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COMMENTO
25/05/2010
  •   |   Arianna Di Genova
    Ragazzi, tutti in spiaggia!

    Per giustificare l'eventuale ritardo della riapertura delle scuole (la proposta è posticipare alla fine di settembre o ai primi di ottobre), ipotesi alla quale Mariastella Gelmini non si è dimostrata contraria nonostante la levata di scudi della Lega, si sfoderano gli argomenti più eccentrici. Uno per tutti, il meteo. Ai primi di settembre fa ancora troppo caldo e gli studenti non si concentrano bene. In effetti, adesso fa freddo (sebbene sia maggio inoltrato) e il governo si concentra benissimo per andare giù con il machete e spazzare via tutto - welfare e civiltà tout court - con la scusa del risparmio economico. Altra motivazione, il turismo da far rinascere con l'incentivo dei ragazzi a spasso fino a ottobre. E come? Facile, lanciamo noi l'idea: allungando pure le ferie delle famiglie a due mesi tondi tondi, regalando bonus in soldi contanti per le vacanze da spendere in spiaggia, ombrellone e lettino compreso. In controtendenza, infatti, le famiglie italiane (sempre disfattiste rispetto alle proposte positive del Parlamento), si concedono ormai un numero esiguo di giorni a pancia all'aria da qualche parte: hanno accorciato i tempi del relax perché il portafoglio è sgonfio. La scuola chiusa, secondo il governo, li potrebbe aiutare a ritrovare il piacere perduto...
    Cadute queste argomentazioni-foglie di fico, la verità viene a galla nitidamente. Una decisione che spetta alle Regioni (è materia loro il calendario scolastico, anche i ponti, purché si rispettino i duecento giorni di didattica, secondo lo stardard europeo) viene centralizzata per svilire un compito pedagogico ed educativo a cui si dà una fiducia pari allo zero. Non importa quando venga decretato l'inizio delle lezioni, ma piuttosto in che condizioni sono messi i docenti per svolgerle quelle stesse lezioni. Niente più compresenze alle elementari per elaborare progetti insieme e seguire alunni in difficoltà, tagli al sostegno, alle mediazioni linguistiche, al tempo pieno e un colpo ferale al diritto di crescita del bambino in un ambiente non umiliato (come è la scuola oggi) e quindi umiliante, tendenzialmente depressivo. Insomma, una erosione di tutto ciò che fonda una società moderna, fluida, accogliente e stimolante. C'è una via di uscita? Essere radicali sul serio e non dibattere falsamente su aperture e post-aperture. Il governo deve dire che non nutre nessun interesse per la formazione pubblica, sospendere la didattica e lasciare spalancate le aule solo per l'ora di religione cattolica, l'unica a godere di una stima che non conosce battute d'arresto. I professori di questa materia sono aumentati (anche lo stipendio è lievitato, alla faccia della crisi) hanno «vinto» il credito formativo e quando la cassa delle scuole piange - è una notizia di ieri - c'è sempre un benefattore pronto a regalare qualche crocifisso da appendere in classe. La carta igienica, invece, la continuano a comprare i genitori.


I COMMENTI:
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  • Morta la scuola pubblica, manderemo i nostri figli alle private, oppure all`estero.
    Mi sembra giusto, e`il mercato che comanda, e la scuola conta zero, ma come faro`a spiegarlo a mio figlio? 25-05-2010 14:38 - Enrico Marsili
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