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Valentino Parlato
«Basta privatizzazioni. Nel Pd un nuovo corso»
Roberto Placido, vicepresidente uscente del Consiglio regionale piemontese,
tesoriere regionale del Pd, mozione Bersani, candidato alle prossime elezioni amministrative è membro del Consiglio di presidenza del Comitato Si Acqua Pubblica (www.siacquapubblica.it), anche noto come Comitato Rodotà. Lo incontriamo per discutere della posizione del Pd su questa iniziativa referendaria.
Il vostro Comitato è in prima fila nell’organizzare il referendum contro la privatizzazione dell’acqua, mentre il Pd ha pubblicato sul sito ufficiale una posizione sull’acqua e sulla sua gestione almeno ambigua. Mentre molti
sono i riferimenti all’ acqua come “bene comune” non si fa menzione del Referendum....
Effettivamente di Referendum sul sito ufficale non si parla. Devo dire tuttavia che decine di aministratori del Pd con cui ho parlato, non solo in Piemonte, ritengono il nostro Referendum la sola via percorribile per stoppare questo ennesimo tentativo di saccheggio del bene comune ad opera dei soliti noti... Sto lavorando intensamente per far prendere al partito, quantomeno a livello regionale, una posizione chiara sui tre quesiti.Ho visto i quesiti sul vostro sito e ho letto la relazione di accompagnamento dei giuristi (Azzariti, Ferrara, Lucarelli, Mattei, Nivarra, Rodotà) tre dei quali sono nel tuo comitato. Si parla di “inversione di rotta”, di abrogazione
del Decreto Ronchi e anche di parti della legge Galli, voluta a suo tempo dal Pd. Tu vuoi tornare ad una gestione pubblicistica dell’acqua... Il vostro Referendum riporterebbe a una gestione diretta di diritto pubblico incompatibile con l’idea di “pubblico regolatore” (della gestione privata o mista) che emerge dal documento del Pd.
Il Referendum nel nostro sistema è uno strumento abrogativo e la sua proposizione non è incompatibile con progetti di riforma organici, ambiziosi e avanzati, quali per esempio il progetto di legge a iniziativa popolare promosso dal Forum Acqua Pubblica che ha raccolto 400.000 firme e che giace in
Parlamento. Per me tuttavia è essenziale che il Pd svolga anche a livello
nazionale un’autocritica seria sulla deriva “privatizzatrice” in cui si era abbandonato per tutti gli anni novanta e fino alla vigilia della grande crisi. Le privatizzazioni e molte delle liberalizzazioni che di fatto privatizzavano beni comuni, devono essere seriamente riconsiderate. Non si può fingere che la
crisi dell’ autunno 2008 non ci sia stata.... L’ idea del pubblico mero regolatore, arbitro di un gioco fra privati non tiene conto della sua debolezza di fronte agli interessi forti. Come si usa dire il regolatore troppo spesso è “catturato”. Il Decreto Ronchi è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso!
Questo discorso mi interessa. Credi che il Pd sia pronto a un tale ripensamento? In fondo la vicenda di Acea sul manifesto di mercoledì scorso, ha visto coinvolto il Pd al massimo livello, da Veltroni a Michele Meta....
La stragrande maggioranza dei militanti e degli elettori del Pd è stufa di inseguire la destra sul suo terreno, mitizzando le virtù salvifiche del mercato e partecipando allo smantellamento e alla denigrazione del settore pubblico. Tutti
sappiamo che, soprattutto in certe realtà italiane, il pubblico ha grandi difetti, ma mi pare del tutto incoerente rinunciare a curarli trasferendone invece le risorse al privato. Il Pd deve porsi in prima fila nell’elaborare nuovi modelli di pubblico volti a realizzare un vero governo democratico ed ecologico dell’economia.... Questa partita dell’acqua come bene comune, da difendere in dialogo diretto con i cittadini tramite il Referendum, ci offre una possibilità straordinaria di rimettere temi riformisti veri al centro dell’ agenda politica. Di queste cose mi sono reso conto parlandone con gli esponenti della Commissione Rodotà che sono venuti a chiedermi aiuto la scorsa primavera
a Torino per “resuscitare” la loro proposta di Legge Delega...
Puoi dirmi qualcosa di più?
Il Governo Prodi aveva incaricato una commissione ministeriale di riformulare la normativa relativa ai beni, ripensando le vecchie categorie quali quella di demanio e di patrimonio indisponibile. La Commissione presieduta da Rodotà
ha fatto chiarezza su un punto fondamentale: i beni comuni, in primis l’ acqua, non sono declinabili con le categorie tradizionali della proprietà privata e della proprietà pubblica. Un sistema avanzato, attento alle esigenze ecologiche,
deve inventare uno statuto giuridico nuovo per i beni comuni che ne ponga al centro “la gestione pubblicistica nell’ interesse delle generazioni future”. La gestione privata, motivata dal profitto, è incompatibile con l’ idea di bene comune. Caduto Prodi, Alfano aveva abbandonato il progetto. La Regione
Piemonte, tramite una mia proposta di legge, lo ha però “resuscitato” portandolo in Senato ex art 121 Costituzione con un voto adirittura “unanime”! Il Pd nazionale quella volta mi ha seguito. Alla presentazione è venuta la Presidente Finocchiaro e poche settimane fa l’ intero gruppo Pd al Senato ha
presentato a sua volta lo stesso testo della Regione Piemonte....
Una posizione ufficiale....
Certo! Il Pd sostiene la riforma Rodotà con la sua definizione di bene comune. L’acqua, in quanto bene comune, deve gestirsi necessariamente con strumenti pubblicistici nell’interesse delle generazioni future. I Referendum “si acquapubblica” sono la sola posizione coerente con questa scelta.
- 31/03/2010 [46 commenti]
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Da quel che mi risulta, la Costituzione Della Repubblica Italiana,
stabilisce che i beni naturali sono sotto la sovranità del Popolo
Italiano, e quindi non vedo per quale ragionesi debba alienare un
bene comune per concederlo di diritto a proprietari privati, se
lo stato italiano è incapace di controllare i beni del popolo, lo
dichiari apertamente di modo che i cittadini si sappiano regolare. 20-03-2010 19:46 - Giuseppe Premoli