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COMMENTO
17/04/2010
  •   |   Ida Dominijanni
    Fini, il dado e il cerino

    Rompono o non rompono? Non hanno torto gli intellettuali di Farefuturo quando scrivono per ogni dove che la rottura ormai c'è e che il dado ormai è tratto, quali che siano gli esiti immediati - strappo definitivo o temporaneo rammendo - dello scontro fra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. Vero è infatti che, fra punture di spillo, prese di distanza silenziose e dissensi espliciti, il presidente della Camera è infine riuscito a trasformare la sua differenza compatibile con il Cavaliere in una differenza irriducibile. Altro che cofondatori: il partito del predellino di fondatori, e imperatori, ne ha uno solo, e notoriamente chi non è come lui è contro di lui. 
    Berlusconi del resto, alla faccia delle 48 ore di tempo che aveva fatto finta di prendersi giovedì, ne ha impiegate meno di 24 per mandare a dire a Fini che se vuole andare vada pure, «e se ne assuma tutte le responsabilità»; e si deve probabilmente ai calcoli d'opportunità dei suoi, più che a lui, il pacchetto «distensivo» partorito dal conclave del Pdl, che al presidente della Camera offre un nuovo «accordo forte», una riunione di direzione ogni due mesi e un congresso entro l'anno in cambio della rinuncia alla secessione parlamentare. Il cerino dunque è di nuovo nelle mani di Fini. Che probabilmente accetterà di spegnerlo ancora una volta, magari strappando (sulla carta) qualche promessa sulle riforme o qualche virgola sul programma. La verità è che entrambi, Berlusconi e Fini, fatti due conti devono essersi accorti che, come scriveva il Foglio di ieri, «se litigassero di brutto si farebbero entrambi male, e molto»: mica per buonismo, ma perché un'accelerazione del divorzio, con probabile deriva verso una crisi di governo ed elezioni anticipate, nessuno dei due è in grado di reggerla nell'immediato: non Fini, che non ha né i soldi né i soldati, e nemmeno Berlusconi, che alle regionali ha pur sempre perso due milioni e mezzo di voti. Per non parlare di Bossi, che il federalismo o lo incassa ora o mai più.
    Tutto come prima allora? Neanche per idea, perché il dado, appunto, è tratto e la rottura ormai c'è. E dunque se lo strappo sarà rammendato - e tanto più se non lo sarà - due conclusioni si possono comunque tirare, segnano comunque una discontinuità e indirizzano comunque il seguito della legislatura su binari assai diversi da quelli che parevano segnati. 
    Prima conclusione. Il disegno politico messo in scena da Fini, giusto un anno fa, al congresso di fondazione del Pdl è fallito. Esso consisteva nel tentativo di prefigurare una destra presentabile, liberale e costituzionale, lavorando il Pdl da dentro e smarcandosi dal Cavaliere su singole questioni, dall'immigrazione alla bioetica, scelte apposta per abbozzare un profilo ideologico rinnovato senza disturbare troppo il manovratore. E puntava a raccogliere prima o poi l'eredità di Berlusconi trasformandola, cioè a mettere prima o poi ordine nella transizione italiana dopo la «rivoluzione» berlusconiana. Quel disegno, ora si vede bene, non stava in piedi. Per la natura irriducibilmente monarchica e proprietaria della leaderhip di Berlusconi e per la natura irriducibilmente servile della sua creatura. Ma anche per la più profonda ragione che se in Italia una destra liberale, costituzionale e europea non c'è mai stata ci dev'essere un motivo, e non basta la buona volontà del think tank finiano per generarla, il campo essendo saldamente occupato dalla destra illiberale, incostituzionale e localista che c'è. Ammesso e non concesso che abbia una qualche prospettiva strategica, quel disegno dunque va rifatto, e non può esentarsi dal passare per una rottura netta, per quanto impervia, con Berlusconi. Invece di spegnerlo, il cerino Fini farebbe meglio a tenerlo acceso, o gli si riaccenderà comunque fra le mani a breve.
    Seconda conclusione. Per quanto possa - e non è detto - placare momentaneamente le acque, il «pacchetto distensivo» del Pdl muta le sorti della legislatura. Prende un anno di tempo per scongiurare un esito elettorale immediato, ma lo trasforma in un anno di campagna congressuale e, virtualmente, di campagna elettorale, aprendo i giochi nell'area di centro cui Fini dovrà rivolgersi. Infine, un anno è quanto basta per consentire a Bossi di incassare il federalismo, ma di altre riforme non se ne parlerà, o se ne parlerà soltanto. Basterà un anno per far capire al centrosinistra che urge una scossa, un'accelerazione, un'idea?


I COMMENTI:
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  • Qualsiasi cosa accadrà nello scenario politico italiano sarà totalmente ininfluente per il futuro a cui siamo ormai destinati: LA ROVINA SOCIO-ECONOMICA!!
    La situazione a SX non mi sembra molto differente da quella di DX ma, SOPRATTUTTO, il fare della SX è identico a quello della DX: Si sono SELEZIONATI e poi hanno iniziato col DISTINGUERSI a totale loro favore da Noi. Parlo della classe dirigente del Paese, dal Parlamento ai Municipi, e loro ASSOCIATI. 18-04-2010 11:16 - Ciabattoni Luigino
  • Non posso che sottoscrivere l'analisi di Pietro Ancona. Che ce ne cale se Fini resta o va via? L'auspicata - dal PD- creazione di una destra presentabile, farebbe dell'Italia un paese normale, come la Francia o la Germania o come, meta irraggiungibile, i paesi scandinavi? Ma manco per niente! Là, i prerequisiti democratici e sociali( assegni di disoccupazione, scuola gratuita per i poveri, cassa integrazione, buono casa, ricerca, politiche giovanili, pensioni, servizi)non si muovono di un millimetro qualsiasi governo si formi. Là sono i ricchi che lottano tra di loro per essere liberi di arrichhirsi di più a spese dell'altro, mica come quà dove spolpano quelli che niente tengono e che la sinistra(?) da quindici anni ha permesso che lo scempio si compisse collaborando con i suoi illuminati juslavoristi. E questa analisi va bene per il Nord che almeno le strade pulite se li ritrova e i servizi, se pur cari - tanto loro i soldi ce li hanno- funzionano. E qua al sud? Ci tengono così perchè siamo più ricattabili e per sopravvivere rinunciamo anche alla dignità e mandiamo via i nostri figli mandandoli a studiare sù, svenandoci per un futuro da mille euro al mese, che qua non possono nemmeno sognare. Che ce ne cale se Fini resta o se ne va? Sono tutti la a discutere. Che discutano pure. Lo sapete quel'è l'unica mia consolazione? Che ho sessantanni e che mi resta poco per sopportare tutto questo dolore. Perchè soffro, veramente. L'alisi razionale, il progetto è stato sostituito da un sentire emotivo doloroso. E non è stato Tolstoj a fare la rivoluzione, ma Lenin. Per dire che persa la ragione, non ci resta che piangere. 18-04-2010 10:56 - maria francesca
  • Fini ha fatto la fine di Bertinotti!
    Persare che era un politico con la P maiuscola.
    Uno che poteva tenere testa anche Prodi,si è fatto infinocchiare da un saltimbanco e un pazzo della Padania.
    Fini ha creduto che stare all'ombra dei potendi ricchi e pieni di televisioni abusive,avrebbe fatto una carriera favolosa e poi un giorno, ereditato il tutto.
    Ma un uomo che si riduce a maggiordomo,rimane sempre un maggiordomo.
    Lo si veste,lo si istruisce per gli orari e per il da fare e quando è vecchi o impruduttivo lo si manda a casa senza neanche usare l'articolo 18.
    Povero Fini,ridotto a un pallone sconfiato.
    Lo hanno masticato e digerito.
    Ora si vuole riunire con i quattro "pezzi" come lui che sono rimasti della Fiamma Tricolore dell'MSI.
    Ma dove vai, se la banana non c'è l'hai.
    I fascisti erano fascisti, quando vivevano e morivano da fascisti.
    Quando con le loro pubblicazioni combattevano da destra la corruzione e il malaffare del paese,no, adesso che si sono messi la camicia a striscette rosso nere e hanno servito come un imperatore un ladro e lestofante.
    Uno che fino a ieri odiavano.
    Uno della P2,che ha cospirato insieme a generali americani,nel nostro paese,dando la colpa prima agli anarchici e dopo ai fascisti.
    Uno che i Fini,gli hanno fatto sempre schifo.
    Lui è il padrone e come tutti i padroni ha un profondo schifo per i servi.
    Il fascismo del MSI, è come il comunismo del PCI.Morto suicida.
    Si sono suicidati,per avere spazio e soldi.
    Hanno venduto la loro idea a un tanto al kilo.
    Ma se a un politico cli togli le sue idee,cosa diventa?
    O un D'Alema o un Fini.
    Eccoli là.Anientati da un nano,della ex corte di Craxi.
    La vendetta di Craxi è compiuta.
    Tutti quelli che lo hanno cacciato via, ora sono a loro volta schifati e cacciati.
    Rimane in questo scenario,due vere forze contrapposte,la Lega,che non ha fatto l'errore di prostituirsi come Fini e noi comunisti,anarchici,socialisti internazionalisti,uomini nuovi e preti operai.
    Noi siamo l'argine intatto che fermerà l'orda cornuta della Lega e di Berlusconi. 18-04-2010 10:52 - mariani maurizio
  • Fini ritornando a ricostruire AN è l'unico che forse potrebbe risolvere qualcosa, almeno contrastare tutte le leggi ad pernonam del berlusca.. Per quanto riguarda Berlusconi, lui non è di nessun partito, ma semplicemente del partito dei suoi interessi. 18-04-2010 10:47 - giorgio dm
  • Tra Fini il freddo, uomo delle istituzioni, politico di professione e l'accorato richiamo del fondatore innovatore e perseguitato, il popolo dei moderati sceglierà sempre il secondo. La folla è femmina... 18-04-2010 10:32 - FrancoPo.
  • fascistone, portaborse, per il potere diventerebbe comunista, animale senza cervello...volete un elenco nominativo di attuali sinistrati exneopostcomunisti confessati e comunicati che al vertive e alla base, a Roma e in periferia hano mutato le loro posizioni in funzione del cadreghino da tutelare o conquistare? e se l'evoluzione liberaldemocratica di fini fosse un segno che gli argini democratici della nostra società tengono ancora e che anche lui pensa di non poterli rimuovere e anzi di doverli rispettare? dal punto di vista personale, la sua carriera sarebbe meglio protetta se non avesse detto sì al voto per gli immigrati, se non avesse detto che la clandestinità è una condizione ma non un reato, se non avesse votato come ha votato sulla fecondazione assistita. per confrontarci con i nostri avversari non dobbiamo fare la caricatura delle loro posizioni perchè mettendoli in ridicolo con i nostri stereotipi è più facile batterli... 18-04-2010 09:25 - mario dellacqua
  • La verità è che che, come al solito, ci rimetteremo tutti. La sinistra (?) molto più litigiosa, per ovvi motivi di mancancanza di denaro, ed inconsistente che non riesce nemmeno ad incazzarsi un pò sul problema lavoro. E da qui a poco a fare la fame saremo in molti........ 18-04-2010 08:31 - s3mato
  • A monte di questa politica c'è lo scempio economico del popolo iniziato con i monopoli privati serviti ai ricchi e ai politici per sfrutare l'economia sociale e il popolo povero. Oggi oltre tutto paghiamo un pedaggio autostradale per circolare con l'auto faccendo la ricchezza dei concessionari e deipartiti che si dividono il sangue dei poveri. 18-04-2010 07:19 - medicista
  • Cari compagni, non possiamo sperare che un fascistone come fini (minuscolo). Possa aiutarci a liberarci del berluska. Il camerata e' sempre lo stesso anche se finge di fare il politically correct. Non possiamo fiderci di lui e dei suoi squallidi camerati, rigurgiti nostalgici. La Resistenza e' stata fatta contro questi animali senza cervello, ricordatevelo sempre. 17-04-2010 22:34 - Ambrogio Brambilla
  • A presindere da qualsiasi considerazione sulla qualità delle persone coinvolte e delle loro idee politiche, piaccia o meno, francamente credo proprio che Fini goda di pochissimo seguito popolare ed altrettanto poco credito dai suoi ex-sodali e famigli della fu Alleanza Nazionale; se si dovesse separare dal deus ex machina che l' ha elevato alla terza carica dello Stato penso che lo seguiranno in quattro gatti e lo voteranno al massimo i suoi parenti, si e no. E' proprio vero che in Italia nessuno si accontenta mai della propria magari persino invidiabile posizione ed ambisce sempre ad arrivare ancora più in alto. Denotando scarsa lucidità, credo che Fini non si sia ancora reso conto che se è dov' è ora lo deve principalmente al piccolo sire di Arcore. ... 17-04-2010 21:38 - Fabio Vivian
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