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Andrea Bajani *
Non è un paese per giovani
Quelle dell’Istat le chiamano fotografie, e la fotografia di quest’anno è quella di un paese che annega, con l’unica consolazione che in una foto non si può vedere l’acqua crescere di livello. Quando l’acqua comincia a salire, dentro una nave, si cerca di montare su tutto quel che si trova, così ci si arrampica sopra le sedie, sopra i tavoli, si cerca l’uscita. Poi, quando arriva la disperazione si comincia a salire sulle spalle degli altri, spingerli sotto per restare su, pronti a
difendersi da quelli che a loro volta si vorranno salvare. Ecco: l’Italia di oggi annegando è montata sulle spalle delle nuove generazioni.
È così che invano cerca di respirare ancora un paio di volte prima di sentirsi l’acqua salire oltre il petto. Loro, quelli che chiamano i giovani ma che in realtà arrivano fino ai trent’anni, se ne stanno fermi in posa dentro la foto, con involontaria ironia considerati campioni statistici, campioni in realtà soltanto nell’essere i primi a finire con la testa sott’acqua. Li definiscono i Neet (Not in education, employment or training), sono più di 2 milioni, e sono inetti di fatto, persone finite in bonaccia ancor prima di prendere il vento, sospesi in una zona di mezzo tra la fine della formazione e il non inizio della vita lavorativa. Nella fotografia se ne stanno lì, immobili dentro le case dei padri, a testimoniare la fine farsesca del concetto di proletariato: se per i proletari i figli erano l’unica risorsa, ora sono i genitori l’unica risorsa dei figli. I figli se ne stanno lì, in casa fino oltre i trent’anni, aggrappati alle mammelle sfinite di madri che non ne possono più, di sentirli tirare. Gli hanno detto che lo stato è una cosa anacronistica, passata di moda, che l’unico modo per tutelarsi è rivolgersi a mamma e papà. Così li vedono uscire la mattina e tornare la sera con un pugno di mosche, invitati a formarsi da un paese che al tempo stesso però prende a picconate ogni giorno la scuola, butta tutto alle ortiche, trasforma in carta straccia i diplomi di formazione avvenuta.
Quello che allarma ancora di più, però, in questa foto di gruppo scattata dall’Istat, è che non sono solo i più giovani, ad annegare. Che i contratti precari sarebbero stati l’anticamera del licenziamento nei momenti di crisi, era una
macabra ma facile previsione. Che però a perdere il lavoro sarebbero stati anche quelli delle generazioni dei padri, cassintegrati, licenziati o invitati ad andarsene prima del tempo, quello era uno spettro che non si voleva vedere.
Adesso però li vediamo, ci hanno scattato la foto, e possiamo inserire anche questa dentro l’album di questi gloriosi anni zero. La foto è quella di un paese in cui i giovani sono sott’acqua, e però l’acqua continua a salire, giorno dopo
giorno di qualche centimetro. E nessuno dice niente, nessuno che alzi la voce, che chieda di riavere quel che gli era dovuto. Perché quando si annega il fiato è prezioso, e ciascuno è impegnato soltanto a salvarsi. Le istruzioni sono chiare: montare sulle spalle di un altro, spingerlo sotto, ogni tanto controllare se dalla bocca dei figli, a mollo poco più sotto esce qualche bolla. E se non esce, non è tempo di piangersi addosso.
* Scrittore e autore teatrale, il suo ultimo libro è «Domani niente scuola» (Einaudi)
- 30/05/2010 [123 commenti]
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Per chi ci riesce e penso siano molto pochi, c'è un coniglio da estrarre dal cappello, una magia : prenotare un volo in aereo e sparire.... 28-05-2010 15:36 - GB
Faticando e mangiando polvere e fatica e rischi ma mischiandoci coi popoli per un ideale OPPOSTO al vostro: PRODUCI, CONSUMA CREPA .....Io vivo in Sud America si quello bolivariano DI CAMICE ROSSE, posso parlare di esperienze globali tu a quanto sembra sei un povero italo- padano seduto in un comodo salotto su lago di Como in pantofole verdi non hai ideali, se non l'euro, la produzione e l'indice Mibtel.....Vieni ti
ci portiamo "noi" a fare un faticoso tour proletario in Sud America...con gli indios di montagna, i neri del pacifico del Caribe o del Sertao brasiliano, o una attraversata dell'Ammazzonia....o in mezzo a quartieri di metropoli invase da migliaia di indigenti e di pandillas armate....E' MEGLIO CHE TE NE STIA SEDUTO LA' NEL TUO SALOTTINO ORDINATO PADANO SUL LAGO DI COMO A GUARDARTI RAI SET , IL DUCE P2 E LA MARCEGAGLIA....CON LE TUE GIACCHETTINE ELEGANTI, FATTI UNA PASSAGGIATA A MONTENAPO ED ESPLORA IL LAGO DI COMO INVECE DI IMMAGINARE L'INDIA.... E LA DOMENICA VAI A SFOGARTI ALLA CURVA SUD DI SAN SIRO ....SALUTI COMUNISTI COMPAGNI DEL MANIFESTO!!!! 28-05-2010 11:27 - rick
E come si sa la sinistra sogna anche e si aggrappa a coloro che hanno ancora questi vecchi privilegi. Ha dormentato per anni, nel sonno culturale ha promosso il neoliberismo e oggi sogna del passato senza particolare idea per il futuro. Il campo politico e libero per Berlusconi e la destra e gli industriali. Possono fare cosa vogliono. Ormai, anche se perdono un'elezione, sicuramente dopo 5 anni la rivoncono, perchè un governo centro-sinistra non fa altro che intensificare il modello mercato-dapertutto e fai-da-te-la-tua-vita. 28-05-2010 09:48 - flavo
Un caro saluto da Parigi
Stefano 28-05-2010 09:29 - Stefano
Bruciati nei forni e ridotti allo stremo nei campi di concentramento.
I talebani nei campi di concentramento di Quantanamo e di tanti altri paesi nel mondo del nuovo impero,hanno lo stesso trattamento dei poveri ebrei di ieri.
Le persone cambiano! 28-05-2010 08:04 - mariani maurizio