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Paolo Berdini
Tagliamo il sistema
Nelle prossime settimane si aprirà una potente campagna mediatica che, oltre a far scomparire le responsabilità della crisi, tenterà di ridurre la spesa pubblica assestando un altro colpo alle condizioni di vita dei lavoratori. Se non vogliamo far vincere ancora "mano lesta", cioè il partito di coloro che nonostante il tragico fallimento del neoliberismo continuano a proporre le stesse ricette, dovremmo iniziare a fare proposte efficaci e immediatamente comprensibili. Partendo, ad esempio, dalla grande opportunità offerta dalla vicenda della protezione civile.
Diego Anemone, un modesto e giovane uomo d'affari, aveva nel granaio così imponenti provviste economiche da potersi permettere di pagare un milione di euro per aiutare ad acquistare casa ad un solo ministro. Stando alle anticipazioni giudiziarie, c'è una fila interminabile di uomini politici o alti dirigenti statali che non disdegnavano concreti favori da Anemone: ristrutturazioni di case, manutenzioni, fornitura di mobili. Tutti soldi anticipati dall'imprenditore ma che rientravano nel suo portafogli con giganteschi interessi attraverso l'affidamento di opere pubbliche. Ricchezze che venivano alimentate da una spesa pubblica senza controllo. Dicono le indagini in corso che il solo Angelo Balducci pretendeva il 10% dell'importo dei lavori. Mettiamoci gli altri soggetti tecnici, dai direttori dei lavori ai collaudatori amministrativi e tecnici e arriviamo a somme da capogiro.
La Corte dei Conti ha stimato in oltre 60 miliardi di euro l'ammontare dei soldi che vengono sottratti dalle casse dello Stato attraverso il sistema della corruzione. Ad ogni cittadino italiano vengono sottratti mille euro all'anno, una impressionante tassa aggiuntiva occulta. A metterci le mani nelle tasche non è soltanto la cricca. C'è il sistema delle grandi opere, a cominciare dal Ponte sullo Stretto che ha già fatto guadagnare ricche prebende ai soliti noti. C'è il buco nero dell'Anas. C'è l'alta velocità ferroviaria, costata alle casse dello stato 51 miliardi di euro che sono andati ad ingrossare i bilanci di non più di venti grandi imprese nazionali. Ma di questo, ovviamente, la severissima Confindustria non parla: preferisce accanirsi contro ogni spesa a favore dei lavoratori e non ha interesse a mutare questo indecente stato delle cose. Uno dei centri vitali dello stato, quello della spesa per le opere pubbliche, è sequestrato da una struttura di potere di uomini politici, di tecnici compiacenti e di imprese che spesso controllano i grandi mezzi di informazione. Tagliando questo sistema malavitoso un comune di duemila abitanti potrebbe avere un ritorno di 2 milioni all'anno. Una cifra utile a interrompere la spirale degli ultimi anni in cui i comuni per fare cassa sono stati istigati a vendere beni pubblici o a incrementare la realizzazione di nuovi inutili quartieri. Con quei soldi si potrebbero mettere in sicurezza le scuole, curare i parchi, i beni culturali o lasciare aperti i pochi servizi sociali ancora esistenti. Il comune di Roma avrebbe in dote quasi tre miliardi all'anno, molto di più dei 500 milioni stanziati dal governo con grandi squilli di tromba.
Mettere fine a un sistema perverso che fa affluire miliardi a pochi speculatori e ad un sistema politico marcio è un modo efficace per evitare un ulteriore taglio dello stato sociale. Ma la sinistra è muta, incapace di incalzare su un terreno estremamente favorevole. Per tornare ad essere credibili basterebbe chiedere che il controllo della spesa per le opere pubbliche e per la sanità sia affidato a galantuomini estranei alla politica e con il conseguente taglio di spesa evitare ogni altra macelleria sociale.
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Ma anche Diego Amenone è un burattino.
Lui era a caccia di appalti,che poi subabaltava a mafiosi e criminali vari.
Ma anche i mafiosi e i criminali vari sono dei burattini.
Nessuno di questi personaggi avrebbero avuto vita facile se un sistema mafioso,sostituito alla mafia dei Rina,non vuole.
Il ministro Maroni e Alfano hanno eliminato tutta quella vecchia mafia siciliana.
Milano è oggi la città dove i tentacoli della nuova mafia dirama e aiuta a tutti questi personaggi di esistere.
Case ristrutturate e pagate a tutti quei politici che stanno dentro il sistema.
Chi invece è fuori deve essere persequito.
Basta con i picciotti,con i zingari,con i banditi da strada,il paese ha tolto dalle stade il crimine organizzato.Come Mussolini,quando aprì le case chiuse e istituzionò la prostituzione creando mille vestiboli,amministrati da persone dello stato. Oggi anche la delinguenza è entrata in quel sogno che Graxi aveva nella testa già molti anni fa.
Istituzionalizzare il clientelismo e le mazzette.
10% per cento su tutti gli affari dello stato.
Ora anche i ladri sono leggittimizzati e la giustizia è solo per chi non è della famiglia.
Altro che i picciotti che mangiavano pane e cicoria.
Questi sono molto,ma molto più bravi e più puliti.
Tutti con la cravatta,magari verde,e con la 24 0re.
Al posto delle lupare,telefonini e computer.
Tutti puliti e con donne al loro fianco.
Basta con la puzza di pecora.
Ora sono istituzionali.
Imprenditori,politici,amministratori e funzionari con tanto di auto blu.
Via le coppole e i scarponi chiodati,ora sorrisi bianchissimi e alito al mentolo.
Chi va via e chi entra.
La giostra continua.
E' finita la stagione delle bombe,ora solo maritozzi e caviale. 14-05-2010 13:26 - maurizio mariani