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COMMENTO
02/05/2010
  •   |   Egilde Verì
    Tre euro e mezzo all'ora, happy hour

    Happy hour. Così lo chiamano. Eppure per qualcuno, il momento dell'aperitivo, di felice non ha proprio nulla. Ore 18. Siamo a Roma, in uno dei tanti bar a pochi metri da San Pietro. Decine di bicchieri fanno avanti e dietro sui vassoi, dallo stereo sale l'ultimo motivetto di Irene Grandi, sui tavolini si ammassano calici vuoti, sandwich smezzati, rovine di sigarette e tovaglioli. Qui un aperitivo costa cinque euro, una coppa di gelato quattro e cinquanta, un cameriere tre euro e mezzo all'ora. Niente tasse, niente contributi.
    Tutto è iniziato una decina di giorni fa. Sulle pagine di Porta Portese trovo quest'annuncio: «Cameriera di bella presenza per servizio ai tavoli per bar tavola calda zona Roma centro». Telefono al numero indicato e poche ore dopo mi presento in viale Giulio Cesare. Ho 30 anni, dico, sono laureata, giornalista e ho bisogno di un lavoretto part time. Il titolare chiarisce le condizioni: la prima settimana è di prova e sarà regolarmente retribuita, la paga ammonta a duecento euro. Vengo ricontattata quarantott'ore dopo. I cinque giorni di training , mi viene detto, saranno per forza di cose full time, dalle 14 alle 10.30. Accetto.
    Inizio così le mie otto ore e mezza di apprendistato al mestiere di cameriere. Subito mi vengono spiegate le regole d'oro di questo locale che è anche gelateria, pasticceria, gastronomia, cocktail e wine bar. Primo: è un posto molto raffinato, quindi non lesinare sorrisi e gentilezze. Secondo: l'happy hour è il momento clou della giornata per cui dalle 18 alle 21 è vietato sedersi. Terzo: i clienti sono piuttosto chic e in buona parte abituali per cui è bene coccolarli imparando i loro gusti in fatto di zucchero e di schiuma sul caffè. E in effetti è un susseguirsi di avvocati, dottori e cravatte d'ogni tipo, salutati a gran voce e accolti come il figliol prodigo. Tra questi habitué, qualcuno, cellulare alla mano, mi chiede di chiamargli un taxi o di accendergli la sigaretta. 
    Nel frattempo, un giovane filippino, blindato dentro la cucina, inforna pizzette e stuzzichini. La temperatura è sopra i 40° e lui gronda sudore. «Lavoro qui dall'alba», mi racconta. In tre giorni non l'ho mai visto uscire dal laboratorio e mai andare via prima delle sei del pomeriggio. Jimmy non è il solo a fare la sauna accanto ai forni. Con lui un connazionale lava quantità incalcolabili di piatti e posate. 
    Io faccio la spola, con il vassoio in mano, tra i tavoli all'interno e quelli nel gazebo esterno. Non ho diritto a pause o esitazioni. Non appena provo a fermarmi, mi viene chiesto di pulire i vetri, spazzare la sala, svuotare i posacenere. La moglie del proprietario mi grida di «sfregare con forza i vassoi, così sono indecenti» o «pulire bene ogni angolo di pavimento» perché «la scorsa notte sono venuta a controllare». Arriva a minacciare una delle bariste di «fare un macello se trova la vetrina dei dolci ancora così sporca». Mi consolo dicendo che il lavoro è duro ma che alla fine del quinto giorno intascherò i miei duecento euro. Dopo le pulizie del terzo giorno, vengo convocata dal proprietario che, sorridendo, mi avverte che la prova può finire lì. Da domani il training tocca a un'altra ragazza. Mi allunga novanta euro e mi liquida con un «per sette giorni sono duecentodieci euro, quindi per tre la paga è di novanta». Invano provo a dire che la settimana lavorativa è di cinque giorni e che quindi di euro me ne spettano centoventi. Per lui ho solo capito male. Mi faccio due conti: ho sgobbato per tre euro e mezzo all'ora. Mai lo Statuto dei Lavoratori mi è sembrato così lontano.


I COMMENTI:
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  • c'èra una volta italiani coraggiosi. questo capita perche dietro questa ragazza italiana sono 25 rumene che prendono 2 euro x ora. questi proprietari non capiscono che loro mandano l'italia alla rovina. io como turista k parlo italiano capisco quanti di loro sono del est.. è triste si perda il sorriso del camariere italiano. poi voi in italia (cittadini) siete da soli. se qualcuno va alla finanza li non sucede niente. siete tropo avituati a abazare la testa. manny 07-05-2010 13:39 - manny
  • x dodo dodini.
    La matematica a casa tua fa acqua da tutte le parti.Hai tempo per migliorarne la cognizione magari aggiungendoci che questo e' la regola,non l'eccezione e quindi:niente paga minima contrattuale,niente contributi,nessuna tutela.
    Il problema e' che gia prima della crisi s'erano mangiati lo statuto ed ora si mangiano anche la dignita dei lavoratori.Meditate... 04-05-2010 14:37 - telemaco
  • in italia e'tutto cosi'tutto in ordine niente in regola e i porci fanno i soldi 04-05-2010 13:32 - kino
  • sono queste le inchieste che vanno riportate dalla stampa. niente beghe tra politici solo analisi dei fatti.".ce n'è da vendere"..come dice la pubblicità. Fate salire la coscienza delle persone questa società sta morendo di indifferenza. 04-05-2010 13:17 - teresa sinno
  • Articolo interessante. Qualcuno ha proposto, come possibile soluzione, che i lavoratori così trattati denuncino. Anch'io lo penso ma poi mi guardo in giro (abito in Campania) e penso che pochissimi lo farebbero, solo che ha le spalle coperte può averne il coraggio. Quanto ai controlli, fiato sprecato, Una soluzione? Eccola. In Irlanda ciascun NON OCCUPATO riceve un sussidio (doll) di circa 210 euro a settimana. Solo in una situazione del genere il lavoratore non avrebbe nessuna paura di denunciare, ogni altra proposta è demagogica o utopistica. 04-05-2010 13:08 - Luca, comunista
  • Caro Alessandro (dottore di ricerca alla Sapienza di Roma).

    Quattro cose.

    (1) Non sei tenuto a fare lezione.
    (2) Solleva la questione con il Preside.
    (3) Solleva la questione con i tuoi referenti politici.
    (4) Hai mai sentito il termine "inbreeding"? 04-05-2010 12:15 - Marco Antoniotti
  • i compagni romani non faranno fatica a capire qual è il locale di via giulio cesare con gazebo e pretese chic... 04-05-2010 11:44 - laura
  • E con la crisi le condizioni dei lavoraori più deboli, peggiorano 04-05-2010 11:21 - Davide Kinspergher
  • Sono tornata adeso dal lavoro in un bar, un mio amico del sindaco cggl ha letto il giornale emelo ha dato eio ho letto. io lavoro 10 ore e non sempre paga 40 euro agiornata. domani io e mia amica del bar volioamo portare giornale al padrone del bar tanto pure se perdiamo lavoro netroviamo un altro così. Noi siamo a Genova ma di Romania e siamo state a Roma l'anno passato 2009. E a Roma pure peggio. grazie 04-05-2010 03:31 - Katja
  • Non capisco cosa abbia di sorprendente questo articolo: una ragazza viene presa in prova in un locale, la prova non va bene, la pagano e fine. Mi sembra eccessivo pretendere, durante una prova, di stare con le mani in mano. Se si vuole pubblicare un articolo che denunci lo sfruttamento nell'ambito lavorativo si trovano facilmente storie molto più esemplari, e datori di lavoro realmente senza scrupoli. Davvero, non mi pare che l'autrice sia stata schiavizzata... 03-05-2010 21:51 - dodo dodini
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