giovedì 19 settembre 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale giovedì 19 settembre 2013
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
COMMENTO
06/05/2010
  •   |   Angelo d'Orsi
    L'Unità d'Italia, un affare per tutti

    immagine di Adescalco Marangoni

    Meno male che c'è Ignazio La Russa a preoccuparsi dei festeggiamenti per il 150°. Stando a una sua intervista (ad Antonella Rampino, su La Stampa) il programma è ricchissimo, e le intenzioni del ministro della Difesa, aspirante coordinatore degli eventi, sono assai serie: annuncia, in accordo con il presidente del Consiglio, l'intenzione di dar vita «accanto ai convegnoni», a «un evento popolare». E che c'è di più «popolare» della televisione? Infatti, ecco affacciarsi Festival di Sanremo, Lega Calcio, e Coni. Siamo a posto. Cavour e Garibaldi, Mazzini e Cattaneo, Gioberti e Pisacane, riposino il loro sonno eterno, tranquilli. Apicella canterà dai microfoni di Rai-Mediaset, in un tripudio di sfilate di carri armati, giacché, come spiega il solerte ministro, «bisogna far coincidere le quattro feste delle Forze armate con le celebrazioni».
    Insomma, tra canzonette e marce militari, anche noi, malgrado la Lega, e i suoi sussulti antinazionali, ricorderemo l'Unità. Malgrado la Lega, appunto: e per una volta sono d'accordo con Ernesto Galli della Loggia, che sul Corriere della Sera, ha ammonito Calderoli e Bossi: «Non si governa un Paese contro la sua storia». Aggiungo, che coloro che con sufficienza o arroganza, deprecano, fuori tempo massimo, il Risorgimento e irridono all'Unità, sono semplicemente estranei a una pur minima conoscenza della storia: possono anche tentare di governare «contro» di essa, in quanto la ignorano.
    Il Risorgimento, intanto, non fu un fatto italiano: esso si colloca in un contesto europeo frutto di un moto che fu tra gli effetti di lungo periodo della Grande Rivoluzione del 1789. Il nazionalismo della prima metà dell'Ottocento ha un carattere progressivo: basti scorrere gli scritti di Marx ed Engels, o i loro carteggi, per rendersi conto di quanto peso abbiano quei moti, a cui i fondatori del «socialismo scientifico» guardarono con attenzione e simpatia. Il Risorgimento italiano, collocato nell'ambito dei movimenti nazionalpatriottici del XIX secolo, mentre servì a cancellare residui di Stati paternalistici, fondati su concezioni proprietarie del potere, ebbe un carattere indubbiamente emancipatorio su vari piani, da quello economico-sociale a quello politico, non trascurando l'ambito della cultura. Una larga fetta della migliore produzione letteraria o di teoria politica italiana si colloca in quella fase ed è frutto di scrittori e pensatori che hanno espresso variamente l'istanza unitaria. Che era tutt'altro che un mero bisogno di statualità, che pure rappresentava un'esigenza significativa in un Paese frammentato, sottoposto all'estro ghiribizzoso di piccoli, mediocri o mediocrissimi sovrani locali, spesso mandatari di poteri reali lontani, a cominciare da quello degli Asburgo che faceva il bello e il cattivo tempo nella Penisola.
    Ma quello era anche un Paese economicamente bloccato; solo l'Unità gli diede la spinta decisiva per avviare il decollo industriale, e la sua trasformazione capitalistica: insomma, ne rese possibile ciò che chiamiamo lo «sviluppo». Esso, con tutti i suoi enormi limiti (denunciati da una schiera di studiosi, politici e intellettuali: Antonio Gramsci per tutti) costituì un dato di progresso, a dispetto, appunto, delle contraddizioni e delle sperequazioni, prima fra tutte quella Nord- Sud.
    Già, proprio qui, come è noto, si appunta l'angusta polemica della Lega degli ignoranti: il Sud che drenerebbe le risorse realizzate dal Nord. A costoro bisognerebbe innanzi tutto ricordare che lo squilibrio tra le due aree, al di là delle situazioni storiche pregresse, è stato favorito da un processo di industrializzazione che si è localizzato nelle regioni settentrionali, a scapito del Mezzogiorno; e ribadire che quel Sud, fu ed è tuttora un mercato essenziale per le imprese produttrici del Nord; e infine, rammentare che i protagonisti di quel terzo moto unitario (il secondo è stata la lotta di liberazione nazionale contro il nazifascismo, del '43-45), ossia gli immigrati meridionali a Torino, Milano e nelle altre aree industriali, resero possibile la fortuna delle imprese (e degli imprenditori) ivi collocate.
    E se nel Risorgimento e nella Resistenza, l'opera dei meridionali fu limitata - ma non irrilevante -, nelle migrazioni Sud/Nord degli anni Cinquanta/Sessanta, sono stati i meridionali poveri a fornire il «materiale umano» per le industrie del Nord, dopo aver costituito carne da macello, accanto ai poveri del resto d'Italia, nei due conflitti mondiali e nelle altre guerre fasciste.
    D'altra parte, l'Unità fu un affare anche per il Mezzogiorno, malgrado le storture e gli errori, gravissimi. Per tanti versi, lo sappiamo, «è andata male»; ma fu il moto unitario, e lo Stato nazionale, a ricuperare il Sud, inserendolo in circuiti dai quali secoli di monarchia borbonica (oggi rivalutata dai soliti revisionisti), l'aveva tenuto fuori. Così la presa di Porta Pia, il 20 settembre 1870, mise fine a un regime tirannico e oscurantista come quello del Papa. Che, nelle sue rinnovate manifestazioni, non più statuali, ma simboliche (oltre che economico-finanziarie), non ha chance alcuna di essere restaurato, a dispetto dei Concordati vecchi e nuovi, e della crescente ingerenza delle gerarchie nella vita politica. Anche questo lo si deve al Risorgimento, e al processo unitario: sul quale, oggi come allora, dobbiamo esprimere tutte le riserve critiche, da studiosi, e da cittadini consapevoli (innanzi tutto informati), ma che possiamo e dobbiamo considerare un punto di non ritorno. Perciò a quei personaggi pittoreschi che ostentano la cravatta verde, marchio di una inesistente «Padania», e sputano su Garibaldi, Mazzini, e Cavour (inneggiando al «federalista» Cattaneo, dimenticando che si tratta di uno dei più coerenti e convinti sostenitori dell'Unità!), ci permettiamo di dare un modesto consiglio: prendano tra le mani un manuale di storia, e comincino a leggerlo. Non è mai troppo tardi per imparare.


I COMMENTI:
  pagina:  1/3  | successiva  | ultima
  • ...sono Riccardo Novi di Fauglia e vedendo un mio omonimo scrivere le cose sopra riportate me ne dissocio onde evitare confusioni di sorta. Riccardo Novi 27-05-2010 01:24 - Riccardo Novi
  • @riccardo novi: ma perché persino in questo spazio di discussione chi contrabbanda le castronerie controrivoluzionarie e neoborboniche non dice "il Risorgimento noi così lo pensiamo" perché siamo nostalgici del più repressivo e forcaiolo stato pre-unitario invece proclamare che il Risorgimento è una bufala perchè c'è "la vera storia"...e poi basta con questa accusa a Marx ed Engels.. che non a caso diffidavano come la peste di filosofie della storia fondate sulla triade Religione, Monarchia, Tradizione... 20-05-2010 16:14 - kikko
  • @riccardo novi.Quelle panzane da quattro soldi riservale a qualcun'altro.Qui non attaccano.I giganti della storia vanno onorati.Il resto sono balle. 19-05-2010 12:14 - Franco
  • @riccardo novi.Ma ti sei bevuto il cervello?Mai lette boiate come le tue.Da guinnes.... 19-05-2010 12:00 - Franco
  • Ha ragione Angelo d'Orsi ("il Manifesto", 6 maggio, p. 10)
    nel deprecare l'atteggiamento antiunitario della Lega e dei suoi rappresentanti,che denigrano il Risorgimento e ignorano il vivace dibattito (e il sacrificio di tante vite umane) che portò all'Unita d'Italia. La formazione di uno stato nazionale fu un grande evento rivoluzionario,il cui esito fu il risultato di un lungo processo culturale e politico che prese avvio
    alla fine del XVIII secolo e che precisò la sua fisionomia
    nei primi decenni del
    secolo successivo. Da Melchiorre Gioia, contrario nel 1796
    ad una federazione
    di repubbliche autonome e favorevole a una repubblica
    unitaria italiana, fino a Giuseppe
    Mazzini e alla sua battaglia per il "Risorgimento
    d'Italia" fu un susseguirsi di iniziative che
    portarono alla formazione di uno stato unitario nato nel
    1860 e completato nel 1870.
    Esso, nonostante i limiti strutturali denunciati da
    Merlino e da Gramsci come attuazione di
    una "conquista regia" a carattere moderato, lasciò
    insoluti molti problemi come lo squilibrio
    tra Nord e Sud, ma - come giustamente sostiene d'Orsi -
    costituì "un dato di progresso" da
    salvaguardare e da valorizzare nella coscienza democratica
    del Paese.
    Nunzio Dell'Erba 11-05-2010 10:42 - Nunzio Dell'Erba
  • Ringrazio il manifesto per aver inserito
    la mia immagine
    Adescalco Marangoni 09-05-2010 20:31 - laura casalino
  • Condivido molto il post di elle.di. Dico anche a Riccardo Novi che all'epoca la massoneria svolse un ruolo storico positivo diffondendo idee illuministe e e anticlericali indipendentemente da tutte le considerazioni che si possono fare su cosa sia la massoneria oggi, inquinata da devianze come la P2 (che più che una loggia massonica era una vera e propria organizzazione eversiva di destra) o infiltrazioni mafiose (come la loggia dei Trecento di cui faceva parte Stefano Bontade). Certo il Risorgimento finì per avere un segno decisamente moderato e conservatore, ha avuto storture e violenze (il massacro di Bronte ordinato da Bixio), ma anche la Rivoluzione Francese ha avuto il Terrore, non è certo un motivo per rigettare quell'esperienza. 07-05-2010 20:43 - paolo1984
  • Ottimo l'articolo, ma per quanto riguarda le celebrazioni - beh, con la crisi che c'è sono soldi gettati al vento, sottratti agli ammortizzatori sociali.
    E poi il "centocinquantenario"
    non mi sembra una ricorrenza così importante. Famo come quei fidanzatini che festeggiano anche il mesiversario? Via, una celebrazione ogni cent'anni è sufficiente. 07-05-2010 11:27 - Jizzy
  • I padani sputano sui padri della Patria, personalmente non condivido e non mi permetto di farlo...semplicemente(ma non è così semplice)non sono interessato al concetto di patria. I mitici "cittadini del mondo", a mio avviso esistono realmente.... 07-05-2010 11:01 - Gian
  • ma quale unita d'talia? fatta e voluta da chi?.. da un mercenario criminale con camicia rossa al soldo della massoneria sterminatore con i gallonati piemontesi (che davano ordini in francese)di popolazioni meridionali inermi?
    da un terrorista infame (e ricco) sempre nascosto in esilio (come bin laden) che sovvenzionava moti e incitava il popolo alla rivoluzione che mai avvenne?? tralascio inutili commenti su casa savoia e i suoi nobili tirapiedi!! e' grazie a questi personaggi,un mercenario, un terrorista, un "re" puttaniere (dimenticato forse volutamente in questa analisi alquanto superficiale) se l'italia e' piu' divisa e mal messa adesso che non al tempo pre-unitario! e non si ricordi solo delle stragi nazi-fasciste!! ma anche quelle garibaldesche e savoiarde, di cui oggi le piazze e vie portano i nomi di questi carnefici, da garibaldi a bixio,al cialdini che con i suoi cannoni d'assedio sparava sui civili a Gaeta! non ricordiamole queste cose mi raccomando!! osanniamo sempre la retorica del politically correct in barba alla storia vera che lei dovrebbe leggere e studiare ma non sugli scritti m di marx ed engels! 07-05-2010 10:53 - Riccardo Novi
I COMMENTI:
  pagina:  1/3  | successiva  | ultima
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2011 [ 26 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 30 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
STREET POLITICS Giuseppe Acconcia
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
ANZIPARLA Giulia Siviero
freccia
  • La foto
    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
SERVIZI