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Ida Dominijanni
Cinque anni vissuti pericolosamente
Un'immagine siglò la fine di papa Giovanni Paolo II, quella del suo corpo martoriato dal Parkinson e ormai agonizzante, e un'immagine sigla il primo quinquennio del pontificato di Benedetto XVI, quella del corpo violato dei bambini abusati dai preti pedofili. Ma la prima immagine era in diretta, la seconda è differita; la prima era offerta come in sacrificio, o in com-passione, ai fedeli, la seconda si tenta di scacciarla dalla loro consapevolezza; nella prima era il papa a subire in prima persona la passione del corpo, nella seconda il papa arbitra la passione altrui, per quanto compassionevolmente abbia pianto a Malta con alcune vittime.
Lo scarto fra queste due immagini rende la differenza fra le due figure di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI più di qualsivoglia analisi sui contenuti dei loro rispettivi pontificati: è una diversa temperatura di calore, una diversa cifra di umanità, che travalica il calcolo delle continuità e delle discontinuità dottrinarie e pastorali. Non una questione di grandezza - quella di cui era consapevole lo stesso cardinale Ratzinger, quando salutò la sua elezione definendosi, a confronto col suo predecessore, «un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore» - ma uno scarto di sensibilità. O una quota apparente di freddezza in un papa-intellettuale? Alcuni tutt'ora insistono su questa caratterizzazione di Ratzinger, come se l'intelligenza, o l'erudizione, facessero velo alla passione, la testa prevalesse sul corpo, il logos sul sentimento. Un classico, che però in questo caso non convince. Forse perché in questo caso non trasmette nessuna tensione: la gelida quadratura fra fede e ragione, base dell'edificio filosofico e teologico del cardinale, non contraddice ma accompagna la freddezza dei modi del papa. Senza che peraltro la dottrina abbia finora aiutato l'orientamento pratico o politico: ripercorrendo il quinquennio, e fatte salve le tre encicliche, pare che l'abbia piuttosto sgambettato. Così nel primo discorso di Benedetto XVI alla curia, dicembre 2005, quando spiegò che la Chiesa non può allinearsi al mondo e che il Concilio Vaticano II non va visto come una rottura bensì in continuità con la tradizione precedente: una doccia scozzese su quanti di quel Consicilio si sentono figli. Così a Ratisbona, 2006, quando l'erudita - e controversa - citazione dell'imperatore bizantino Manuele II Paleologo, scelta per illustrare una fede-ragione in grado di scongiurare il fanatismo, suona invece come una provocazione al mondo musulmano, scatena un pandemonio e obbliga l'autore a un «sono stato frainteso» che suona a sua volta come la rettifica più di un politico che di un papa. Così in Camerun, 2009, quando l'intenzione di dire che i preservativi non bastano per combattere l'Aids se non sono accompagnati da una educazione della sessualità slitta nell'insostenibile sentenza che «anzi, aumentano i problemi»: nuovo pandemonio, con la Francia e la Germania che reagiscono duramente. Così nella lunga serie di incidenti inanellati con il mondo ebraico: rispristino della messa in latino preconciliare con annessa preghiera del venerdì per la "conversione" (poi corretta con "illuminazione dei cuori") degli ebrei, 2007; avvio del processo di beatificazione di Pio XII, il papa del silenzio di fronte alla Shoah, 2009; la revoca della scomunica a quattro vescovi lefevriani, sempre 2009, tra i quali il negazionista Richard Williamson. Così, ancora, nello scivolone in Brasile, 2007, quando Benedetto XVI esclude, per poi ammetterle rettificando, ombre e violenze nel processo di evangelizzazione degli indigeni. In nessuno di questi casi la cultura del teologo sembra essere stata granché di supporto all'azione del papa; o invece sì, ma allora si tratta di una coerenza deleteria. Per non dire delle esternazioni in tema di bioetica e di sessualità, dove l'ossessione antirelativista e la guerra culturale perenne a una galassia approssimativamente definita «postmodernista» acceca lo sguardo sui cambiamenti sociali cui pure autorità altissime come quella del cardinal Martini hanno ripetutamente invitato il papa e la curia a guardare, pacificandosi con le trasformazioni del mondo invece di combatterle vanamente. L'ultima battaglia, quella sulla pedofilia, è ancora in corso e rischiano di perderla sia il teologo sia il papa. La commozione di Malta è un primo, tardivo segnale di apertura, purché non si risolva in un abbraccio fra vittime e assolutore dei carnefici, e apra a una verità minuscola che proviene dal basso delle voci tacitate e non dall'alto di una tradizione giocata contro la storia.
- 30/04/2010 [11 commenti]
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Per il resto sono complici, nell'aver ribadito il ruolo della chiesa cattolica come centro di potere assoluto. Non c'è niente di cristiano nel vaticano. 21-04-2010 10:03 - Donatella
“Per noi la presa del potere da parte delle camicie brune in Austria aveva anche un lato positivo: le frontiere di quel paese, a noi vicino, erano state chiuse da Hitler” . Chiuse a chi? Alle rivendicazioni dei poveri cristi affamati che lui ha sempre combattuto? L’adesione completa dell’Ekklesia al regime di Adolf Hitler è ormai storia acquisita con innumerevoli documenti probanti È inutile negarlo ripetutamente con libri e programmi TV di regime. Dopo il concordato fra la Germania Nazista ed il Vaticano (1933), la Croce cattolica e la Croce uncinata dovevano sventolare l’una a fianco all’altra e così è stato. Bisognava sconfiggere il Bolscevismo, i cristiani ortodossi ed il comunismo con ogni mezzo possibile e a tutti i costi! Ed i costi sono stati 60 milioni di morti, di cui 27 milioni di russi, senza i quali adesso saremmo ancora arruolati nella Hitler-Jugend insieme con papa Benedetto XVI, parleremmo tedesco, nelle scuole la mattina reciteremmo il Mein Kampf del Führer e in tutte le aule vi sarebbe la croce uncinata.
E potrei andare avanti per ore... Ma potete continuare in:
http://alessiodibenedetto.blogspot.com/2010/04/abbiamo-avuto-i-peggiori-maestri-da.html 20-04-2010 20:09 - alessio di+benedetto
Il precedente, che ha voluto il Rat a capo dell'inquisizione per tutto il suo mandato non era da meno. Devoto della madonna e convinto anticomunista ha aiutato la Yugoslavia a esplodere e i cattofascisti della Croazia a riprendere il potere. Ha tramato con la CIA e gli altri servizi segreti per mettere al potere la peggiore feccia scelta tra chi era gia' al potere nell'URSS per non parlare della Polonia. Ha nominato un mare di cardinali ultraconservatori e riformato l'elezione del papa per cui l'eleione di un papa come il Rat e' inevitabile per i prossimi duecento anni. Ma perche' difendere l'indifendibile? forse perche' ogni tanto diceva qualche ipocrita frase suglieccessi del capitalismo? 20-04-2010 14:43 - Murmillus