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Gianpasquale Santomassimo
Una polemica da fine della politica
"Gomorra" di Roberto Saviano è il libro più importante sulla storia d'Italia degli ultimi vent'anni. Non so se è scritto bene o male, non ho titoli per dirlo, e neppure mi interessa molto. Certamente è un libro efficace, non solo perché illustra nel dettaglio le trasformazioni di una società criminale specifica, descritta dall'interno, ma soprattutto perché fa comprendere le trasformazioni della società italiana in un ciclo molto lungo e ancora di là dall'esaurirsi.
Quel che Saviano dice sulla camorra è in realtà metafora, probabilmente non cercata e non voluta, della parte vincente della società italiana fondata sull'individualismo acquisitivo, emersa dalla lunga crisi della socialità costituzionale, e del suo rapporto con la politica e le istituzioni. Una società che ormai non ha più bisogno della politica, che può e vuole «fare da sé», che non ha più bisogno di protezione dai politici ma anzi offre protezione ai politici, che alla politica chiede semplicemente di non intralciare il suo cammino. O, più precisamente, di produrre leggi-quadro che consentano a questa società di crescere.
L'elenco di «provvidenze» in questo senso sarebbe lungo e qualificante, ma è una vicenda che è giunta ormai a una svolta decisiva: la legge sulle intercettazioni sarebbe un tassello decisivo in questo quadro. Il mitico federalismo a venire sarebbe la ciliegina su una torta ormai quasi confezionata: controllo pieno, ufficiale, non più solo «di fatto», dei più forti sui più deboli, supremazia non più contrastata e contrastabile.
La fine della politica, così come è stata intesa nel lungo Novecento, è stata di fatto già realizzata in questo paese, in attesa che lunghi e troppo lenti processi di reinvenzione tentino di rimodellarla da sinistra.
Non mi riesce di scorgere, qui ed ora, una «ossessione unanime per la legalità». È triste semmai che il dibattito politico debba concentrarsi su qualcosa che in ogni paese civile sarebbe considerato pre-politico, un presupposto necessario, non solo condiviso ma indiscutibile e indiscusso, della politica.
Certo un paese fortunato e civile non dovrebbe avere bisogno di eroi, e la sinistra non dovrebbe avere bisogno di icone. Ma esiste ancora la sinistra? E soprattutto esiste ancora il «paese» di cui eravamo abituati a discutere?
- 30/06/2010 [23 commenti]
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Uno scrittore diventa famoso quando vende libri e per vendere libri deve entrare nella nicchia adatta. Naturalmente la maggior parte dei libri vengono "rivisti" dalle case editrici e professionisti della "limatura" rimpacchettano ogni manoscritto che viene pubblicato. Non so se il libro di Saviano abbia subito questo processo che, almeno in USA, e' praticamente la norma ma non penso che la Mondadori di Berlusconi non faccia la stessa cosa.Dco subito di non aver letto il libro e quindi parlo per linee generali.
La poverta' e pochezza culturali della nostra societa', per altro sempre piu' massificati e ampliati dalle tecnologie computer che creano cultura tipo usa e getta e l'informazione pseudoculturale tipo internet sono perfettamente funzionali al processo di mercificazione di cui dicevo. Dare l'illusione a chiunque di avere conoscenza di "fatti" non verificabili e spesso proposti e manipolati da organizzazioni potentissime e all'insaputa di tutti (per esempio pensate a NarusInsight o Echelon o a uffici creati per manipolare le informazioni primarie e sotto le dipendenze CIA), crea una popolazione facile da controllare perche' convinta di "sapere" e percio' di essere nel giusto ma in realta' manipolata alla perfezione.
Credo quindi che discutere di Saviano, per quanto interessante, sia solo un falso problema perche' anche lui parte di un meccanismo assai piu' grande. Ed e' di questo che si dovrebbe discutere. 04-06-2010 17:15 - murmillus
ma va là 04-06-2010 15:34 - giorgio
Non credo davvero che Saviano sia fascista comunque Paolo Borsellino simpatizzava per il MSI, vuoi sputare anche su di lui? Su di lui no, vero? Perchè lui è morto ammazzato..alla fine è così, non importa quel che di buono hai fatto, quello per cui ti sei battuto, le minacce che hai subito. Per far sì che ti rispettino devi finire ammazzato con la tua scorta, se ti ostini a restare vivo ci sarà sempre qualcuno che storce il naso perchè non sei abbastanza 2barricadero" e vuoi portare la tua lotta anche a gente lontana dal tuo modo di vedere.
Questa è l'Italia. 04-06-2010 17:10 - paolo1984
che prima col libro del filosofo Del Lago (e che filosofo!, mi verrebbe da dire come per tutti i filosofia italiani) e poi del sassofonista napoletano Sepe (Napoli mi fa sempre piu schifo, con grande rispetto per i napoletani), dicevo Il Manifesto e´ diventato il ricovero della sinistra piu´ reaionaria, quella che si dimena tirando colpi a destra e a manca come un animale moribondo che qualcuno sta cercando di salvare per curarlo.
Detto questo, il contenuto dell´articolo e abbastanza scontato e ci vuole ben altro.
Io, per me Il Manifesto e´ uno dei pochi giornali cartacei per cui val la spena spendere i soldi di un caffe, mi auguro che Il Manifesto "viva", ma che superi la sua crisi d´identita´ attuale. Cominciando dal togliere il sottotitolo "quotidiano comunista" che sta li´ (e´ il segreto di pulcinella) solo per qualche nostalgico del comunisco reale. Io credo che Il Manifesto abbia molti piu´ lettori che non si riconoscono nella falce e martello, molto migranti che hanno conosciuto le dittature e rabbrividiscono al solo pensiero della falce e martello. 04-06-2010 16:44 - Beppo
ma va là 04-06-2010 15:34 - giorgio
Davvero?
Si deve cancellare la portata dei grandi uomini pregiudizialmente? E in favore di cosa? Dell'anonimato spirituale, del nulla negli ideali, della mancanza di identita', della definitiva inazione?
Forse i grandi esempi sono una responsabilita' troppo grande, per una sinistra che non sa piu' nemmeno riconoscere se stessa.
Infatti, cosa e' mai piu' la sinistra italiana, se non un rivolo infinito di litigi intestini, di salottini e di incapacita' di leggere il mondo.
Io vivo all'estero, e so cosa e' la sinistra, nella politica e nei fatti, lontano lontano dal Bel Paese. 04-06-2010 14:41 - matteo.g.k.