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COMMENTO
08/03/2010
  •   |   Massimo Villone
    Perché il decreto è incostituzionale

    Alla fine, il misfatto si compie. Il governo con decreto-legge modifica le regole in corsa, e stravolge la competizione elettorale a vantaggio della propria parte.
    Questo infatti è accaduto. È del tutto inconsistente lo schermo di una norma che si autodefinisce interpretativa. Anzitutto, a nulla vale argomentare che la decisione è lasciata ai giudici. Il problema non è chi deciderà applicando la norma, ma quale norma si dovrà applicare. Perché la norma sia davvero interpretativa, bisogna supporre che in una medesima disposizione preesistente in realtà convivano più potenzialità normative. 
    E che il legislatore scelga tra i possibili e molteplici significati uno compiutamente già presente. Non a caso, una norma interpretativa viene a valle di contrasti giurisprudenziali, di dubbi applicativi, di incertezze evidenziate dall'esperienza. Nulla di questo è alla base dei pasticci degli ultimi giorni. Tutti assumono che vi sia stato pressapochismo da parte dei presentatori, o peggio. E allora cosa dobbiamo mai interpretare?
    Emerge anche un dubbio sulla sussistenza dei presupposti di necessità ed urgenza ex art. 77 Cost. È in corso il procedimento elettorale. Sono state assunte decisioni, sono in atto impugnative davanti ai giudici competenti. Nessuno può sapere se sarà adottata una interpretazione o un'altra. E allora dov'è la necessità e l'urgenza di definire ex lege l'interpretazione corretta? Non è invece che si anticipa la certezza di una interpretazione sfavorevole? Ma in tal caso abbiamo un indizio evidente che non si tratta di norma interpretativa volta a chiarire, ma di norma nuova e modificativa di quella esistente.
    Non si fermano qui le forzature e violazioni della Costituzione. Anzitutto, in materia costituzionale ed elettorale il decreto-legge è precluso. Lo stabilisce l'art. 72, comma 4, della Costituzione. È già dubbio che con decreto-legge si possa metter mano a marginali tecnicalità della competizione elettorale. Ma di sicuro non si può ricorrere al decreto per fissare l'interpretazione delle regole sulla presentazione delle liste. In nessun modo questa può considerarsi una marginale tecnicalità. Inevitabilmente, si incide sul voto, e questo senza dubbio preclude il ricorso al decreto. Dunque, la stessa definizione che il governo dà del proprio intervento in chiave di norma interpretativa evidenzia di per sé il contrasto con l'art. 72, quarto comma, della Costituzione.
    Decisivo è poi che in materia elettorale la forma è sostanza. Il principio di fondo della competizione elettorale è la par condicio delle forze in campo. E il primo indispensabile presupposto perché tale par condicio vi sia è il rispetto assoluto delle regole. Cambiarle in corsa comporta inevitabilmente un vantaggio indebito per l'uno, un danno ingiusto per l'altro. E di sicuro incide - poco o molto non importa - sull'esito. Questo viola molteplici norme della Costituzione. Non solo, com'è ovvio, gli artt. 2 e 3, ma soprattutto l'art. 48 Cost., perché il voto dell'elettore è davvero eguale solo se l'offerta politica in ordine alla quale il diritto si esercita è stata avanzata nel pieno rispetto della par condicio. Ed anche l'art. 51 Cost., perché viene distorta la condizione di parità nell'accesso alla carica elettiva da parte dei candidati. Ancor più l'art. 49, perché si nega il diritto dei cittadini a partecipare «con metodo democratico» alla politica nazionale. Proprio in quel metodo troviamo un connotato indispensabile della partecipazione. Ed è per realizzare anzitutto il fine ultimo dell'art. 49 Cost. che si presentano liste e si compete per il consenso. Ma dov'è il metodo democratico se si usa la clava del decreto-legge per ribattere la palla nell'altra metà del campo? Cosa c'è di democratico se si ricorre alla forza della legge per cambiare le regole a proprio vantaggio, per cancellare gli effetti negativi dei propri errori politici, della propria incapacità di sedare la rissa di tutti contro tutti e formare per tempo le liste secondo quanto prescritto?
    Un segnale drammaticamente negativo. Che intanto getta nella precarietà il risultato elettorale, perché rimarrà probabilmente possibile far valere i vizi davanti alla Corte costituzionale. Ma forse per un costituzionalista conta ancor più la prova - e non è certo la prima - che cede uno dei pilastri della Costituzione come armatura dei diritti e delle libertà. Non a caso nella Parte I della Costituzione è centrale la riserva di legge. Non a caso troviamo diritti e libertà presidiati da quella riserva. La ragione la vediamo nella legge come massima espressione di partecipazione democratica. Ma nella confusione politica e istituzionale del nostro tempo e nel bipolarismo coatto con la gruccia del maggioritario in cui viviamo la legge esprime i numeri, ma non la sostanza di una partecipazione democratica. Nella legge non ci siamo tutti, ma solo quelli che hanno i numeri utili nell'assemblea elettiva, magari per consenso gonfiato da un premio di maggioranza. Ancor più quando si tratta di decreti-legge. 
    Pensavamo di aver toccato il fondo con escort, cacicchi, amici, mogli o segretari particolari in corsa per un seggio. Non sapevamo ancora degli spuntini. Come anche avevamo già sentito di leggi-truffa in materia elettorale. Da oggi abbiamo anche il decreto-truffa.


I COMMENTI:
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  • francesco e federico hanno ragione: siamo a Facta e alla fine della repubblica di Weimar: anche allora si firmavano decreti urgenti sotto la minaccia della violenza. Zagrebelsky l´ ha detto a repubblica: Napolitano ha firmato sotto minaccia "per evitare la violenza". Ecco qui Facta, ecco il Cancelliere Brühning. E´ la fine della democrazia parlamentare. Secondo me Napolitano forsa ha pensato di dare all´ opposizione il tempo di prepararsi allo scontro, se fosse andato allo show down frontale con Berlusconi si sarebbe trovato solo, chissa´ che pasticci avrebbero fatto i vari capi del pd: d´ alema per primo gli avrebbe rimproverato di non essere stato prudente. Comunque il caso e´ chiuso. Da sabato in poi si vedra´ se c´ e´ un´ opposizione vera. Ci saranno provocazioni: non dimentichiamo da dove vengono la russa e alemanno. Una replica del G8 genovese non e´ da escludere: siamo in mano alla malavita politica e agli avventurieri.
    Chissa se i metalmeccanici - pochi, derisi, ma veri, di Rinaldini ci tireranno fuori dal caos, come i loro predecessori nel 69/70 dopo piazza fomtana.
    sabato a Roma la prima risposta. 09-03-2010 15:49 - paul trevor
  • A destra possono votare come gli aggrada. Il problema è a sinistra che tanti credono che votare P.D sia votare una forza antagonista al sistema potere. Non sapento o forse facendo finta di non sapere che votano la stessa moneta. In parole povere la sedia e la stessa cambiano solo i commensali... "Fatti da pare che mi siedo io". Per il popolo di sinistra cambia solo il modo di ingoiare il rospo. Con la destra urliamo con il P.D stiano zitti dalla vergogna. SVEGLIAMOCI. 09-03-2010 12:20 - rossofo
  • "La democrazia si difende, si sostiene e si rafforza con grande tensione morale; la corruzione è nemica della democrazia, la corruzione offende la coscienza del cittadino onesto, l'esempio deve essere dato dalla classe dirigente e in primo luogo da me che vi parlo. Si colpiscano i colpevoli di corruzione senza pietismi, senza solidarietà di amicizia o di partito. Questa solidarietà sarebbe vera complicità, la politica deve essere fatta con le mani pulite"
    Sandro Pertini 09-03-2010 12:00 - giampiero
  • le sirene dei sinistrosi ululano , il timbro vale più del diritto di voto ;
    qualche anno fà in calabria un giudice lasciò andare libero un pluriomicida perchè un timbro necessario non era a norma ;
    invalidando così tutto il processo.
    il graziato aveva sul gobbo oltre 40 omicidi.
    il giudice coinvolto ha fatto la sua carriera fino al massimo grado,mentre i cittadini avviliti e sconcertati si domandavano se la forma di un timbro potesse mai prevalere sulla realtà.
    quel giudice ,se non erro ,si chiamava Carnevale e dovrebbe trovare un posto sul palco della prossima manifestazione.
    arduino 09-03-2010 11:51 - arduino
  • @massimo
    Che pena questo paese, dove chi non sa usare il congiuntivo pensa di poter salire in cattedra e fare lezioni di umorismo politico.
    Prima di esprimere i tuoi sproloqui impara le lementari regole della comunicazione, ovvero della sintassi della lingua in cui, per ora, grugnisci. Oh scusa dimenticavo che per i tuoi capi e, quindi, anche per te le regole valgono solo per gli altri.
    Per lo pseudo storico del Novecento che si firma bell'ambrogio: i carri armati di Stalin hanno fermato quelli del tuo compianto MussoHitler. Dal tuo livore vedo solo che ti dispiace non veder piantata in Europa sul cranio della libertà una croce uncinata. Ma non sei del partito della libertà e dell'amore? 09-03-2010 11:25 - francesco
  • La verità è rivoluzionarla, ma bisogna dirla tutta. Per questo sono d'accordo con antonio.
    Berlusconi è quello che è, e lo sappiamo.
    Ma Napolitano non dovrebbe garantire (e garantirci) il ripetto della Costituzione?
    Non vorrei solgesse un ruolo simile, mutate le condizioni e il contesto ovviamente, a quello che sostenne il primo ministro Facta quando avvallò di fatto la marcia su Roma delle squadracce di Mussolini.
    Sacrosante dunque le critiche al presidente della Repubblica, tutt'altro che al di sopra di ogni sospetto.
    Buona vigilenza democratica a tutti. 09-03-2010 10:45 - Federico Bacchiocchi
  • Non posso credere che sia una fatto casuale.. con le schiere di avvocati che il pdl ha a disposizione non è credbile che si tratti di un ritardo... non calcolato, sarebbe pazzesco. 09-03-2010 10:42 - almagemme
  • Lasciatemi dire ancora una cosa. A parte il fatto che se il presidente della Repubblica fosse ancora il socialista Sandro Pertini, il decreto salva-liste volava giù per le scale del Quirinale come un aeroplanino di carta. Io credo che quelli che voglio difendere il Quirinale a tutti i costi non fanno che portare acqua al mulino di Forza Italia, di AN e della Lega Nord. Quella gentaglia non ha sempre detto che le cose vanno male in Italia perchè ci sono troppe leggi complicate e troppi giudici ? Ecco la dimostrazione. Non si riesce nemmeno a votare come si deve. Grazie a tutti gli strenui difensori di Giorgio Napolitano adesso le destre torneranno alla carica con la loro solita parola d'ordine : " Semplificare, semplificare semplificare tutto". Leggi, disposizioni, regolamenti, organizzazione della giustizia, tutto va semplificato secondo Berlusconi, è una vita che lo sta dicendo. E buona parte dell'opinione pubblica è d'accordo con lui. E quelli che fanno simili ragionamenti implicitamente danno pure ragione a lui. Certo che nelle dittature sudamericane sanguinarie golpiste e fasciste tutto è molto più semplice, no ? 09-03-2010 10:36 - gianni
  • "La democrazia si difende, si sostiene e si rafforza con grande tensione morale; la corruzione è nemica della democrazia, la corruzione offende la coscienza del cittadino onesto, l'esempio deve essere dato dalla classe dirigente e in primo luogo da me che vi parlo. Si colpiscano i colpevoli di corruzione senza pietismi, senza solidarietà di amicizia o di partito. Questa solidarietà sarebbe vera complicità, la politica deve essere fatta con le mani pulite"
    Sandro Pertini 09-03-2010 10:31 - giampiero
  • Sento soffiare raffiche di Weimarie. 09-03-2010 10:26 - francesco
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