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COMMENTO
18/05/2010
  •   |   Ida Dominijannni
    Chi di Tangentopoli ferisce e chi perisce

    «Tangentopoli esplose perché l'eccessiva voracità mise in crisi il sistema. Oggi siamo di fronte a fenomeno molto preoccupante, abbastanza simile a quello del 1992». La diagnosi di Giancarlo Capaldo, il magistrato romano che coordina le indagini sugli appalti e i grandi eventi al centro degli ultimi scandali, vanno in controtendenza rispetto al coro intento a dire che no, non siamo di fronte a una nuova Tangentopoli. E perché no? Dalle parti del Pdl, la risposta suona più o meno così: nel '92 fu colpito un sistema di finanziamento illegale della politica. Oggi il finanziamento della politica è legale e trasparente, e la corruzione riguarda solo alcuni individui - mele marce - che rubano per sé. 
    Il presupposto di questa risposta - rubare per un partito è più grave che rubare per sé - è assai discutibile, è lo stesso che si affermò nel '92 come pilastro dell'antipolitica allora montante, e viene riproposto oggi dalla stessa parte politica che dell'ideologia antipolitica ha fatto la propria bandiera e costruito la propria fortuna. Adesso però non si tratta di stabilire una gerarchia di gravità delle colpe, ma di rispondere a due questioni. La prima: ammesso che la corruzione di oggi riguardi più una cerchia di soggetti economici e imprenditoriali che i partiti politici, il suo tasso di diffusione e pervasività è in grado o no di mettere in crisi il sistema politico? O in altri termini: che rapporto c'è fra il sistema politico «legalmente finanziato» e i suddetti soggetti economici e imprenditoriali corrotti? La seconda: la forma odierna della corruzione ha qualcosa a che fare o no con la soluzione (politica e giudiziaria) che si diede a Tangentopoli fra il '92 e il '94? Non era per caso un esito inscritto in quelle premesse? O in altri termini: quali sono le continuità, oltre che le discontinuità, fra Tangentopoli e il sistema di corruzione di oggi?
    L'unica discontinuità evidente è la seguente: allora si trattava di un circuito di finanziamento che nutriva i partiti come tali, adesso si tratta, a quanto pare, di un circuito di denaro che nutre una casta di politici imperante malgrado il, o grazie al, disfacimento dei partiti. Uguale è invece la coimplicazione nel meccanismo della corruzione di politici e imprenditori: oggi come nel '92, sistema politico e società civile non si dividono affatto con un taglio netto, come l'ideologia antipolitica sosteneva e sostiene. Questi due dati bastano già a contestare la tesi della totale diversità fra le due situazioni da cui siamo partiti: non è vero che allora c'era di mezzo la politica e oggi no, non è vero che allora si trattava di una corruzione sistemica e oggi no. E' vero soltanto che allora c'erano i partiti e oggi ci sono per modo di dire, non solo perché sono genericamente una presenza molto più debole di allora ma perché sono diventati specificamente, soprattutto nel caso del Pdl, delle protesi a uso del capo o di pezzi di ceto politico che giocano in proprio servendosi strumentalmente, e privatisticamente, della loro sigla di appartenenza. 
    La chiave per individuare analogie e differenze fra le due situazioni va cercata dunque nelle trasformazioni politiche dell'ultimo ventennio, e non in comparazioni economiche o sociologiche o morali. Un inserto speciale che il manifesto pubblicò in occasione del decennale di Tangentopoli, e che oggi non per puro gusto archivistico riproponiamo sul nostro sito (
    «Il rovescio di Tangentopoli»), conteneva già molte risposte, e forniva le bussole buone a tutt'oggi per capire come e perché le aspettative (eccessivamente) palingenetiche riposte sull'azione di Mani pulite si siano capovolte nella «solida restaurazione» (Mario Tronti) berlusconiana successiva. Scriveva ad esempio lucidamente Rossana Rossanda: «Vissuta come una grande ripulitura morale contro la prepotenza imbrogliona dei padroni e del ceto politico, sotto l'egida corrusca della magistratura, Tangentopoli si è conclusa con scarse vittime fra i corruttori, con la distruzione dei partiti politici che hanno retto l'Italia dal '48 e con la radicale messa in causa delle strutture e dei fini dell'intervento pubblico. E oggi il più grande impero affaristico italiano governa il paese con l'appoggio di tutto il padronato e sta mettendo sotto il fuoco la magistratura vendicatrice. Un rovesciamento totale dello scenario». Il cui fattore decisivo era e resta la capacità di Berlusconi di capitalizzare la furia antipartitocratica del '92 per costruire sulle macerie della prima Repubblica l'ossimoro vincente di una politica dell'antipolitica. Unita alla favola di una società e di un mercato «puliti» contro una casta politica «sporca», favola che per anni ha distolto lo sguardo dal funzionamento di una macchina della corruzione che non si è mai arrestata. Adesso si torna a vedere che le caste bacate sono due, quella politica e quella imprenditoriale, e che la prima prospera precisamente all'interno del partito dell'antipolitica. Significa che la favola berlusconiana è intaccata alle fondamenta. E che dunque sì, anche questa seconda Tangentopoli può avere un effetto dirompente: se solo - e non è poco - la società pensante reagisce alla comprensibile depressione che proviene dal constatare che nel '92-'94 tutto cambiò perché il cuore corrotto del sistema restasse com'era.

     

    Leggi l'inserto del 2002 (in pdf)


I COMMENTI:
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  • Quindi il sistema italia(parlo dei sistemati o echianamente integrati)è basato su una catena di ricatti che tutto tiene insieme.
    Gli apocalittici conducono una battaglia persa,perchè fanno affidamento su integrati il cui compito è quello di convogliare gli impulsi sovversivi;
    e i più furbi tra i primi si faranno corrompere perchè integrabili.
    Benvenuti al concorso per la stabilizzazzione sociale.
    La corruzione è necessariamente endemica:è la ragione del depistaggio,è il puntello del quieto vivere.E'il motivo della rassegnazione.

    Tutti compromessi,chi per il pane,chi per le briciole,chi per le poltrone acquisite o da acquisire.

    Fine comunicazioni.
    Tasselli Olindo 20-05-2010 11:50 - t.o.
  • la corruzione crescente è un epifenomeno della crisi economica, non una sua causa. è chiaro che il Manifesto ormai porta un punto di vista nostalgico di tipo, al masimo, socialdemocratico e certe relazioni non ha proprio interesse a metterle insieme (il manifesto cerca un capitalismo più equo che gli garantisca fondi statali). si vedano, oltre questo, altri articolo recenti in cui si accusa il "grande capitale internazionale finanziario" come generatore della crisi. su questi articoli diventa imbarazzante addirittura prostituirsi a un commento seppur critico e rammentare che quetse analisi "anticapitalistiche" le faceva il nazionalsocialismo. non ho letto il commento di maurizio mariani ma se ha attaccato la demokrazia ha fatto bene. 19-05-2010 15:06 - Lpz
  • io vorrei dare una informazione di carattere tecnico che poi ciascuno valuterà come crede.

    Fino a qualche decennio fa la condanna per reati contro la pubblica amminiatrazione (corruzione, concussione, peculato e via dicendo) comportava automaticamente la interdizione dai pubblici uffici, cioè immediato licenziamento dell' impiegato infedele con pèerdita anche del diritto alla pensione e soprattutto immediata decadenza e ineleggibilità a qualsiasi carica pubblica per 5 anni per i reati minori e per sempre per i reati più gravi.

    Queste norme, previste dal codice penale del 1931 (ripeto: 1931) sono state abolite o vanificate dal parlamento cioè dai partiti politici della cosiddetta prima repubblica, in primo luogo DC, PSI e PCI; Berlusconi non c'era ancora.

    Ben venga il ripristino di queste norme, pero' sappiate valutare chi a suo tempo le ha tolte; pero' capisco, c'era anche il PCI ed allora era giustificato ??!! 19-05-2010 14:51 - aiace
  • Mi dispiace che ve la prendete con me.
    Io non predico il male,lo prevedo.
    Se giudicate così chiunque pensa a soluzioni possibili per il futuro che non sono accettate dalla magioranza dei compagni,mi fate capire che non siete aperti e che la democrazia sta già morendo,dentro di noi.
    Come è possibile continuare a volerci bene se ognuno fa i propri sporchi interessi.
    Non ci sono più i partiti di massa e gli interessi di massa.Tutti soli e con interessi personali.
    I padroni hanno immesso tra le masse proletari le loro losche idde.
    Brutto affare sotto questo cielo! 19-05-2010 14:32 - maurizio mariani
  • Il problema, corruzione è un problema legale. In Italia, esiste una magistratura, che reprime questi odiosi reati. Il problema politico, sta che una volta trovati con sorcio in bocca, questi "galantuomini" se ne devono andare. Noi cittadini abbiamo un grande potere, non votarli più, castigare quei partiti, che non hanno saputo tenersi puliti. Le sparate di Mariani, mi sembrano la quinta colonna del potere, non è la prima volta,che parla così, demolire la democrazia, per colpa di 4 ladroni, mi sembra, una stupidata, un favore alla razza padrona, che non aspetta altro che soffiare sul fuoco. Maurizio, se ti preme la violenza, da te più volte chiamata, mi fai sospettare che tu sia solo un provocatore da parte dei padroni. Prova ad argomentare u po' meglio, se non vuoi essere frainteso. 19-05-2010 13:22 - alberto mareschi
  • Quello che scrive Mariani Maurizio non e' condivisibile perche' le lotte contro il pauperismo della societa' che sta davanti a noi sfocerebbe in un movimento contro le istituzioni democratiche e andrebbe a costruire una societa' autoritaria. Forse il Maurizio dimentica che le rivolte popolari non sono per i cambiamenti che sarebbero contro loro stessi, a meno che non siano organizzati da quelle forze reazionarie e padronali che vedono compromessi i loro privilegi e questi signori difendono ,manovrando le grandi masse.Le masse che sono formate dai lavoratori e lavoratrici hanno apprezzato la democrazia e non credo che la vogliano distruggere , semmai lottano per avere piu' ugualianza e chiedono che la ricchezza podotta nel paese ITALIA sia ripartita equamente. Ne sono convinto......... 19-05-2010 09:41 - euclide
  • proplema tangenti ampio e complesso,non sono per i giustizialismi(basti vedere cosa ha fatto Di Pietro) tanto meno per far si che la situazione degeneri come è degenerata a suo tempo.La realtà è che chi è parte integrante di questo sistema una volta dentro non può fare a meno di "giocare con mazzette e affini",è scientifico,il capitalismo ha bisogno delle mazzette per oliare gli ingranacci.Esiste un problema morale e di sperpero del danaro pubblico,ma quanto meno (e non è una giustificazione)i veri compagni, il danaro recuperato dai finanziamenti illeciti,lo usavano per alimentare un ideale e non interessi personali .I compagni del ex PCI ,nella maggioranza dei casi,e sicuramente nei ruoli meno appariscenti e più legati alla base,si fidavano ciecamente delle direttive del partito,stesso partito che nel momento del bisogno li ha abbandonati lasciandoli in pasto ai giustizialismi che si sono rilevati quanto mai superficiali.I problemi si risolvono alla radice(cambiando il sisteme economico ma è pura utopia)non sparando nel mucchio attuando soluzioni che mirano solo a condannare i pesci più piccoli e i "mostri" mediatici. 19-05-2010 09:12 - lorenzo Lupi
  • Tangentopoli non è mai finita, la corruzione è endemica al sistema. 19-05-2010 00:08 - Morlock
  • Ripeto, la corruzione in Italia e' un modus operandi e vivendi. Non si puo' combattere la corruzione se non si sa capisce questo.
    L'Italia non ha conosciuto la riforma luterana ne' la rivoluzione francese. Siamo un paese senza identita'che si porta sulla schiena duemila anni di vaticano e di indulzenze. Si va dal prete, ci si confesse et voila', i peccati spariscono.
    Vorrei sapere quanti medici sono riusciti a diventare primari senza raccomandazione, quanti magistrati hanno vinto il concorso senza raccomandazione. Quanti commesse e forniture vengono fatte negli ospedali senza mazzette? Nessuna. Nelle universita' si diventa ordinari o attraverso cooptazione o con raccomandazione adeguata, spesso con la creazione del posto.
    E' per questo che tangentopoli non e' mai finita, perche' ognuno vive la propria tangentopoli quando cerca di trovare un posto e prima del posto cerca la raccomandaione.
    C'e' ovviamente un problema di priorita' e di gravita', questo e' ovvio, ma quello della corruzione e' un problema che si autoalimenta con la complicita' di tutti, esattamente come la mafia con l'omerta'.
    Pensare di vincere la corruzione con un paio di processi e' pura illusione. Si deve andare al cuore del problema, ci vuole una rivoluzione culturale. Leggi durissime ma, soprattutto, la certezza della pena. Un solo processo, con appello solo in caso di nuove prove. Basta con i tre livelli che salvano solo chi ha tempo e denari e che e' la perpetuazione del concetto di indulgenza. 18-05-2010 23:31 - murmillus
  • Tangentopoli ha fatto morire i partiti storici di questo paese.La seconda tangentopoli fara morire la libertà.
    In tutti i sviluppi che la situazione prenderà,non ci sarà possibilità di mantenere la stessa libertà che avevamo fino a oggi.
    Il nostro paese non ha saputo rigenerarsi sull'esperienze passate e ora è di nuovo nello stesso punto di Craxi e Forlani.
    Solo che ora, non ci sono più le speranze di una nuova democrazia.
    La situazione è marcia e adesso basta!
    Basta veramente!
    Ogni parola è piombo fuso per le nostre orecchie.
    Ascoltate la gente della strada.
    Non sentite l'odio che esce come il fumo del vulcano?
    Sò che una di queste mattine dalle università usciranno i studenti,più arrabiati del solito e le guardie che anche loro non prendono i straordinari da mesi e sono alla fame,si stancheranno di manganellarli e apriranno una breccia.
    Gli operai,che fanno i picchetti si uniranno ai studenti e insieme marceranno.
    I studenti con la gente infuriata assalterà i palazzi del potere e sarà la fine della democrazia.
    Da questo nasceranno altre cose,ma mai più quello che stiamo vivendo.
    Fino a ieri,si poteva sopportare che i padroni mangiavano caviale ,perche noi avevamo la nostra mortadella.Ma ora che manca anche la mortadella,cazzo ce ne frega della democrazia.
    Anche l'Italia diventa un paese nel caos!
    Non è più un paese sicuro per i padroni!
    Vedrete quanto si abbasseranno il costo delle case, fra non molto! 18-05-2010 21:42 - maurizio mariani
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