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COMMENTO
19/03/2010
  •   |   Tommaso Di Francesco
    Palestina, doppia miccia

     Difficile ogni equivoco, vista la rivendicazione del gruppo salafita «sconosciuto» Ansar al-Sunna, che rivendica legami con Al Qaeda, e che Hamas - impegnata ora a costruire un movimento contro l’occupazione, anche in Cisgiordania - combatte militarmente.
    Nonostante questo però è probabile che l’avvenimento porterà a reazioni militari da parte d’Israele.
    La vittima casuale del micidiale razzo è un immigrato thailandese. Una morte che sfortunatamente arriva a raccontare molto di più il presente di tanti annunci governativi. Perché, molto più dei grattacieli di Dubai, la Striscia di Gaza isolata e la Cisgiordania occupata militarmente e frazionata in una miriade di colonie ebraiche e attraversata dai muri di sicurezza e separazione, ma anche lo stesso Israele, insieme a parti consistenti dei paesi arabi, sono probabilmente oggi i luoghi simbolici della globalizzazione incompiuta. Questi territori, da centro esclusivo dei problemi e cuore della crisi internazionale, sono infatti diventati progressivamente la periferia immensa che nasconde il conflitto. E che lo cela sotto una coltre di micro-realtà, non ultima appunto la questione dell’immigrazione cresciuta di valore e peso economico e sociale a ridosso della non risoluzione della crisi mediorientale. Non a caso il governo israeliano sta erigendo il terzo muro di separazione proprio al confine con l’Egitto per fermare i migranti clandestini. Senza avere ancora spento la protesta palestinese. Siamo ad una doppia miccia.
    Sullo sfondo, domina l’agenda la crisi dei rapporti tra Israele e Stati Uniti. Per la quale ieri Obama, nell’intervista alla Fox, ha voluto insistere che «di crisi non si tratta, l’America è indissolubilmente legata a Israele, è il suo migliore alleato: è un disaccordo, una lite in famiglia, anche con gli amici più intimi si discute». Alcuni la dipingono come un gioco delle parti, altri come un braccio di ferro. Sta di fatto che il «disagreement», la discrepanza, c’è e da almeno trenta anni non è mai stata così evidente. Resa ancor più chiara sia dalla denuncia di Hillary Clinton dell’umiliazione subita dal vicepresidente Usa Joe Biden, che si è visto sotto gli occhi annunciare dal ministro degli interni di Tel Aviv la costruzione di un mega-insediamento di 1.600 alloggi per coloni ebrei a Gerusalemme est, proprio nel momento in cui incontrava il governo israeliano sulla ripresa dei negoziati «indiretti» di pace. Sia dal rapporto ormai non più segreto del comandante in capo dello stato maggiore americano David Petraeus che ha denunciato come il comportamento conflittuale con i palestinesi dell’attuale governo israeliano, metta a repentaglio la sicurezza dei militari americani e la strategia Usa nell’area. Volta al disimpegno armato dall’Iraq e alla prosecuzione della guerra in Afghanistan che la Casa bianca vede comunque a termine. È un disaccordo pesante, una miccia accesa contro la pace.
    Perché il nodo non è che gli Stati uniti stanno rompendo con Israele, ma il contrario: è Israele, forte delle troppe impunità internazionali, a rompere con gli Usa. E non basta. Il governo di Netanyahu, a partire dalla forzatura pericolosissima degli insediamenti - «altri 50mila alloggi pronti a Gerusalemme est», denuncia Haaret’z - preme infatti per una prova di forza sul nucleare iraniano. Il messaggio è quello di una prossima guerra. A meno che non ci salvino le periferie con una nuova intifada, anche sociale.


I COMMENTI:
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  • X mauro

    Quando ho parlato di aiuti sovietici non mi riferivo al 1956 (Stalin era già mort e sepolto, tra l'altro), ma alla guerra del '48. il fatto che Golda Meir fosse una sionista che non riconosceva il giusto diritto dei palesyinesi all'autodeterminazione non prova che mentisse quando parlava degli aiuti di Stalin. 03-04-2010 11:36 - paolo1984
  • certo il colonialismo brirannico e'secondario come l'impegno assunto da Balfour nel 17 a"creare uno stato ebraico all'interno della Palestina sotto nostro mandato".
    La crisi di Suez e'del 56,non mi risulta che Israele fosse armato dai sovietici.E poi mi fido cecamente di Golda Meir,una grande figura del sionismo che amava precisare:"i palestinesi come tali non esistono",cioe'eranoi gli stessi degli altri arabi in Giordania Libano etc,cioe'potevano disperdersi nel loro mezzo naturale senza problemi,perche'minacciare ed impestare demograficamente il povero staterello ebraico?
    Per ultimo i libri non sono importanti per quanto pagine hanno.Non si legge di tutto,c'e' anche un setaccio critico.Leggiti qualche libro scritto da autori arabi anche. 31-03-2010 01:21 - mauro
  • Correggo un'informazione sbagliata che ho dato le vittime dell'attentato al King David erano in maggioranza arabi (41) e non inglesi, i britannici erano 28 e gli ebrei 17 comunque non v'è dubbio che fosse la Gran Bretagna il destinatario dell'attentato in quanto aveva il mandato sulla Palestina.
    Chiedo scusa per l'imprecisione 29-03-2010 19:22 - paolo1984
  • Poi Mauro potresti almeno fidarti di Golda Meir che riferendosi all'URSS e ai suoi aiuti del '48 ebbe modo di dire "Non sappiamo se avremmo potuto resistere senza le loro armi".
    Sono un fatto storico anche gli attentati anti-britannici attuati dall'Irgun, il più famoso dei quali è quello al King David Hotel a Gerusalemme nel 1946 le cui vittme furono in maggioranza inglesi. Sempre nel 1946 l'Irgun fece saltare in aria l'ambasciata britannica a Roma. 29-03-2010 16:04 - paolo1984
  • Gli aiuti e l'appoggio diplomatico di Stalin al nascente Israele sono un fatto storico provato da materiale recentemente desecretato degli archivi sovietici. C'è un libro di Leonid Mlecin, "Perchè Stalin creò Israele" che ne parla diffusamente, poi certo Stalin lo fece per un mero calcolo geopolitico non certo perchè amasse il sionismo e tantomeno gli ebrei.
    Certo è un fatto che i rappoti tra URSS e Israele si siano presto deteriorati e i sovietici, per motivi altrettanto strategici, si avvicinarono agli arabi. Sul sionismo e lo Stato d'Israele ho già detto quello che penso 29-03-2010 15:44 - paolo1984
  • Per chi ancorac legge questo articolo,come esempio di disinformazione e mancanza di critica sociale e storica.
    I sionisti con Balfour ebbero loe porte spalancate.I britannici si preoccuparono che l'emigrazione sionista mettesse a repentaglio i loro rapporti di protettorato verso il mondo arabo.Ma chi addestro'haganah e tutti gli altri criminali negli anni 30 e 40?Gli ebrtei erano cosi'da soli in Palestina nel 47 che la vulgata sionista di eserciti ben addestrati madati comtro di loro ,corrisponde a truppe maladdestrate che partirono da paesi arabi sotto la propaganda populista di governi arabi che ancora si.trovavano sotto la legge imperiale britannica.I britannici ,quindi organizzarono eserciti per schiacciare l'esesrcito sionista quando ancora militari e consiglieri britannici si trovavano in Palestina fino alla dichiarazione di israele ad addestrare il suo esercito,ma cosa c'entrano le armi.Le armi girano ed era appena finita la seconda guerra mondiale
    L'URSS prese presto posizione contraria ad Israele.Infatti fine anni cinquanta,durante la decolonizzazione,non mi risulta
    che la nascente assemblea dei non allineati,che riconosceva nell'URSS un alleato strategico contro il colonialismo,avesse tolleranza per la piu'giovane e razzista delle colonie!Non mi sembra che Cuba invitando Guevara a farsi un giro per il mondo come ambasciatore,fosse indecisa se avere rapporti o ono con lo stato sionista.Te lo immagini l'URSS che appoggia Israele fin dopo la crisi di Suez?E'un po di fantapolitica.I sionisti si sforzarono di essere fedeli ai britannici perche'era grazie a loro che stavano li ed erano protetti:la resistenza palestinese negli anni trenta combatte contro i britannici in egual misura che inizia a porsi il problema di rispondere all'invasione sionista.truppe ebraiche furono inviate a lato delle altre truppe colonial;e ed erano pochissimi,solo simbolicamente fedeli al protettore britannico.
    Che infatti nel 48 chiude tutti e due gli occhi sugli assassinii del personale ONU e su quegli ufficiali coloniali che temevano che la Gran Bretagna avrebbe perso il polso della situazione.La politica mediorientale prendeva una svolta diversa:la G.B.non era piu'interessata a restare nella regione ed a mantenere il controllo di persona.Quella che sara'la politica neocoloniale negli anni che verranno.Il resto appartiene alla vulgata sionista.Attenzione lettori e compagni del manifesto,certa propaganda a fatto breccia a scapitom della lettura della storia.Questa storia e'quella dei vincitori,va indietro alle cronache mediovali,dove capitani d'armi.nobili e re decidono la storia.Non c'e' nessuna analisi critica del processo capitalista e coloniale.
    Per ultimo:e'chiaro che la crisi finanziaria e'un punto di rodtrutturazione e si nutre da sola ,speculazione su speculazione.E condurra'a nuovi assetti e militarizzazioni [iu'massicce.Quindi Israele,si sta preparando.Lui ,li e'stato proclamato proprio per mantenere uno stato di guerra come controllo delle risorse in medio oriente.Con che si doveva alleare Israele,con i movimenti di liberazione?LPZ ci sta dicendo che SE israele compie un etnocidio e s'imbarca in guerre,la colpa e'nostra.della sinistra e quindi non puo fare altro che continuare la sua missione guerrafondaia.Dovremmo essere d'accordo con lui,come persone di sinistra.LPZ mi sembri e'un propagamdista che cerca di alzare la confusione come velo protettivo sulle prossime nefandezze in cui si sta'per imbarcare lo stato israeliano. 28-03-2010 06:04 - mauro
  • X mauro
    io non faccio casino. io sono contrario ad ogni nazionalismo e identitarismo religioso (ebraico, islamico o cristiano che sia). Se rileggi i miei post ho chiaramente detto che gli ebrei non sono un'etnia o una nazione quindi sono perfettamente d'accordo con te. Il problema è che per secoli anche dopo il 1789, nonostante le idee illuministe e l'emancipazione che pure ci fu e fu importantissima sono stati visti come tali, come un gruppo etnico, una "razza" tanto che alcuni di loro (non tutti) hanno finito per assimilare questa visione. E non ho negato nemmeno che il sionismo fosse un'ideologia nazionalista e anche coloniale nè poteva essere altrimenti vista l'Europa in cui nacque. Anzi se vogliamo rincarare la dose possiamo tranquillamente rilevare elementi di autoritarismo fascista nel sionismo "revisionista" di Jabotinsky. Ho solo detto e lo confermo che il miglior alleato di Herzl, ben Gurion, Jabotinsky e compagnia è stato l'ostilità antiebraica europea che purtroppo è brillantemente sopravvissuta all'illuminismo e alla rivoluzione francese (il caso Dreyfus è di fine '800) Il concetto moderno di cittadinanza indipendente dalla religione o dal sangue nato con l'Illuminismo e la Rivoluzione Francese ha impiegato moltissimo ad affermarsi e ancora oggi c'è purtroppo chi lo mette in discussione...in Italia, i nemici di Voltaire, Beccaria e Montesquieu li abbiamo addirittura al governo.
    Se ho ricordato Zangwill e Steinberg è solo per chiarire che non tutti i sionisti rivendicavano la Palestina in nome della Torah (a dire il vero anche i sionisti pro-palestina erano quasi tutti laici e non religiosi e della Torah e del Talmud se ne fottevano salvo usarli, appunto, come propaganda) anzi Steinberg in Palestina avrebbe voluto una federazione binazionale araba ed ebraica.
    Che la politica israeliana stia fomentando l'odio contro gli ebrei (senza giustificarlo peraltro) mi pare innegabile e sono d'accordo. 22-03-2010 20:18 - paolo1984
  • Per Paolo 1984
    E difficile rispobderti perche',nonstante che qui ci consideriamo di sinistra,sembra che dei punti fondamentali non sono chiari per niente.L'identitarismo non fa pate della tradizione storica del movimento operai e dei mvimenti anticoloniali.Nel 1789 e'avvenuta la rivoluzione francese.Piu' o meno noi ,giuridicamente e politicamente,deriviamo da li.Il concetto di cittadino,ributta nell'oscurita'quello che era partenenza religiosa,legami di sangue,uffici nobili e di casta,
    prevale l'appartenenza sociale,il confronto sociale rrompe nella storia.La nzione non e'quella del re,del papa,dei riferimenti feudali ed identitari.E'del popolo ed il popolo 'un concetto politico nuovo che espime solo il corpo sociale.Le differenze di classe non sono ancora individuate,ma il odello di conflitto si propone come sociale.Non esistono piu'cttolici,ugonotti,zingari,ebrei etc come categoria della storia,ma esiste solo il cittadino,le citoyen,che puo'essere cattolio,ebreo,ugonotto e quello che ti pare.E come tale non deve rompere i coglioni,ma solo ha diritti come cittadino>questo significava un uovo concetto di uguaglianza che spazza via come regressivi,superstiziosi tutte le altre distinzioni.Non si puo'tornare indietro.Un cittadino ha diritto ad essere cattolico o ebreo o quello che cazzo ti pare,e come tale ha gli stssi diritti degli altri iindipendentmente dalla sua origine e credo.Quindi,lo scrivo di nuovo,ebreo e'un concetto religioso.Se poi se ne fa una questione di sangue,le qiestioni di sangue lgate all'identitarismo sono quelle che nel medioevo hanno svatenato le peggiori atrocita',il mondo sarebbe di nuovo a quei tempi.Quindi gli ebrei sono cuttadini europei,americani,australiani,etc come me.La dispora e'un termine religioso nell'ebraismo,legato al riconoscimento come appartenente ad una cominita'>Esiste in tutte le eligioni.Non e'una scusa andare a ad utilizzare concetti e riferimenti religiosi per giustificare politiche o fare storia.I giacobini si rivoltano nella tomba,senza bisogno di arrivare ai miei nonnini anarchici.Per questo Hanna Arendts(per caso era ebrea)diceva che la battaglia contro l'antisemitismo apparteneva alle democrazie europee e non al colonialismo.Tu continui a fare casino.Herzl collboro'con Cecil Rhodes,l'inventore della rodesia,per costituire una chartered company,cioe'una colonia in territori britannici.
    La religione ebraica servi solo da propaganda.Si trattava di puro colonialismo.Che poi le differenze tra i vari sionisti spicchini in base alla scelta della terra,e comunque ridicola. Chi in Uganda ,chi in Argentina,chi in Nord Africa.Poi alla fine la,scelta cadde sulla palestina.Ma africani o indios non avrebbero avuto vita piu'facile dei palestinsi a confrontarsi con uno stato razzista e coloniale.
    E'il concetto di colonialismo,cultura ed imperialismo,che manca.E lo trovo grave,in un momento dove i media sono diventati solo propaganda di guerra e il razzismo inventato dai politici crea nuovi capri espiatori e progrom.Se Israele fosse nato per combattere l'antisemitismo,e'proprio quello che succede oggi a smentire clamorosamente.Piu'sfregia il diritto internazionale,piu'la cultura della guerre e l'antisemitismo di un tempo e'ancora piu'forte.
    Per ultimo:ho capito che Ben Morris dopo aver ammesso che fu pulizia etnica nel 1948,si e'avvicinato alla destra,ammettendo altresi'che non si poteva fare diversamente
    .In Israele gli antisionisti hanno vita difficile'i pochi intellettuali antisionisti che esistono ,hanno spesso dovuto emigrare costretti da minacce.Quindi leggiti la storia del sionismo scritta da chi sionista o colonialista non
    e',come la testimoniano le vittime per esempio.Altimenti e'come leggere la storia della mafia scritta da Toto Riina. 22-03-2010 04:49 - mauro
  • per iris blue
    Perche'non fai un giro in Palestina,forse capiresti un po piu'sulla lotta di classe,lotta di classe come superamento dello sfruttamento.Il colonialismo ,concetto studiato non tanto da Marx ma dai postmarxisti,come fase necessaria dell'antagonismo per la ricerca di nuovi mercati,cioe'
    come produzione del lavoro materiale a basso prezzo con con
    piu'competitivita'nel mercato delle merci.La produzione delle merci non poteva stare nei limiti nazionali,questa era la novita'del capitalismo,perche lemerci non erano piu'prodotte per il consumo diretto ma per essere sacmbiate nel mercato.Da qui le tendenze della borghesia mercantile del secolo 1diciassetesimo,ma anche di quella fiorentina nel 1200 di travalicare i confini.Come fa,la lotta di classe ad divenire apparente in un paese
    dove le differenze di classe non sono piu inserite in un progamma di dominio da parte colonalista,come gli indiani importati in Africa dagli inglesi per formare una borghesia coloniale,ma vengono azzerate di fronte alle necessita'di una pulizia etnica,che non guarda in faccia a nessuno,nemmeno ai ricchi per quanto gli conviene.In un paese coloniale prima di tutto l'AUTODETERMINAZIONE(Lenin).Perche'vuoi scomodare Marx per svilire la tragedia e la lotta del popolo palestinese?
    Da quale analisi di classe parti tu,quella centrale solo nella societa'sionista?Non c'e'continuita'nella storia in medio oriente?E allora del materialismo storico e cio'della storia attuale come produzione di eventi anteriori,che cosa ne facciamo?
    Secondo me tu di Marx ti sei comprato una spillina al mercatino hippy e forse questo basta per far parte del Partito Comunista Sionista ed anche della sinistra del Corriere della sera o la parte dell intellettuale illuminato a Repubblica.Ma chiedi un po'ai palestinesi quanto 'diverso
    e'stato Peres da Netaniau.E si,in questi sessant'anni quando c'era la sinistra sionista al governo in israele,la politica mediorientale e'stata diversa.Putroppo per te ,la lotta di classe si applica anche ai palestinesi,come il diritto alla rappresentanza ,cioe'poter parlare per se stessi senza intermediari che con la Palestina non hanno niente ache vedere o peggio,rappresentano invasori che dettano condizioni di pace.Infatti i propietari terrieri da cui i suoi intrepidi pionieri comperavano la terra,erano Khan,cioe'signori turchi(occupazione turca) o ricchi palestinesi a questi affiliati.
    I contadini ne erano successivamnte espulsi.Le ragioni poi della mancata nascita dell stato arabo sono talmente comlesse che ,appunto,chiunque si sforzava di ricordare all@ Europa che tale inadempienza lsegnava un pessimo inizio del
    nuovo corso storico in medio oriente,come ,appunto ,Folke de Bernardotte,veniva automaticamente eliminato.Complesso al punto che i sionisti,una volta compiuta la deportazione dei palestinesi,si rifiutarono di adempiere alle risoluzioni UN in spregio al mondo,adducendo che era per loro un pericolo alla sopravvivenza del nuovo stato.Altro che continuita',le parole d'ordine dell stato ebraico non sono mai cambiate in questi 60 anni,e'vergognoso che ancora le si dedichi considerazione.E per ultimo:l'avere combattuto in fronti di sinitra,non giustifica avventure coloniali:i proletari italiani invasero l'Abissinia,come tali furono preda della propaganda fascista.Ne un anarchico americano si preoccupo'mai dello sterminio dei nativi.Ma queste falle,vengono fuori immancabilmente nella nostra cultura un secolo dopo,sotto forma di chiusura culturale, incomprensione per l'altro e razzismo.Si rilegga il materialismo storico e le teorie gramsciane sull'egemonia e sul consenso.Allora da comunista(e non occorre aver studiato Marx per esserlo) mi
    preoccuperei di quello che lei scrive su questo giornale. 22-03-2010 04:05 - mauro
  • irisblu,

    hai ragione a dire che non esistono popoli piccolo borghesi (come avevo scritto io), proletari, finanziari etc. il mio era un riferimento al senso comune medio del "popolo israeliano" che, in condizioni simili, non sarebbe diverso in un altro "popolo occidentale". era per dire che gli israeliani non sono lì con la torah a compiacersi nella loro ebraicità ma che in fin dei conti sono persone che vogliono lavorare, fare carriera, consumare, andare in vacanza etc come la maggiorparte degli italiani, dei tedeschi, degli inglesi etc etc etc.
    è pur vero, per riferirci a un'analisi di classe che auspichi, che le società occidentali sono caratterizzate dall'estensione della classe media (una volta la si definiva piccolo borghese). Israele non fa eccezione.


    x mauro,

    qualche brevissima considerazione:
    a) il sionismo, forse mi ripeto, è un prodotto secondario della formazione dei nazionalismi dell'800 e nasce dall'esperienza di alterità vissuta dagli ebrei europei, in particolare nella formazione nazionale di Austria e Germania. L'ebreo veniva 'usato' per rafforzare la propria identità. Es: io sono austriaco perchè non sono ebreo. L'altro da me mi definisce. Proprio per reazione nacque il sionismo. Chi vuole criticare il sionismo critichi almeno tutte le ideologie nazionali. b) il nazismo diede impulso al sionismo per evidenti ragioni: la necessità di un luogo per potersi riparare dalla persecuzione. Inoltre, affermare che l'antisemitismo non sia l'aspetto principale del nazismo per me è incondivisibile, ma la spiegazione è davvero troppo lunga per scriverne qui. Posso solo accennare che l'idea del lavoro "sano e onesto" contro la rendita parassitaria è già nel pensiero illuminista. In Germania, sulle basi del nazionalismo ottocentesco fichtiano ed herderiano (la "patria del sangue") e la crisi capitalistica del 1929 l'antisemitismo emerge in tutta la sua psicosi;
    c) il fatto che Israele sia sempre stata alleata con l'imperialismo del petrolio è una vergogna della sinistra mondiale, in quanto non ha saputo garantire ad Israele una garanzia migliore alla sua sicurezza se non questa perfida alleanza.
    Poi c'è il discorso delle colonie e dei palestinesi e molte critiche ad Israele sono condivisibili. Ma attenzione: il fatto che Israele sia nata per difendersi dallo sterminio non esclude che essa sia anche uno stato capitalista inserito nel mercato mondiale, con tutte le caratteristiche del caso, caratteristiche che vanno ben oltre il mero discorso culturale del sionismo in quanto presunta ideologia colonialista ma che sono proprie di un qualsiasi volgare stato moderno (ovvero capitalista).
    d) solo un accenno a un tuo passaggio: pensare che la finanziarizzazione dell'economia possa permettere profitti all'infinito significa non aver compreso l'essenza della crisi enorme che stiamo vivendo (e che sia aggraverà, stanne certo) e quindi non comprendere perchè Israele dovrà temere l'isolamento e l'accettazione da parte dell'opinione pubblica mondiale dell'inevitabilità di una guerra in medioriente. 21-03-2010 22:12 - Lpz
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