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Norma Rangeri
La nostra scommessa
Questo giornale nasce perché un gruppo di intellettuali e parlamentari comunisti, nell’ormai lontano 1971, dopo essere stato radiato dal Pci, decide di tentare un’impresa politica attraverso la rivista, e la forma originale di un quotidiano. Più che un gruppo politico dunque, nella convinzione di «offrire uno strumento di conoscenza, di intervento, di mobilitazione, per segnare una presenza e stabilire un punto fermo già in questa fase cruciale dello scontro
di classe» come scriveva Pintor nel primo editoriale.
Tutto quello che so della politica e del giornalismo l’ho imparato da loro, da
Pintor, Rossana Rossanda, Valentino Parlato e Luciana Castellina. La passione
per la scrittura, la forte idealità, il desiderio di cambiare la società, il coraggio di
andare controcorrente, il piacere della sfida teorica, la voglia di condividere
un’esperienza di lavoro e di vita senza soluzione di continuità tra l’uno e l’altra, e tra loro e la giovane redazione che cresceva entusiasta, sotto una guida sicura e di grande valore.
In questi lunghi quarant’anni tutto è cambiato. Molte generazioni si sono incontrate nelle stanze di via Tomacelli, alimentando una diaspora "manifestina" di compagne e compagni, di amiche e di amici che hanno preso strade diverse. Nel mondo del giornalismo e della politica. Oggi molti di loro, nonostante il tempo passato e le esperienze intraprese, fanno gli auguri sinceri di riuscire nella difficile avventura che la maggioranza della famiglia di via Bargoni (dove ora siamo "annidati") ha affidato a me e a Angelo Mastrandrea,
eleggendo la nuova direzione. Sono auguri particolarmente graditi. Perché
vengono da un affetto sempre vivo e perché ne abbiamo davvero bisogno.
Adesso non c’è più una sinistra forte con cui polemizzare e confrontarsi. Viviamo
una fase di polverizzazione di culture e movimenti, con una frantumazione sociale, un ceto politico inadeguato, conformista, partitocratico. Il mondo non
ha superpotenze ordinatrici, ma guerre di inciviltà che malamente dissimulano
le convulsioni di un capitalismo che divora se stesso mettendo il pianeta a rischio di sopravvivenza.
Noi del manifesto navighiamo con un vascello d’antan in mare aperto, avendo
una bussola arrugginita e un motore diesel spesso sul punto di mollarti in mezzo alla tempesta. Però vogliamo spendere le nostre energie per capire come si fa a essere, ancora per i prossimi anni, una "tentazione" quotidiana per un pubblico pensante, colto e politicamente forte, lettori convinti che «oggi non si possa agitare una rivoluzione sociale, ma qualcosa di più dell’antiberlusconismo sì», come dice Rossana, lontana, a Parigi, però vicina
a tutti noi con le sue riflessioni, le critiche e i contributi offerti al nostro dibattito interno. Va rifatto un discorso sul capitalismo, e dobbiamo riflettere a un keynesismo del 2010, lei suggerisce. Per noi, più che consigli, sono indicazioni di lavoro.
Un giornale è un giornale. Carta che dura qualche ora. Una creatura fragile che se non ha idee, se non attrae, se non ha il graffio della polemica, se non produce informazione, è atteso da un triste destino. Per questo il manifesto dovrà ascoltare di più, raccontare meglio, criticare senza pretendere di avere tutte le risposte. Siamo un bel gruppo di mischia, ancora capace di respingere gli attacchi forsennati alla libertà di stampa, in piedi nonostante tutto.
Perciò, mentre ringrazio tutto il collettivo e in particolare Valentino che ci ha seguito nelle ultime vicende interne, chiedo agli amici e alle amiche del giornale di sostenerci. Il nostro quarantesimo compleanno - 28 aprile 2011 - costituirà il primo significativo giro di boa: nei prossimi mesi capiremo se saremo stati in grado di mettere in edicola (e sul web) un prodotto politico e editoriale utile e importante per la sinistra italiana e per il paese.
- 30/05/2010 [123 commenti]
- 29/05/2010 [29 commenti]
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- 04/05/2010 [23 commenti]
- 02/05/2010 [40 commenti]
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La Somalia va a pesca
| di Giorgia Fletcher del 21.12.2012 -
La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
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Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
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Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
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Dogfighters
di Filippo Brunamonti - 19.09.2013 01:09
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Confronto pubblico a Roma sul decreto 93 (DL femminicidio V parte)
di Luisa Betti - 18.09.2013 15:09
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La terra dei fuochi come il Vajont
di francesca - 16.09.2013 21:09
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Ridiamoci sopra, Alberto Perino
di massimozucchetti - 16.09.2013 12:09
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Larry Summers fuori
di luca celada - 16.09.2013 08:09
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E’ morto il biologo Albert Jacquard, un grande umanista
di Anna Maria - 12.09.2013 14:09
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Le sigle televisive – una carrellata
di nefeli - 11.09.2013 11:09
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Scuola: precari assunti con lo stipendio bloccato
di Roberto Ciccarelli - 11.09.2013 10:09
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Metà fumetto e metafisica: Valvoline e dintorni sotto il segno inquietante di Giorgio De Chirico
di Andrea - 05.09.2013 16:09
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Egitto: da Tahrir a Otranto
di giuseppe.acconcia - 05.09.2013 15:09
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Ghosn, un uomo (sempre più) solo al comando
di fpaterno - 04.09.2013 17:09
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La foto
di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
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Arrivano i vostri ovvero la sindrome di Sansone
di gianni - 06.08.2013 06:08












inteso come ridistrubuzione del reddito,progettualità sostenibile per il rinnovo del futuro modo di dare occupazione, attrazione del capitale umano in capacità, sensibilità,possibbilità di convivenza etnica richiedendo il rispetto della costituzione e delle leggi nazionali e internazionali, diversificazione di accesso di diritti sociali rispetto a numero componenti familiari ricchezza effettiva familiare,tenendo in considerazione la parità di entrata di reddito per famiglia, modalità di controllo e diversificazione di accesso per dare diritti anche famiglie che non hanno 1 figlio che rappresentano ora una parte delle famiglie italiane, leggi di controllo del territorio con strutture che regolano e accertino lo stato e l'utilizzo di tutto ciò che incide su di esso e la salute dei cittadini,ecccccccccccccc. potrei continuare fino alla fine della mia vita.
MA AVETE VERAMENTE VOGLIA DI DARE SPUNTO PER REALIZZARE UN PAESE COMUNISTA? INTESO UGUGLIANTE, SOLIDALE,COLLETTIVO NEL SENSO PIU' NOBILE E UTILE DEL SIGNIFICATO?
AUN SALUTO COMUNISTA? 09-05-2010 12:03 - cirogaudiero