-
|
Norma Rangeri
Saviano bene comune
Che succede? Siete impazziti? Non avete nulla proprio di meglio da fare che criticare Saviano? E tu inauguri così la tua direzione al manifesto?
I nostri lettori sono increduli, arrabbiati, disorientati perché leggono come un ingiustificato attacco le pagine che un nostro collaboratore, Alessandro Dal Lago, rivolge a Roberto Saviano nel libro "Eroi di carta", edito dalla manifesto libri, la nostra piccola (e autonoma) casa editrice. Li capisco, per un motivo molto semplice: ho stima di Saviano e credo che la sua battaglia sia anche la mia.
Dal Lago svolge una critica molto aspra (nel merito e nel tono) su Gomorra, sul fenomeno Saviano e sulla sinistra ridotta a claque di una illusoria bandiera politica. Non discuto dell'analisi letteraria del professore. Se Gomorra abbia i crismi della grande letteratura o sia un romanzo cronachistico non mi pare fondamentale. È un buon libro e che lo abbiano letto in moltissimi è positivo, specialmente per un paese pigro e analfabeta come il nostro. Mi interessa invece discutere la critica politica che Dal Lago porta a Saviano, e che in parte fa discendere da quella letteraria quando mette in dubbio (navigando in un labirinto di minuzie) l'attendibilità dei fatti raccontati in Gomorra.
Mi ha molto colpito, per esempio, che già nelle prime pagine dell'introduzione l'autore citi Nichi Vendola stigmatizzandone il linguaggio «da pulpito e da confessionale» per accostarlo in qualche modo alla retorica di Saviano. Lo scrittore sarebbe preda di una visione «ossessiva» della camorra come Male Assoluto, un mostro, un dragone da combattere con la spada lucente dell'eroe. Un'ossessione che funzionerebbe come un'arma di distrazione di massa perché la criminalità non si combatte a colpi di moda, perché non ci sono solo i camorristi, perché il capitalismo esiste anche senza la camorra, perché non si muore solo ammazzati dai killer di Casal di Principe ma anche negli altoforni, perché, perché, perché... La critica letteraria cede rapidamente il passo a una discussione politica viziata, a mio parere, da un concentrato di ideologia.Effettivamente a volte Vendola parla come un pastore di anime o un poeta, ma questo non appanna la freschezza e l'efficacia del suo lavoro di politico e di amministratore pubblico. Né Saviano vede nella camorra il male assoluto (è una delle critiche di base e più insistenti che gli rivolge Dal Lago). Semplicemente ne ha fatto esperienza e ne racconta, con discorsi e ragionamenti per nulla sommari e moralistici. Ogni volta che l'ho ascoltato ha sempre spiegato i nessi tra economia legale e illegale (Saviano è di formazione marxista e, vorrei ricordarlo, dal 2004 al 2006 ha lavorato per il manifesto scrivendo molti articoli, in pratica già delineando il nucleo di Gomorra).
Il suo grande merito è stato proprio aver tolto la camorra dal folklore e averne fatto conoscere al grande pubblico i legami con il potere legale, nazionale e internazionale, del turbocapitalismo.
Saviano è stato tra i primi a scavare negli affari di quel Nicola Cosentino poi salito alle cronache nazional berlusconiane, ad aver distrutto l'aurea di rispetto verso il più forte e il più furbo, specialmente uno dei pochi capace di parlare ai ragazzi. Apertamente, pubblicamente, coraggiosamente (il prezzo che sta pagando lo dimostra) persino nella nostra asfittica televisione. Che infatti lo tollera ma non lo sopporta e ora prova a dimezzare il suo ciclo di incontri autunnali con Fabio Fazio. Fermiamoci per un momento al piccolo schermo.
Ricordo ancora la serata su Raitre. Per due ore Saviano fece una lezione sul ruolo giocato dalla stampa locale a sostegno della camorra. Analizzò titoli, nomignoli, slang, impaginazione: il linguaggio del consenso popolare alla mafia. Regalando un inedito squarcio sull'antropologia criminale alimentata dall'informazione regionale. E l'altra, alcuni mesi dopo, altrettanto eccentrica per il nostro piccolo schermo, dedicata agli scrittori della libertà, pericolosi sovversivi, morti o sopravvissuti alla ferocia del sistema politico. Anche allora ci fu chi prese la matita rossoblu per precisare sulla conformità di questo o quel passaggio, commettendo l'errore di abbassare gli occhi sul dito anziché sollevare lo sguardo verso la luna. Non sarà per caso questo fissare il proprio ombelico uno dei tic più perniciosi della sinistra?
Dal Lago sostiene che le cose scritte da Saviano già erano conosciute, che dunque non avrebbe scoperto nulla di nuovo. Ma conosciute da chi? Quanti sapevano della dimensione internazionale dell'impero di Sandokan? Prima che Napoli si coprisse di rifiuti, prima di vedere certe scene del film Gomorra, quanti avevano capito che i nostri pomodorini o le nostre mele affondano le radici nei rifiuti tossici delle industrie del nord?
Nel lungo j'accuse si infilano poi i rivoluzionari doc (ma di quale secolo?), pronti a contestargli di non aver detto cosa pensa su palestinesi, guerre e quant'altro. Ma come? Prima lo si accusa di mettersi su un piedistallo e sproloquiare su cose che non sa, poi si pretende di vestirlo da tuttologo? Prima il "martire" deve tacere poi invece deve sentenziare sul mondo?
Dice Dal Lago che in sostanza noi gli crediamo solo perché lui è un martire e noi ci sentiamo tutti colpevoli di non esserlo. Dunque gli crediamo a prescindere, cedendo alla categoria dell'eroismo da sempre terreno di coltura della destra. Probabilmente è scattato anche questo meccanismo. E sono d'accordo con Dal Lago anche quando osserva che spostare il conflitto politico in una dimensione solo morale finisce per assecondare una tendenza moralistica e consolatoria (si potrebbe anche aggiungere giustizialista). Ma appuntare questa deriva sul petto di Saviano è un'operazione impropria. Vogliamo caricare tutto sulle spalle di questo ragazzo? Vogliamo farne una metafora degli errori della sinistra? Consiglio di ascoltarlo con più attenzione, invece, e potremo sentirlo ripetere di non voler essere un eroe («io non voglio essere un eroe, perché gli eroi sono morti e io sono vivo. Io voglio vivere e voglio sbagliare»), e di temere la diffamazione, che ha visto all'opera contro don Diana («ne ho paura ma me l'aspetto»).
Saviano si è conquistato una credibilità per quello che ha scritto e per ciò che ha fatto. Credo che gli italiani e l'opinione pubblica di sinistra siano più intelligenti di quel che si crede (l'altra sera la seriosa puntata di Annozero sulla crisi economica, con Tremonti, Bersani, la protesta dei ricercatori, e niente risse, ha fatto il boom di ascolti).
Oggi in Italia c'è una platea, che altrimenti ne sarebbe rimasta esclusa, capace di conoscere i volti, i modi, le leggi di una mafia globale. Perché uno scrittore ha raccontato di controllo del territorio, lavoro nero, nord e sud. Una moda? Un'illusione? Un surrogato dell'autentica lotta di classe, un'icona annacquata, bipartisan e un po' berlusconianiana? Ogni volta che nella sinistra nasce una speranza legata a una persona capace di interpretare e di rappresentare qualcosa di più di se stesso, scatta una voglia matta, un vizietto masochista, di buttarlo giù. Ma chi è che fa l'esame del sangue ai movimenti buoni e a quelli cattivi, dov'è il nuovo laboratorio, dove sono i medici con la ricetta salvasinistra?
Se essere ascoltati, avere successo, essere amati, avere a cuore il riscatto dei deboli, essere il testimone di storie come quella di don Diana, fare una battaglia per la legalità contro le mafie (nel paese di Falcone e Borsellino) sono trappole borghesi, modi sbagliati di fare politica, mi piacerebbe che in Italia fossimo sempre di più a sbagliare così.Sul manifesto in edicola: "La mia risposta a Roberto Saviano da sax comunista", un articolo di Daniele Sepe
- 30/06/2010 [23 commenti]
- 29/06/2010 [8 commenti]
- 28/06/2010 [15 commenti]
- 27/06/2010 [33 commenti]
- 26/06/2010 [10 commenti]
- 25/06/2010 [9 commenti]
- 24/06/2010 [21 commenti]
- 23/06/2010 [14 commenti]
- 21/06/2010 [20 commenti]
- 21/06/2010 [6 commenti]
- 20/06/2010 [12 commenti]
- 19/06/2010 [25 commenti]
- 18/06/2010 [13 commenti]
- 17/06/2010 [5 commenti]
- 16/06/2010 [33 commenti]
- 15/06/2010 [21 commenti]
- 15/06/2010 [3 commenti]
- 14/06/2010 [3 commenti]
- 12/06/2010 [6 commenti]
- 11/06/2010 [22 commenti]
- 10/06/2010 [10 commenti]
- 09/06/2010 [16 commenti]
- 08/06/2010 [5 commenti]
- 07/06/2010 [10 commenti]
- 06/06/2010 [76 commenti]
- 05/06/2010 [14 commenti]
- 04/06/2010 [49 commenti]
- 03/06/2010 [88 commenti]
- 02/06/2010 [43 commenti]
- 01/06/2010 [26 commenti]
-
La Somalia va a pesca
| di Giorgia Fletcher del 21.12.2012 -
La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
-
Dogfighters
di Filippo Brunamonti - 19.09.2013 01:09
-
Confronto pubblico a Roma sul decreto 93 (DL femminicidio V parte)
di Luisa Betti - 18.09.2013 15:09
-
La terra dei fuochi come il Vajont
di francesca - 16.09.2013 21:09
-
Ridiamoci sopra, Alberto Perino
di massimozucchetti - 16.09.2013 12:09
-
Larry Summers fuori
di luca celada - 16.09.2013 08:09
-
E’ morto il biologo Albert Jacquard, un grande umanista
di Anna Maria - 12.09.2013 14:09
-
Le sigle televisive – una carrellata
di nefeli - 11.09.2013 11:09
-
Scuola: precari assunti con lo stipendio bloccato
di Roberto Ciccarelli - 11.09.2013 10:09
-
Metà fumetto e metafisica: Valvoline e dintorni sotto il segno inquietante di Giorgio De Chirico
di Andrea - 05.09.2013 16:09
-
Egitto: da Tahrir a Otranto
di giuseppe.acconcia - 05.09.2013 15:09
-
Ghosn, un uomo (sempre più) solo al comando
di fpaterno - 04.09.2013 17:09
-
La foto
di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
-
Arrivano i vostri ovvero la sindrome di Sansone
di gianni - 06.08.2013 06:08












“Tanto di cappello. Ma sono decenni che, lasciando scorrazzare i branchi di lupi delle varie mafie, e opponendogli “sceriffi” che ci proteggono, lo Stato ottiene un surrogato di legittimità. Presentando le persone valide, e i caduti, di questa guerra, la classe dirigente può perpetuare quel sistema pervasivo e routinario di affari criminali “perbene”, cioè senza violenza bruta, che la magistratura spesso trascura. La mafia è anche un alibi. L’epica “camorristi contro eroi” è segno di corruzione.”
menici60d15
menici60d15.wordpress.com 07-06-2010 14:49 - Francesco Pansera
Guarda, a me importa che Saviano continui a scrivere ciò che vuole e a parlare contro il crimine organizzato. Di cosa pensa di Israele me ne sbatto. sul sionismo, su Hamas e sulla questione palestinese ho le mie idee e le ho esternate più volte in questo sito e certamente non le cambierò in base a quanto dice o non dice saviano. Io non ho bisogno di un guru che mi "detti la linea" su ogni singolo argomento. Sono libero di concordare con Saviano su certe cose e di non concordare su altre senza per questo smettere di stimarlo per quello che fa e che rischia. 07-06-2010 14:20 - paolo1984
Solo una cosa non mi piace: l'inizio dell'articolo blandisce quelli che senza nemmeno aver letto il libro si son infuriati per la lesa maestà, solo perchè sapevano esser un libro critico con Saviano e Savianon non si tocca, anche se non so gli argomenti coi quali viene criticato.
Mi sarei aspettato comunque una difesa più netta della scelta di pubblicare l testo di Dal Lago.
Perchè penso si possa non condivider l'analisi di Dal lago senza affermare ottusamente "non avete di meglio da fare che criticare Saviano?" che sposta il topic dal contenuto della critica alla legittimità di porla. 07-06-2010 13:04 - Lukino
Dal Lago è riuscito a fare parlare di se.
Forse "il professore" ha bisogno di soldi. 07-06-2010 12:16 - carlo
ah moderatò, ma datte na calmata! 07-06-2010 12:01 - boni, state boni