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COMMENTO
29/04/2010
  •   |   Sandro Medici
    Il bilancio nero di Alemanno

    Il Comune di Roma è in bancarotta. La città sopravvive a se stessa, sempre più affannata, e comincia a scricchiolare nei suoi snodi più delicati, quei servizi sociali che permettono a tanta povera gente di tirare il fiato mese dopo mese. Né, d’altra parte, s’intravedono slanci espansivi, investimenti per opere pubbliche o sviluppi dell’impresa privata, insomma una qualche prospettiva economica; anzi, anche da queste parti, crescono i disoccupati (in queste ore
    si annunciano due-tremila licenziamenti Telecom) e di nuove occasioni di lavoro neanche a parlarne.
    Se la grande crisi industriale di fine secolo aveva tutto sommato graziato Roma, perché città storicamente terziaria e dunque manchevole di grandi manifatture, oggi sembra appassire anche quel disordinato, effimero rigoglio di attività nei servizi, nella cultura, nel commercio che negli anni scorsi l’aveva economicamente protetta.
    Un impoverimento generalizzato, tanto acuto quanto rapido. Coinciso non proprio casualmente con il cambio politico del Campidoglio. Un processo che forse già affiorava in precedenza, durante il secondo mandato di Veltroni, ma che Alemanno non ha saputo né cogliere né, tanto meno, contrastare. Ha preferito buttarla in caciara, sbraitando contro la sinistra che aveva svuotato le casse comunali. Ma poi non ha saputo né risanare né indebitarsi. Si è fatto commissariare e ha tirato a campare con l’elemosina di Berlusconi, una specie di mancia al croupier.
    E oggi Roma non ha un bilancio (per la prima volta nella sua storia) e neanche ci sono le condizioni finanziarie per raggruzzolarne uno finto. Gli amministratori capitolini sembrano smarriti, girano a vuoto tra gli uffici e cominciano a negarsi perfino al telefono: non hanno la minima idea su come andare avanti. Forse il governo lascerà cadere qualche spicciolo, se non altro per premiare la languida
    fedeltà del sindaco, ma più probabilmente arriverà un nuovo commissario. A sancire il definitivo fallimento della capitale.
    Complimenti ad Alemanno. In due anni ha trascinato Roma al tracollo. Sono finiti i soldi per l’assistenza indiretta, quei sussidi che aiutano le categorie sociali deboli e svantaggiate; non si aprono le nuove scuole perché non si possono comprare banchi e lavagne né assumere gli insegnanti; si tagliano i contributi per i soggiorni estivi degli anziani; si riduce il servizio di trasporto scolastico; si annullano i centri ricreativi estivi per l’infanzia; non si finanziano i progetti sociali a sostegno dei disabili e degli anziani fragili, centri diurni, case famiglia,
    poli d’integrazione; non si fa più manutenzione nelle scuole e negli immobili
    comunali; non si possono accogliere i minori che i tribunali affidano all’amministrazione locale; non si curano più le aree verdi; si eliminano completamente i progetti culturali e sportivi nei quartieri e nelle periferie.
    Non c’è un euro neanche per comprare i fiori da portare ai funerali delle due ragazze morte a Ventotene.

    I bandi per opere pubbliche e lavori di manutenzione erano stati 304 nel 2007 e l’anno scorso sono crollati a 74. In compenso si moltiplicano le assegnazioni
    dirette, senza alcun controllo e spesso affidate alle stesse aziende, mentre i pochi appalti pubblici vengono affidati con ribassi d’asta insostenibili, intorno
    al 60%, roba da sabbia bagnata invece di asfalto, il tutto lavorato in nero. Così come, sul versante delle politiche sociali, si elargiscono buoni e sussidi direttamente a singoli beneficiari: una progressiva privatizzazione dell’assistenza camuffata da ridicole campagne propagandistiche tipo bimbo-bello nonno-felice famiglia-gaudiosa.
    E nei diciannove Municipi romani si scarica la protesta degli esclusi, sempre più aspra e disperata, carne viva e dolente che bussa vanamente alle porte degli
    impiegati, dei consiglieri, degli assessori. Un vero e proprio assedio sociale. Ogni giorno è una croce. La ragazza madre che non riceve più il sussidio, il
    dirigente scolastico che chiede di aggiustare il tetto della scuola o di derattizzare le aule perché ci sono più topi che alunni, l’anziano che desidera andare qualche giorno in vacanza, la figlia del malato di Sla che non può rinunciare al sostegno domiciliare, il cittadino che si lamenta delle buche sulle strade, la famiglia che senza l’integrazione al canone d’affitto rischia lo sfratto.
    Bisogni inevasi, ricacciati indietro, respinti e negati. Non c’è il bilancio comunale e non è più possibile salvaguardare la condizione materiale di tanti e tante.
    Ignorando o dimenticando che si tratta di diritti inviolabili che per legge devono essere tutelati e sostenuti. È un massacro sociale la cui proporzione cresce di
    giorno in giorno.
    E pensare che con le giunte precedenti a Roma si era consolidato un sistema di welfare niente male, per alcuni aspetti perfino più avanzato di quelli «storici», emiliani, toscani e umbri. Grazie alla sua complessità, la metropoli capitolina era stata costretta a misurarsi con una domanda da sempre trascurata e già di per sé estesissima, ma anche con realtà inedite, non previste dal tradizionale schema assistenziale. Ed era riuscita a confezionare una rete di servizi abbastanza ampia, e qua e là con punte di eccellenza, proprio laddove cercava di intercettare i nuovi bisogni che affioravano dalle grandi trasformazioni sociali.
    Le nuove figure, le nuove famiglie, i migranti, e poi la fascia dell’adolescenza sfuggente e refrattaria, e poi il grande e disarticolato mondo del lavoro sempre più precarizzato, le tante solitudini urbane di giovani e vecchi, di soggetti indefiniti e indefinibili. Uno sforzo enorme. Che infatti è costato non poco e
    ha finito per accumularsi in un sensibile debito pubblico. Ed è soprattutto qui l’origine del deficit comunale.
    Del resto, è ormai risaputo che i trasferimenti finanziari agli enti locali non siano più sufficienti. Da anni si tagliano progressivamente i bilanci di Regioni, Province e Comuni perché considerati sprechi, e questo restringe selvaggiamente l’offerta di servizi. Servizi via via privatizzati ma non per questo meno costosi.
    Anzi. L’illusione di risparmiare esternalizzando, vendendo e svendendo, si è rilevata desolatamente ingannevole. E infatti ci si indebita per fronteggiare
    le necessità. Tutte le città del mondo sono costrette a farlo, da New York a Londra, da Milano a Palermo.
    Oppure, si va con il cappello in mano dalle imprese immobiliari per ottenere servizi in cambio di volumetrie. È il modello dell’urbanistica contrattata, attraverso cui si scambiano concessioni edilizie con strade, scuole, mercati, trasporti, impianti sportivi, ecc. Tante palazzine, tanto credito pubblico: per realizzare ciò che le amministrazioni dovrebbero obbligatoriamente fare ma non fanno per mancanza di soldi. Il risultato è gravoso e devastante: densificazioni
    edilizie, consumo di territorio, danni ambientali, congestioni urbane. E anche tanti e tanti profitti.
    Ma a ben guardare a Roma neanche queste pratiche sbrigative trovano spazio. In Campidoglio non riescono nemmeno a negoziare con i palazzinari. Non usano il piano regolatore, che è peraltro piuttosto generoso, né lo modificano scegliendo altre strade. Annunciano che faranno questo e quello,  prevalentemente robaccia scadente, ma in realtà puntano sulla solita commistione tra grandi eventi e grandi appalti, dai Mondiali di nuoto alla Formula uno alle Olimpiadi. Una paccottiglia affaristica che neanche le solenni conferenze all’Auditorium riescono a nobilitare.
    In questi due anni Roma ha vivacchiato nella mediocrità. Ma adesso comincia a soffrire davvero. Ha il respiro corto e non vede il domani. Con la sua ottusa
    demagogia, con la sua palese inconcludenza, con le sue furbizie d’accatto il sindaco Alemanno sta consumando una grande responsabilità. O non capisce o fa finta di non capire, nega tutto e ridacchia imbarazzato. In realtà, sta danneggiando seriamente la città. E la città non tarderà a rinfacciarglielo.


I COMMENTI:
  • E perché non mettere in mezzo le istituzioni, anche? Se l'apologia di fascismo è reato,che venga perseguito, o si preferisce fare sempre finta di nulla, come se fosse cosa da niente, per arrivare a dove siamo arrivati? Che chi è preposto a fare rispettare la Costituzione, faccia il proprio dovere! 30-04-2010 16:20 - silvia plattino
  • Ma come si fà ad accusare alemanno?governa da poco e lo fa bene anche se ha ereditato la peggio amministrazione cittadina vista dal dopoguerra in poi. Ma voi che rappresentate la sinistra confusa e delirante siete cosi. Abbiate almeno il pudore di dire le cose come stanno. Sepolcri imbiancati. 30-04-2010 14:23 - michele
  • Il fascismo è stato sempre una rovina per i lavoratori e altri cittadini, purtroppo, l'Europa stà piano piano cadento negli errori del passato. PRC, svegliati! 30-04-2010 11:46 - carpette
  • Non abbiamo votato Rutelli e oggi abbiamo Alemanno.
    In questo breve tempo è riuscito a far saltare tutti i bilanci comunali eccetto la NU che invece va alla grande,grazie al riciclo della monnezza.
    I romani,stanno diventando,grazie a Alemanno e la sua giunta il più grande monnezzaro di Italia.
    I stracciaroli,i cartonai e i raccoglitori di ferro,diventeranno i nuovi lavori per i nostri giovani.
    Bravo Alemanno,ci voleva uno come te a Roma.
    Quando l'industria entra in crisi,il riciclo è la politica da seguire.
    Per la mancanza di alloggi,Alemanno ha chiesto a dei rumeni di imparare ai giovani a costruire case con le bottiglie vuote.
    Pare che per le mense scolastiche,i bambini stanno imparando a mangiare sui tavoli,senza piatti e posate.
    I cani,i gatti e anche i porci mangiano così,perche i bambini del popolo no?
    Bravo Alemanno,fra poco ti isseranno come una bandiera sulla piazza del Campidoglio. 30-04-2010 09:50 - maurizio mariani
  • bellissimo articol. Bisogna proprio inchiodarli questi fascisti. E' una vera tristezza vedere come sta cadendo in basso questa città. 30-04-2010 01:11 - Michele
  • ..siamo nella m....fino al collo , bella non è disse lo porco quando vide la tavola: tutto mi pare meno che è na partita a carte 29-04-2010 22:44 - franco
  • grande articolo. Punti fermi e dati precisi. Complimenti. 29-04-2010 20:04 - ivano
  • "(Alemannno) O non capisce o fa finta di niente". Temo che non capisca.
    Mai visto tanti tipi lombrosiani come in queste amministrazioni di destra. Mi sembrano i picchiatori a fianco di Almirante e Caradonna nel 1968. Purtroppo anche il QI conta. 29-04-2010 18:36 - Murmillus
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