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Michele Prospero
La frana del sistema
La notte non ha portato consiglio. Ha invece mostrato il volto demoniaco di cui è capace il vecchio clown di palazzo Chigi per il quale la legge si piega sempre alla volontà di chi è più forte. Con il ritrovato del tutto inedito del decreto interpretativo, la rude sostanza del potere che non cede di un palmo neanche dinanzi ai propri errori maldestri ha vinto sulla debole forma del controllo di legalità. Il governo non ha neppure aspettato il pronunciamento degli organi della giustizia elettorale ed amministrativa, in attesa di una qualche sorpresa ermeneutica capace di contemperare rappresentanza e formalità.
In nome della sacralità della sostanza (la difesa ad oltranza delle sue roccaforti elettorali), l'esecutivo, con la irrituale maschera di un decreto interpretativo che in realtà sana le acclarate irregolarità commesse, ha energicamente preso di petto le istituzioni costringendole alla umiliante resa dinanzi al fatto compiuto. Quando chi custodisce il principio di legalità deve badare solo ad accontentarsi del male minore inferto allo Stato di diritto da parte di chi ha la maggioranza numerica e ne approfitta, è già stato scalfito un tassello delicato dell'ordinamento. Tutto può ormai franare dinanzi a un potere onnipotente che sfida ogni labile argine e impone il principio autoritario per cui chi comanda non può mai perdere la titolarità dello scettro per un banale vizio di forma.
La legge vigente e il sistema delle garanzie sono franate dinanzi al potere irresponsabile che strapazza a sua discrezione le regole e le abbandona quando ne ha la convenienza. Con un colpo di forza impressionante per la risolutezza palesata, Berlusconi ha messo all'angolo le opposizioni, senza neppure consultarle in vista di una ardua soluzione «consociazionale» a tutela della reale competitività del voto, e con un sordo spirito revanscista ha sfidato al braccio di ferro il Quirinale. La mossa notturna lascerà il segno sull'ordinamento repubblicano perché il varo del decreto ha indubbiamente spostato in favore del cavaliere i rapporti di forza tra le istituzioni.
Con una forzatura fulminante attuata con le candide forme di un testo «solo» interpretativo, il governo ha aggirato il chiaro divieto legale di intervenire con un decreto nella cruciale materia elettorale. Il governo ha usato gli strumenti legali a sua disposizione, cioè il suo plusvalore politico di detentore della decisione, per non perdere le elezioni. Uno schiaffo alla certezze del diritto è stato così inferto in nome della cruda sostanza che impone a chi ha il potere di non perderlo prima ancora di combattere. Il governo con il decreto salva liste ha mostrato di non aver più alcun freno inibitorio e impaccio nel violare la secolare regola della non retroattività della norma.
Con la mera finzione lessicale del decreto solo «interpretativo» che però con una magia riammette le liste della destra, il cavaliere ha rotto gli argini molto gracili del costituzionalismo. Il governo costringe i giudici ad una interpretazione di segno retroattivo che muta le condizioni del gioco e altera la parità dei diritti di chi partecipa alla gara elettorale. Suggerendo una interpretazione diversa delle regole che in realtà sono in sé del tutto trasparenti, il governo ha prodotto in effetti le condizioni artificiali di una decisione diversa. Interpretando le normative a sua assoluta discrezione, il governo ha modificato di fatto le regole e le ha snaturate a favore di un contendente.
L'incubo di perdere, per spiacevoli errori procedurali, oltre al Lazio anche la più grande e ricca regione d'Italia, ha spinto Berlusconi e la Lega a organizzare un assalto senza precedenti alla legalità in campo elettorale. A cosa si riduce il principio aureo di legalità quando il suo integrale rispetto condurrebbe alla rinuncia alle postazioni di comando? Il calcolo del potere, da conservare con le armi e con i denti, non lascia remore formali a un governo che proclama ad ogni crocevia della politica che chi comanda decide come preferisce e sciolto da vincoli inutili.
Il funzionamento del sistema politico non sarà più come prima. La sola minaccia di un aspro conflitto reale, sorretto dalla «sostanza» ovvero dalla forza del governo che evoca la piazza, ha sciolto tutte le capacità di controllo e di freno oggi disponibili. La plateale esibizione dei muscoli del potere, che non indietreggia dinanzi ad alcun inciampo costituzionale, ha imposto la sua decisione come irresistibile e ha sfarinato ogni controllo di legalità. La forza senza infingimenti del potere che si autotutela non lascia scampo all'addomesticamento del Leviatano attraverso il diritto o l'incontro con le opposizione sul tema delle regole.
In nome del popolo è stato varato il decreto salva liste. E l'unico argine all'abuso di potere, a questo punto, resta il popolo. Nel Lazio e in Lombardia le urne si trasformano in un referendum a difesa della democrazia o a sostegno ex post di un atto autoritario. È chiaro che, pervenuti a questo triste stato di cose, Casini non può più far finta di nulla e continuare ad appoggiare le candidature (di Formigoni e Polverini) ripescate solo con uno sfacciato colpo di mano. Costituzionalismo e autoritarismo strisciante questa è ormai la vera posta in gioco del voto. Il paese, i partiti, le istituzioni non hanno più alibi dopo la notte della repubblica del 5 marzo.
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Ha dimostrato agli italiani che l'arbitrio paga|
Ha dato una nuova spallata alla democrazia e al diritto!
Berluscuni è il capo di tutto!
Ma ora chi gli dice a Berlusconi,perche si fanno le elezioni in una società democratica di tipo capitalista.
Chi spiegherà all'ignaro bottecaro, che fare politica, serve a uno stato come questo per dimostrare che le regole sono inviolabili e che lo spettacolo elettorale,viene concesso al popolo bue,per dargli la sensazione di essere in una democrazia!
Ora l'imbecille,non ha capito che ha fatto il gioco di chi vuole dimostrare che questa democrazia si fonda sull'arbitrio e sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
Nemmeno l'Iraniano, sarebbe stato capace di fare più muscoli sull'opposizione.
Neanche Pinochet,subito dopo dei massacri che ha fatto è stato mai cosi arrogante.
Bene,questo,per chi non ha ancora capito è lo stato democratico italiano.
Il presidente erede del PCI,ha dimostrato a chi ancora aveva dei dubbi,in che sistema ci troviamo!
Ora,sono sicuro che i brigatisti che stanno nei carceri speciali,per tutta l'Italia,stanno gongolando e stappando le loro bocchette di acqua.
Berlusconi ha fatto cadere,volontariamente, l'ultimo brandello che gli nascondeva l'orribile faccia da dittatore!
Siamo in piena dittatura e non mi meraviglio di essere carcerato o condannato a qualche esilio forzato.
Quello che bisogna dire, l'ho detto.
Il Re, ha dimostrato ancora una volta di essere nudo!
Ma in Italia è vietato dire che il Re è nudo!
Nei tempi passati,ti attaccavano la lingua sulla porta di casa.
Meno male che io la casa non l' ho!
Il suo portavoce,ex radicale,cresciuto sotto l'ala di Pannella e Bonino,non è stato capace di dargli una lezione di diritto!
Brutta,storia!
Bruttissima storia,che ha una sola spiegazione.
Questi sono tutti matti!
Perche credono di vendere materassi e decoder,nel tempio della legge e della Costituzione,Berlusconi c'ha fatto una cacata!
Che puzza!
Che schifo!
Che pena! 08-03-2010 11:50 - mariani maurizio
Vi invito a sostenere una petizione con la finalità, almeno, di stimolare una riflessione politica seria e a livello nazionale.
CHIEDIAMO CHE SI PROMUOVA L'ACCUSA DI ATTENTATO ALLA COSTITUZIONE (ART. 90 COST.) PER IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO.
http://www.facebook.com/group.php?gid=347069944563 08-03-2010 10:59 - Stefano
Amen. Rimpiango Scalfaro e Ciampi. Dopo aver dato del perseguitato al conadannato in via definitiva Craxi, Napolitano continua a delegittimare le nostre istituzioni, in modo sottile. E bravo il nostro migliorista. 07-03-2010 23:00 - Vito A.