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Norma Rangeri
L’augurio di Bologna
Ci siamo ripresi dal blackout, abbiamo respirato, ci siamo anche divertiti. Bastava vedere cos’era Bologna l’altra sera, dentro e fuori il Paladozza. Agli ascolti (ogni strumento usato per trasmettere ha moltiplicato la propria
audience), va aggiunta la forza della partecipazione nelle piazze. Prevedibile, ma non nelle dimensioni che l’hanno accompagnata. Un botto di fine campagna
elettorale che non si misura con lo share. Se ce ne fosse bisogno, le risposte
rabbiose di Berlusconi e dei suoi boys sono la prova più efficace del successo di Santoro.
L’impresa «obbrobriosa, incivile e barbara» è riuscita, la sfida è stata vinta, non solo dal punto di vista organizzativo, di questi tempi niente affatto secondario. Il significato politico più prezioso che arriva da Bologna è aver dimostrato di saper rispondere all’avversario sul terreno di scontro a lui più noto e favorevole: bucare con un contro-evento lo scudo che ancora protegge quel che resta (il peggio) del berlusconismo.
Ora comincia un lungo, difficile secondo tempo sui cui sviluppi naturalmente
molto influirà l’esito elettorale. Perché non basta contarsi, riconoscersi (si rischia l’autoreferenzialità), né a questo punto della deriva democratica è più sufficiente difendere la propria trincea, lasciando che nella maggioranza della società si perpetuino i medesimi meccanismi di formazione del consenso. C’è un altro servizio pubblico da mettere in campo al posto di una Rai «obbrobriosa,
incivile e barbara» che precipita il paese nell’inferno dell’ignoranza. Una macchina nemmeno governata dai partiti ma, dopo l’ultima deprimente esperienza di centrosinistra, dopo la legge Gasparri, fino alla chiusura di alcuni programmi, solo bottino di gruppi di potere organizzati per bande. Un sistema di disinformazione, generale e costante, con alcuni programmi fiore all’occhiello. La via per tornare a un pluralismo effettivo dell’informazione non sarà ristabilire lo stesso assetto e tirare avanti.
Il presidente del consiglio non si trattiene, invoca nuovi interventi dell’Autorità, ma intanto non si stacca dalle telecamere di tutte le televisioni del regno sapendo che solo così può recuperare indecisi, neutralizzare una buona fetta di astensionismo e provare se non a vincere, almeno a strappare qualche importante risultato regionale. Ma se vince o se perde, il campo di battaglia decisivo resta lo stesso. Per cambiare il senso comune, per ristabilire un contatto con chi non sa, non legge, non ha altro riferimento che Berlusconi,
bisogna entrare nella grande periferia della tv, tra la società più debole, che non merita la condanna a subire la violenza di un populista che la degrada e la incita alla retorica del capo e della plebe. Sempre che la sinistra sia capace di giocarsi una partita di queste dimensioni. A cominciare dal voto di domani.
- 31/03/2010 [46 commenti]
- 30/03/2010 [61 commenti]
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La termoelettrica di Huexca
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Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
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Arrivano i vostri ovvero la sindrome di Sansone
di gianni - 06.08.2013 06:08












MA QUANDO LO CAPIREMO TUTTI,PD,RIFONDAZIONE.SINISTRA,VERDI E CHI PIU' NE HA ,PIU' NE METTA,CHE SENZA UNA COESIONE DI TUTTI,NON VINCEREMO MAI? CHE CON TUTTI QUESTI DISTINGUO,QUEL CAZZONE DI BANANA HATROVATO E TROVERA' UN TERRENO FERTILE, O NO?
A SCANSO DI EQUIVOCI VI DICO SUBITO CHE IO NELLA MIA VITA SONO CRESCIUTO,CON IL PCI DAL 1953 FINI AL PD OGGI. BUONA FORTUNA A TUTTI,AUGURANDO DI POTER VEDERE UNA SINISTRA VINCENTE.
carlo di figlia pignatello,viareggio-mistretta 29-03-2010 09:22 - carlo di+figlia+pignatello
Non cerco il pelo nell´ uovo, ma una critica alla squallida performance di luttazzi mi sembrava comunque dovuta nel suo resoconto. Enzo ha perfettamente ragione: povera Italia, e´ triste dover difendere anche la liberta´di dire scemenze sessiste, antifemministe e omofobiche come quelle di luttazzi.
Ma chi si credono di essere questi guitti televisivi? luttazzi come Gramsci, Matteotti, Amendola? 28-03-2010 23:05 - paul trevor
Inoltre Luttazzi ha confermato con la sua volgarissima allegoria la necessità del suo allontanamento dalla Rai.
Rappresentare la donna come un buco da perforare, un pezzo di carne da inculare, mi ha ricordato molto Berlusconi ed il suo modo di vedere le donne e di frequentarle nel suo harem, 28-03-2010 19:54 - pietro ancona
Secondo il comunicato un fatto importante di solidarietà antirazzista non ha avuto spazio, anzi è stato brutalmente censurato.
Oggetto: La libertà d'informazione non vale per Joy
La sera del 25 marzo, a Bologna, in occasione della "democratica" puntata di Anno Zero di Santoro, palinsesto della libertà di espressione&informazione italiana, alcune compagne sono entrate nel Palazzetto dello Sport dove aveva luogo la diretta, per fare INFORMAZIONE sulla situazione di Joy, sulle deportazioni e sulla qualità (di merda) della vita nei Cie. Avrebbero aperto uno striscione con scritto "Fermiamo le deportazioni" e distribuito in sala un volantino
che raccontava la storia di Joy - dal tentato stupro nel Cie alla situazione attuale, che la vede minacciata tanto dallo Stato italiano quanto dagli sfruttatori. Magari sarebbero anche riuscite a leggere quel comunicato, dato che alla libertà d'informazione la serata era dedicata...
Fuori, altre compagne erano pronte ad amplificare l'intervento con altre azioni informative.
Nel momento in cui le compagne stavano per srotolare lo striscione all'interno, sono state violentemente bloccate e spintonate da una ventina di uomini del servizio d'ordine che, dopo aver strappato dalle loro mani lo
striscione, ha prontamente chiamato la Digos.
Le compagne sono state, così, tutte identificate e sbattute fuori dal Palazzetto.
L'azione è continuata con un volantinaggio all'esterno, finché non hanno deciso di andare a riprendere lo striscione che, dopo qualche determinata quanto ironica insistenza, è stato riconquistato.
Contemporaneamente, dentro e fuori quel santuario della FINTA libertà di informazione, un poppppolo di stolti e stolte, contento di udire vere parole di libertà di informazione, rideva alle battute vetero-sessiste ed omofobe di Luttazzi.
In Italia sul sesso si ride, ma di stupro non si può parlare, soprattutto se è commesso dalle forze dell'ordine, con la complicità di chi si preoccupa solo di difendere il suo piccolo patrimonio di proprietà e tranquillità.
La libertà di informazione santoriana censura. La polizia ringrazia. Noi siamo sempre più inferocite e determinate.
noinonsiamocomplici 28-03-2010 13:23 - Claudio Venza