giovedì 19 settembre 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale giovedì 19 settembre 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
COMMENTO
29/05/2010
  •   |   Ermanno Rea
    Cara Italia mai nata

    Ho letto con grande attenzione l'intervento di Giorgio Ruffolo pubblicato dal manifesto (mercoledì 26 maggio) sotto il titolo «Federalismo, un patto tra Nord e Sud» e desidero, per quel poco che possano valere le mie parole, spenderne un po' a favore dell'ipotesi avanzata dall'illustre economista e uomo politico a giudizio del quale il futuro dell'Italia potrebb'essere anche, o meglio forse, quello di suddividersi in alcune (poche) macro-regioni federate tra loro ma dotate di grande autonomia.
    Ruffolo avanza la sua proposta senza alcuna iattanza o sicumera, non pretende affatto di avere in tasca la ricetta utile a salvare l'Italia dalle tempeste che la vanno squassando ormai da tempo immemorabile (fino a rendere fumosa ogni speranza di riassetto virtuoso soprattutto sotto il profilo economico, in un tempo ragionevolmente breve). No, egli si limita a richiamare l'attenzione generale su una possibilità che merita quanto meno di essere discussa, non fosse altro che per guardare meglio dentro noi stessi e per comprendere quanto gravi siano le ferite presenti sul corpo del paese e come sia impensabile che la disunità italiana possa continuare a produrre mostri, senza che vengano adottati rimedi radicali.
    Rimedi capaci di rivoluzionare lo stesso modo di pensare e di essere dei cittadini e soprattutto delle classi dirigenti sia al Nord che al Sud.
    Imprevedibilmente, la sortita di Ruffolo (vedi il suo bel libro "Un paese troppo lungo", pubblicato da Einaudi) ha ricevuto però un'accoglienza improntata a una certa sufficienza, nella convinzione che ogni discorso federalistico sarebbe nient'altro che un modo per consegnarsi nelle mani di Bossi .
    Come Ruffolo, anch'io ritengo che le cose non stiano così, e non soltanto perché un pensiero federalista è presente in tutta la storia del Risorgimento, sostenuto con spirito patriottico da illustri intellettuali che non possono certamente essere annoverati tra i padri ispiratori dell'attuale leader leghista, tipico figlio di nessuno dal punto di vista politico e culturale. Ma perché non riesco a intravedere alternative diverse dal divorzio a un matrimonio così manifestamente andato in frantumi. Inutile bendarsi gli occhi: dal punto di vista statuale l'Italia non esiste; non è mai nata. Il divario Nord/Sud, così come lo abbiamo costruito pazientemente, un po' alla volta, in maniera deliberata e consapevole lungo centocinquant'anni di storia, non ha uguali in tutto il mondo, fa dell'Italia un caso unico nella sua anomalia socio-economica con riflessi perfino di natura neurologica (come negare che ormai la "faglia" attraversa la nostra stessa psicologia?). Semmai c'è da apprezzare lo sforzo di Ruffolo nel formulare una proposta che, pur smontando l'idea di Stato, salva e rafforza quella di Nazione, secondo una distinzione che fu particolarmente coltivata a metà dell'Ottocento da Bertrando Spaventa, esponente di punta di quel neo-hegelismo napoletano (Bertrando e Silvio Spaventa, Francesco De Sanctis, Luigi Settembrini, Vittorio Imbriani...) che incarnò nel secolo XIX l'ideale unitario come organizzazione organica e rigidamente integrata di un popolo. Nello Stato, ebbe a dire Bertrando Spaventa, «la coscienza nazionale sale e si perfeziona a coscienza politica».
    Non ricordo a caso la figura di questo pensatore ingiustamente depennato dai libri di scuola. Se lo faccio è soprattutto per ricordare da quale accademia e da quale milizia provengono tanti di noi in quanto meridionali convinti del valore salvifico dell'ideale unitario, di uno Stato italiano forte, coeso e soprattutto affrancato dalla tutela di santa romana Chiesa. Come predicava Bertrando Spaventa.
    Per la verità il buon filosofo diceva di più. Sosteneva che la figura del cittadino responsabile era stata inventata dall'Italia, dalla cultura dell'Umanesimo e del Rinascimento, ma che essa era stata subito messa in ceppi dal Sant'Uffizio che non aveva tardato a trasformare il suddetto cittadino responsabile in suddito, perfetto figlio della Controriforma.
    Tutto questo vuole dire che oggi, accettando di discutere di federalismo e di macro-regioni, stiamo smentendo noi stessi e i nostri maestri, stiamo facendo commercio dei nostri ideali? Non credo. Stiamo soltanto prendendo atto di un fallimento epocale, ci stiamo semplicemente interrogando se non sia possibile pervenire agli stessi risultati progettati un tempo attraverso una strada sicuramente più tortuosa e insidiosa, ma non per questo senza sbocchi e tassativamente perdente come l'ha dichiarata Eugenio Scalfari in un suo articolo (la Repubblica del 16 maggio scorso).
    In ogni caso, coloro che si dichiarano indisponibili a ogni discorso sul federalismo e le macro-regioni dovrebbero quanto meno spiegarci quale possa essere oggi un rimedio credibile alla situazione di malessere, di sfascio e di spaccatura in cui versa l'Italia; soprattutto, dovrebbero spiegarci se siamo ancora in tempo a fare quello che non è stato fatto in passato, e cioè realizzare una unificazione del paese, oltre che di natura amministrativa, anche di tipo economico e sociale. Il marcio infatti è tutto qui. Personalmente ho il torto di pensare che ormai sia troppo tardi per correre ai ripari. Obbiettivamente e anche soggettivamente, nel senso che ritengo difficile orientare consolidati modi di pensare e di agire in direzioni opposte a quelle del passato.
    L'Italia che si unisce lo fa infatti precostituendo il proprio fallimento di cui tutti oggi patiamo l'insopportabile peso. Tradizionalismo e arretratezza tarpano le ali a tutti: al Sud, dove prospera il latifondo e dove arcaici rapporti di proprietà e di produzione condannano le popolazioni agricole a una povertà senza scampo (a fronte dell'illimitata ricchezza dei proprietari terrieri assenteisti); al Nord, dove una miope borghesia produttiva non sa guardare oltre il proprio ombelico, senza riuscire a capire che l'unificazione l'ha investita di un grande ruolo: farsi promotrice dello sviluppo generale di tutta la nazione.
    Sia concessa anche a me una illuminante citazione di Gramsci. «La egemonia del Nord sarebbe stata 'normale' e storicamente benefica se avesse avuto la capacità di ampliare con un certo ritmo i suoi quadri per incorporare sempre nuove zone economiche assimilate. Sarebbe stata allora questa egemonia l'espressione di una lotta tra il vecchio e il nuovo, tra il progressivo e l'arretrato, tra il più produttivo e il meno produttivo; si sarebbe avuta una rivoluzione economica nazionale (...) e al contrasto sarebbe successa una superiore unità. Ma invece non fu così...».
    La citazione è curiosa. Innanzi tutto per lo spirito che la ispira, squisitamente liberistico. Per Gramsci la borghesia produttiva del Nord va messa sotto accusa per la sua incapacità di guadagnare al capitalismo moderno nuove aree, si potrebbe dire per scarsa fiducia in se stessa e nel proprio verbo. La diresti l'opinione di un protestante.
    Ma, detto questo, come negare che il passo è di rara lucidità e fa comprendere quanto l'unificazione italiana, così priva di progetti e ambizioni, appaia sin da principio destinata a produrre nient'altro che mostri? Che infatti non tardano ad arrivare, attraverso il congelamento della già debolissima economia meridionale , colpita negli anni Ottanta dell'800 da una grave crisi agricola internazionale che la mette completamente alla mercè del Nord.
    A partire da quel momento, come spiega lo storico Francesco Barbagallo in un suo corposo studio intitolato "Stato, Parlamento e lotte politico-sociali nel Mezzogiorno" , il divario tra Nord e Sud «non cesserà più di accrescersi: allo sviluppo industriale del Nord si accompagnerà il sottosviluppo economico e sociale del Sud in un rapporto di stretta dipendenza destinato a perpetuarsi».
    E' tempo di concludere. Lo farò con una semplice domanda. E' davvero impensabile che il Mezzogiorno non possa trovare dentro di sé quelle risorse di dignità, di energia e anche d'immaginazione in grado di salvarlo, sia pure in un tempo non breve e tra mille sacrifici, dal baratro nel quale è precipitato?
    In ogni caso, chi ha meglio da proporre si faccia avanti.


I COMMENTI:
  pagina:  2/3  | prima  | precedente  | successiva  | ultima
  • Traduzione dai deliri del Gasperini: "tutto deve restare com'e', perche' lo dico io. E chi non la pensa come me e' un razzista e un mentecatto".
    Allora Gasperino eccoti un'alro delirio: La federazione del Nord avverra', e gli zibaldoni di strafalcioni e insulti non ritarderanno quel momento, neppure di un minuto.
    Non temo i politici veneti mangioni. Li conosco, e so come combatterli. Te intanto fatti un giro in Sicilia, e guarda come si vive sotto i mafiosi veraci. Forse impari qualcosa e diventi un poco piu' propositivo invece di fare il profeta dell'apocalisse. 30-05-2010 09:05 - Luca Ortenzi
  • Scusate, ma i fautori del federalismo che cosa racconteranno a quelli con i capelli bianchi come il sottoscritto, che per tutta l'infanzia e l'adolescenza a scuola si sono sentiti bombardare le orecchie con il mito del Risorgimento e la retorica dell'Italia Redenta? Che è stato tutto uno scherzo ? E tutto questo mentre l'insegnante di religione ( che allora era sempre un prete ), ci raccontava le fandonie di Gesù morto sulla croce per salvare tutti noi dal peccato, (come volevano gli accordi del Concordato). Che è stato tutto un equivoco ? E poi magari sostituiremo quelle menzogne con altre balle, tipo la religione neopagana del Dio Po ( tra l'altro mai esistito) ? Cioè, io a quelli della Lega Nord come quel pazzoide di Aiace non ci credo mica tanto... Non sarà che poi si finirà col dire come al solito " Si stava meglio quando si stava peggio " ? 30-05-2010 08:02 - gianni
  • Io credo il signor Rea abbia fatto un'analisi superficiale, piena di clamorosi fatti storici e satura di quei pregiudizi che portano i Veneti a parlare della Sicilia come di un territorio conquistato, ma che in fondo non gli appartiene e spingono l'opinione pubblica italiana a pensare che la gente del sud anela assistenzialismo e scarso impegno, non capace di camminare con le proprie gambe salvo, nel caso in cui arriva al suo destino, e cioè, a farsi la valigia, abbandonare affetti, amici e la propria terra, destino ovviamente escluso per il giovane padano, e rivelarsi improvvisamente capace di correre e saltare per pompare il PIL della grassa locomotiva di genesi padane. Per quanto riguarda i falsi storici, lasciando perdere Lombroso o il fenomeno del brigantaggio, vi siete chiesti perchè la prima ferrovia in Italia è stata costruita al sud ? E i cantieri navali dov'erano ? E le fabbriche smantellate subito dopo l'assoggettamento del sud al regno dei Savoia ? E le casse e i beni delle banche del sud svuotate e confiscate ? Me lo sapete dire dov'è che la mafia investe i soldi rubati ai siciliani e perchè ?
    Cosa succederà una volta attuato il federalismo ?
    La Regione Sicilia è vero che ha circa 20.000 dipendenti, mentre, ad esempio, la Regione Lombardia ne ha 5.000, ma nella Regione Sicilia si sono 3.000 dip. del corpo forestale, 2.000 dipendenti della Sopraintendenza Beni Culturali, 1.000 dipendenti del Genio Civile ecc.(Cosorzi Asi, Consorzi di bonifica ..) che in Lombardia e nelle altre regioni sono dipendenti statali in quanto queste ed altre competenze appartengono allo Stato. Ipotizzando che anche in tutte le altre regioni ci sia un passaggio di competenze ci potremmo ritrovare, facilmente, con la regione Lombardia con il triplo di dipendenti della Sicilia. E cosa diranno allora Tremonti e Bossi ? Come potranno giustificare il mancato intervento dello stato in Sicilia ? Perchè non è stata sviluppata la rete ferroviaria, mentre ancora oggi si costruiscono ferrovie che collegano Verona o Brescia con sperduti paesini sulle montagne ? Perchè tutti gli interventi nel meridione devono essere fatti con i fondi europei, che dovrebbero servire a colmare il gap infrastrutturale, e adesso il buon Tremonti, che dovrebbe solo fare il passamano, vuole rubare anche quelli ? Perchè non vengono trasferiti i crediti per le accise petrolifere ?
    In questo quadro appaiono due aspetti principali, il primo aspetto riguarda l'incredulità nel costatare che questi deficienti leghisti reclamano qualcosa che senz'altro non gli conviene. Se la Sicilia, insieme alle altre regioni meridionali comincia a svilupparsi e si innesca una diaspora dei siciliani verso la loro terra, in padania restano con il culo per terra. L'altro aspetto, confortante nel lungo periodo è che in fondo non siamo messi male, siamo solo bloccati dallo stato complice di poteri forti nordisti, rappresentato da Bossi a Tremonti, che si alzano la mattina solo per studiare come possono continuare l'opera dei loro avi, Cavour e i Savoia, e cioè fregarci. 29-05-2010 22:14 - Salvatore Catania
  • Ma ci domandiamo perche' dopo 150anni dalla unita' d'Italia dove i nostri avi fecero una guerra di Risorgimento perche' dovevamo risorgere dalla angheria degli ossurpatori e costriuire finalmente una nazione unitaria e sovrana. OGGI CON LAPOLITICA DELLA LEGA NORD CHE FA LEVA SU EGOISMI E RAZZISMI, DIVULGA L'ODIO FRA GLI ITALIANI E NON SI DICA CHE PRIMA DELL'AVVENTO DEL PARTITO DEGLI EDONISMI PIU' TETRI ESISTEVA LA <<QUESTIONE DELL'UNITA D'ITALIA >>NON C'ERA QUESTO STRAPARLARE DI PERSONE DEL NORD DEL CENTRO E DEL SUD COME L'APPELLO ALLA SECESSIONE CHE FALLITO IL DISEGNO STOLTO , SI VUOLE DIVIDERE I CITTADINI ITALIANI CON UN FEDERALISMO CHE NASCE MORTO PER I COSTI CHE COMPORTA E LE DIVISIONI SOCIALI E DI REDDITO FRA SUD E IL RESTO DEL PAESE. NOI ITALIANI ABBIAMO BISOGNO DI COESIONE SOCIALE NON CERTO DI QUELLA CHE PARLA BOSSI E BERLUSCONI.IL FEDERALALISMO E' UNA FORMA DI GESTIONE DELLA COSA PUBBLICA CHE E' EFFICACE E CHE FA PROGREDIRE IL PAESE; MA QUANDO CI SONO LE CONDIZIONI DI COESIONE FRA LE VARIE REGIONI COSI' DETTE RICCHE AL NORD POVERE AL SUD. IL FEDERALISMO E' VINCENTE QUANDO IL POPOLO E' MESSO SULLO STESSO PIANO SOCIALE E POLITICO. 29-05-2010 21:24 - eracle
  • Mala tempora currunt... 29-05-2010 20:09 - Michele1789
  • Leggere questo articolo è stato doloroso. Uno schiaffo in piena faccia. La disperante, drammatica relatà è lì, in quella pagina. L'Italia è un paese diviso dall'ignoranza, dalla povertà, dall'individualismo e dalla mancanza di senso civico e di spirito di solidarietà sociale.
    Combattere questi avversarie è un impresa titanica. Bisognerebbe avere una scuola pubblica in grado di raggiungere tutti. Una scuola in cui l'educazione ambientale e l'educazione al senso civico siano materie primarie fin dall'inizio! Bisognerebbe avere delle politiche redistributive di contrasto alla povertà, politiche che spingano alla solidarietà sociale, non all'assistenzialismo. L'Italia ha bisogno di infrastrutture che uniscano, che ci facciano sentire tutti più vicini. Oggi, da Milano, è più facile e rapido raggiungere Parigi che Cosenza!
    Dovremmo essere governati da persone che amano realmente il loro paese e che sentano la responsabilità del loro ruolo.

    Ma forze invisibili ogni giorno ci bombardano con un unico messaggio. Se non consumi non esisti! Ed allora le persone sono solo alla disperata ricerca del modo in cui possono accaparsi più consumo! Per sentirsi integrate, meno sole e parte di un insieme. Ma è all'nsieme sbagliato che desiderano appartenere. Quello del consumatore. Ed allora, poco importa chi ci governa.. 29-05-2010 20:05 - Federico
  • Finché il Sud sarà nelle mani della criminalità organizzata il suo sviluppo economico è impossibile. E c'è il serio rischio che la riforma federalista dello Stato consenta alle mafie di rafforzare il proprio dominio. Del resto il sottosviluppo meridionale è funzionale al sistema produttivo italiano, che da sempre è imperniato sulla difesa degli interessi delle grandi imprese del Nord. Quindi, non sarà facile per i meridionali risollevarsi dal baratro in cui sono caduti... 29-05-2010 19:43 - pinolicandro
  • Splendido articolo e concordo con Ruffolo.
    Finalmente si comincia a "toccare" il tabu di una Italia unita mai nata. 29-05-2010 17:59 - Matteo
  • il turismo è un argomento come un altro per mettere in ballo altre questioni.

    il resto che scrivi è caciara. 29-05-2010 17:58 - lpz
  • X Aiace
    L'amministrazione pubblica e' uno dei principali sbocchi per i laureati e diplomati del sud. Il voto di scambio facilita questo naturalmente.
    L'industria privata e' invece uno degli sbocchi per i laureati e ignoranti del nord. Il voto di scambio facilita questo naturalmente.
    Spesso al nord, pur potendo studiare vanno a lavorare per evere subito due lire in tasca. E rimangono fregati.
    Giusta la lotta alla evasione e all'abuso, ma bisognerebbe cominciare dove inizia la puzza: dalla testa. 29-05-2010 17:56 - murmillus
I COMMENTI:
  pagina:  2/3  | prima  | precedente  | successiva  | ultima
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2011 [ 26 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 30 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
STREET POLITICS Giuseppe Acconcia
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
ANZIPARLA Giulia Siviero
freccia
  • La foto
    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
SERVIZI