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COMMENTO
04/06/2010
  •   |   Gianpasquale Santomassimo
    Una polemica da fine della politica

    "Gomorra" di Roberto Saviano è il libro più importante sulla storia d'Italia degli ultimi vent'anni. Non so se è scritto bene o male, non ho titoli per dirlo, e neppure mi interessa molto. Certamente è un libro efficace, non solo perché illustra nel dettaglio le trasformazioni di una società criminale specifica, descritta dall'interno, ma soprattutto perché fa comprendere le trasformazioni della società italiana in un ciclo molto lungo e ancora di là dall'esaurirsi.
    Quel che Saviano dice sulla camorra è in realtà metafora, probabilmente non cercata e non voluta, della parte vincente della società italiana fondata sull'individualismo acquisitivo, emersa dalla lunga crisi della socialità costituzionale, e del suo rapporto con la politica e le istituzioni. Una società che ormai non ha più bisogno della politica, che può e vuole «fare da sé», che non ha più bisogno di protezione dai politici ma anzi offre protezione ai politici, che alla politica chiede semplicemente di non intralciare il suo cammino. O, più precisamente, di produrre leggi-quadro che consentano a questa società di crescere.
    L'elenco di «provvidenze» in questo senso sarebbe lungo e qualificante, ma è una vicenda che è giunta ormai a una svolta decisiva: la legge sulle intercettazioni sarebbe un tassello decisivo in questo quadro. Il mitico federalismo a venire sarebbe la ciliegina su una torta ormai quasi confezionata: controllo pieno, ufficiale, non più solo «di fatto», dei più forti sui più deboli, supremazia non più contrastata e contrastabile.
    La fine della politica, così come è stata intesa nel lungo Novecento, è stata di fatto già realizzata in questo paese, in attesa che lunghi e troppo lenti processi di reinvenzione tentino di rimodellarla da sinistra.
    Non mi riesce di scorgere, qui ed ora, una «ossessione unanime per la legalità». È triste semmai che il dibattito politico debba concentrarsi su qualcosa che in ogni paese civile sarebbe considerato pre-politico, un presupposto necessario, non solo condiviso ma indiscutibile e indiscusso, della politica.
    Certo un paese fortunato e civile non dovrebbe avere bisogno di eroi, e la sinistra non dovrebbe avere bisogno di icone. Ma esiste ancora la sinistra? E soprattutto esiste ancora il «paese» di cui eravamo abituati a discutere?


I COMMENTI:
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  • La nostra societa' mercifica tutto e persino l'idea di essere di sinistra o di destra, rivoluzionario/ribelle o conservatore e' sovente una illusione/convinzione frutto di una stimolazione subliminale commerciale. La musica rock, i cui fruitori spesso pensano di essere ribelli ne e' un classico esempio. Si tratta della piu importante scoperta della propaganda borghese e strettamente funzionale alla sopravvivenza di questa societa': rinchiudere tutto in contenitori commerciabili.
    Uno scrittore diventa famoso quando vende libri e per vendere libri deve entrare nella nicchia adatta. Naturalmente la maggior parte dei libri vengono "rivisti" dalle case editrici e professionisti della "limatura" rimpacchettano ogni manoscritto che viene pubblicato. Non so se il libro di Saviano abbia subito questo processo che, almeno in USA, e' praticamente la norma ma non penso che la Mondadori di Berlusconi non faccia la stessa cosa.Dco subito di non aver letto il libro e quindi parlo per linee generali.
    La poverta' e pochezza culturali della nostra societa', per altro sempre piu' massificati e ampliati dalle tecnologie computer che creano cultura tipo usa e getta e l'informazione pseudoculturale tipo internet sono perfettamente funzionali al processo di mercificazione di cui dicevo. Dare l'illusione a chiunque di avere conoscenza di "fatti" non verificabili e spesso proposti e manipolati da organizzazioni potentissime e all'insaputa di tutti (per esempio pensate a NarusInsight o Echelon o a uffici creati per manipolare le informazioni primarie e sotto le dipendenze CIA), crea una popolazione facile da controllare perche' convinta di "sapere" e percio' di essere nel giusto ma in realta' manipolata alla perfezione.
    Credo quindi che discutere di Saviano, per quanto interessante, sia solo un falso problema perche' anche lui parte di un meccanismo assai piu' grande. Ed e' di questo che si dovrebbe discutere. 04-06-2010 17:15 - murmillus
  • cosa c'entra gramsci con Saviano? Ma per favore. ma se saviano è un adoratore di Almirante e gramsci fu ammazzato in carcere dai fascisti....

    ma va là 04-06-2010 15:34 - giorgio
    Non credo davvero che Saviano sia fascista comunque Paolo Borsellino simpatizzava per il MSI, vuoi sputare anche su di lui? Su di lui no, vero? Perchè lui è morto ammazzato..alla fine è così, non importa quel che di buono hai fatto, quello per cui ti sei battuto, le minacce che hai subito. Per far sì che ti rispettino devi finire ammazzato con la tua scorta, se ti ostini a restare vivo ci sarà sempre qualcuno che storce il naso perchè non sei abbastanza 2barricadero" e vuoi portare la tua lotta anche a gente lontana dal tuo modo di vedere.
    Questa è l'Italia. 04-06-2010 17:10 - paolo1984
  • Grazie per queste poche e chiare parole dopo le stucchevoli, tediose e dannose masturbazioni intellettuali dei precedenti articoli. Sarebbe un bel paradosso che la RAI riuscisse a tagliare gli interventi di Saviano (su argomenti molto importanti: Aquila e rifiuti in Campania) anche grazie al supporto ideologico di certi raffinati intellettuali di sinistra! 04-06-2010 16:55 - fabrizio63
  • Grazie, ma questo intervento non basta a ripulirsi la coscienza sporca, da parte di un giornale
    che prima col libro del filosofo Del Lago (e che filosofo!, mi verrebbe da dire come per tutti i filosofia italiani) e poi del sassofonista napoletano Sepe (Napoli mi fa sempre piu schifo, con grande rispetto per i napoletani), dicevo Il Manifesto e´ diventato il ricovero della sinistra piu´ reaionaria, quella che si dimena tirando colpi a destra e a manca come un animale moribondo che qualcuno sta cercando di salvare per curarlo.
    Detto questo, il contenuto dell´articolo e abbastanza scontato e ci vuole ben altro.
    Io, per me Il Manifesto e´ uno dei pochi giornali cartacei per cui val la spena spendere i soldi di un caffe, mi auguro che Il Manifesto "viva", ma che superi la sua crisi d´identita´ attuale. Cominciando dal togliere il sottotitolo "quotidiano comunista" che sta li´ (e´ il segreto di pulcinella) solo per qualche nostalgico del comunisco reale. Io credo che Il Manifesto abbia molti piu´ lettori che non si riconoscono nella falce e martello, molto migranti che hanno conosciuto le dittature e rabbrividiscono al solo pensiero della falce e martello. 04-06-2010 16:44 - Beppo
  • Mi sono rinfrancato dopo l'articolo di Dal Lago. L'efficacia del libro di Saviano (che può anche essere criticato dal punto di vista letterario) è evidente solo pensando che la Camorra ne ha paura tanto da decidere l'eliminazione fisica delo acrittore. 04-06-2010 16:27 - cesare
  • Non si entra mai nel concreto delle cose,Dal Lago in parte lo fà a partire dal testo di Saviano e dalla figura pubblica dello scrittore ma poi ci allontaniamo anni luce dalla Camorra: 120-150 Clan con un seguito di 1500 -5000 aderenti ...praticamente un fenomeno criminale di massa- nodi più volte spiegati dallo stesso scrittore napoletano che poi si perdono nella loro complessità in più rassicuranti discussioni intellettuali, arresti super eccellenti (tutti i principali boss sono in galera) che non intaccano che parzialmente l'economia criminale,che pur internazionale ha origine in una Regione e in una città dalla quale molti scappano.Pochi hanno spiegato il rapporto che "O Sistema" ha con la politica compreso Saviano ..non per nascondere qualcosa o altro ma perchè non è facile definirlo tranne se non vogliamo ripetere vecchi schemi applicandoli poi a realtà criminali diverse e complicate.Nel Napoletano ad essere in crisi forse è proprio la società civile ...Saviano non di rado è in contraddizione proprio con le cose che ha scritto (inizialmente su questo giornale) fagocitato dalla chiacchiera dei media che spesso so lo mangiano, Dal Lago non ha tutti i torti.In uno dei dei suoi interventi televisivi ,memore forse di una solida letteratura meridionalista,lo scrittore ricordava che i magistrati che indagano sugli scempi dei Casalesi su litorale Casertano, sono spesso,legalmente e pacificamente, propietari degli stessi alloggi incriminati ...ciò non è un ennessimo bubbone moralistico sulla corruzione di qualcuno ma un nodo storico che Santomassimo ben conosce e che risale a Levi a Salvemini ecc....nodo che poi sparisce nella lotta dell'eroe scrittore contro la Camorra o Rockstar dell'anno.Saviano era uno dei pochi giornalisti a conoscere un sistema che pochi conoscono ..ora che è bloccato dalla condanna costretto a fare suo malgrado l'eroe tranne pochi giornalisti locali chi spiega come si trasforma e come cambia un Sistema "Liquido" e mobile come quello dei Clan Napoletani,un primo risultato si è avuto.Attenzione la Camorra non ama la chiacchiera ma i fatti la condanna di Saviano non è uno scherzo nè un bubbone, mediatico e gli omicidi di Camorra non sono quelli del cinema! insomma il signor "Mazzarella"(per citarne uno) non è Sgarbi! 04-06-2010 15:55 - salvatore cicciotti
  • cosa c'entra gramsci con Saviano? Ma per favore. ma se saviano è un adoratore di Almirante e gramsci fu ammazzato in carcere dai fascisti....

    ma va là 04-06-2010 15:34 - giorgio
  • Perche' la sinistra non "dovrebbe" avere bisogno di eroi? Forse che l'esempio di Gramsci (cito solo lui, ma ce ne sarebbero...) non sarebbe tutt'ora assai utile?
    Davvero?
    Si deve cancellare la portata dei grandi uomini pregiudizialmente? E in favore di cosa? Dell'anonimato spirituale, del nulla negli ideali, della mancanza di identita', della definitiva inazione?
    Forse i grandi esempi sono una responsabilita' troppo grande, per una sinistra che non sa piu' nemmeno riconoscere se stessa.
    Infatti, cosa e' mai piu' la sinistra italiana, se non un rivolo infinito di litigi intestini, di salottini e di incapacita' di leggere il mondo.
    Io vivo all'estero, e so cosa e' la sinistra, nella politica e nei fatti, lontano lontano dal Bel Paese. 04-06-2010 14:41 - matteo.g.k.
  • Grazie. Con questo intervento si esce dal vittimismo aggressivo di Dal Lago e si entra in un possibile dibattito vero intorno a una "crisi del pensiero critico" contemporaneo nel quale il libro di Dal Lago è sintomo più che tentativo di analisi. 04-06-2010 14:28 - Giacomo
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