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COMMENTO
28/04/2010
  •   |   Gaetano Azzariti
    Sulla Costituzione, niente patti col monarca

    Un grande e prolungato applauso ha accompagnato l'appello videoregistrato di Berlusconi a modificare la Costituzione repubblicana coinvolgendo l'opposizione. Mi chiedo allora se ci si debba veramente sedere tutti attorno ad un tavolo «per scrivere insieme una nuova pagina condivisa della storia della nostra democrazia e della nostra Italia». Basta provare, basta volerlo, sembra essere l'indicazione del leader della maggioranza. In fondo è già riuscito ai nostri padri costituenti che «seppero accantonare le differenze politiche più profonde» per sancire nella costituzione «il migliore compromesso allora possibile». Se è riuscito in quell'occasione drammatica, perché non dovrebbe ripetersi nel mondo patinato dell'Italia di oggi?
    Forse perché per scrivere una costituzione è necessario avere chiaro il modello di civiltà che si vuole raggiungere, è necessario sapere ciò da cui ci si vuole allontanare. Far passare il compromesso costituzionale come un qualunque accordo politico tra diverse componenti che può ottenersi grazie alla sola buona volontà dei leader è un inganno. Nel secondo dopoguerra in Italia la nostra Costituzione non ha solo fissato delle regole organizzative neutre, né ha semplicemente individuato delle tecniche di governo purchessia. Il «mirabile compromesso» fu raggiunto proprio perché, nonostante le divisioni politiche, si riuscirono ad individuare, sul piano più alto (quello proprio della Costituzione), i valori e i principi che potevano essere da tutti condivisi in quanto espressione di una cultura costituzionale democratica e pluralista che rifiutava la concentrazione dei poteri e l'autoritarismo del sistema precedente. Una forma di governo parlamentare che rinveniva nell'effettività della rappresentanza politica il suo centro vitale, una forma di Stato democratica che assegnava alla repubblica il compito di riconoscere e garantire la dignità umana, l'eguaglianza e la libertà delle persone. Scelte di civiltà, non opzioni di convenienza perché qualcuno governi senza principi.
    Ed ora qual è il modello costituzionale che ci viene proposto? Da un lato quello vuoto e retorico che viene esibito dinnanzi alle telecamere, dall'altro quello autoritario e populista che sostanzia l'ideologia del Capo. Di fronte alle telecamere è l'arte dell'imbonitore che domina. Come altro chiamare, infatti, un programma di riforme costituzionali che si propone di avere uno Stato «più vicino al popolo», «più efficiente nelle istituzioni e nell'azione di governo», «più equo nell'amministrazione», nonché - ovviamente - una «giustizia veramente giusta». Alzi la mano chi vuole il contrario, chi aspira - chessò - a una giustizia veramente ingiusta. Dietro a questa facciata c'è ovviamente dell'altro. Un revisionismo costituzionale che non da oggi è stato enunciato. Trovò persino una sua formalizzazione compiuta nel testo della «nuova» costituzione approvato dal centrodestra e che fu nettamente respinto dal referendum del 2006. Un modello di «premierato assoluto» unico al mondo, che ci avrebbe fatto allontanare pericolosamente da ogni tradizione di democrazia pluralista, come allora venne denunciato da gran parte della cultura costituzionale.
    Quella del referendum costituzionale fu l'ultima grande vittoria delle forze progressiste, che riuscirono a far capire la pericolosità del disegno controriformatore delle destre populiste. Dopo di allora si è precipitati nella confusione, frastornati dalle fragili vittorie (Governo Prodi) trasformate in laceranti fallimenti, dalle sconfitte politiche ripetute e dalle divisioni interne, dall'avvento al potere dell'Italia peggiore, dal degradarsi dello spirito pubblico. Non può stupire quindi se oggi torna prepotente il disegno di dare un nuovo volto al nostro Paese. Una costituzione che rifletta il presente: senza rappresentanza effettiva e con un organo parlamentare ai margini del sistema politico, una forma di Stato in cui il rapporto tra Capo e popolo deve essere di natura identitaria, diretto, non mediato da alcuno (né partiti, né parlamenti, né organi di garanzia istituzionali), un potere «paterno» che non ha bisogno di essere giudicato, che saprà farsi ben volere dai sudditi, che saprà trattare con gli altri feudatari e signori. Il medioevo prossimo venturo.
    Siamo sicuri che sia opportuno sedersi al tavolo del Signore per discutere di queste riforme? Meglio pensare a un patto repubblicano che recuperi la dimensione perduta della costituzione democratica e pluralista. Quella che ancora è scritta, ma sempre meno praticata.


I COMMENTI:
  • Articolo eccellente. E' esattamente la sintesi di cio' che gli Italiani dovrebbero comprendere. E' arrivata l'ora di fare il "Controcanto" prima che sia troppo tardi! Sarebbe dovuto essere pubblicato in prma pagina sul Manifesto, e merita un dibattito via tavole rotonde nel paese per rinforzare il sistema immunitario degli Italiani verso operazioni trasformistiche che tradirebbero il principio basilare della Democrazia: il Pluralismo. 29-04-2010 18:36 - Ferruccio
  • Nei lontanissimi anni sessanta, il mio professore di filosofia, commentando la Costituzione ricordo che si soffermava sull'art.1 e lo stigmatizzava come parto borghese. L'essere la nostra repubblica fondata sul lavoro e non sui lavoratori era una manfrina contro la classe lavoratrice. Mi hanno detto che come Berlinguer, fu colpito da ictus mentre arringava i suoi paesani, negli anni ottanta. Per quanto la sua intelligenza fosse acuta, penso che non sarebbe mai arrivato a immaginare l'orrido in cui stiamo precipititando sempre più velocemente. 29-04-2010 09:47 - maria francesca
  • Berlusconi,non ha alcun interesse a discutere con tutti per mettere le sue leggi.
    La costituzione,è già violata da tanti anni.
    Anche quelli dell'opposizione vogliono fare leggi e smettere di stare fuori dalla costituzione.
    Questa repubblica è fondta sul lavoro,ma la gente non ha lavoro.
    Questa costituzione dice che tutti hanno il diritto a una casa,ma la casa c'è solo per i ricchi.
    La costituzione dice che non facciamo la guerra,ma i nostri soldati sono disseminati in mezzo mondo con fucili e carri armati.La costituzione dice che siamo tutti uguali e abbiamo tutti uguali diritti,allora perche i dritti sono più uguali degli altri?
    Perche Berlusconi non va in tribunale?
    Perche il biglietto lo devono pagare solo chi non ha santi in paradiso?
    La costituzione italiana è peggio di quella ragazzina che il padre l'ha violata e poi anche i fratelli e ora la violano tutti.
    Oggi non si tratta di violare di nuovo la costituzione.
    Berlusconi chiede a tutti di cancellarla,dato che tutti l'hanno violta e è poco bello vedere questa costituzione girare nel nostro immaginario,stracciata e insaguinata come la figlia di Sofia Loren,nel film la Ciociara!
    Qualcuno con un pò di umanità si risentirebbe e forse prenderebbe delle armi per difenderne l'onore.
    Invece la gettiamo in un fosso.Anzi prima la decapidiamo e le mozziamo le braccia e le gambe,così nessuno la ricercherà.
    Berlusconi vuole fare la festa alla costituzione.
    Come a una ragazza che ha superato i 18 e non è più fresca e appetitosa.
    Questa repubblica è morta da parecchi anni,ma tutti hanno fatto finta che fosse tutto normale.
    Che si attui la sentenza definitiva.
    Siamo tutti colpevoli!
    Berlusconi è il boia che eseguirà la sentenza!
    Mio padre aveva un sogno,quando soffriva nei campi di concentramento a Berlino.
    Una Italia repubblicana con una costituzione da rispettare e difendere!
    Fine del sogno! 29-04-2010 09:20 - maurizio mariani
  • La costituzione italiana andrebbe modificata per garantire assoluta liberta' di parola, stampa, e religione. Rendere la separazione tra stato e chiesa totali e irreversibili. Eliminare i reati di vilipendio. 29-04-2010 00:19 - Murmillus
  • la costituzione non si discute! casomai si cominci ad applicarla!
    ...e siano condannati i monarchi, specie quelli che non vogliono pagare i loro misfatti! 28-04-2010 23:03 - marco
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