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Loris Campetti
Cgil, un passo pericoloso
L'Italia non è la Grecia, possiamo dormire sonni tranquilli. Ce lo dicono tutti, persino le società di rating si sono fatte più prudenti. Eppure c'è qualcosa che lega l'Italia alla Grecia: è la risposta alla crisi globale, un'opportunità per il capitalismo colpito al cuore da se stesso che tenta di ripartire utilizzando gli stessi meccanismi che l'hanno quasi affondato.
Il primo obiettivo è modificare i rapporti di forza cancellando regole, resistenze e contropoteri per avere mano libera sulla forza lavoro, spazzando via o inglobando i sindacati. Un processo coerente con la riduzione di spazi democratici e l'accentramento delle decisioni in pochissime mani in atto nella sfera politica e istituzionale. È il sogno di una governabilità garantita dalla cancellazione delle regole democratiche e degli anticorpi.
Il Congresso della Cgil doveva tentare di sciogliere questo nodo. Dentro la crisi, con un governo servile verso i poteri forti e aggressivo con i deboli senza potere, va in scena lo smantellamento dei diritti dei lavoratori attraverso la cancellazione di regole, garanzie e contropoteri. Il lavoro frantumato dalla globalizzazione è libero di agire senza alcun controllo politico - quello sociale ridotto al lumicino per l'inadeguatezza dei sindacati rispetto a una sfida, appunto, globale. Saltate le sicurezze e dunque le speranze di futuro, chi lavora è solo di fronte a chi lo comanda, non più classe ma numero, insieme di individui. La precarietà è una condizione che comprende l'intera vita delle persone.
Ai sindacati viene imposta una scelta: adeguarsi, rinunciare al conflitto e accettare le nuove regole «oggettive» in cambio di un lasciapassare ai luoghi del comando con un ruolo da uscieri, legittimati non più dagli «azionisti di riferimento», non dagli iscritti e dal mondo del lavoro, ma dalle controparti, governi e padroni. Uscieri a cui affidare crescenti pezzi di welfare privatizzati. Altrimenti, fuori dal gioco e dai tavoli (truccati).
Due le scelte possibili per la Cgil, dopo la controriforma dei contratti realizzata con un accordo separato imposto ai lavorati espropriati anche della parola. La prima è avanzata da una minoranza della Cgil, i metalmeccanici Fiom insieme a dirigenti e settori importanti: non basta dire no allo smantellamento delle regole, serve una risposta diversa da sostenere con un forte movimento di lotta. L'unità con Cisl e Uil, complici delle controparti, è un obiettivo da ricostruire. Chi non sa che uniti si vince e divisi si perde? Oggi però questa unità non è praticabile.
La seconda scelta è quella della maggioranza epifaniana della Cgil: non possiamo restare nell'angolo, un sindacato esiste in quanto contratta, dunque riprendiamo posto ai tavoli di trattativa. All'unità sindacale non c'è alternativa e chi lo mette in dubbio finisce fuori gioco. Non basta. Per sancire questa svolta la maggioranza ha imposto la modifica delle regole interne alla Cgil, a partire dallo statuto. E le categorie (in cui può crescere la mala erba del dissenso) perdono il diritto di parola. Proprio come l'insieme dei lavoratori.
La Cgil cambia natura? Un passo in questa direzione è stato sancito da un Congresso debole nei contenuti, fortissimo nell'esclusione del pensiero critico.
Un passo pericoloso, ma strada è ancora lunga.
- 30/05/2010 [123 commenti]
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A Via Buonarrodi ero di casa e all'aula fredda ci ho passato anni a parlare di diritti e di strategie di lotta sindacale.
Solo che oggi,dopo aver cancellato i 1 Maggi proletari con spettacoli e concerti.
Dopo aver fatto del sindacato un centro di documentazione più funzionale ai padroni che agli operai.
Dopo aver tolto agli operai persino il loro diritto al controllo del proprio lavoro cancellando i permessi sindacali e le scuole di formazione.
Oggi che in quel palazzo che ti ho citato,non trovi altro che personale sottopacato che del sindacato se ne frega e che ne parla anche male, dato che sono sottopagati o dirigenti che fanno i lavoristi per ministri del governo o di società che fanno capo a privati e al governo.
Il sindacato come lo vogliamo noi,non c'è più.
Cosa dobbiamo fare?
Magari ci fosse ancora il sindacato.
Lo difenderei con il sangue.
Ma oggi siamo senza e la colpa non è di Berlusconi.
Siamo stati traditi dai nostri compagni.
Ci hanno levato la terra sotto i piedi.
Non capire questo è brutto.
Norberto io voglio il sindacato,ma un sindacato che difende i lavoratori,non che li opprime.
Ma sotto questo cielo,tutto è capovolto e se non capiamo quello che diciamo,ci prenderanno sempre in giro!
Norberto non farti prendere in giro! 10-05-2010 20:43 - mariani maurizio
Chi ci sta? Chi è disposto a lottare per questo obiettivo? 10-05-2010 19:47 - stefano
Fammi nero!
Che ho bisogno di critiche,non di giudizi. 10-05-2010 19:28 - mariani maurizio
calma che a forza di lanciare proclami inutili avrai di sicuro quasi consumato i tasti della tua tastiera.
sei un operaio? non ci credo perchè hai tanto tempo da perdere se sei qui che posti str****te per quasi tutti gli articoli. 10-05-2010 18:14 - milingo
Non più il sindacato che difende gli interessi della gente.
non più il garante della legge e del diritto al lavoro.
Oggi in una società più libera e con meno stato,ci vuole un sindacato più snello e più di rappresentanza.
Il sindacato come è stato delineato in questo congresso è l'interlocutore e il rappresentante che accetterà, a nome nostro, tutte le modifiche e i tagli che una industria più concorrenziale deve fare sulla classe operaia nazionale.
Ora possiamo prendere tutte le tessere del sindacato,portarle a Piazza del Popolo a Roma e bruciarle.
Il sindacato così come è strutturato, non serve più!
Pagare una tessera,a chi ci sta vendendo è cosa da pazzi.
Io per primo brucerò questa tessera che ho nel portafoglio.
Facciamo una grande manifestazione dove bruceremo la tessera e cominciamo a ricrearsi come sindacto.
Epifani ha scelto di stare con i suoi compari.
Ha scelto di non aiutare chi lotta e sta sui tetti.
Noi abbiamo deciso di sciogliere questo sindacato e ricostruirne uno nuovo, che occupi il vuoto lasciato da chi non sta più con noi.
Siamo operai e possiamo distruggere tutto perche siamo in grado di ricostruire tutto.
Non abbiamo bisogno di falsi amici.Meglio da soli che mal organizzati.
Chi sente questo bisogno cominci parlarne nei posti di lavoro.
Gli operai italiani guardano con ammirazione i loro compagni greci.
Siamo pronti alla lotta greco romana! 10-05-2010 17:32 - maurizio mariani