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Francesco Paternò
Il bovarismo di Berlusconi
C'è perfino del bovarismo nella avance di Silvio Berlusconi a Emma Marcegaglia di fronte alla platea confindustriale, in quella lacerazione fra ciò che il presidente del consiglio ha e ciò che vorrebbe avere. Le ha chiesto di fare il ministro e lei risponde no, lo richiede e spinge la platea dell'auditorium a convincerla, «alzi la mano chi è d'accordo», ma la platea se la tiene stretta, la mano al corpo e Marcegaglia in Confindustria. Ce ne è abbastanza perché Berlusconi si indispettisca e chiuda lì dieci minuti dieci di concione a braccio, un nulla per chi è abituato a sproloquiare. E un'enormità per chi ormai non capisce più nemmeno la sua gente. Il discorso di tante pagine che aveva preparato adesso lo agita nell'aria, «ve lo regalo», dice il presidente del consiglio. Ci sarebbe scritto tutto quel «che il governo ha fatto», ma che Marcegaglia nella sua relazione non ha evidentemente riconosciuto, o quasi.
La presidente di Confindustria, che incassa la manovra del governo, presenta un conto di richieste poco piacevole per Berlusconi: dalla riforma fiscale alle altre riforme strutturali non fatte, dalla «cattiva qualità della spesa pubblica» ad addirittura un richiamo a smettere «litigi e divisioni» nella maggioranza, fino alla proposta di un «Assise dell'Italia dell'impresa e del lavoro» con tutti, Cgil compresa quanto esclusa dal governo.
Il presidente del Consiglio sale sul palco e prova a cambiare registro, a parlare è un capo di governo senza una politica. Si dice d'accordo sull'intervento della presidentessa di Confindustria, «tranne su due o tre punti». Alla fine, Berlusconi ne ricorda uno soltanto, quello che evidentemente più gli brucia: «Non è vero che questo governo ha fatto marcia indietro sulle liberalizzazioni», dice a «Emma», come ripetutamente la chiama.
Poi, come al cabaret - farà notare più tardi Enrico Letta del Pd - il presidente del consiglio prova il colpo che su un palcoscenico può cambiare la serata (o nel suo caso la giornata), ma si capisce che non è aria. Rinnova in pubblico l'invito alla Marcegaglia a diventare ministro dello sviluppo al posto di Claudio Scajola. «Sapete come mi ha motivato il suo no? Ha detto: "Ma come la prenderebbero in Confindustria?" Mi rivolgo a voi, chiedo un voto, alzi la mano chi è d'accordo che accetti». Le mani non si alzano, la sala Santa Cecilia dell'Auditorium è sorda alla nuova gag del Cavaliere, che infatti fa buon viso: «Allora non potete prendervela con il governo!». Nessuno ride, cosa che farebbe innervosire qualunque cabarettista, e allora il Cavaliere diventa quasi sprezzante rivolgendosi agli imprenditori: «L'indirizzo del governo lo conoscete», insomma chi vuole fare meglio venga a trovarci e partecipi, nei prossimi tre anni di legislatura «si può fare di più» e cercasi «imprenditori disponibili a darci una mano». Come dire: non fate come il vostro presidente che mi ha risposto no.
Marcegaglia ha avuto strada in discesa nello sferzare sprechi e corruzione della politica, Berlusconi le risponde con il solito colpo di spugna, «è una situazione ereditata da altri governi», qualche imprenditore mugugna, nessuno se la sente di fischiare. Il premier vorrebbe chiudere a voce alta, ma ecco il bovarismo di ritorno. Cercando una spalla, indica in platea Gianfranco Fini e dice che insieme a lui si «può garantire che in parlamento la maggioranza sarà coesa, voterà i provvedimenti del governo e rispetterà il mandato che ci è stato dato dagli elettori». Fini non si muove e finalmente il presidente del consiglio intuisce che è ora di andare via, mentre fuori dalla sala di Santa Cecilia dell'Auditorium anche il banchiere dei banchieri e presidente di Generali Cesare Geronzi fa sapere cosa pensa della insistente richiesta a Marcegaglia di fare il ministro: «Penso stia bene là». L'ottimismo di Berlusconi si scioglie nell'ultimo invito nemmeno velato agli imprenditori di esportare di più. Grazie certo non al suo governo, ma all'euro debole.
- 30/05/2010 [123 commenti]
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Non c'ha fatto ride!
E come il comico dell'Ambra si è defilato alla svelta per non rimediare pomodori e fischi!
Povero Berlusconi,perde i colpi anche da comico!
Dicono che il suo gradimento è sceso più da comico che da capo del governo.
La cosa è grave,perche il nostro "capetto"si sente un uomo di spettacolo.
Lui ha citato Mussolini per dirci,che non conta nulla sulla politica e sul potere.
Quello che più gli interessa sono le sue proprietà e la sua notorietà.
Toglietemi tutto,ma non la mia simpatia.Ora che non è più simpatico,la cosa lo turba.
A lui non gli frega nulla se gli operai hanno un lavoro o no,basta che non si intacchi la sua immagine.
Ieri gli industriali hanno profanato la sua simpatia.Che dolore.
Neanche se gli tiravano in faccia tutti i duomi di Milano,gli avrebbero fatto tanto male.
Ma non avete visto come ha preso tutto il "fagotto" che aveva scritto e lo ha regalato alla Marcegaglia?
Neanche Alberto Sordi,risciva a fare una parte così.
Che figura....! 28-05-2010 17:31 - mariani maurizio