di quella che si registra in Europa.
    Effetti della guerra, danni collaterali. Una tragedia per il futuro dell’Iraq, non nuovo a simili tragedie. Non era forse giù successo con le armi all’uranio impoverito usate durante la prima guerra del Golfo? In attesa della seconda guerra avevamo visitato ospedali senza medicine (a causa dell’embargo) dove venivano ricoverati bambini con ogni tipo di deformazione. Immagini raccapriccianti come quelle che ci arrivano oggi da Falluja. 
    Gli americani dicono di non essere in possesso di nessun rapporto che indichi gli effetti della guerra sulla popolazione, ma per loro si tratterebbe comunque semplicemente della guerra. Quella che ha come principali vittime le donne e i bambini. Soprattutto quelli di Falluja sottoposti a due offensive, in aprile e in novembre del 2004, che avevano distrutto la città. Perché? Perché era diventata per gli iracheni il simbolo della resistenza contro l’occupazione e prima delle elezioni del 2005 occorreva distruggerla.
    Alla vigilia di nuove elezioni ne vediamo gli effetti, drammatici, devastanti. Per noi, pacifisti, un unico rammarico quello di non essere riusciti a fermare quella guerra voluta da Bush e alleati, come giornalista, di non aver potuto denunciare più efficacemente l’uso del fosforo bianco per interromperne l’utilizzo ed evitare di trovarci di fronte agli effetti su piccoli corpi di bambini che hanno l’unica colpa di essere nati in un paese che doveva essere il giardino dell’Eden e invece è diventato l’inferno.


I COMMENTI:
  • Posso solo augurarmi che la popolazione irakena mantenga a lungo la sua passione timotica, l'ira e la rabbia contro l'oppressione e combatta per la propria liberazione e autoaffermazione. Mi auguro che resista ogni giorno proprio per quei bambini e quelle donne che la sporca guerra americana ha annientato. 07-03-2010 19:47 - danila gattei
  • Fino a quando noi europei, italiani continuiamo a fabbricare armi e a venderle spesso, anzi quasi sempre, illegalmente a questi paesi e ad altri la guerra continuerà perchè noi ne abbiamo bisogno per mantenere l'economia, poi andiamo in chiesa e con un pater ave gloria tutto è perdonato, poi facciamo finta di scandalizzarci quando avvengono i vari attentati dei quali siamo complici. 07-03-2010 13:41 - Emanuele SalvadÃÂÂÂ
  • I pediatri e neonatologi e genetisti italiani, sempre pronti per la retorica, dicono qualche cosa o stanno zitti? 07-03-2010 10:23 - piero
  • Il commento di Maurizio mi sembra simile in modo sospetto al messaggio di Cristo. Aspettare, pregare e sperare : prima o dopo arriverà il Regno dei Cieli. D'accordo, ma Gesù diceva pure che il suo Regno non era di questa Terra. Intanto che cosa deve fare un poveretto a cui restano pochi anni da vivere, rassegnarsi all'inevitabile ed intanto sopportare la vita in un mondo di merda ? Io comincio a capire quei disgraziati che si procurano un'arma, vanno in un luogo pubblico e commettono una strage. 07-03-2010 09:33 - gianni
  • Sono convinto, che un giorno,quando tutto questo incubo sarà finalmente finito,come è finito il nazismo e il fascismo di Mussolini,tutto quello che oggi fa notizia solo sul Manifesto e qualche altro giornale serio,sarà ricordato come i campi di concentramento di Hitler e come le cose più orrende che il genere umano abbia fatto in questi anni.
    La giustizia,cosa oggi sconosciuta,una volta che ritornerà su questa terra,vedrete che queste cose saranno la condanna di questo sistema marcio e corrotto.
    Il capitalismo è morto,ma continua a fare danni come uno zombi.
    Le economie di questo capitalismo sono morte da più di 20 anni,ma si continua ad andare avanti con una enorme bolla,che è inevitabile la sua esplosione.
    Mao diceva che basta stare a sedere,e aspettare il cadavere del nemico.
    Ma lo disse dopo aver fatto una lunga marcia e preso il potere in Cina.
    Noi dobbiamo fare come ha fatto lui,per metterci a sedere anche noi e aspettare.
    Così,non vale,perche solo una grande spinta potrà fermare il passo ai zombi.
    Loro continueranno a fare danni e spargere veleni,prima di tornare nel loro inferno.
    L'Iraq,lo hanno distrutto e oggi ancora sperano di farlo ricamminare.
    Vorrebbero che diventino zombi come loro.
    Ma gli iraqueni oramai odiano troppo questi criminali.
    Li odiano come il male fatta persona.
    I bambini, quando vedono i soldati si nascondono e giocano a fargli la guerra.
    Presto cresceranno e dalle armi finte passeranno a quelle vere.
    Quanto potrà durare,aancora,questo mondo capitalista?
    Un giorno,quando anche la portiera,leggerà di questi bambini,il cuore gli si riempirà di rabbia e anche lei scenderà in piazza!
    Vedrete! 06-03-2010 18:27 - maurizio mariani
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