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Gianni Vattimo
L'omofobia del cardinale
Ma allora dovremmo non chiamare pedofilo un qualunque maschio dedito a stuprare ragazzine minorenni, dato che la pedofilia è legata a quell'altra "perversione" che è l'omosessualità? Il card. Bertone, che afferma questa ennesima castroneria, lo fa evidentemente in nome di quella "antropologia biblica" a cui spesso alludono i gerarchi cattolici, non sospettando nemmeno lontanamente che essa ha più o meno l'attendibilità della cosmologia contenuta nello stesso testo sacro e abbandonata anche dai più reazionari astronomi pontifici.
Del resto l'antropologia biblica non fornisce molti lumi su che cosa si debba definire in assoluto pedofilia: al catechismo ci hanno insegnato che la vergine Maria andò sposa a Giuseppe intorno ai tredici anni, era quello l'uso della società e dell'epoca, e le sue coetanee che si sposavano a quell'età non erano tutte benedette dallo Spirito Santo, concepivano e partorivano in modi meno soprannaturali. Forse non solo come "padre putativo", ma soprattutto perché non era omosessuale, anche oggi San Giuseppe sfuggirebbe all'accusa di essere pedofilo, vescovi e papi non lo denuncerebbero alle autorità civili, come del resto hanno continuato a fare per tanti anni conformemente ad autorevoli indicazioni del Santo Uffizio, anche ratzingeriano. Che anche l'età in cui si è ritenuti capaci di liberi rapporti sessuali sia un affare di cultura più che di natura non scandalizza nessuno, tranne coloro che continuano a credere che ci sia una "legge naturale" di cui sarebbero detentori il papa e i vescovi e che li autorizzerebbe a decidere in nome di Dio sull'aborto, la fecondazione assistita, l'eutanasia, il divorzio e magari su tutto ciò che le costituzioni moderne affidano alle leggi democraticamente scelte dai cittadini. Noi possiamo condannare la pedofilia perché viola una legge dello stato, se uno non riesce a resistere a pulsioni pedofile deve cercare di controllarsi, anche con l'aiuto della medicina, più o meno come chi sia compulsivamente esibizionista, o sadico, cleptomane ecc. Non sappiamo se in queste tendenze ci sia qualcosa di "naturalmente" deprecabile, salvo quando, come nel caso della pedofilia, implichino violenza sugli altri; e i bambini, come non fanno contratti e non votano, così non sono considerati capaci di scegliere liberamente se, come e con chi fare sesso. Chi li costringe a farlo fa loro violenza, anche se possiamo capire che non si senta un mostro il vecchio curato o il vecchio maestro che accarezza una giovane parrocchiana o un giovinetto suo discepolo. Se l'una o l'altro non hanno ancora l'età può anche non essere peccato, ma è un reato, e come tale va perseguito (con tutte le eventuali attenuanti del caso: professor Socrate, quanti anni ha il suo Alcibiade?).
Dunque, a parte le ubbie omofobe del card. Bertone e di tanti suoi confratelli (evidentemente l'omosessualità resta il vero nemico, perché è una cosa seria, ormai nessuno la considera una "malattia"; e anche perché se la trovano continuamente per casa), potremmo persino dar ragione a vescovi e papi quando cercano di risolvere la cosa "in famiglia", proprio come accade quando un genitore scopre che il figlio, o la figlia, è stato molestato dallo zio, spesso senza riportarne quei terribili traumi denunciati dagli avvocati americani per ottenere i risarcimenti che hanno mandato in rovina tante diocesi. E, diciamolo a rischio di essere fraintesi o anche maledetti, quanta della violenza connessa alla pedofilia dipende dallo stigma sociale che l'ha da ultimo sempre più duramente colpita? Il pedofilo che abusa del bambino nel bosco forse non lo ucciderebbe se non temesse di essere denunciato alla nonna e poi proposto da Calderoli per la castrazione chimica. Creare mostri non è mai servito a nulla. Sto chiedendo di premiarlo, invece? Certo che no. Solo, enunciando pensieri che vengono in mente anche a chi, senza essere pedofilo (con tutto il rispetto per il loro problema) è sanamente omosessuale; pensieri su cui tanti, preti, vescovi e no, forse farebbero bene a riflettere.
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Gianni Vattimo vuole soltanto far riflettere il lettore, parlando di una delle questioni più calde dei nostri tempi; giustamente il filosofo ci ricorda che si parla sempre di una “legge naturale” ma non si capisce di che natura si parli se definiamo la “pedofilia” un “fatto disumano”. 19-04-2010 16:45 - desiree land
Cioè....ma stiamo scherzando??!! Vogliamo anche tornare a che lo stupro sulle donne non è un reato sulla persona? E poi ci lamentiamo e non capiamo perchè le destre spopolano.. GRAZIE veramente GRAZIE. Continua così "sinistra" ..se questo è la vostra idea di essere umano mi sa che voterò anche io Berlusconi 19-04-2010 12:17 - margherita
Ho appena finito di leggere il commento di Gianni Vattimo, "L'omofobia del Cardinale", sul sito del vostro giornale, e MI VIENE DA VOMITARE!!!!!!
Davvero non capisco come si possano fare passare per dibattito culturale dichiarazioni così menefreghiste e violente sulla tragedia della pedofilia.
Quando leggo certe idiozie violente, mi viene spontaneo il pensiero:"Ma bisogna davvero essere grandi pensatori o filosofi per capire che certi fatti sono semplicemente disumani, che travalicano il normale umano buonsenso?". Ovviamente no!
Tuttavia leggo:"Noi possiamo condannare la pedofilia perché viola una legge dello stato, se uno non riesce a resistere a pulsioni pedofile deve cercare di controllarsi, anche con l'aiuto della medicina, più o meno come chi sia compulsivamente esibizionista, o sadico, cleptomane ecc. Non sappiamo se in queste tendenze ci sia qualcosa di "naturalmente" deprecabile, salvo quando, come nel caso della pedofilia, implichino violenza sugli altri; e i bambini, come non fanno contratti e non votano, così non sono considerati capaci di scegliere liberamente se, come e con chi fare sesso. Chi li costringe a farlo fa loro violenza, anche se possiamo capire che non si senta un mostro il vecchio curato o il vecchio maestro che accarezza una giovane parrocchiana o un giovinetto suo discepolo. Se l'una o l'altro non hanno ancora l'età può anche non essere peccato, ma è un reato, e come tale va perseguito...". Cioè, l'autore mi sta dicendo che il pedofilo deve cercare di controllarsi come uno che al supermercato viene colto dall'improvvisa voglia di rubare una confezione i lamette da barba? Ma siamo matti??? E nel desiderio malato di un essere umano, di costringere al rapporto genitale un bambino, non ci sarebbe nulla di "naturalmente deprecabile"? Scusate, ma è possibile che io sia l'unico a pensare che queste affermazioni sono gravissime? Ancora, la pedofilia sarebbe un realto, ma non necessariamente un peccato...ho provato a pensare ad altri eventi che costituiscono reato senza essere considerati peccato, ma non ne ho trovato, fin qui, nessuno. Mi sono invece reso conto che, generalmente, accade il contrario. Per esempio, prendiamo la gola, uno dei peccati capitali (l'equivalente di reati gravissimi per la chiesa, no?). Seguendo il ragionamento dell'autore, chi si dedica sistematicamente a fare grandi abbuffate si macchierebbe di un peccato grave, mentre chi abusa di un bambino no.....
Voglio dire, è evidente che la pedofilia è un reato, ma temo che l'intenzione più o meno nascosta sia quella di sminuire un'immane tragedia, liquidandola con un'ovvietà.
Purtroppo, ho idea che l'autore si "metta" dalla parte dell'abusatore, ignorando le consegenze per l'abusato. E dal momento che, in questi casi, l'abusato è un bambino, pregherei "l'illustre filosofo", per un attimo, di provare a pensare quello che dev'essere, per un bambino (o una bambina) di 10 o 11 o 12 anni subire una violenza da parte di un adulto. Perchè non stiamo parlando di carezze sui capelli e bacetti sulle guance. Tanto per riportare il disorso alla realtà, parliamo di un adulto che, quando va bene, si eccita toccando i genitali di un bambino, che si fa a sua volta toccare, traendone piacere. Ma non vi fa schifo????
Come se tutto questo putrido ammasso di immondizia non bastasse, la chiosa dell'articolo ci ricorda che non c'è mai fine al peggio:
"E, diciamolo a rischio di essere fraintesi o anche maledetti, quanta della violenza connessa alla pedofilia dipende dallo stigma sociale che l'ha da ultimo sempre più duramente colpita? Il pedofilo che abusa del bambino nel bosco forse non lo ucciderebbe se non temesse di essere denunciato alla nonna e poi proposto da Calderoli per la castrazione chimica".
Ecco, mancava solo questo! Oltre a non considerare che il pedofilo/omicida in realtà ammazza due volte la sua vittima, si aggiunge, con una fatuità agghiacciante, che molta della violenza connessa alla pedofilia dipende dallo stigma sociale....Ora, una cosa è proporre la castrazione chimica e altra cosa è il comune umano sdegno per certi eventi.
Ma non è solo questo (questa roba fa acqua da tutte le parti!). Che si vuole dire? Che il vero delitto da evitare è l'omicidio, e non l'abuso?
In conclusione, mi permetto di far notare che, pubblicando questo articolo, non si è certo reso un servizio ai lettori de "Il Manifesto". Sono ragionevolmente sicuro che, se non l'aveste pubblicato, nessuno ne avrebbe sentito la mancanza. 17-04-2010 13:51 - Luca Meschino
Le ultime due domande appaiono provocatoriamente speculari alle posizioni assunte da Bertone le quali hanno indubbiamente sollevato un vespaio.
Nel merito è un bene che si parli della predazione dell'ingenuità,al fine di dare a chiunque la possibilità di preservare (o tenere a bada) la propria(ingenuità).
Saluti. 15-04-2010 14:23 - t.o
vattimo sta parlando. lui è un uomo che parla e non s fa parlare, è questo il problema dell'impossibilità di poter comunicare con chi,talvolta, non legge per comprendere ma x confermare i "propri" pregiudizi. bisogna far fronte alla realtà non la si può demonizzare perchè così non scompare ma, semmai, riappare con un volto ancora peggiore. 15-04-2010 13:25 - desiree land
Ufficio Stampa di Uniroma.TV
info@uniroma.tv
http://www.uniroma.tv 15-04-2010 13:17 - uniroma.tv
Forse il vero problema di questi intellettuali e che guardano alal vita con lo stesso distacco con cui un astronomo analizza le stelle, come qualcosa di lontano ed astratto. Invece di restare chiuso in un salotto a discorrere della banalità della morale borghese, o dentro una redazione giornalistica Vattimo dovrebe andare in strada tra la gente, magari ad incontrare i bambini che son ostati realmente abusati, così poi ci dirà se è davvero tutto da collegare ad un fatto culturale. Se Vattimo trova il tempo di rispondermi via mail magari consigliandomi qualche testo gliene sarei grato. 15-04-2010 11:57 - mauro papa