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COMMENTO
23/03/2010
  •   |   Rossana Rossanda
    Almeno riformista

    In Francia il partito socialista, Europe Ecologie e la sinistra socialista di Jean Luc Mélenchon assieme a quel che resta del Pcf, hanno conquistato tutte le regioni salvo l’Alsazia. L’astensione ha lasciato per terra la destra. Nicolas Sarkozy, già adorato in Italia, ha ammesso una disfatta secca.
    Che cosa è avvenuto rispetto alle presidenziali? Il partito socialista di Martine Aubry ha abbandonato la linea di incontro con il centro promossa da Segolène
    Royal. Il quale centro, ammirato da Casini e da Rutelli, è scomparso dalla scena con la stessa rapidità con la quale vi era entrato. Quanto alla estrema sinistra
    di Besancenot, che non aveva voluto allearsi alle altre sinistre, si è ridotta al 2,5%. Se l’alleanza resterà in piedi, le prossime presidenziali, la cui campagna
    elettorale di fatto comincerà adesso, vedrà la sconfitta della destra di Sarkozy.
    Si può trarne qualche conseguenza per l’Italia? Le politiche dei due governi sono le stesse, anche se Sarkozy non punta ai soldi e non ha la volgarità di
    Berlusconi. La differenza è che in Francia la sinistra non ha cessato di esistere mentre da noi si è suicidata o mortalmente divisa. Nelle regioni non consegnate
    in partenza al Pdl o a Bossi non vedo candidati che si oppongano al governo; conosco soltanto Niki Vendola e Mercedes Bresso. Mi appresto a votare Emma Bonino, perché è una persona limpida che rispetta le regole, ma è una liberista di ferro. Dove sta una sinistra? A resistere al cavaliere c’è una specie di partito degli onesti, il popolo viola, Santoro e Di Pietro. Essi puntano a una democrazia socialmente piatta che vada oltre alla vergogna in cui siamo.
    È una resa intellettuale illimitata. E infatti, se si profila una caduta del berlusconismo, si verificherà nel suo stesso campo e sarà seguita da una  coalizione Fini-Casini-Bersani, sconcertante. La sinistra francese non è certo geniale. Ma è stata capace di dire pane al pane, di rappresentare la protesta dei salariati precari, disoccupati, di parlare delle donne e alle donne, (tutto il paese ha celebrato, con mio stupore, l’8 marzo), di affondare la campagna sull'identità nazionale; di denunciare la non volontà di mettere termine alla speculazione finanziaria, non accetta la riduzione della spesa pubblica e per i beni pubblici. Nulla di straordinario, molta protesta delle categorie – non i soli sans papiers ma medici, insegnanti, operai, disoccupati, precari, agricoltori dal reddito sceso di un terzo. Un contenzioso non nuovo, accentuato dalla crisi, cui si aggiunge la crescita delle disuguaglianze come costituiva della globalizzazione.
    Sarebbe cosi difficile dirlo anche in Italia? Da noi una sinistra, anche moderata, che lo dica non c’è. I comunisti si sono flagellati per non aver creduto nel mercato. Le sinistre più radicali non si occupano dei ceti deboli perché le condizioni materiali poco conterebbero rispetto al mutare del simbolico. Per cui
    nulla sarebbe possibile cambiare, salvo l’impresentabile Berlusconi. Niente di più: una destra ripulita lo potrà fare anche da sola. In Francia un’opposizione
    cosi avrebbe perso.


I COMMENTI:
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  • l'italia è divenuta il centro del potere capitalistico mondiale, perchè si è incarnato
    di fatto in una persona reale, sappiamo tutti chi è, qusto potere deve gettare per forza la maschera, pena l'autodistruzione e alla fine il crollo spaventoso del capitalismo al livello MONDIALE,
    non rimarranno che macerie e deserto.Non credo che tutti i capitalisti responsabili e onesti
    che ci sono nel Mondo potranno
    permetterlo.In Italia tutti losanno governa LA MAFIA IN PRIMA PERSONA.LO so IO e lo sanno TUTTI.Nessuno può più mentiire è il REDERATIONEM. Ognuno si guardi allo specchio e e se ha la coscienza a posto non avvrà paura di se stesso.Chi non ha il coraggio di farlo ha già perso. saluti Claudio Casstellani.MONOPOLI. 27-11-2010 12:39 - claudio castellani
  • Concordo con Rossanda, ma è anche vero che l'emergenza democratica in Italia è davvero forte: il sistema informativo, come gran parte dell'economia, non sono controllate dal presidente. Per il resto, bisognerebbe tutti impegnarci nel ridare identità e forza alla sinistra italiana. Io ancora non capisco perché Sel e Federazione della Sinistra si presentino divise... 25-03-2010 10:09 - lorenzo
  • necessariamente non significa che il 52% dell'astensinismo sia solamente elettorato di destra,nessun statistico si spingerebbe ad una considerazione così azzardata,anzi questo fatto dimostra solamente la disillusione di buona parte degli elettori delle politiche neoliberiste di Sarkozy il quale, come il suo simile italiano,annucia riforme importanti ma fa esattamente l'opposto. In Francia al contrario dell'Italia, esiste un'informazione libera e non controllata, da quì il crollo della destra é stata una conseguenza fisiologica. 24-03-2010 21:24 - Valentino
  • L'analisi circa la mancanza di una "questione sociale" e dell'eccessivo liberismo imperante a sinistra con la scusa antiberlusconiana"delle regole" in Italia è corretta. Ma non capisco perché precludersi per questo l'alleanza con Casini: il SSN nel 1978 e tutto il welfare è stato costruito con questo tipo di coalizione, E NON SOLO IN ITALIA (certo per Rossanda si trattava di pidocchioso riformismo, ma chissà, persino lei cambia idea talvolta). Quanto poi alla sinistra francese faccio notare che (come quella italiana del resto) 5 anni fa aveva stravinto le regionali come oggi. Poi è giunto il disastro dei personalismi e dei massimalismi strumentali (vedi Fabius). No, in Francia non c'è molto da imparare... 24-03-2010 20:54 - paolo borioni
  • in francia la destra non ha il controllo assoluto delle televisioni e di gran parte dell'editoria, e Sarkozy non ha rimbecillito i francesi per trent'anni a colpi di televendite ed emilio fede, protetto dalle garanzie della presunta opposizione. 24-03-2010 15:10 - dav
  • condivido alcune cose dell'articolo. Soprattutto riguardo la "resa intellettuale illimitata" della sinistra italiana (popolo viola incluso), oscillante tra la pura evanescenza e la riduzione a onestà, e condivido l'amara constatazione che di Berlusconi, al limite, può liberarsi anche da solo il centrodestra o comunque una coalizione assai moderata. Però la sinistra francese, benchè abbia vinto, non ha risposte ai tanti problemi, disoccupazione, precarietà e impoverimento in primis, e questo Rossanda lo omette. Di questa cultura che implicitamente pensa che "bene o male se c'è la sinistra al governo siamo al calduccio", "le cose prima o poi si sistemano", "la sinistra pensa a tutti", non se ne può più. Qualche considerazione poi sugli alti dati dell'astensione andava fatta.
    Al dunque l'articolo della Rossanda è lucido ma sostanzialmente lagnoso e rassegnato. Non a caso è anche un invito a votare un candidato definito 'liberista di ferro'. La Rangeri aveva fatto lo stesso, aveva fatto a fette la Bonino per poi dare indicazione di voto in suo favore. Può anche essere che sia meglio votare la Bonino che astenersi e trovarsi con la Polverini alla regione e già Alemanno a Roma. Non discuto sul fatto se sia meglio il "tanto peggio" o il "meno peggio". Ma il non cercare di fare analisi che vadano oltre la constatazione della pochezza della sinistra, il non sapersela spiegare, tale pochezza, lo trovo parte del problema di cui ci si lagna.
    Per cui anche i giornalisti hanno le loro responsabilità (Manifesto incluso). Se infatti si liberassero dall'ubbia storica dell'"autonomia del politico" e cominciassero a criticare la variabile indipendente che è l'economia (che non funziona più di suo, e ovunque, e quindi non per la cattiva politica), forse qualche testa di ponte per concreti obiettivi di lotta si creerebbe e l'atomizzazione sociale potrebbe essere combattuta.
    Se la sinistra, italiana e non, non decide di comprendere cos'è questa crisi, e quindi che posizione prendere di fronte a essa, lo stato crescente di servitù e di disperazione per messe di individui non troverà argini e resistenze.
    Lo diceva il tale intervistato qualche giorna fa sul Manifesto riguardo la crescita del partito xenofobo in Olanda che la sinistra non può obiettivamente giocare la carta della redistribuzione. Si può smentirlo? Chiediamoci, visto che tra l'altro in Italia ci sono i più bassi salari a livello europeo: sono i bassi salari che creano la crisi di plusvalore, perchè non si compra abbastanza o, al contrario, è la crisi di plusvalore che comprime i salari? L'essenza della crisi non è infatti proprio nel fatto che si produce meno plusvalore (da cui il rifugio dei capitali nella speculazione finanziaria, cioè nella promessa del tutto virtuale di uno sviluppo reale futuro)? Non siamo forse arrivati a quel punto previsto da Marx in cui lo sviluppo delle forze produttive sconquassa i rapporti di produzione esistenti (il che però non significa certo che siamo a un passo dal socialismo)? In queste condizioni è evidente che le destre, che giocano sulla difesa del privilegio e sull'esclusione sociale su basi darwiniste, hanno ancora da "offrire".
    Certo che con disoccupazione e precarietà che cominciano a toccare livelli record ci si dovrebbe chiedere come fanno i cittadini a pagare le tasse. E se diminuiscono le entrate tributarie (ma non si privatizza in fin dei conti proprio per far cassa?) che margini di azione possono avere i governi e quindi la 'politica'? Su questo bisognerebbe ragionare. Sennò davvero l'alternativa è per forza la lagna. 24-03-2010 14:15 - Lpz
  • I francesi hanno fatto la rivoluzione di Robespierre e non hanno il Vaticano.
    I francesi hanno fatto una forte resistenza al nazismo e al fascismo interno, di gran lunga piu' dura della nostra.
    I francesi hanno vinto la guerra e hanno da secoli una identita' e un orgoglio nazionale che noi non abbiamo.
    I francesi hanno osato e potuto opporsi alla Nato e non accodarsi supinamente come ha fatto il PCI.
    I francesi non hanno le basi atomiche USA ma hanno le loro.
    I francesi sono quelli che hanno sparato sula nave di Greenpeace quando questi si opponevano ai recenti esperimenti nucleari.
    Insomma gli italiani e i francesi come storia sono distantissimi anche se come origini possono dirsi cugini.
    Kissinger, persona assai disgustosa, ma certamente cche certamente conosceva il mondo ebbe a dire: gli italiani sarebbero bravissimi se non credessero di essere i piu' furbi. 24-03-2010 13:47 - Murmillus
  • La politica gestisce la cosa pubblica. Analizza e fornisce le risposte alle necessità dei cittadini.
    Questa è una fase di slogan. Senza spiegazioni o programmi. Disoccupazione è il problema? Lavoro è la risposta. Siamo d'accordo.
    Ma come?
    E' come se io chiedessi:”Quanti minuti mancano alle sei?” e il politico di turno rispondesse:”Le sei!”.
    Il centro-sinistra deve tornare alla politica. Fare opposizione. Sfruttare i prossimi tre anni a fornire risposte ragionate, creare le condizioni per gli italiani di accettare l'idea che la politica non si riduce al discredito di un singolo o di un gruppo. Non è accordi sottobanco, salti della quaglia, trasformismo e clientelismo. Per sconfiggere un centro-destra che impera da quindici anni si è provato di tutto, dall'emularne le abitudini comunicative a quelle elettorali. Il dialogo. La chiusura. Senza capire che ciò che l'elettore chiedeva era concretezza, contenuto, trasparenza. Lavoro sul territorio. Organizzazione di partito. Non ammasso di notabili e clienti. Né vincere a tutti i costi. Appesantendosi in coalizioni che non trovano medesime risposte alle stesse domande. O tentare il sorpasso da soli quando non ci sono le condizioni. Scelte goffe che con un legge elettorale improbabile, espellono minoranze che potrebbero essere una risposta rappresentativa. Caos da vuoto ideologico. Se non si fosse rigettato il termine “ideale” con repulsione, oggi avremmo ancora politici in grado di spiegarci come arrivare da- a.
    La mia provocazione è quella di ripagare la mancanza di coerenza e preparazione con la stessa moneta. Laddove sia possibile: disgiungere. Non creare le condizioni di governabilità. Finirla una volta per tutte. Non si può pensare all'astensionismo, in questa Italia.
    Caos è la provocazione. 24-03-2010 12:34 - chiaastella
  • L'articolo è di estremo interesse e pienamnete condivisibile in tutto tranne che in una affermazione: il voto alla Bonino. Non deve passare che la sinistra sostenga chi si dichiara liberista, con referendum proposti in passato assolutamente reazionari ( abolizione cassa integrazione, demolizione servizio sanitario nazionale, art. 18, etc ). Chi sbagli è giusto che cominci a pagare. Anche un centrosinistra che sceglie candidati simili. 24-03-2010 10:22 - Gianmario
  • E' fuori tema e me ne scuso, ma ogni mattina sono sempre più nauseato dalla vignetta di Vauro (in caduta libera). E' un'impressione solo mia o riserva a Manifesto le trovate più squallide? 24-03-2010 10:18 - Piero
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