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Loris Campetti
Parole, parole
Una volta il padrone che voleva liberarsi di te scriveva nero su bianco e spediva per raccomandata: «Gentile collaboratore, le comunichiamo che non intendiamo avvalerci ulteriormente della Sua prestazione». Troppo freddo, burocratico, e poi «verba volant, scripta manent». Tutto dev'essere più agile, rapido, confidenziale e, soprattutto, inutilizzabile ai fini di eventuali rivalse. Così il governo del fare e dell'amore che ha a cuore l'interesse generale - cioè quello del più forte - ha deciso di risparmiare carta e francobollo semplificando le procedure: per comunicare a un lavoratore con contratto a termine che deve tornarsene a casa basterà una parola, pronunciata magari nello spogliatoio o alla macchinetta del caffè: «licenziato». Parola che si può anche declinare secondo l'idioma del territorio con un «fora d'le bale», o «jatevenne». Mentre il giuslavorista Ichino precisa che il «licenziamento orale» previsto nell'emendamento del governo vale non tanto per i contratti a termine quanto per quelli a tempo indeterminato, l'immarcescibile ministro Sacconi giura che il suo scopo è di favorire i lavoratori. I quali ringraziano, naturalmente a voce. Anche il presidente Napolitano ringrazia, forse solo oralmente, governo e maggioranza per aver ignorato i suoi richiami contro l'imposizione dell'arbitro al posto del giudice nelle vertenze del lavoro.
Invece. Per essere messo al lavoro per una settimana o un mese, un operaio o un centralinista in lista d'attesa con un contratto «job on call» (lavoro a chiamata), può già oggi essere convocato via sms o e-mail: in questo caso della parola del padrone deve restare traccia, per consentire al nuovo caporale di depennare definitivamente dalla lista il «soggetto» convocato, qualora non prenda servizio entro 48 ore.
Parole come «licenziato» che fanno testo e parole proibite, inaccessibili come quelle pronunciate al telefono da un imprenditore per corrompere un politico, o quelle di un politico per elencare le condizioni, le percentuali, le prestazioni dovute dall'imprenditore in cerca d'appalto pubblico. Così come proibite saranno le parole del mafioso al politico o all'imprenditore, e viceversa. Vietato indagare, registrare, raccontare. La verità è sempre relativa. E' il trionfo della privacy, la fine dello stato di polizia. Basta con le intercettazioni telefoniche, le inchieste giudiziarie compromettenti per il potere e le inchieste giornalistiche irrispettose verso i potenti. Che siano a Montecitorio come a Palazzo Chigi, in Confindustria come in Cosa Nostra. In piazza si possono mettere solo le pubbliche virtù, non i vizi privati, né quelli pubblici.
- 30/05/2010 [123 commenti]
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http://illavoronobilitailportafoglio.blogspot.com 20-05-2010 12:47 - collega
Altri invece aspettano che mi pronunci su tutto.
Io non sono un bravo oratore e tantomeno scrivo bene,ma la mia testa è tutta rivolta al mio mondo,il lavoro!
Ho lavorato tutta la vita.Il mio pane è stato comperato con il mio salario.I padroni hanno sempre fatto i prepotenti sui lavoratori,ma almeno prima ti dicevano che dovevi andare per un motivo,oggi ti danno i calci in culo e devi sparire,senza neanche poter far vertenze.Chi non ha mai lavorato e affronta questi argomenti in teoria è come quello che parla di montagna senza essere mai andato a fare una rampicata.
Già è difficile come mi hanno fatto vivere a me e la mia generazione.
Vedere oggi la gente trattata come degli animali,buttati in strada ogni volta che c'è una eccedenza è molto brutto.
Ieri, tutte queste porcate,non potevano essere fatte,non solo per i sindacati che lottavano per i lavoratori,ma anche per una morale comune che stava nella gente della strada.Quando la Coca Cola licenziò gli operai a Roma (1963/4)non ricordo bene la data,i romani tutti si ritrovarono davanti la fabbrica e fecero lotte strepitose.
Tutti con i lavoratori,compresi quelli di destra che altrimenti non rientravano nelle borgate.
La coscienza che ci ha fatto perdere questa sinistra è tutto.
Noi Abbiamo cominciato a perdere quando i borghesi che stavano nei partiti della sinistra insieme all'unità e all'Avanti ci hanno messo il Sole 24 ore.
Abbiamo cominciato a perdere quando abbiamo pensato come i padroni.
Questo è lo stato dei padroni.Loro ci comandano e ci fanno lavorare.Noi siamo la plebe che lavora e produce ricchezza per tutti.Praticamente siamo la controparte del padrone.Se lui guadagna di più,noi lavoriamo di più.
Ora cosa ce ne frega dei problemi dei padroni.
Se non lo sanno fare quel mestiere,invertiamo i ruoli.Noi prendiamo il potere sulla produzione,rimanendo a lavorare,perche gli operai possono fare tutte e due le cose,mentre i padroni,vengono con noi in produzione e noi faremo del tutto per farli lavorare senza mai prenderli a calci nel culo, come fanno loro con noi.
Noi operai possiamo distruggere tutto,perche siamo in grado di ricostruire tutto.Le lotte opoeraie della fiat nel 20 lo hanno insegnato. 20-05-2010 07:41 - maurizio mariani
Dovrebbe essere evidente e logico che la precarizzazione del lavoro porterà inevitabilmente alla cancellazione delle pensioni, rimarranno solo quelle altolocate e alla disparità sociale.
Non capisco come il clero che segue il buon dio possa ancora correre con certi tipi, ma loro probabilmente desiderano il discepolo supplicante che mendichi i suoi diritti per sentirsi realizzati nella loro immensa bontà perchè così potrenno effettivamente fare lavoro di carità!
Ma forse basta vedere le ultime storie di corruzione per capire che il tempio è infestato dai mercanti di anime!
Abbiamo pertanto un legame nella dissoluzione dello stato e della massa lavoratrice, che lega parte del clero con parte degli affaristi di stato che antepongono gli interessi personali a quelli della stato perchè non c'è deterrenza adeguata che invece è rimasta per chi nelle condizioni di bisogno sottrae un pacco di biscotti!
E' un peccato che a livello sociale non sia adeguatamente percepito tale pericolo e non ci sia attività a tutela dei diritti che si stanno perdendo.
Attenzione che ci stanno portando alla pseudo-schiavitù! 20-05-2010 07:25 - Gromyko
http://www.beppegrillo.it/2010/05/_nonostante_i_1.html 20-05-2010 01:05 - gabriele
per l'intanto c'è solo da registrare l'insuperabile record di apatia in regime capitalista. la quasi completa assenza di protesta 'sociale' in questo paese è come minimo sconfortante. il filostatalismo, il dogma della democrazia, le nostalgie keynesiane, l'antimperialismo da 15-18, il mero antineoliberismo, il legalitarismo, per citare varie declinazioni della sinistra, non stanno portando da lungo tempo a nulla. forse perchè sono paradigmi obsoleti? domanda retorica. 20-05-2010 00:18 - Lpz
non so se ho capito bene il tuo pensiero vorrei pero' dire che il "tradimento" di chi per anni ha proclamato certi concetti e poi appena ha avuto un po' di potere ha fatto l'esatto contrario è gravissimo perche' mina la fiducia della gente.
E' la solita domanda che ogni tanto riaffiora: perche' in un momento di crisi economica, con la disoccupazione che avanza, con gli scandali e le ruberie del potere sotto gli occhi di tutti, ecc ecc, tutti fattori che dovrebbero favorire la opposizione accade l'esatto contrario?
La mia risposta è: perche' la gente ha perso la fiducia ed ormai si è convinta che dx e sx "pari sono" ed allora tanto vale prendere l'originale.
In fin dei conti, Berlusconi fa più o meno quello che era prevedibile che facesse; Prodi si è presentato con un programma di oltre 300 pagine e poi, appena al governo, ha smentito tutto e i ministri di sinistra (Ferrero in primis) hanno taciuto oppure hanno protestato solo pro-forma al sabato; salvo poi, quando hanno perso il posto nel governo ed addirittura nel parlamento, ricominciare con i proclami. Troppo tardi; ci vorranno anni per riconquistare la fiducia. 19-05-2010 18:48 - aiace
E ricordo anche che un certo D'Alema teorizzò la fine del posto fisso (degli altri) ed anche lì non ci fu una grande protesta nemmeno da parte della CGIL, forse perche' D'Alema faceva parte di un "governo amico", anzi forse ne era il presidente.
Ma forse sono io a pensare male. 19-05-2010 17:17 - aiace